Che strano: non mi era ancora capitato di conoscere qualcuno online. O meglio, non credevo di essere capace di provarci io per prima con qualcuno. Forse sapere che ero dietro allo schermo di un cellulare mi faceva sentire protetta e più sicura di me, cosa che non sarebbe mai avvenuta se fossimo stati faccia a faccia. All'inizio parliamo per qualche giorno, confidandoci fantasie che ancora non avevamo osato mettere in atto.
C'è qualcosa di liberatorio nello scrivere ciò che non si riesce a dire a voce: le parole scivolano via più facili, più audaci, e il desiderio cresce tra i messaggi come brace sotto la cenere.Ed ecco che gli confido una delle mie fantasie più segrete.
"Mi piacerebbe farlo davanti a uno specchio," gli scrivo, quasi trattenendo il respiro mentre premo invio."Be', a casa mia ho uno specchio bello grande… :)"Sorrido. Capisco dove vuole andare a parare, ma ci speravo — perciò faccio finta di nulla. "Mi stai proponendo di vedere lo specchio di casa tua… e verificare quanto sia grande? ;-)"Mi sentivo sempre più sicura di me, sempre più vogliosa. Ma soprattutto mi piaceva la malizia che scorreva tra i messaggi, una malizia percepita e non detta, sospesa come profumo nell'aria. Ogni risposta era un passo verso qualcosa che entrambi volevamo ma nessuno dei due nominava ancora apertamente.I giorni passano e si continua a scrivere.
Stavo diventando sempre più curiosa, sempre più impaziente. Il desiderio aveva smesso di essere un'astrazione: aveva un nome, una voce, e presto avrebbe avuto un volto. Ed ecco che arriva il messaggio tanto atteso."Ti andrebbe di incontrarci a Milano, a una fermata della metropolitana, e poi di andare a casa mia?"Istintivamente, accetto.Passiamo attraverso il portone e saliamo varie rampe di scale, fino a una ringhiera che percorriamo fino in fondo, arrivando davanti alla porta del suo appartamento. Sento i miei battiti aumentare al pensiero di ciò che avremmo fatto di lì a poco: un misto di timore ed eccitazione che mi stringe lo stomaco in modo tutt'altro che spiacevole.
Entriamo. Attraversiamo la cucina, un piccolo corridoio col bagno sulla destra e — eccolo — un grande specchio sulla sinistra. Lo sfioro con lo sguardo, consapevole di ciò che rappresenta. Arriviamo in camera da letto. Mi offre da bere e chiedo un bicchiere d'acqua, più per darmi un contegno che per la sete. Ammiro la vista sulla Darsena e i Navigli dalla finestra: le luci della sera tremolano sull'acqua come promesse.Ci mettiamo a parlare del più e del meno, un po' imbarazzati, aspettando che uno dei due facesse la prima mossa.
L'aria tra noi è carica, densa di qualcosa che non ha ancora trovato parola. Ogni pausa nel discorso è piena di significato. Alla fine, lui mi accarezza lentamente un braccio — il tocco è leggero, quasi una domanda — e mi attira a sé, baciandomi. Ha le labbra morbide e piene, il suo bacio inizia con cautela e poi si fa più deciso, esplorando la mia bocca con crescente desiderio. Il suo abbraccio si stringe, e io sento il calore del suo corpo contro il mio.Si stacca per sollevarmi il vestito e togliermelo, poi mi porta sul letto e mi fa sdraiare. Si toglie la camicia lentamente, e io ammiro il suo fisico snello, le linee del suo torso nella penombra. Mi fa allargare le gambe e si posiziona tra di esse, baciandomi il collo e risalendo verso la bocca, il suo respiro caldo sulla mia pelle.Intanto mi strofina la sua erezione lì in mezzo in maniera decisa, facendomi capire senza parole quanto mi desideri.Interrompe un bacio per sussurrarmi a fior di labbra, la voce roca e bassa:
"Da quanto non ti sentivi così? Ti piace? Dimmelo.""Sì… mi piace." La mia voce esce più flebile del previsto.Mi abbassa il reggiseno e mi lecca prima un seno, poi l'altro, arrivando lentamente ai capezzoli, mordicchiandoli con delicatezza prima, poi con più insistenza. Comincio a gemere, le mie dita si stringono sul lenzuolo."Fammi vedere come prendi l'iniziativa," dice alzando gli occhi verso i miei, con un mezzo sorriso che è una sfida.
Questo mi fa eccitare ancora di più. Dentro di me sapevo già che volevo essere io a prendere il controllo, a dominare — e lui lo aveva capito.Lo faccio sdraiare e mi metto a cavalcioni sopra di lui. Lo bacio profondamente e a lungo, le nostre lingue che si intrecciano, il respiro che si fa affannoso. Scendo sul suo collo, leccandolo lentamente, assaporando il sapore della sua pelle. Poi sul petto: la mia lingua circonda i suoi capezzoli, e sento un fremito attraversarlo.
"Sì, così mi fai impazzire," ansima. "Vieni, andiamo davanti allo specchio."Mi prende per mano e mi guida in corridoio. Mi mette davanti a lui, la sua schiena contro di me, e sussurra all'orecchio: "Guardami mentre ti bacio il collo."Osservo i nostri riflessi nello specchio. La scena ha qualcosa di ipnotico: vederlo mentre me lo bacia, la sua bocca che scende sulla spalla e la morde delicatamente. Siamo entrambi diversi visti così — più reali e più lontani allo stesso tempo.
"Sentiamo quanto sei bagnata."Mi bacia la schiena, infilando la mano nelle mutandine, infilandomi subito un dito dentro. Trattengo un respiro."Sei così bagnata…" mormora contro la mia nuca. "Mi senti contro il tuo sedere?" Annuisco, troppo presa dai movimenti della sua mano per articolare parole. Mi spinge piano contro il muro, tenendomi ferma la testa con una mano e continuando a stimolarmi con l'altra, il ritmo lento e preciso, calcolato per rendermi folle."Vorresti sentire la mia bocca lì in basso? Dimmelo.""Sì," sussurro, la voce incrinata. "Voglio sentire la tua bocca… la tua lingua…"Estrae la mano dalle mie mutandine e mi fa assaggiare il mio sapore sulle sue dita.
Le lecco avidamente, succhiandole, guardandolo negli occhi attraverso il riflesso dello specchio. Il suo sguardo si fa più scuro.Mi riaccompagna verso il letto e con una spinta decisa mi fa sdraiare. Mi sfila le mutandine, mi afferra una gamba e ne percorre l'interno con la lingua, dal ginocchio fino all'inguine, lentamente, facendomi fremere. Poi risale fino alle mie labbra e dice: "Dimmi cosa vuoi che ti faccia."Lo guardo negli occhi: "Leccamela."
Prendo la sua testa e con ingordigia la spingo verso il basso.Affondo le mie dita nei suoi capelli e lo guido verso l'apertura umida tra le mie cosce. La sua lingua scorre dall'alto verso il basso, lentamente, per poi risalire e soffermarsi sul clitoride, strappandomi gemiti sempre più intensi. Le mie mani accarezzano la sua testa, tenendolo lì, dove voglio. Sento all'improvviso due dita entrare dentro di me, muovendosi veloci mentre mi succhia il clitoride. Comincio a perdere il controllo, i fianchi che si alzano da soli incontro alla sua bocca, un grido che non riesco a trattenere.
