Una troia da cantiere
Un racconto a 4 mani grazie a Pennabianca che ha voluto omaggiarmi della sua arte da scrittore e della sua sfacciata mente.
Seduta alla mia scrivania, sento bussare e vedo entrare la segretaria.
«Signora Anna, l'autista è già pronto all'ingresso. Le ricordo che ha un appuntamento alle ore 15:30 con il costruttore del nuovo centro direzionale!»
Sorrido. Mi alzo e mi reco nel mio bagno privato del mio ufficio e controllo il mio outfit; mi guardò allo specchio e mi trovo bella: ho 54 anni, ma ne dimostro sicuramente dieci di meno. Sono alta m. 1,66, 58 kg di peso, bionda dai capelli corti ed occhi azzurri. Non ho tatuaggi, sono completamente depilata e ho una micetta ancora giovanile, tonica, quasi da ragazzina. Il mio seno è di una quarta piena. Oggi indosso una gonna leggera a pieghe, color crema, modello Luisa Spagnoli, perché fa caldo e sopra porto una camicetta leggera, quasi trasparente, sotto cui si intravede il reggiseno sottile che gonfia ancor più il mio petto. Sono divorziata, mi piace il cazzo ed ogni volta che ne ho voglia, scelgo un maschio e mi faccio montare a dovere. Per vero oggi mi sento un po' su di giri, perché sono già alcuni giorni che non scopo come piace a me. Anzi, devo ammettere che l'ultima volta non è stata per niente entusiasmante. Generalmente non scelgo mai maschi di età inferiore ai 50, ma l'ultima volta mi son lasciata sedurre da un quarantenne, che sembrava prometter bene, mentre invece è risultato, nonostante l'impegno profuso, quasi sufficiente. Mi piace il maschio maturo che mi sa scopar bene, a lungo e soprattutto che mi tratti da troia mentre mi monta, cosa che adoro più di qualsiasi cosa al mondo. Do un lieve ritocco al rossetto per evidenziare le mie splendide labbra, che sono state definite perfette per i pompini, pratica che amo molto, soprattutto associata ad una abbondante schizzata che mi riempie bocca e gola di sperma. Mi trovo bella e sfrutto la mia bellezza per irretire maschi, fino a vederli imploranti per avermi. Il mio è un lavoro da dirigente per una grossa multinazionale; sono stata incaricata dal Presidente in persona, un bel maschio sessantenne, che mi piacerebbe conoscere in altri contesti, perché ho sentito dire che è un autentico maiale, ma, purtroppo, predilige le puttanelle appena ventenni. Ad un maschio come lui, gli farei provare il piacere di scopare una come me e son certa che, dopo, cambierebbe idea sulle ventenni; tornando al lavoro che mi è stato affidato è quello di seguire un nuovo progetto che l'azienda ha deciso di realizzare in città. Un nuovo centro commerciale, economico e moderno, che sarà realizzato in una ex zona industriale, che ora si trova inglobato nella città, e nella sua riqualificazione sono previsti edifici dai 15 ai 20 piani.
Ovviamente noi andremo ad occupare una decina di piani dell'edificio più alto e più importante. Dopo un ultimo ed approfondito controllo, prendo la mia borsa e mi incammino lungo il corridoio; sento il rumore dei miei passi, che producono uno scalpiccio, certamente interessante per quanti sanno apprezzare, con i miei sabot con tacco con su impresse iniziali YSL. Arrivo davanti all'ingresso e l'autista mi rivolge uno sguardo di chiara ammirazione e, già questo, lo interpreto subito come un complimento. È un uomo che conosco, perché spesso mi porta in giro per la città nei vari impegni cui devo assolvere quotidianamente e, mentre stiamo raggiungendo il luogo del mio appuntamento, mi chiede per quanto tempo sarò impegnata, dal momento che, tra non più di un'ora, dovrà andare a prendere il presidente. Gli rispondo che non son in grado di quantificare la durata del mio impegno, ma aggiungo di non preoccuparsi, in quanto prenderò un taxi per tornare. Arriviamo a destinazione rapidamente e mi lascia davanti ad un piccolo edificio, quasi fatiscente, che forse era una delle portinerie della vecchia zona industriale. Entro e, dall'interno, mi viene incontro una giovane ragazza, che avrà poco più di 18 anni. Indossa una minigonna molto corta, un top sotto cui si intravede un seno piuttosto piccolo, probabilmente privo di reggiseno ed ai piedi dei sandali a zeppa, che inarcano il suo culetto, facendola sembrare ancor più troia. Le spiego chi sono, lei mi scruta per bene e poi mi fa entrare all'interno di un altro locale, posto alle sue spalle.
«Si accomodi, questo è l'ufficio del signor Mario. È impegnato in giro per il cantiere, ma sarà qui tra poco.»
Osservo la stanza e mi rendo conto che dev'esser stato un ufficio già utilizzato in passato. C'è una scrivania vecchia in metallo, una poltrona molto grossa dietro la scrivania e davanti ci sono tre o quattro sedie, anch'esse molto vecchie. Dietro, di lato, c'è un armadio metallico chiuso ed accanto un divano in pelle marrone, molto rovinato, quasi fatiscente. C'è anche un tavolo di legno, vecchio con delle sedie anch'esse abbastanza rovinate. Mi sento quasi schifata da quel posto, non ci lavorerei neanche per tutto l'oro del mondo. Niente a che vedere con il mio ufficio, sempre in ordine e pulito, con il mio bagno profumato. Mi siedo su di una sedia, che sembra, tra tutte, quella un po' più pulita. Guardo il mio orologio Ferragamo Asymetrique e vedo che segna le 15:25. Spero che sia puntuale, perché odio le persone che arrivano in ritardo. Mi alzo, guardo fuori dalla finestra e vedo che sotto di noi, leggermente degradando, c'è tutta la zona che dovrà esser ammodernata e mi rendo conto che sarà un cantiere di notevoli dimensioni. Quattro fabbriche erano racchiuse in tutta quella zona ed ora erano state demolite; noto diversi operai che vi lavorano. Già a guardare le prime impalcature, mi rendo conto che vi è un crogiolo di razze incredibile.
A parte i lavoratori black, subito evidenti, vi sono di sicuro anche lavoratori rumeni o albanesi. I primi si distinguono dalla pancia da bevitori di birra, mentre i secondi sono più magri e con la faccia più cattiva. Che strano! Da quando son separata, seleziono molto le persone con cui mi accompagno e, a parte i Black, queste due categorie stimolano tutto il mio disprezzo. I rumeni sono volgari, cattivi ed anche violenti. Per loro le donne sono tutte troie da sbattere in continuazione. Per gli albanesi, una donna è solo una fabbrica di soldi, una puttana da metter in strada a far soldi. Dopo un po' guardo ancora l'orologio e vedo che sono già le 15:40. Dentro di me, mi sento già oltraggiata da questo cafone che non rispetta l'orario! Mi affaccio alla porta dell'ufficio, dove vedo la ragazza intenta a chattare sul suo smartphone e le chiedo di sollecitare il suo capo. Lei mi guarda un po' svogliata e mi risponde che è in giro per il cantiere, ma … è così grande che… Al diavolo! Rinuncio a parlare con lei, perché sta già montando la mia rabbia nei confronti di questo vero e proprio cafone. Come si permette di farmi aspettare? Ma chi diavolo crede d'essere? Quando arriverà, gliene conterò quattro! Trascorrono ancora una ventina di minuti e, alla fine, sento il rumore di un veicolo che si ferma davanti alla porta; poco dopo lo vedo entrare. Sento la ragazza che lo informa che sto aspettando. Lui entra in ufficio seguito da altri tre uomini. Per un attimo lo guardo e resto sorpresa nel vedere che è un maschio alto, prestante con i capelli bianchi, il fisico imponente, le braccia forti e le mani grosse, una pancia da birra, che trovo quasi sexy. Si avvicina e mi porge la mano per presentarsi; mentre gliela stringo, faccio esplodere la mia ira verso di lui.
«Lei si è presentato con mezz'ora di ritardo; con me non può fare così! Si rende conto che ho un'infinità di impegni da assolvere? Vediamo di non perder altro tempo!»
Mi guarda con una calma disarmante; ho come l'impressione che le mie parole non siano state in grado di sfiorarlo. Si gira, chiama la segretaria, che arriva subito sculettando.
«Susy, chiedi a questa signora se desidera bere qualcosa!»
Cosa? Io sono allibita e furiosa e lui incarica la sua puttanella di chiedermi cosa voglio bere? Ma questo …. chi cazzo crede di essere? Lo guardo un attimo, mentre si siede dietro la scrivania su quella enorme poltrona e poi mi giro verso la zoccoletta, che mi sta guardando interrogativamente: le dico che desidero solo una bottiglia d'acqua. Poi lui si rivolge alla puttanella ed aggiunge: "Che sia ben gelata, così si calma un po'!" Sono così furiosa che quasi esplodo.
«Ehi, dico? Ma lei mi sta... lo sa chi sono io?»
Lui non mi risponde. Si alza e si dirige verso il grosso armadio metallico, lo apre mentre io mi giro ed osservo gli altri tre, che sono arrivati insieme a lui. Tutta gente di mezza età, forse anche un po' più matura. Mi guardano in silenzio, ma vedo che sorridono sotto i baffi; si siedono intorno al grosso tavolo. Lui prende alcuni progetti dall'armadio e poi si mette davanti a me.
«Sì, lo so chi sei! Qualcuno mi ha detto che oggi sarebbe venuta una gran rompicoglioni, boriosa e piena di sé, per discutere un progetto che è già stato a lungo studiato e ben programmato. Con te dovrò solo definire alcuni dettagli e poi averti tra i piedi, mentre viene realizzato! Quindi, adesso siediti, passati la bottiglietta d'acqua fredda sulla fronte e sul collo, così ti calmi e capisci che qui la tua autorità non conta un cazzo; sono stato chiaro?»
Sono sconvolta! Mi prende per un braccio e mi fa metter seduta accanto a lui allo stesso tavolo dove si trovano anche gli altri tre. Apre i disegni del progetto e mi spiega quali sono i dettagli che dobbiamo definire, mentre io cerco di recuperare un po' del mio sangue freddo. La cosa che mi sconvolge, però, è un'altra: Lui! Fin da subito mi ha dominato con il suo forte carattere, il suo fisico imponente, la sua forte determinazione, incurante del fatto che io sono una sua cliente; sembra che a lui questo non importi per niente. Lo guardo mentre parla e sono affascinata dalle sue mani grandi, con dita grosse, dal suo gesticolare. La sua voce dal tono profondo, caldo, mi sta facendo provare brividi anomali e sento che le mie mutandine si stanno bagnando in una maniera incredibile. Cazzo, non è possibile! Non mi piace! È un cafone arrogante, borioso e pieno di sé, eppure mi sto bagnando solo a sentir la sua voce. Ad un tratto si gira, mi guarda dritto negli occhi:
«Allora hai capito? Tra sei mesi avremo realizzato l'intera struttura in cemento armato ed allora sarà necessario aver questi dettagli già ben definiti! Anna mi ascolti? Hai capito quello che sto dicendo, oppure...»
Mi rendo conto che mi son distratta e non ho capito niente! Però per non farmi cogliere impreparata, cerco di obiettare qualcosa.
«Sei mesi? Io credevo che il nostro edificio avrebbe avuto la priorità e, soprattutto, sarebbe stato realizzato molto prima! Non c'è modo di farvi capire che è il caso di realizzare il nostro nel minor tempo possibile?»
Lui mi guarda, poi si gira verso gli altri che sorridono e poi di nuovo torna a guardare me.
«Forse, sì! Vedi potremmo dare la priorità a questo progetto, se ciascuno di noi avesse un incentivo per lavorar più alacremente.»
Lo guardo e mi rendo conto che probabilmente non stiamo pensando alla stessa cosa.
«Se volete dei soldi in più, potete anche scordarvelo! Ho letto attentamente la relazione che mi ha mandato il nostro presidente e so che siamo già al limite del budget! Quindi non capisco a cosa vi riferite?»
Lui si alza in piedi. È un colosso davanti a me! Seduta mi ritrovo davanti alla faccia il suo pacco, che vedo esser sicuramente notevole, ma nascosto sotto la stoffa dei suoi pantaloni. Sorride, mette una mano sotto il mio mento e mi fa alzare lo sguardo.
«Veramente io stavo pensando a qualcosa di molto particolare e più piacevole; vedi, loro tre sono i capi squadra delle maestranze che dovrebbero lavorare al progetto; se riuscissi a convincere me e loro a chiedere ai nostri operai di far degli straordinari... credo che il tempo di realizzazione si potrebbe ridurre notevolmente. Ovviamente saremo noi per primi a voler tutto questo.»
Lo guardo per un attimo quasi allibita, ma, nello stesso tempo, avverto un profondo brivido che percorre il mio corpo, mi fa illanguidire le budella, tremare le ginocchia e sento un'ondata di umori bagnare il mio perizoma!
«Ma io... voglio dire... cosa dovrei fare?»
La sua risposta è molto semplice, si apre i pantaloni e mi presenta davanti alla faccia uno dei più bei cazzi che abbia mai visto; non ancora in posizione eretta, è di sicuro molto lungo, ma ciò che impressiona è il suo spessore.
«Tu dovresti semplicemente cominciare ad aprir la bocca da troia e far diventare questo cazzo ben duro! Poi ti lasci scopare da noi quattro, in modo che ognuno di noi sia soddisfatto e così potremmo convincere i nostri dipendenti a lavorare con più lena! Coraggio zoccola, apri la bocca: è giunto il momento di vedere se sei quella troia, di cui ho sentito parlare!»
Prima ancora che io possa dire qualcosa, mi trovo a premere contro le labbra una grossa cappella, per cui apro la bocca e subito lui me lo spinge dentro, fin giù nella gola, quasi a forza. È rude, quasi violento, ma questa cosa così improvvisa, gestita in maniera così determinata, mi sta già facendo bagnare; la cosa mi stupisce al punto che sono io stessa ad accettare questa totale sottomissione ad un maschio, così lontano dal mio classico stereotipo. Immediatamente prende a pomparmi la bocca, muovendo il bacino avanti e indietro, mentre con quella sua grossa mano, tiene bloccata la mia testa. Dopo un attimo di stupore, prendo a lavorare alla grande quel grosso randello, che sta lievitando sempre più nella mia bocca, sino a diventare ciò che avevo sospettato: un membro lungo e grosso con delle splendide venature in rilievo, sormontato da una cappella che sembra una bella albicocca, da quanto è grossa. Mi lascio scopare la bocca per qualche minuto, poi, improvvisamente lui mi solleva, mi gira, mi piega sul tavolo, alza la mia gonna, scosta il perizoma e sento che passa la sua splendida cappella lungo lo spacco della mia fighetta; è solo un attimo e con una spinta decisa, inizia a penetrare dentro di me, con la delicatezza di un ariete! Mi apre, mi dilata le pareti della vagina e lo sento che scivolare deciso fin in fondo.
«Accidenti! Questa troia è così stretta da sembrar ancora vergine! Sta tranquilla, puttana, che adesso penseremo noi a farti diventar donna; coraggio, ragazzi, tirate fuori i vostri arnesi e vediamo quanto è brava questa maiala a farci divertire!»
Lo spinge dentro tutto fin in fondo. Sento la punta sbattere contro la mia cervice, provocandomi una scarica mista di dolore/piacere che percorre l'intero mio corpo, fino ad arrivare al cervello, folgorandomi. Il mio corpo viene scosso da un orgasmo sconvolgente.
«Oh sì! Oddio, mi spacchi! Si… mhmm…sì!»
Reclino la testa all'indietro per regger l'urto di quel colpo tanto forte ricevuto dentro di me. Tiene entrambe le mani appoggiate sulle mie spalle e mi sbatte con colpi vigorosi; ad ogni affondo, lo sento sempre più avvicinarsi al mio corpo, fino ad aderirvi. Gli altri intanto hanno tirato fuori i loro arnesi e, anche se non sono grossi come quello che mi sta devastando l'utero, sono comunque altri tre cazzi di tutto rispetto. Il porco mi sbatte con forza e, ad ogni colpo, sono costretta ad aggrapparmi al tavolo per reggere l'urto. Infine sento il suo corpo sbattere forte contro le mie chiappe: è il momento in cui mi rendo conto che mi ha infilato quel grosso manganello tutto dentro. Sentirmi sfondata, mi provoca rapidamente un orgasmo, che vorrei urlare, ma non posso perché ho la bocca riempita da un altro cazzo, che mi viene spinto in gola senza riguardo. Anche quest'altro è soddisfatto dalle mie labbra e dalla mia bravura nel far pompini.
«Accidenti, capo, questa li succhia davvero bene i cazzi; guarda come le scivola bene tutto in gola! Coraggio, troia, datti da fare, perché noi abbiamo le palle ben piene!»
Nel sentir quelle sue parole, sbrodolo in una maniera incredibile. Mario intanto mi sta devastando con colpi sempre più forti e penso che, tra poco, mi riempirà di sborra.
Vengo ancora e tremo scossa dal piacere. Anche in questo caso mugolo il mio orgasmo a bocca piena. Poi, d'un tratto, lui si toglie, mi sollevano di peso e mi ritrovo in un attimo in piedi davanti a quel divano, che sicuramente di scene così ne deve aver viste davvero tante per come è ridotto. Mani velocissime mi spogliano nuda. Quello che ho succhiato, si mette seduto sul divano e poi mi fa salire sopra di sé, io lo cavalco. Anche lui mi entra dentro deciso e, mentre mi muovo su/giù, Mario si mette dall'altro lato e osserva come gli altri due si danno da fare per lubrificare il mio buchetto.
Me lo bagnano con della saliva e poi uno dei due fa allungare l'amico di più sul divano e, dopo avergli scavalcato le gambe, si abbassa e, subito dopo, avverto un altro membro che mi entra dentro con decisione. Mi penetra il culo mentre sono piena davanti e questo mi provoca un lieve dolore.
«…Ahi, cazzo, fa piano!»
Vedo lo sguardo di Mario che sorride, mentre ora tutti e due mi pompano con vigore. Il terzo si mette davanti a me e Mario gli lascia il posto; subito mi ritrovo un nuovo cazzo in bocca. È leggermente ricurvo verso il basso e questo fa sì che scivoli al meglio nella mia gola. Mi scopano bene tutti e tre insieme, mentre Mario ha preso la mia mano e l'ha appoggiata su quel grosso membro che stringo, senza riuscire a congiungere le dita. Mi scopano bene per diversi minuti ed io godo un orgasmo dopo l'altro, senza soluzione di continuità. Pensavo che avrebbero sborrato in fretta, invece si divertono a sbattermi e farmi godere. Dopo un tempo che a me è sembrato lungo, il primo ad arrivare è quello che ho in bocca. Mi regge la testa tra le mani e muove il suo corpo velocemente avanti/indietro e, subito dopo, la mia bocca si riempie della sua sborra.
«Tieni, maiala, mandala giù tutta! Vedrai te ne daremo tanta da stimolare la tua golosità.»
Mi scarica in bocca bordate di crema densa e leggermente saporita, che ingoio fino all'ultima goccia. Poi è pronto a venire quello che mi sfonda il culo; mi sbatte velocemente e mi sborra dentro, fino a riempirlo per bene.
«Ci sono anch'io! Tieni, zoccola, prendi questa bella sborrata nel culo, che più tardi saprai apprezzare ancor più, dopo.»
In quel momento non ho dato peso alle sue parole, ma ho percepito una grossa ondata di calore riempire il mio intestino, mentre lui continuava a darmi dei colpi sempre più forti. Poi si è sfilato a sua volta e me lo son ritrovato davanti alla faccia; anche se ero un po' restia a farlo, ho dovuto prenderlo in bocca e leccarlo; ho notato che è rimasto come l'altro, ancora duro. Si è fatto avanti anche l'altro! Quello che avevo nella figa, ha preso a sbattermi dal basso ed ho sentito che anche lui mi riempiva per bene, davanti.
«Tieni anche la mia, maiala! Adesso, però, tieniti pronta per un altro giro!»
Sono rimasta immobile mentre sentivo la mia vagina riempita da calde bordate di seme. Poi, mi hanno fatta alzare e, quando mi son girata ho visto, che c'era anche quella puttanella della segretaria, a cosce aperte, che si masturbava. Mario ha sorriso e l'ha fatta avvicinare.
«Vieni, Susy, dai una bella leccata a questa puttana, così ce la tieni calda per il prossimo giro!»
Quella zoccoletta si è sdraiata per terra e io mi son ritrovata sopra di lei. Mario ha fatto sì che la sua faccia finisse tra le mie cosce, così da percepire la lingua della zoccoletta che veniva a raccogliere tutto il nettare che cominciava a sgorgare dai miei buchi.
«Coraggio, troia, dai una bella leccata anche a lei! Una puttanella così, te la devi tener per amica, perché, nei prossimi giorni, ti sarà utile! È lei che tiene i contatti con gli operai e.... se vuoi che facciano lo straordinario, dovrai convincere anche lei!»
Ero sconvolta e, nello stesso tempo, eccitata in una maniera pazzesca; avevo già leccato un'altra donna, ma in un contesto così mi sembrava ancor più sconvolgente. Ci hanno lasciato giocare per qualche minuto poi, improvvisamente, ho sentito di nuovo il membro di Mario scivolare dentro la mia vagina. Si è mosso due o tre volte avanti/indietro e poi lo ha estratto; un attimo dopo, ho sentito che ha iniziato a premere contro il mio buchetto. Per un attimo, ho avuto un po' paura.
«Ehi, dico... cazzo, tu sei grosso... ti prego, fa piano!»
Si è messo a ridere. Mi ha dato una bella pacca nel culo e poi ha cominciato a spingere con decisione.
«Io sono grosso? Ragazzi avete sentito? Ha detto che IO SONO GROSSO! Forse è il caso di preparare questa troia a qualcosa di veramente più grosso! Coraggio, diamoci da fare!»
Mi ha afferrata per i fianchi. Mi ha sollevata di peso e si è messo seduto sul divano. L'ho sentito tutto dentro l'intestino, fino in fondo! Ho spalancato la bocca senza riuscire ad emettere alcun suono. Un attimo dopo, si è allungato un po' sul divano, sporgendo le sue gambe in fuori; qualcuno ha sollevato le mie cosce e, subito dopo, quello che avevo succhiato per primo, me lo ha infilato davanti. Mi ha scopata per qualche minuto in doppia, poi appena venuta, è scivolato fuori ed ho sentito le mani di Mario che spingevano il mio corpo verso l'alto; un attimo dopo, ho spalancato la bocca, mentre sentivo quest'altro membro che cercava di entrare nel mio culo.
«Ehi, dico no! Cazzo, così me lo lacerate! Mi manderete in ospedale!»
Non ha sentito storie! Un po' alla volta è scivolato direttamente nel mio culo e mi son sentita dilatare in una maniera pazzesca! Stranamente non ho sentito dolore, ma, quando hanno preso a muoversi, ho avuto un orgasmo così forte che son svenuta. Il dolore forte su di un capezzolo stretto con forza, mi ha ridestato ed essi hanno continuato a pomparmi ancora, facendomi godere un'altra volta; dopo di che si son tirati fuori entrambi. Son crollata in ginocchio sul pavimento, sfinita, mentre sentivo il mio culo ridotto ad una voragine da cui colava di tutto. Intanto la puttanella aveva continuato a tener gli altri due cazzi ben rigidi alternandoli in bocca. Uno dei due si è seduto sul divano e mi ha trascinata su di sé voltata di spalle. Me lo ha infilato davanti e ha preso a scoparmi dal basso velocemente; pensavo che sarebbe venuto rapidamente, invece dopo un po' mi ha fatto sdraiare su di lui e l'altro si è posizionato davanti a me e me lo ha infilato davanti in doppia; anche in questo caso mi son sentita dilatare in una maniera pazzesca! È stato il momento in cui ho sentito un po' di dolore, ma ben presto si è trasformato in piacere ed ho urlato come una cagna; son quasi svenuta, quando entrambi mi hanno sborrato dentro, quasi in contemporanea. Ero distrutta! La ragazza mi ha aiutato a mettermi seduta sul divano e poi è andata a leccare i miei buchi; mentre lo faceva si è girata verso di loro.
«Ragazzi, l'avete aperta proprio bene! Ora sì che questa troia è pronta per i nostri ragazzi!»
Avrei voluto chiedere qualche spiegazione, ma avevo la bocca piena di quello che si era divertito a sfondarmi il culo insieme a Mario. Mi ha scopato la bocca ancora un po' e poi me l'ha riempita di nuovo di sborra. Mi son resa conto che l'unico che non era ancora venuto, era Mario. Si è alzato in piedi ed ho visto che ha rimesso il suo membro dentro i pantaloni, poi mi ha chiesto se avessi capito il sistema da usare per accelerare i tempi.
«Sì... ho capito che mi dovrò far sbattere da voi, ancora qualche volta!»
Si son tutti messi a ridere e lui mi ha sollevato di peso, mi ha messo in piedi sorreggendomi, davanti a lui.
«Credo che tu non hai capito un cazzo! Adesso ti porto a casa mia, fai una bella doccia, poi mangeremo qualcosa insieme, così ti spiego con esattezza cosa ti aspetta! Naturalmente ti scoperò fino all'alba!»
Che notte stupenda! Sono sconvolta da quello che mi aspetta ma, nello stesso tempo e, per la prima volta in vita mia, mi son sentita una puttana usata, come mai mi era capitato. Ho sempre avuto i maschi ai miei piedi, ma quello che ho provato con loro quattro e, in particolare, con Mario, è stato qualcosa che ha fatto emergere in me la troia, quella con la T maiuscola.! Il futuro? Dovrò trascorrere molto tempo in quel cantiere, perché loro non lo sanno, ma il presidente mi ha promesso una generosa ricompensa e una promozione di una certa importanza, se riuscissi a realizzare questo progetto, prima dei tempi stabiliti. E poi... diciamocela tutta... quello che mi hanno prospettato è qualcosa che mi fa bagnare le mutandine solo a pensarci.
Commenti (1)
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In questo racconto mi piace molto il rapporto che c'è tra Anna e Mario! Lui è rude, volgare, duro e dominante. Lei invece abituata a sottomettere i maschi, a usarli a suo piacimento, si trova finalmente a sentirsi usata, sottomessa, dominata, e questo la porta a conoscere la gran troia che è sempre stata presente in Lei, ma che nessun maschio è mai riuscito a fare emergere completamente. Un bel racconto che secondo me merita un seguito!


