Era manna dal cielo, per me che aspiravo a copulare con un giovane inesperto e assai voglioso; la mia bellezza matura lo avrebbe travolto e la mia esperienza nel sesso lo avrebbe sconvolto fino alla follia, se avessi avuto modo di godermelo alla grande; ci misi poco a concupirlo e a travolgerlo con il mio potere di seduzione; quando gli prospettai la possibilità, invece della solita sveltina, di fare l’amore alla grande in un vero letto, toccò il cielo con un dito.
Dieci minuti dopo era in macchina con me e ci dirigevamo a casa mia dove sapevo che Franco sarebbe tornato solo alquanto più tardi; appena entrata in camera, gli sfilai la maglietta e mi lanciai sui capezzoli, li succhiai da affamata, li morsi come per impossessarmene, li leccai con devozione; sentivo che il sesso vibrava; gli slacciai i pantaloni, abbassai i boxer e afferrai la mazza con voglia, con ansia, con libidine; lo accarezzavo su tutta l’asta e mi stringevo col corpo a lui, facendogli sentire il seno, il ventre, le cosce; titillavo il sesso con dolcezza; mi fermò la mano, mi bloccò, si piegò a liberarsi di pantalone e boxer; mi aprì la camicetta e sfilò il reggiseno.
Il seno ricco, carnale, quasi prepotente, gli esplose sul viso; afferrò un capezzolo tra le dita e lo sfregò lussuriosamente; vibrai di piacere; la mano scivolò verso il pube; mi sollevò la gonna, un dito si infilò nel perizoma e penetrò in vagina; sobbalzai di piacere e gemetti per un primo, improvviso orgasmo; abbassò la testa a succhiare i capezzoli, mentre mi masturbava sapientemente; mi limitavo ad accarezzarlo, con gli occhi al cielo, abbandonata alla libidine.
Mi ripresi per un attimo; lo spostai un poco; tenendo ben stretto in mano il suo fallo, che non avevo mollato, lo spinsi sul letto; per un’infinitesima frazione di tempo, mi sorpresi a pensare che quello era il talamo nuziale; non potevo essere più perfida, scegliendo il posto dove tradire il mio cornuto; perché accoppiarmi nel tempio dell’amore con il mio ideale di giovane amante era autentico tradimento; ma lui se l’era voluta ed io volevo essere me stessa.
Mi liberai velocemente dei vestiti e, tutta nuda, mi accoccolai prona accanto a lui; baciai dolcemente tutto il corpo, lo leccai e lo mordicchiai in ogni dove; sentivo una particolare passione per questo giovane uomo che riassumeva in se tutti i miei sogni, le mie illusioni, la mia sensibilità di donna e di amante; godevo infinitamente mentre lo assaporavo in ogni parte del corpo, specialmente sui capezzoli che titillavo con le mani e con la bocca strappandogli brividi di piacere.
Quando raggiunsi il sesso ritto come un palo, non mi preoccupai della mia abilità di fellatrice; non era farlo eiaculare, il mio obiettivo; volevo piuttosto sentire il gusto del sesso in ogni parte sensibile del corpo; leccavo tutto per assaporarlo, per farmi penetrare nelle fibre gli odori, i sapori, il gusto, il piacere di quel membro che adoravo come una divinità; quando lo sentivo rabbrividire, anche il mio corpo vibrava per nuovi piaceri.
Il mio giovane amante era in grado di cogliere questo mio desiderio e si lasciava possedere; poi allungò una mano al seno e mi titillò un capezzolo; avvertivo le fiumane di orgasmo che mi scorrevano dalla vagina; spostò la mano e la portò sulla vulva; accarezzò col dito le grandi e le piccole labbra, catturò il clitoride e lo stimolò provocandomi grossi e rumorosi orgasmi, perché gemevo in continuazione; mi prese per i fianchi e mi costrinse a spostare il ventre sul suo viso; cominciò a leccare lui il mio sesso.
Mi abbassai sulla mazza e la presi in bocca, la spinsi fino all’ugola; lo fermai e gli lasciai intendere che ‘uno per volta’ potevamo divorarci, ma facendo esplodere il piacere individuale; lasciavo che mi facesse sprofondare la lingua fino alla vagina, quasi all’utero, tanto era bravo; esplosi in un orgasmo; gli bloccai la testa e cominciai a succhiare io, con voluttà, con desiderio, con gioia; quando sentiva che l’orgasmo era troppo vicino, mi bloccava la testa e riprendeva a mordermi il clitoride.
Andammo avanti così, a lungo, succhiandoci il sesso alternativamente, mordicchiando, leccando fino a sentire la bocca indolenzita; mi staccai e lo scavalcai; mi distesi al suo fianco; ma non smettevamo di carezzarci e di baciarci a lungo; ci eravamo incontrati alle quattro e, alle sette, eravamo ancora sul letto ad amarci; mi aveva penetrato in vagina, con un’esplosione di piacere che non ricordavo uguale; mi era montato addosso e mi aveva fatto sentire la verga tra i seni, alla spagnola.
Mi aveva preso da dietro, a pecorina, facendomi sentire la mazza fin nello stomaco, ma non avevo avuto fastidi; mentre mi montava così, aveva giocato a lungo col mio ano; quando si era staccato, aveva ripreso a leccarlo, da dietro, infilandoci prima un dito poi gli altri, allargandolo; capito che voleva penetrarmi analmente, avevo preso dal bagno il lubrificante che usavo spesso e glielo avevo dato; senza bisogno di parole, mi aveva fatto sdraiare supina e mi aveva penetrato nel retto, dolcemente.
Non avevo mai vissuto con tanta gioia un amplesso; ed ero veramente felice di avere copulato con tanta energia, con tanto desiderio, con tanta dolcezza; ma prima o poi, dovevamo uscire; fui costretta ad avvertirlo che la realtà incalzava; aveva già avuto tre eiaculazioni, in bocca, in vagina e nel retto; ma non rinunciava ad un ultimo assalto in cui concedermi l’ultimo grande orgasmo di quella giornata; mi prese alla missionaria, immerso dentro di me con tutto il corpo, dal sesso che sprofondava fino all’utero agli arti che carezzavano i miei corrispondenti, dal ventre fuso col mio ai seni che schiacciava coi suoi; si fermò a godersi il calore del corpo per lunghissimi momenti.
Non avrebbe voluto più staccarsi ed io facevo tanta fatica a sollecitarlo, mentre avrei voluto assorbirlo in me e tenermelo forse per sempre; ero anche fortunata, mi trovai a pensare, che la giovane età gli consentisse prestazioni così lunghe e così intense con orgasmi strepitosi; io ero ormai stanca e dolorante, ma ancora vogliosissima e innamorata di quel corpo che sognavo di consumare; quando esplose nell’ultima, enorme eiaculazione, fui costretta a imporgli di porre fine.
Mentre ancora ci rotolavamo nel letto come se non ci dovesse essere più un domani, sentii che la porta si apriva e che Franco entrava in casa; riconobbi senza problemi i rumori di porte e il passo di lui che prima si accostò alla camera che avevo chiusa e poi si allontanò forse verso la cucina; mi fece rabbia la sua correttezza inalterabile, anche in presenza di un evidente caso di adulterio consumato nella nostra casa, nel nostro letto.
Com'è finora?
Ti è piaciuto?
64 racconti, 29 libri.
Altri racconti di geniodirazza
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.