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Erotika
Mamma ti amo! · Cap. 6
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Capitolo 6 di 10 20 min di lettura

Un amore segreto.

un desiderio a lungo covato alla fine emerge in tutto il suo fragore!

pennabianca
1 anno fa · 644 letture · 0

 

Mi rigiro, le apro le gambe e mi ci posiziono in mezzo. Spennello la punta fra le labbra della fica, mentre lei sbrodola come un fiume in piena. «Mettilo dentro; sono anni che aspetto questo momento!» M’infilo in lei. È strettissima, sembra vergine; io non sono un super dotato, ho un cazzo di circa diciotto centimetri, con una normalissima circonferenza. Mi supplica di esser delicato. Mi giro e... quasi cado dal letto. Mi sveglio, ho sognato. Mi alzo, vado in cucina, mi rendo conto di esser tutto sudato. No, così non può continuare. Sono arrivato a sognare di scoparmi mia mamma. Devo trovare una soluzione. Anna Sono sconvolta, ho il sonno leggerissimo e, veder mio figlio dormire con me, mi eccita da morire. Adoro questo corpo, l’ho amato da sempre; quando presi atto che suo padre non mi voleva, ho riversato su di lui tutto il mio amore. Da quando è tornato, dentro di me si è riacceso il tremendo conflitto esistente nella mia mente, che mi induce a trattenere le mia libido, dicendo: no, è tuo figlio; intanto, però, la mia fica mi dice: è un maschio e tu lo desideri. L’ho visto segarsi, mi son eccitata da morire. L’altra notte, mi sarei buttata su quel meraviglioso membro, fino a tramortirmi, poi gli ho quasi fatto una sega, ma la ragione ha ripreso il sopravvento. Questa sera, quando ho aperto il cesto della biancheria sporca, ho notato le mie mutandine piene di alcune macchie che non avrebbero dovuto esserci: ho capito che si era segato per me. Le ho portate alle labbra ed ho aspirato l’intenso profumo di maschio che emanavano; mi son masturbata fino a sfinirmi ed ora, l’ho sentito gemere nel sonno. Vorrei sapere cosa stava sognando, ma non trovo il coraggio di dire o far nulla: così però non può continuare. Marco Il giorno seguente stesso messaggio: facciamo colazione insieme? Poi passo in palestra e cerco di sfogare la mia voglia repressa, cercando di esaurire le mie forze. Luigi mi chiede quali progetti ho per il ponte del due giugno? «Nessuno.» «Allora, andiamo al mare. Ti ricordi mio zio Pietro? Quello alto, che faceva il ferroviere, mi ha lasciato la sua casa al mare a Talamone: potremmo partire il sabato e restare lì fino al mercoledì. Ho detto a Giada di dirlo anche ad Anna, che ci è già stata, l’anno scorso.»

Tornato a casa, lei mi dice se sapevo del progetto per il fine settimana con gli amici. Ho risposto che per me andava bene se anche lei era d’accordo. Dopo pranzo, lei è tornata al negozio; io mi son sdraiato sul letto; avevo il braccio che mi faceva male, ma, più di tutto, avevo voglia di lei. Ho cercato qualche occasione per trovarmi solo con lei. La sera del venerdì, ci troviamo a cena a casa nostra, con Giada e Luigi, per concordare i dettagli della gita. Serata allegra e divertente, durante la quale ci tornano in mente tanti ricordi del passato. Quando i due amici se ne vanno, lei mi descrive il posto dove andremo a far la breve vacanza. «Vedrai, ti piacerà, è un posto molto tranquillo, ma sempre all'interno del paese, per cui ci si può divertire molto.» L’ha detto con un’aria allusiva, ma non ho voluto indagare. Siamo andati a letto e lei ha indossato sempre la solita camicia da notte, corta. Non mi riusciva di prender sonno, mentre lei invece si è addormentata quasi subito. Anna Sono tre giorni che volutamente ci evitiamo. Ne sono consapevole. Son sicura che pure lui ha i suoi pensieri, ma non resisto. Lo vedo come un maschio non come figlio e mi masturbo fino sfinirmi. Son sicura che questa vacanza metterà la parola fine a questo dilemma che mi porto dentro. Sono una troia: desidero mio figlio. Non posso farne a meno. Lo voglio. Lo voglio con tutta me stessa, ho aspettato per tutto questo tempo, anche correndo il rischio che lui si fosse sposato. Ma non m'importa. Lui si dovrà trovare una brava ragazza e mettere al mondo una covata di marmocchi adorabili. Questi i pensieri che mi assillano, ma comunque concludo: «Sono una troia e che fa? Mi sta bene. Farò la nonna, ma prima lo voglio!» I miei sensi di colpa sono enormi, ma non riescono a frenarmi nel mio proposito Lo voglio dentro. Non prendo un cazzo da anni; ho atteso solo il suo. Lo voglio, lo desidero con tutta me stessa. Marco Sabato sera, alle venti, partiamo. Il viaggio si rivela allegro e divertente: sembriamo quattro ragazzini, alla prima vacanza insieme. Le donne, sedute dietro, ci coinvolgono in una discussione che ha per tema se indossare il costume intero o un due pezzi. Luigi risolve il dilemma. «Se mi ricordo bene, c’è una spiaggetta che si raggiunge camminando a piedi, dove si può anche esser nudi. Non è facile da raggiungere, per questo è quasi sempre deserta, ma è molto discreta e tranquilla.»

Mi giro, guardo Anna; i suoi occhi luccicano per l'emozione: non vedo l’ora di arrivare. Verso le dieci, raggiungiamo la meta e, scaricati i bagagli, ci dividiamo le due camere per la notte, poiché siamo stanchi, ognuno entra in camera con l'intenzione di riposarsi. Poco dopo, sento chiaramente il suo respiro calmo. Si è addormentata, invece Giada e Luigi no. Stanno scopando. Si sente chiaramente il letto cigolare; cerco di non pensarci, ma è più forte di me; mi eccito, guardo lei che dorme o, forse no? Ad un tratto ho come la sensazione che si stia toccando. Ma no, che cazzo vado a pensare. Mi alzo, vado in terrazza: da lì si gode una bella vista sul mare. Immerso nel silenzio della notte, sul terrazzo, le effusioni amorose dei miei amici sono più nitide e chiare. Li sento godere e mugolare per i loro orgasmi. La voce di Giada si manifesta in un fremito continuo di piacere. Mi sposto un po', appena due passi e, dall’anta della finestra aperta, la vedo impalata sopra Luigi. Sta godendo con movimenti lenti e calibrati, mi eccito, ho il cazzo durissimo, mi sego seguendo il ritmo di lei e, al suo ennesimo orgasmo, vengo. Resto ancora un momento, poi rientro in camera. Anna è scoperta, le sue gambe mi sembrano ancor più belle, la fica appena ricoperta da un micro perizoma: è quanto di più desiderabile si possa vedere. Mi distendo accanto a lei, il seno è ben visibile dalla scollatura sbottonata della camicia, mi diventa di marmo. Cerco di scacciare il pensiero di lei. «Ma no! È mia madre, cazzo!» Cerco di pensare a qualche troia del nord, ma è impossibile. Il suo corpo sembra aperto, esposto al mio sguardo, la voglio! Anna Abbiamo viaggiato spediti e veloci. Mi son divertita a provocare Giada sul discorso del costume da indossare; mi serviva per capire come avrebbe reagito al fatto che c'era la possibilità di mettersi nudi; mi son bagnata al solo pensiero. Mio figlio si è sicuramente accorto che questa possibilità, renderà ancora più inarrestabile l’epilogo di questa avventura. Ora, a letto, ho quasi fatto un casino, quando mi son messa una mano in mezzo alle cosce; lui deve essersi accorto che mi stavo masturbando, mentre fingevo di dormire. Lui è uscito ed io mi sono alzata; l’ho visto segarsi mentre guardava i suoi amici scopare. A mia volta mi son tirata un furioso ditalino. Quando lui ha sborrato, avrei voluto inginocchiarmi davanti a lui e bere quel nettare. Francamente, credevo che Giada fosse innamorata di lui, ma, dopo che lui è partito, è stata un bel po’, prima di decidersi a mettersi con Luigi, ora convivono, ma avrebbero potuto sposarsi: c’è qualche cosa che mi sfugge?

Marco Ci svegliamo quando è appena sorto il sole. Fatta colazione, ci organizziamo per andare in quella famosa spiaggetta. Camminiamo per circa un’ora, poi, dopo una ripida discesa, ecco apparire due lastroni di roccia piani ed alcuni ciottoli, che formano la rada di circa dieci metri. Appena giunti ci mettiamo nudi, io resto ammirato dalla bellezza delle donne. Giada è molto bella, non me la ricordavo così. Una terza piena di seno, culo non molto grande, ma ben sodo ed alto, ventre piatto, due cosce ben levigate e snelle. Anna, invece, ci lascia a bocca aperta per la sua quarta di seno, che sembra voler sfidare la legge di gravità. Il culo, forse un po' troppo grande, ma le cosce sono da urlo; senza un filo di pancia, sembra che non abbia mai avuto una gravidanza e, in più, ha una bocca ampia e labbra più carnose di quelle di Giada. Luigi ed io entriamo in acqua, una nuotata tanto per scaricare la tensione; a riva, le donne si stanno spalmando le varie creme, mentre parlano fra loro. Anna Le parole di Giada mi sconvolgono. «Ma tu sei innamorata di Marco o del suo corpo? Ti ho visto come lo guardi, non certo da madre, ma da femmina che lo desidera.» Per un momento resto spiazzata dalla domanda, guardo verso il mare, loro nuotano, sono due magnifici ragazzi, decido di esser sincera. «Non sono in grado di affermare con precisione cosa provo. Come madre lo amo più di me stessa, ma è come femmina che desidero ardentemente il suo corpo.» Passiamo tutta la giornata fra risate, bagni, doppi sensi, allusioni e toccatine, più o meno volute. La sera, dopo cena ci siamo messi sul bellissimo terrazzo che guarda verso il mare. La brezza mitigava la calura e lo stereo diffonde musica di sottofondo. Ad un tratto Giada mi prende per mano e cominciamo a ballare; io l’assecondo, divertita, i ragazzi ci guardano. Poco dopo, sento una mano sul mio fianco destro. Mi giro, è Luigi, che ci separa e si mette a ballare con me, mentre Marco fa ballare Giada. Li guardo, i loro corpi si uniscono armoniosamente, sembrano fatti l’uno per l’altra. Non sono gelosa, in passato fra loro c’era qualche cosa, ma poi, la partenza di Marco ha fatto finir tutto. Intanto sento il corpo del mio cavaliere che, più che ballare, mi si struscia addosso. Marco posa le sue labbra sulla spalla destra di Giada, Luigi mi spinge il cazzo duro fra le cosce. Lo sento aderire perfettamente al mio Monte di Venere. La cosa comincia ad eccitarmi, rispondo avvicinando ancor di più il mio inguine al suo, un gemito sommesso esce dalle mie labbra. Gemo e mi sento illanguidire tutta.

Prima di andare avanti…

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