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Erotika
Una troia da cantiere
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Racconto19 min di lettura

Una troia da cantiere

Un racconto a 4 mani grazie a Pennabianca che ha voluto omaggiarmi della sua arte da scrittore e della sua sfacciata mente.

Anna
1 mese fa · 1.4k letture · 3

Seduta alla mia scrivania, sento bussare e vedo entrare la segretaria.
«Signora Anna, l'autista è già pronto all'ingresso. Le ricordo che ha un appuntamento alle ore 15:30 con il costruttore del nuovo centro direzionale!»
Sorrido. Mi alzo e mi reco nel mio bagno privato del mio ufficio e controllo il mio outfit; mi guardò allo specchio e mi trovo bella: ho 54 anni, ma ne dimostro sicuramente dieci di meno. Sono alta m. 1,66, 58 kg di peso, bionda dai capelli corti ed occhi azzurri. Non ho tatuaggi, sono completamente depilata e ho una micetta ancora giovanile, tonica, quasi da ragazzina. Il mio seno è di una quarta piena. Oggi indosso una gonna leggera a pieghe, color crema, modello Luisa Spagnoli, perché fa caldo e sopra porto una camicetta leggera, quasi trasparente, sotto cui si intravede il reggiseno sottile che gonfia ancor più il mio petto. Sono divorziata, mi piace il cazzo ed ogni volta che ne ho voglia, scelgo un maschio e mi faccio montare a dovere. Per vero oggi mi sento un po' su di giri, perché sono già alcuni giorni che non scopo come piace a me. Anzi, devo ammettere che l'ultima volta non è stata per niente entusiasmante. Generalmente non scelgo mai maschi di età inferiore ai 50, ma l'ultima volta mi son lasciata sedurre da un quarantenne, che sembrava prometter bene, mentre invece è risultato, nonostante l'impegno profuso, quasi sufficiente. Mi piace il maschio maturo che mi sa scopar bene, a lungo e soprattutto che mi tratti da troia mentre mi monta, cosa che adoro più di qualsiasi cosa al mondo. Do un lieve ritocco al rossetto per evidenziare le mie splendide labbra, che sono state definite perfette per i pompini, pratica che amo molto, soprattutto associata ad una abbondante schizzata che mi riempie bocca e gola di sperma. Mi trovo bella e sfrutto la mia bellezza per irretire maschi, fino a vederli imploranti per avermi. Il mio è un lavoro da dirigente per una grossa multinazionale; sono stata incaricata dal Presidente in persona, un bel maschio sessantenne, che mi piacerebbe conoscere in altri contesti, perché ho sentito dire che è un autentico maiale, ma, purtroppo, predilige le puttanelle appena ventenni. Ad un maschio come lui, gli farei provare il piacere di scopare una come me e son certa che, dopo, cambierebbe idea sulle ventenni; tornando al lavoro che mi è stato affidato è quello di seguire un nuovo progetto che l'azienda ha deciso di realizzare in città. Un nuovo centro commerciale, economico e moderno, che sarà realizzato in una ex zona industriale, che ora si trova inglobato nella città, e nella sua riqualificazione sono previsti edifici dai 15 ai 20 piani.

Ovviamente noi andremo ad occupare una decina di piani dell'edificio più alto e più importante. Dopo un ultimo ed approfondito controllo, prendo la mia borsa e mi incammino lungo il corridoio; sento il rumore dei miei passi, che producono uno scalpiccio, certamente interessante per quanti sanno apprezzare, con i miei sabot con tacco con su impresse iniziali YSL. Arrivo davanti all'ingresso e l'autista mi rivolge uno sguardo di chiara ammirazione e, già questo, lo interpreto subito come un complimento. È un uomo che conosco, perché spesso mi porta in giro per la città nei vari impegni cui devo assolvere quotidianamente e, mentre stiamo raggiungendo il luogo del mio appuntamento, mi chiede per quanto tempo sarò impegnata, dal momento che, tra non più di un'ora, dovrà andare a prendere il presidente. Gli rispondo che non son in grado di quantificare la durata del mio impegno, ma aggiungo di non preoccuparsi, in quanto prenderò un taxi per tornare. Arriviamo a destinazione rapidamente e mi lascia davanti ad un piccolo edificio, quasi fatiscente, che forse era una delle portinerie della vecchia zona industriale. Entro e, dall'interno, mi viene incontro una giovane ragazza, che avrà poco più di 18 anni. Indossa una minigonna molto corta, un top sotto cui si intravede un seno piuttosto piccolo, probabilmente privo di reggiseno ed ai piedi dei sandali a zeppa, che inarcano il suo culetto, facendola sembrare ancor più troia. Le spiego chi sono, lei mi scruta per bene e poi mi fa entrare all'interno di un altro locale, posto alle sue spalle.
«Si accomodi, questo è l'ufficio del signor Mario. È impegnato in giro per il cantiere, ma sarà qui tra poco.»
Osservo la stanza e mi rendo conto che dev'esser stato un ufficio già utilizzato in passato. C'è una scrivania vecchia in metallo, una poltrona molto grossa dietro la scrivania e davanti ci sono tre o quattro sedie, anch'esse molto vecchie. Dietro, di lato, c'è un armadio metallico chiuso ed accanto un divano in pelle marrone, molto rovinato, quasi fatiscente. C'è anche un tavolo di legno, vecchio con delle sedie anch'esse abbastanza rovinate. Mi sento quasi schifata da quel posto, non ci lavorerei neanche per tutto l'oro del mondo. Niente a che vedere con il mio ufficio, sempre in ordine e pulito, con il mio bagno profumato. Mi siedo su di una sedia, che sembra, tra tutte, quella un po' più pulita. Guardo il mio orologio Ferragamo Asymetrique e vedo che segna le 15:25. Spero che sia puntuale, perché odio le persone che arrivano in ritardo. Mi alzo, guardo fuori dalla finestra e vedo che sotto di noi, leggermente degradando, c'è tutta la zona che dovrà esser ammodernata e mi rendo conto che sarà un cantiere di notevoli dimensioni. Quattro fabbriche erano racchiuse in tutta quella zona ed ora erano state demolite; noto diversi operai che vi lavorano. Già a guardare le prime impalcature, mi rendo conto che vi è un crogiolo di razze incredibile.

A parte i lavoratori black, subito evidenti, vi sono di sicuro anche lavoratori rumeni o albanesi. I primi si distinguono dalla pancia da bevitori di birra, mentre i secondi sono più magri e con la faccia più cattiva. Che strano! Da quando son separata, seleziono molto le persone con cui mi accompagno e, a parte i Black, queste due categorie stimolano tutto il mio disprezzo. I rumeni sono volgari, cattivi ed anche violenti. Per loro le donne sono tutte troie da sbattere in continuazione. Per gli albanesi, una donna è solo una fabbrica di soldi, una puttana da metter in strada a far soldi. Dopo un po' guardo ancora l'orologio e vedo che sono già le 15:40. Dentro di me, mi sento già oltraggiata da questo cafone che non rispetta l'orario! Mi affaccio alla porta dell'ufficio, dove vedo la ragazza intenta a chattare sul suo smartphone e le chiedo di sollecitare il suo capo. Lei mi guarda un po' svogliata e mi risponde che è in giro per il cantiere, ma … è così grande che… Al diavolo! Rinuncio a parlare con lei, perché sta già montando la mia rabbia nei confronti di questo vero e proprio cafone. Come si permette di farmi aspettare? Ma chi diavolo crede d'essere? Quando arriverà, gliene conterò quattro! Trascorrono ancora una ventina di minuti e, alla fine, sento il rumore di un veicolo che si ferma davanti alla porta; poco dopo lo vedo entrare. Sento la ragazza che lo informa che sto aspettando. Lui entra in ufficio seguito da altri tre uomini. Per un attimo lo guardo e resto sorpresa nel vedere che è un maschio alto, prestante con i capelli bianchi, il fisico imponente, le braccia forti e le mani grosse, una pancia da birra, che trovo quasi sexy. Si avvicina e mi porge la mano per presentarsi; mentre gliela stringo, faccio esplodere la mia ira verso di lui.
«Lei si è presentato con mezz'ora di ritardo; con me non può fare così! Si rende conto che ho un'infinità di impegni da assolvere? Vediamo di non perder altro tempo!»
Mi guarda con una calma disarmante; ho come l'impressione che le mie parole non siano state in grado di sfiorarlo. Si gira, chiama la segretaria, che arriva subito sculettando.
«Susy, chiedi a questa signora se desidera bere qualcosa!»
Cosa? Io sono allibita e furiosa e lui incarica la sua puttanella di chiedermi cosa voglio bere? Ma questo …. chi cazzo crede di essere? Lo guardo un attimo, mentre si siede dietro la scrivania su quella enorme poltrona e poi mi giro verso la zoccoletta, che mi sta guardando interrogativamente: le dico che desidero solo una bottiglia d'acqua. Poi lui si rivolge alla puttanella ed aggiunge: "Che sia ben gelata, così si calma un po'!" Sono così furiosa che quasi esplodo.
«Ehi, dico? Ma lei mi sta... lo sa chi sono io?»
Lui non mi risponde. Si alza e si dirige verso il grosso armadio metallico, lo apre mentre io mi giro ed osservo gli altri tre, che sono arrivati insieme a lui. Tutta gente di mezza età, forse anche un po' più matura. Mi guardano in silenzio, ma vedo che sorridono sotto i baffi; si siedono intorno al grosso tavolo. Lui prende alcuni progetti dall'armadio e poi si mette davanti a me.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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