Come un sogno

Erika Mellone
21 days ago

Che strano: non mi era ancora capitato di conoscere qualcuno online. O meglio, non credevo di essere capace di provarci io per prima con qualcuno. Forse sapere che ero dietro allo schermo di un cellulare mi faceva sentire protetta e più sicura di me, cosa che non sarebbe mai avvenuta se fossimo stati faccia a faccia. All'inizio parliamo per qualche giorno, confidandoci fantasie che ancora non avevamo osato mettere in atto. 

C'è qualcosa di liberatorio nello scrivere ciò che non si riesce a dire a voce: le parole scivolano via più facili, più audaci, e il desiderio cresce tra i messaggi come brace sotto la cenere.Ed ecco che gli confido una delle mie fantasie più segrete.

"Mi piacerebbe farlo davanti a uno specchio," gli scrivo, quasi trattenendo il respiro mentre premo invio."Be', a casa mia ho uno specchio bello grande… :)"Sorrido. Capisco dove vuole andare a parare, ma ci speravo — perciò faccio finta di nulla. "Mi stai proponendo di vedere lo specchio di casa tua… e verificare quanto sia grande? ;-)"Mi sentivo sempre più sicura di me, sempre più vogliosa. Ma soprattutto mi piaceva la malizia che scorreva tra i messaggi, una malizia percepita e non detta, sospesa come profumo nell'aria. Ogni risposta era un passo verso qualcosa che entrambi volevamo ma nessuno dei due nominava ancora apertamente.I giorni passano e si continua a scrivere. 

Stavo diventando sempre più curiosa, sempre più impaziente. Il desiderio aveva smesso di essere un'astrazione: aveva un nome, una voce, e presto avrebbe avuto un volto. Ed ecco che arriva il messaggio tanto atteso."Ti andrebbe di incontrarci a Milano, a una fermata della metropolitana, e poi di andare a casa mia?"Istintivamente, accetto.Passiamo attraverso il portone e saliamo varie rampe di scale, fino a una ringhiera che percorriamo fino in fondo, arrivando davanti alla porta del suo appartamento. Sento i miei battiti aumentare al pensiero di ciò che avremmo fatto di lì a poco: un misto di timore ed eccitazione che mi stringe lo stomaco in modo tutt'altro che spiacevole.

Entriamo. Attraversiamo la cucina, un piccolo corridoio col bagno sulla destra e — eccolo — un grande specchio sulla sinistra. Lo sfioro con lo sguardo, consapevole di ciò che rappresenta. Arriviamo in camera da letto. Mi offre da bere e chiedo un bicchiere d'acqua, più per darmi un contegno che per la sete. Ammiro la vista sulla Darsena e i Navigli dalla finestra: le luci della sera tremolano sull'acqua come promesse.Ci mettiamo a parlare del più e del meno, un po' imbarazzati, aspettando che uno dei due facesse la prima mossa. 

L'aria tra noi è carica, densa di qualcosa che non ha ancora trovato parola. Ogni pausa nel discorso è piena di significato. Alla fine, lui mi accarezza lentamente un braccio — il tocco è leggero, quasi una domanda — e mi attira a sé, baciandomi. Ha le labbra morbide e piene, il suo bacio inizia con cautela e poi si fa più deciso, esplorando la mia bocca con crescente desiderio. Il suo abbraccio si stringe, e io sento il calore del suo corpo contro il mio.Si stacca per sollevarmi il vestito e togliermelo, poi mi porta sul letto e mi fa sdraiare. Si toglie la camicia lentamente, e io ammiro il suo fisico snello, le linee del suo torso nella penombra. Mi fa allargare le gambe e si posiziona tra di esse, baciandomi il collo e risalendo verso la bocca, il suo respiro caldo sulla mia pelle.Intanto mi strofina la sua erezione lì in mezzo in maniera decisa, facendomi capire senza parole quanto mi desideri.Interrompe un bacio per sussurrarmi a fior di labbra, la voce roca e bassa: 

"Da quanto non ti sentivi così? Ti piace? Dimmelo.""Sì… mi piace." La mia voce esce più flebile del previsto.Mi abbassa il reggiseno e mi lecca prima un seno, poi l'altro, arrivando lentamente ai capezzoli, mordicchiandoli con delicatezza prima, poi con più insistenza. Comincio a gemere, le mie dita si stringono sul lenzuolo."Fammi vedere come prendi l'iniziativa," dice alzando gli occhi verso i miei, con un mezzo sorriso che è una sfida.

Questo mi fa eccitare ancora di più. Dentro di me sapevo già che volevo essere io a prendere il controllo, a dominare — e lui lo aveva capito.Lo faccio sdraiare e mi metto a cavalcioni sopra di lui. Lo bacio profondamente e a lungo, le nostre lingue che si intrecciano, il respiro che si fa affannoso. Scendo sul suo collo, leccandolo lentamente, assaporando il sapore della sua pelle. Poi sul petto: la mia lingua circonda i suoi capezzoli, e sento un fremito attraversarlo.

"Sì, così mi fai impazzire," ansima. "Vieni, andiamo davanti allo specchio."Mi prende per mano e mi guida in corridoio. Mi mette davanti a lui, la sua schiena contro di me, e sussurra all'orecchio: "Guardami mentre ti bacio il collo."Osservo i nostri riflessi nello specchio. La scena ha qualcosa di ipnotico: vederlo mentre me lo bacia, la sua bocca che scende sulla spalla e la morde delicatamente. Siamo entrambi diversi visti così — più reali e più lontani allo stesso tempo.

"Sentiamo quanto sei bagnata."Mi bacia la schiena, infilando la mano nelle mutandine, infilandomi subito un dito dentro. Trattengo un respiro."Sei così bagnata…" mormora contro la mia nuca. "Mi senti contro il tuo sedere?" Annuisco, troppo presa dai movimenti della sua mano per articolare parole. Mi spinge piano contro il muro, tenendomi ferma la testa con una mano e continuando a stimolarmi con l'altra, il ritmo lento e preciso, calcolato per rendermi folle."Vorresti sentire la mia bocca lì in basso? Dimmelo.""Sì," sussurro, la voce incrinata. "Voglio sentire la tua bocca… la tua lingua…"Estrae la mano dalle mie mutandine e mi fa assaggiare il mio sapore sulle sue dita. 

Le lecco avidamente, succhiandole, guardandolo negli occhi attraverso il riflesso dello specchio. Il suo sguardo si fa più scuro.Mi riaccompagna verso il letto e con una spinta decisa mi fa sdraiare. Mi sfila le mutandine, mi afferra una gamba e ne percorre l'interno con la lingua, dal ginocchio fino all'inguine, lentamente, facendomi fremere. Poi risale fino alle mie labbra e dice: "Dimmi cosa vuoi che ti faccia."Lo guardo negli occhi: "Leccamela."

Prendo la sua testa e con ingordigia la spingo verso il basso.Affondo le mie dita nei suoi capelli e lo guido verso l'apertura umida tra le mie cosce. La sua lingua scorre dall'alto verso il basso, lentamente, per poi risalire e soffermarsi sul clitoride, strappandomi gemiti sempre più intensi. Le mie mani accarezzano la sua testa, tenendolo lì, dove voglio. Sento all'improvviso due dita entrare dentro di me, muovendosi veloci mentre mi succhia il clitoride. Comincio a perdere il controllo, i fianchi che si alzano da soli incontro alla sua bocca, un grido che non riesco a trattenere.

Si stacca improvvisamente, facendomi sedere, e posiziona il suo membro avvolto dai boxer davanti al mio viso. Comincio a baciarlo sopra il tessuto, facendogli assaporare e desiderare il calore della mia bocca, il profilo del suo sesso già durissimo ben visibile."Non resisto più. Prendimelo in bocca." La sua voce è quasi una preghiera.Gli sfilo i boxer e lo percorro con la lingua dalla base fino alla punta, lentamente, guardandolo negli occhi. "Guardami mentre lo fai," dice con voce bassa.Lo guardo in viso mentre con una mano gli massaggio delicatamente i testicoli e con l'altra lo afferro saldamente, cominciando a muoverla. La mia lingua si muove veloce sulla punta, e sento le sue cosce irrigidirsi."Oh, sì, così… brava…"Lo accolgo finalmente nella mia bocca, inumidendolo di saliva, muovendola ritmicamente assieme alla mano. Improvvisamente lo prendo dentro tutto, sentendo la punta pulsare contro la mia gola. "Ahhhh…" geme forte. Mi afferra i capelli, scostandomeli dal viso, e comincia a darmi lui il ritmo, le sue anche che si muovono lente e poi sempre più decise.Inizio a succhiare forte, ma lui dopo poco si ferma."Aspetta, così mi farai venire troppo in fretta… Dio, quanto sei brava." La sua voce è spezzata. "Ora però voglio vederti mentre ti tocchi. Masturbati davanti a me."Mi sdraio davanti a lui e con le dita disegno dei cerchi lenti sulle grandi labbra, per poi concentrarmi sul clitoride. Nel frattempo lo guardo mentre si masturba a sua volta, gli occhi fissi su di me. I nostri respiri si fanno sempre più affannosi, stiamo entrambi perdendo il controllo gradualmente, come due mari che si avvicinano alla tempesta."Devo scoparti. Prendo il preservativo — tu continua a toccarti."Si gira, apre un cassetto, ne prende uno, lo apre e se lo infila velocemente con fare esperto. Si mette sopra di me, allargandomi le gambe e posizionando il suo membro all'ingresso. Si spinge dentro di me con un movimento improvviso, deciso, che per un attimo mi toglie il respiro.Sento i miei muscoli interni avvolgerlo, e lo stesso fanno le mie gambe sopra alla sua schiena, stringendolo a me. Mi bacia con passione, gemendo assieme a me.

"Da quanto non ti facevi scopare così?""Da troppo… Ahhh!" gemo a un suo affondo più energico.Adoro come lo fa: si muove lento, ma deciso, fino in fondo, facendomi impazzire a ogni ondata. Mi prende per i polsi e me li blocca sopra la testa, immobilizzandomi, poi mi bacia voracemente il seno.Una mano scende a schermarmi parzialmente la vista, mentre mi sussurra all'orecchio con voce roca: "Mi piace troppo scoparti. Come ti muovi al mio ritmo, come sei calda e bagnata dentro…"Le sue parole mi arrivano dirette lì in basso, facendomi contrarre i muscoli attorno al suo membro, che mi scopa sempre più deciso, il ritmo che sale."Girati. Voglio scoparti da dietro."Mi metto lentamente a quattro zampe, intontita dal piacere. Mi afferra saldamente per i fianchi — le sue mani sono calde, ferme, sicure — e lo sento entrare centimetro dopo centimetro, fino in fondo. Poi comincia a muoversi a un ritmo veloce, abbassandosi per sussurrarmi all'orecchio: "Vuoi che ti morda?""Sì, mordimi!"Sento la sua bocca e i suoi denti dietro la spalla, accompagnati dai suoi caldi gemiti che mi vibrano sulla pelle. Mi fa raddrizzare la schiena per stringermi i seni tra le mani, mentre si muove variando il ritmo: prima veloce, poi lento, poi ancora veloce, sapendo esattamente come tenermi sul filo del piacere senza lasciarmi cadere.A un certo punto gli dico: 

"Sdraiati. Voglio venire mentre sono sopra di te."Lo faccio sdraiare, mi metto sopra di lui e guido il suo membro dentro di me. Ci muoviamo entrambi andando incontro al ritmo dell'altro, ma io non riesco a fare a meno di toccarmi. "Sì," sussurra con voce roca, gli occhi semichiusi. "Mi eccita vederti scoparti mentre ti tocchi."Sento che mi sto avvicinando all'orgasmo, i miei movimenti che si fanno sempre più veloci, i respiri sempre più corti. "Sì, vieni sul mio cazzo, dai, vieni!"Vengo gemendo forte, il piacere che mi travolge come un'onda lunga e potente. Mi accascio sul suo petto, cercando di riprendere fiato. Ma lui non mi dà tregua: mi avvolge con le braccia per tenermi ferma e mi scopa veloce, ansimando pesantemente contro la mia tempia.Poi si ferma e dice: "Vieni. Guardati allo specchio mentre ti scopo."Mi guida ancora una volta davanti al grande specchio in corridoio. Mi fa appoggiare con la schiena contro il muro, mi afferra dietro le cosce e avvolge le mie gambe attorno a sé, penetrandomi con un movimento rapido e deciso. Guardo la scena riflessa nello specchio: i nostri corpi che si fondono, il ritmo che aumenta, i suoi occhi che ogni tanto incrociano i miei nel riflesso — e in quell'incrocio di sguardi c'è qualcosa di più intimo di qualsiasi tocco.

"Ahhh, sto per venire… dove vuoi che ti venga?" chiede tra un respiro e l'altro."In bocca. Voglio sentire il tuo sapore fino in gola.""Oh sì — inginocchiati!"Si scosta da me e mi inginocchio davanti a lui. Lo prendo subito in bocca, succhiandolo forte, la lingua che si muove veloce sulla punta."Ahhhhh, oddio, vengo!" grida.Sento il suo membro pulsare e il calore del suo seme invadermi la bocca, mentre lui mi spinge delicatamente la testa contro di sé. Ingoio fino all'ultima goccia, godendomi il suo sapore. Crolla seduto sul pavimento, la schiena appoggiata allo specchio, gli occhi chiusi."Mi hai distrutto. Sei stata fantastica."Mi lecco le labbra e lo guardo sorridendo, una soddisfazione silenziosa e calda che mi scalda il petto.Ripreso fiato e cognizione del tempo, ci rivestiamo parlando di cose banali, come se ci fossimo risvegliati da un sogno — quella conversazione leggera che si fa strada dopo l'intensità, quando il mondo reale rientra piano, senza fretta.Mi accompagna fino alla macchina, salutandomi con due baci innocenti sulle guance, come se tutto ciò che era appena accaduto appartenesse a un altro spazio, un'altra dimensione."No," mi dice con un sorriso a metà. 

"Voglio che rimanga una serata unica. Come un sogno."Lo guardo negli occhi: "Non lo sarà. Ti assicuro che mi riavrai — e io avrò te."