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Erotika
Il principio di lealtà · Cap. 1
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Capitolo 1 di 5 20 min di lettura

Il principio di lealtà 1 Francesca fa le corna al marito

Nonostante i chiari impegni a rispettarsi, dovendo amarsi da lontano perchè lei non vuole trasferirsi col marito, Francesa lo tradisce con un suo studente appena magiorenne; lui lo scopre assai facilmente e avvia la pratica di separazione e divorzio; lei non può obiettare niente.

geniodirazza
1 anno fa · 407 letture · 0

Fermai immediatamente il suono lancinante che si era avviato, ma non mi resi conto della spia luminosa accesa che dava il segnale della videocamera in azione; in automatico, scattò il segnale di skype e mi apparve Cristiano che mi chiese cosa capitasse; maledicendolo in cuor mio, gli dissi che non succedeva proprio un bel niente e che non mi rompesse l’anima; sembrò accontentarsi e chiuse il collegamento.

Con una stupidità senza pari, non mi resi conto che la video ripresa non si era interrotta e che qualcuno, da remoto, stava guardando la scena direttamente; ripresi a limonare con Francesco come non fosse successo niente e lui commentò.

“Che voleva il cornuto?”

“Ti prego, è mio marito, si chiama Cristiano e non ti permetto di apostrofarlo con quel termine; io non intendo fargli le corna, assolutamente; voglio copulare con te, ma un po’ di sesso non significa tradire un amore come quello che viviamo noi; a te posso dare e darò sempre e solo sesso.”

“Come vuoi. Ma dalle mie parti se una moglie copula con un altro che non sia suo marito, sono corna, comunque tu le definisca.”

“Sarà anche così; ma non ti permetto di usare quel termine.”

Il problema era che in realtà prendevo coscienza chiara, solo in quel momento, dell’imbecillità che stavo commettendo; ma, ancora una volta, l’idea di calpestare lo strapotere del maschio e di regalarmi una copula sazia e piena mi faceva godere assai più della mazza che mi stimolava l’inguine; abbassai la mano tra di noi; e la presi tutta, da sopra i vestiti; mi sentii sciogliere quando mi accorsi della sua consistenza.

Quasi non mi consentiva di tenerne la circonferenza tra pollice e indice e con una mano riuscivo a coprirla solo per un terzo; quasi con frenesia lo trascinai verso la camera da letto, lasciai cadere a terra la vestaglia, mi presentai a lui con l’intimo striminzito e con gesti frenetici presi a spogliare anche lui; sfilata la maglietta, mi fiondai sui suoi pettorali curati e tenuti in esercizio con tanto sport, afferrai con le labbra i capezzoli, li succhiai uno alla volta e sentii l’asta che vibrava nella mano.

Strappai giù, insieme, pantaloni e slip e finalmente mi apparve il sogno di quell’incontro, un fallo che mi apparve immenso, anche se in realtà era solo di qualche centimetro più grosso di quello di mio marito; ma questo si caricava dell’ansia della trasgressione, della voglia non di farmi possedere ma di violentarlo a modo mio; Francesco era in fondo solo un ragazzo appena cresciuto; probabilmente non aveva nessuna esperienza di rapporti sessuali; gli chiesi per curiosità se era la prima volta per lui.

Mi disse che era la prima volta che aveva una donna tutta per lui nuda, in una camera da letto, e che soprattutto quella donna era da tempo il suo mito sessuale, che si era masturbato moltissimo, e assai volentieri, su di me; gli dissi che se non faceva stupidaggini e la cosa passava sotto il massimo silenzio, avevo anch’io voglia di fare molto sesso con lui, di insegnargli e di imparare tutti i modi di copulare.

“Non ti soddisfa tuo marito?”

“No, mi soddisfa; ed anche molto! Lui è un grande amante, ma per un mese se ne sta lontano dietro a quel suo maledetto cantiere; ed io sono qui da sola a cercare piacere dove posso trovarne. Se sarai quello giusto, sarà a te che chiederò il piacere di cui ho bisogno.”

Quasi in risposta, mi spinse supina sul letto, coi piedi ancora sul pavimento, s’inginocchiò tra le mie cosce e prese a ‘mangiarmi’ con voluttà la vulva, leccandomi a lungo le grandi labbra e quelle piccole fino a raggiungere il clitoride che chiuse nelle labbra e cominciò a succhiare con voluttà; sentivo che, nonostante l’inesperienza per la giovane età, riusciva a strapparmi un piacere immenso dal sesso e cominciai a lamentarmi della goduria che mi procurava.

Finché il mio gemito si trasformò in un urlo che poche volte avevo lanciato nei miei incontri sessuali con Cristiano; mi abbattei sul letto sfinita e lui mi venne a baciare sulla bocca con libidine mentre le mani percorrevano i seni e strizzavano i capezzoli; la sua bestia meravigliosa si assestava fra le mie cosce e sentivo che mi strusciava tutta sulla vulva strappandomi ancora altri gemiti di piacere.

Decisi di farmelo io; lo spinsi supino al centro del letto, gli saltai sul ventre e m’impossessai del suo manganello di carne; a malapena riuscivo a tenerne i due terzi, con ambedue le mani; la cappella viola, grossa come un fungo, sembrava ammiccarmi complice; la cominciai a leccare delicatamente e metodicamente, dalla circonferenza di base alla punta, infilando la lingua nel meato urinario e passandola sul frenulo da cui strappavo urli di piacere.

Quando la feci entrare tutta in bocca e la spinsi fino all’ugola, per un attimo dovetti fermare un conato di vomito, poi la adattai lentamente, gustando la sericità della cappella, la consistenza dell’asta e il piacere di scappellarla mentre la succhiavo; pompò un paio di volte nella mia bocca; spinsi la punta contro la guancia mentre lui copulava e non riuscii a frenarlo quando spinse con sempre maggiore violenza e alla fine esplose in un orgasmo che mi mise in difficoltà.

Dovetti frenare con la lingua lo sperma che spruzzava e raccoglierlo adagio nella cavità, ingoiandone poco per volta per non soffocare; ma lo bevvi tutto, perché mi era sempre piaciuto farmi godere in bocca e ingoiare lo sperma per impossessarmi del sapore di lui; il ragazzo ne sembrò spaventato; forse conservava ancora qualche retaggio di prevenzione contro l’anti-igienicità del gesto; mi limitai invece a muovergli il rimprovero che m’interessava di più.

“Devi cercare di resistere; se vieni troppo presto, poi non ci resta margine per godere!”

“Tu credi? … “

Sembrava deridermi e avvertii che la mazza già si gonfiava nella mano dove la tenevo; sentire quel sesso giovane e pulsante gonfiarsi a contatto con la mia mano fino a farmi delirare di voglia, mi riempì ancor più di voluttà e di desiderio; mi stesi sul letto, me lo tirai addosso, aprii le cosce e mi feci penetrare in vagina; non fu un percorso semplice; anche perché era da quasi un mese che non avevo rapporti, quel randello sembrava trovare mille difficoltà a entrare in un utero che giovane non era.

Sentivo l’asta forzare le pareti del condotto e godevo a ogni spinta, a ogni cedimento, a ogni sfregatura contro le pareti della mazza che avanzava; quando la punta spinse contro la testa dell’utero, urlai con tutto il fiato che avevo in gola e scoppiai in un orgasmo che non aveva niente di umano; squirtai sicuramente, e non poco, vista la condizione in cui poi avrei trovato le lenzuola; Francesco divenne quasi violento mentre mi montava come un autentico stallone.

“Ti piace la mia mazza, troia? … La volevi, eh? … la vuoi dappertutto, no? … Non ti preoccupare … adesso ti sfondo l’utero, ti spano la vagina, ti squarto tutta, poi toccherà al tuo didietro; ti straccerò l’ano, ti romperò l’intestino, non ti farò sedere per una settimana … Tieni … Tieni … ancora … godi … godi, troia … Aaaahhhhhh godo … vengo … ti allago .. ti inondo. Cristo, nemmeno ti ho chiesto se sei protetta. Ho fatto un guaio?”

“No, stallone mio, no, sbattimi, non avere esitazione; questo voglio da te, che mi spacchi, che mi sventri, che mi tratti come un tappetino e mi fai godere tanto tanto tanto.”

Era troppo, anche per la sua resistenza; crollò sopra di me e dovetti spostarlo a forza di lato per alzarmi dal letto e andare in bagno; mi lavai e sfilai perizoma e reggiseno inutili, mi passai un poco di crema emolliente sulle grandi labbra maltrattate, presi il tubetto del lubrificante anale e tornai sul letto; mi diede solo il tempo di sdraiarmi e mi fu sopra; prima si lanciò in un meraviglioso 69 e mi venne a brucare la vulva, spazzolandomela con la lingua aperta e morbida.

Poiché ero sopra di lui, allungò la leccata fino all’ano e lo ammorbidì in parte, mentre io mi dedicavo alla sua mazza meravigliosa e me la facevo scivolare su tutto il corpo, specialmente sui seni e tra le mammelle, in una spagnola anomala; poi lo presi in bocca e, mentre lo succhiavo, cercai di farmene entrare in gola quanto più potevo, in una sorta di strana sfida tra me e lui, finché quasi toccai con le labbra il pelo pubico e capii che di più non potevo.

Francesco aveva visto il tubetto del lubrificante, aveva capito la mia intenzione, e provvide immediatamente a ungere l’ano e il canale rettale, infilandoci prima un dito e poi progressivamente altri due finché ruotarono liberamente; mi fece sistemare carponi sul letto col sedere alzato al massimo, mi venne alle spalle e cominciò a spingere dentro il suo mostro; gli raccomandai di fare piano, mi rassicurò e spinse lentamente.

Prima di andare avanti…

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