Il destino di cornuto 4
La visita inattesa fu quella di Vittorio; a sorpresa, chiamò Tina per chiedere di incontrare il padre putativo e le sottopose alcuni problemi di cui lei parlò a Franco prima dell’incontro; alcuni personaggi, che si erano vantati di avere fatto le corna al grande dirigente perché avevano fatto sesso con le sue donne precedenti, erano stati vittime di feroci agguati incomprensibili da cui erano usciti assai malridotti.
Titti aveva avuto un rapido, occasionale incontro con Nicola, che conosceva benissimo; da alcuni accenni aveva dedotto di essere già nel ‘libro nero’ delle troie che avevano offeso un ‘uomo d’onore’ come Franco, il suo ‘fratello di sangue’; avrebbero pagato, presto o tardi; la coscienza che, da quell’uomo, non c’era da aspettarsi parole vuote o magnanimità, l’aveva portata alla convinzione che si preparavano giorni terribili, sia per lei che per Lory, colpevole anche di averlo ingannato col figlio; la sorte di Leopoldo, l‘ultimo amante, procurava alle due episodi di panico, quello che provavano talvolta quando erano in difficoltà.
Vittorio gli chiedeva di intervenire per risparmiare alle donne quelle sofferenze; Franco gli fece osservare che lui per primo lo aveva incitato a diventare più cinico e cattivo; qualunque cedimento, adesso, poteva essere letto, nella logica perversa della ‘famiglia’, come segnale di debolezza in contrasto col ‘maschio alfa’ che il ruolo gli imponeva; fu Tina a intervenire.
“Franco, mi hai detto più volte che Vittorio è comunque tuo figlio putativo, quindi in qualche modo fratellastro del figlio che aspettiamo; sua madre si è comportata malissimo, ma un pizzico della tua bontà ancora puoi metterla in campo per due donne a cui sei storicamente legato; ti assicuro che sarei capace di parlare io stessa con Nicola, se non temessi di aggravare la sfiducia nella tua capacità di essere maschio dominante anche con me … “
“Tina, Vittorio, non voglio tirarmi indietro; ma il massimo che posso ottenere è che riducano la pena al minimo, una brutta lezione da cui usciranno con molti lividi che guariranno solo dopo un bel po’ di tempo; vorranno prendersi quanto meno la soddisfazione di non farle più ammirare da altri maschi con libidine, perché saranno malconce; e questo è nelle loro facoltà; di più, credetemi, non posso chiedere ed ottenere.”
“Papà … non te la prendere; … e non offenderti neanche tu, Tina, se rubo a vostro figlio questo privilegio; vi assicuro che ti sento padre da sempre ed ho vissuto troppo a lungo con l‘orgoglio di essere tuo figlio; papà, basta che non facciano la fine dell’ultimo amante di mia madre o degli altri loro caproni; qualche batosta farà solo bene a tutte e due; inoltre, ormai sanno che sono diventate l’ultima ruota del carro e potevano essere le padrone; anche questo fa molto male, sai!”
“Va bene; è solo per questo che sei venuto fino a qui?”
“No; questo era il secondo punto; la cosa più seria è che sto per perdere il lavoro ed ho bisogno del tuo aiuto … “
“Tuo suocero chiude la fabbrica?”
“No; ha venduto; ha raccattato tutto quello che poteva e se ne è andato ai Caraibi con sua moglie; con Ginevra incinta e prossima a laurearsi, non ho belle prospettive; a rilevare l’azienda è una strana società non molto limpida e pare che ristruttureranno tutto, specialmente l’organigramma; secondo quelli che seguono le vicende della vendita, per me non ci sarebbe più posto, visto che sono il genero del vecchio proprietario.”
Franco avrebbe voluto che Tina si allontanasse mentre parlava col figlio putativo, per quella necessità di esclusione a cui le aveva accennato; ma la donna fu irremovibile a condividere con ‘padre e figlio’ le responsabilità delle scelte; chiarì che lei stessa aveva fatto le pratiche per la creazione della società che stava rastrellando le piccole aziende in crisi; comunicò a Vittorio che era già stata decisa la sua nomina ad amministratore Unico dell’azienda creata dal suocero.
Aggiunse che, con quel potere, avrebbe anche potuto realizzare l’ importante progetto di riforma radicale da lui elaborato e che il suocero aveva cestinato come troppo azzardato; la prontezza della donna colpì i ‘suoi’ maschietti; Vittorio chiese a suo padre quando avrebbe sposato una compagna così importante per la sua stessa esistenza
“Quando lei accetterà; anche subito ma, soprattutto, prima che nasca nostro figlio; quando ci sposeremo, tu sarai il mio testimone.”
“Tina, fai le pubblicazioni e sposatevi; state diventando una potenza ed è giusto che la vostra sia una relazione senza fine; non credo che andrai anche tu a cercarti amanti in giro per il mondo ... “
“Ho già dato, su quel versante, e sono abbastanza nauseata da quel che ho fatto; ora voglio solo una famiglia, una casa ed un lavoro di qualità; Franco, ci sposiamo appena le carte saranno pronte e, ti prometto, saremo la famiglia più felice che si possa anche solo immaginare!”
Impiegò poco ad imporsi come centro di potere indiscutibile, l’accoppiata padre e figlio putativo; la presenza di Tina non figurava ufficialmente, ma nella realtà era lei a tenere le fila delle manovre che intessevano e con le quali in breve si impossessarono di una grossa fetta dell’attività imprenditoriale nel territorio; a farne le spese, furono prima di tutti gli ex amanti di Lory e Titti, sui quali si accanirono con rabbia e li ridussero a mendicare un posto di lavoro.
Il ‘sapore del sangue’, come aveva pronosticato Vittorio, prese Franco che mise nel mirino l’azienda in cui lavoravano e riuscì, con varie manovre di assorbimento da multinazionali, a prenderne il potere totale; il giorno che fu presentata alle maestranze il nuovo organismo direttivo, non furono pochi i commenti meravigliati, in ogni direzione, di fronte a Franco e Vittorio che assumevano i pieni poteri; Lory e Titti allibirono e non seppero come atteggiarsi.
A interrompere, quasi, la marcia trionfale di due verso il successo, intervenne Nicola che, su sollecitazione del ‘grande capo’ nascosto, li ‘obbligò’ a partecipare ad una serata di festa, i cui connotati e i limiti Franco temeva, più che prevedere; ovviamente, gli invitati erano solo lui e suo figlio putativo; Tina era esclusa perché formalmente non impegnata; cercò a lungo le parole per spiegarle la vicenda, finché fu lei ad essere chiara e definitiva.
“Franco, non ti arrampicare sugli specchi per cercare parole difficili da dire; è chiaro che Nicola e il suo capo vogliono sperimentare la vostra mascolinità; se cerchi di dirmi che la cena finirà in orgia, lo so già; ne ho sentito parlare e so che vi hanno imposto la mascherina sugli occhi; questo significa solo una cosa, che tu ti impegni a non sciupare nemmeno una goccia dell’amore che devi a tuo figlio e a me, se vuoi; Vittorio, il discorso vale anche e soprattutto per te con Ginevra e con tuo figlio.
Franco ha già concordato con me che si può praticare sesso libero, in certe condizioni; io ho già detto che non ne sento più il bisogno da quando mi cresce nel ventre nostro figlio; al mio compagno chiedo di riportarmi l’amore che esigo come mia esclusiva prerogativa; anzi, sono io ad imporvi che, in un consesso di maschi e maschilisti ponti a giocare a chi ce l’ha più grosso e copula meglio, non facciate figure mediocri; so quale sia sia la dotazione del mio uomo.
