Dopo qualche sosta per doloretti miei, entrò fino in fondo, sentii i testicoli sulla vulva, il ventre sulle natiche e capii che il mio sedere era suo, ma anche che la sua mazza era completamente mia; mi montò come un cavallo selvaggio, senza rispetto, senza requie, senza esitazione; ed io godetti da morire, ogni tanto vedevo rosso e perdevo il senso del tempo, dello spazio e delle persone; non sapevo più dove fossi, con chi, perché e che cosa stessi facendo.
Semplicemente godevo fino a perdere i sensi; quando mi risvegliai dalla trance in cui ero piombata, lui era in bagno che si lavava ed io ero in una sauna di sudore, di umori, di sperma; corsi in bagno anch’io e mi ficcai sotto la doccia; anche col getto non smettevamo di baciarci, di toccarci, di titillarci e lui mi fece godere ancora due volte.
“Non ho mai copulato con tanto gusto, con tanta gioia … “
Mi disse quasi estasiato.
“Non credere; neppure io avevo mai goduto tanto; è stato bellissimo!”
Ritornammo a letto e riprendemmo; riuscì a eiaculare cinque volte quel pomeriggio, ancora una volta in bocca e in vagina, dopo la prima serie; io non contavo più gli orgasmi raggiunti, ma ero disfatta quando lui si rivestì e tornò a casa; per fortuna l’indomani era domenica e potevo poltrire a letto, gustando il ricordo di queste copule indimenticabili e meravigliose; la sera, quando mi connettei in skype con Cristiano, lo trovai con una faccia da funerale, torvo da fare paura.
Io invece ero felice come una pasqua; addirittura ancora più innamorata, dopo aver sfogato la mia voglia di sesso e di goduria; mi chiese se avessi qualcosa da dirgli; gli risposi che avevo da riferire solo le solite cose di casa; mi chiese di nuovo se c’era qualcosa di cui avrei dovuto parlargli e che non avevo detto; ripetei che non avevo niente da dire.
“Allora non potremo più dirci niente; questo mese non vengo a casa e non so quando ci tornerò!”
Interruppe così la conversazione; ebbi la sensazione che avesse capito o sapesse qualcosa e volesse che io gliene parlassi per quel teorema della lealtà che io non intendevo rispettare; cercai di riconnettermi, ma risultava respinta la mia chiamata; aveva attivato l’app che collocava il mio numero tra quelli fastidiosi; cercai di chiamarlo al telefonino ma ottenni lo stesso risultato; evidentemente, mi aveva cancellato dalla sua vita e potevo provare solo sul telefono di ufficio.
Ma dovevo aspettare fino al lunedì e dovevo sperare che le segretarie non avessero ordine di ignorarmi; ma era esattamente così e per un’intera settimana cercai inutilmente di trovare uno spiraglio che mi consentisse di parlare con mio marito al quale avrei voluto ricordare che comunque lo amavo più di qualunque cosa al mondo.
Il sabato pomeriggio, però, quando Francesco arrivò al nostro appuntamento, mi dimenticai di Cristiano e della sua telefonata, per ricordarmene solo il lunedì successivo; passò un mese, in quest’andazzo nel quale io gli piantavo decisamente corna facendomi sfondare in tutti i buchi dal mio giovane amante e percorrendo con lui tutti i sentieri, leciti e illeciti, del sesso; lui, da parte sua, eludeva metodicamente ogni mio possibile contatto.
Quando mi resi conto che non aveva versato nessun contributo per le spese di casa, come abitualmente faceva, parlai con la sua segretaria e le spiegai che non avevo soldi per la casa e che avevo urgenza di chiarire con mio marito; la risposta mi gelò.
“Per questi quesiti, deve rivolgersi a Mariano …, l’avvocato amico di suo marito; ha lui la delega per tutto.”
Telefonai a Mariano e gli chiesi conto; mi avvertì che non poteva parlare per telefono di queste cose e mi diede appuntamento nel suo ufficio; ci andai una mattina che ero libera dall’insegnamento; mi sedetti alla sua scrivania; lui era stranamente assai silenzioso; mi mise davanti una busta con dei fogli, li aprii e lessi; c’era una richiesta di separazione, consensuale e senza rivendicazioni, già firmata da Cristiano, con uno spazio per la mia firma.
“Che vuol dire?”
“Cristiano intende divorziare e intanto chiede la separazione pregiudiziale; se firmi per la consensualità, tra qualche giorno vai dal giudice Rossi e in mezz’ora sarai una donna libera.”
“Il tuo amico si deve essere bevuto il cervello per fare questa richiesta!”
Non rispose, tirò fuori una foto, la poggiò sulla scrivania.
“Francesca, questo è un fermo immagine di una serie di video che Cristiano tiene gelosamente custoditi; il ragazzo che sta con te è un minorenne tuo alunno; se non vuoi firmare, tuo marito rende pubblici quei filmati, ottiene il divorzio per direttissima e tu non solo perdi il lavoro ma finisci in tribunale con l’accusa di violenza su minore. Che cosa decidi di fare?”
“Posso parlarne con Cristiano?”
“Che cosa vorresti dirgli?”
“Che lo amo come l’ho sempre amato e come lo amerò sempre, che ho sbagliato a fare certe cose alle sue spalle; lui mi aveva detto che se ero leale non avrebbero inciso sul nostro matrimonio; ma è solo questa la colpa, non aver parlato prima; la violenza e le altre cose le aggiungete voi.”
“Io posso anche chiedere a Cristiano di parlarti, ma ci sono falle enormi in quello che dici; il tuo è tradimento non sessuale ma morale, tu sei venuta meno a un impegno preso in due; hai negato l’evidenza. Forse non ricordi che la tua casa ha un sistema video; l’hai fatto scattare tu stessa e da quel momento tuo marito è stato in grado di registrare tutte le tue bugie; anche Skype si può registrare e tu hai sempre negato quello di cui lui aveva i documenti.
Pensi ancora che sia possibile sistemare questa cosa che tu consideri banale e che per la legge è un reato di pedofilia?”
“Ti chiedo di nuovo; credi che Cristiano voglia almeno parlarmi?”
“Amica mia, non ti accorgi che anche adesso io sono un portavoce e che sono in collegamento diretto con lui che ti sta dicendo queste cose?”
“Ah, l’avete studiata bene … “
“Ci sei o ci fai? Tu gli hai fatto le corna. LE CORNA … capisci questa parola, professoressa? Non hai nessun diritto, meno che mai al contributo per una casa che lui ha comprato, che lui continua a pagare e che tu usi come tua privata garconnière per ricevere il tuo amante. Allora?!?!?”
“Va bene, firmo; quando ci dobbiamo vedere davanti al giudice?”
“Ti farò sapere. Buongiorno, cara amica; e buona fortuna.”
”Visto che sei in contatto diretto, puoi farmi sapere se almeno per questo mese mi aiuta come sempre? Dal prossimo saremo separati; ma per questo mese sono ancora sua moglie e ho davvero bisogno dei soldi di mio marito.”
“Non è possibile capire chi sei diventata e che diavolo ti capita; sembra che tu stia facendo la guerra a un tiranno, ma sei stata tu a imporre la tua volontà; quando potevi chiedere il trasferimento, non volesti andare a Genova e imponesti la separazione di fatto, perché volevi stare nel tuo paesetto accanto a papà e mamma; poi però pretendi e prendi i soldi che quell’attività produce.
Hai creduto di combattere un tiranno e lo tiranneggiavi, sfruttandolo, rifiutandoti di seguirlo nella sede del suo lavoro e facendoti sbattere come uno straccio sporco da un ragazzino imbranato; se avessi un minimo di vera dignità umana, dovresti per lo meno rifiutarti di sfruttare parassitariamente la ricchezza di tuo marito, quella per la quale speravi di umiliarlo; ma tu quel minimo di dignità sembri non averlo; comunque, non avere paura.
Cristiano ha anche tanta umanità oltre al resto e capisce che ti eri crogiolata nel ruolo della moglie parassita e inutile e non sei in grado di provvedere da sola a te stessa; per questo mese tutto sarà come sempre; dalla convocazione del giudice, sarete due entità separate e dovrai imparare ad arrangiarti. Addio.”
Impiegò poco, Mariano, a ottenere la convocazione dal giudice; nel giro di una settimana, ci trovammo, io e lui, in tribunale e, dopo una mezz’oretta, senza problemi, ero di nuovo una donna libera con un magone infinito per un grande amore che avevo, scientemente, lucidamente, criminalmente, sprecato, umiliato, straziato e distrutto; mi sarebbe piaciuto sapere come aveva vissuto questa vicenda Cristiano, che, a questo punto, mi rendevo conto che aveva sofferto anche più di me.
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