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La baita
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Racconto19 min di lettura

La baita

L'adolescente Noemi marina la scuola insieme alla sua amichetta Jessica, insieme alla quale va a far visita al giovane zio scapolo che vive da solo in un posto immerso nella natura. I tre si lasceranno andare in eccitantissimi atti sessuali.

Eddy Lanotte
2 anni fa · 1.5k letture · 0

Dopo anni di lavoro, sono riuscito nel mio intento: comprarmi una baita in un luogo paradisiaco in cui mi sono stabilito: verdeggiante e montuoso alle mie spalle e con un bel mare di fronte. Vivo da solo, ma gli amici e i parenti vengono spesso a farmi visita. Non soffro la solitudine, anzi mi sento libero. Ogni tanto posso ospitare una donna, ma finora non ho avuto alcuna relazione seria.

Non è stato facile raggiungere questo obiettivo, poiché ho dovuto imparare a risparmiare, rinunciando alle cose superflue, autoproducendo ciò che era necessario e possibile. Così, finalmente, dopo aver accumulato denaro, potei lasciare il lavoro. Odiavo soprattutto il mio ultimo lavoro: consisteva nel persuadere le persone a comprare cose di cui potevano benissimo fare a meno. Lo so, probabilmente non avrò la pensione perché non ho lavorato abbastanza. Ma fino ad allora, almeno sarò libero.

Una mattina ero andato a correre sulla spiaggia. Corro ogni giorno, sia tra i boschi che sulla spiaggia. Fa bene alla salute e perciò, insieme a una corretta alimentazione, è più difficile che si diventi schiavi dei farmaci e degli ospedali.

A fine corsa, mi spogliai e feci un bagno nel mare. Era presto e non c’era ancora nessuno.

D’un tratto però, da lontano, notai due figure femminili che non riuscivo a distinguere. Sembravano graziose. Mi schiarii gli occhi e acutizzando lo sguardo, mi sembrò che mi stessero chiamando.

Una di loro agitava la mano come per salutarmi. Sembrava una ragazzina più o meno diciottenne, così come la sua compagna.

Ma chi era?

Forse avevo capito.

Decisi che era opportuno uscire dall’acqua per vedere bene chi fossero quelle due donne.

Non mi asciugai, presi la mia tuta e le raggiunsi.

Ora vidi bene: «Noemi! Che cosa ci fai qui?»

«Ciao, zio, sono venuta a trovarti. Non ti fa piacere?»

«Certo, ma non dovresti essere a scuola?»

«Sì, dovrei» rise Noemi «ma non ne avevo voglia».

Quale migliore idea, se non andare a trovare lo zio giovane e scapolo che vive da solo in un posto così bello?

«Inutile che io ti chieda se i tuoi genitori sanno che sei qui, vero?»

«No, zio, non dirgli nulla, per favore».

«Tranquilla, puoi contare su di me».

«Lo so, per questo sei il mio zio preferito».

Nel dirlo, mi accorsi che guardava il mio corpo bagnato e in particolare le parti basse.

Anche lei è la mia nipotina preferita, amo la sua dolcezza e il fatto che sia affezionata alla famiglia, anche ai parenti di grado più lontano.

«Ah, lei è la mia amica Jessica, viene a scuola con me».

«È un vero piacere» dissi stringendole la mano.

«Il piacere è tutto mio» rispose la giovane.

Sono entrambe molto belle.

Noemi, la figlia di mio fratello, è alta e magra, ha i capelli castani e mossi, gli occhi verdi ereditati da sua madre. Il seno è piccolo, il culetto anche, le gambe sono lunghe e lisce. Quella mattina indossava dei pantaloncini bianchi, corti e stretti, che lasciavano intravedere le natiche, una canottiera rosa. Si accorse che la stavo osservando e ne sembrò compiaciuta. Sugli occhi aveva messo dell’ombretto. Sulla boccuccia aveva del rossetto rosso. Il trucco la rendeva più sensuale. Di quella bambina innocente che ricordavo, ormai restava ben poco.

Jessica è più bassina, ma più formosa. Indossava una maglietta nera scollata che mostrava le sue tette sode. I capelli neri a caschetto, gli occhi grandi e scuri, le labbra carnose. Anche lei truccata molto bene.

I pantaloncini, anche i suoi bianchi, le coprivano interamente il culo, a differenza di Noemi, ma la forma si vedeva: un bel culo tondeggiante, che mi venne voglia di toccare. Ovviamente, sono un gentiluomo e mi trattenni.

«Non avete portato il costume?» domandai «venite qui e non vi fate neanche un bagno al mare?»

«Sì, li abbiamo negli zaini» rispose Noemi.

«Allora forza, andiamo a casa mia, così vi cambiate».

Percepii uno strano sorriso malizioso che mia nipote rivolse alla sua amica. Io indossavo soltanto i boxer, ancora un po’ bagnati. Le due belle diciottenni mi seguirono in casa. Appena entrammo, mia nipote, senza badare al fatto che ci fossi io, si spogliò completamente. Potei osservare meglio il suo bellissimo corpo. Si sfilò con naturalezza il suo perizoma rosa e lo gettò a terra, sul pavimento. Una cosa del genere a casa sua non avrebbe mai potuta farla, ossessionati come sono i suoi genitori dall’ordine e dalla morale. Ma qui era a casa del suo giovane zio preferito. Vidi che la sua fica era bella pelosa. Ora che era nuda, riuscii ad apprezzare meglio la forma del suo culetto e delle sue tettine.

Mi accorsi che Jessica esitava un po’. Evidentemente pensava: “ma come? La nipote si spoglia davanti allo zio come nulla fosse ed io dovrei spogliarmi davanti a uno sconosciuto?”

Ma il disagio dovette durare ben poco, perché subito dopo anche lei si spogliò. Probabilmente cominciava a sentirsi stimolata da quella situazione.

Ora le ragazze erano entrambe completamente nude, prive di vergogna. Le osservai mentre, piegandosi in avanti per sfilarsi le mutande e indossare i costumi, mi mostravano involontariamente il culo.

«Zio» fece Noemi «e tu non ti cambi? Non vanno mica bene i boxer per fare il bagno al mare!»

«Ero andato a correre» risposi sorridendo «e mi è venuto spontaneo farmi un bagno, non importa che avessi le mutande».

«Sì, ma adesso togli i boxer e mettiti il costume, dobbiamo fare il bagno insieme».

Io esitai. Noemi se ne accorse.

«Dai, non dirmi che ti vergogni. Noi non ci siamo mica vergognate».

In modo maliziosamente scherzoso, si avvicinò a me sghignazzando e fece per abbassarmi i boxer.

«Ma che fai!» esclamai.

«E dai, zio, cambiati e andiamo a farci una nuotata tutti e tre insieme!»

«E va bene!», mi rassegnai. Mi abbassai i boxer e Noemi, divertita, mi guardò il pene: era duro ed era merito di loro due. Si sorrisero, perché lo sapevano.

Indossai anche io il costume e ci avviammo verso la spiaggia. Il sole adesso era più rovente, di conseguenza l’acqua ci sembrava più fredda, ma prendemmo coraggio un po’ alla volta e ci tuffammo. Io mi stesi un attimo sul mare, galleggiando e osservando il cielo azzurro e limpido, dove i gabbiani svolazzavano beati. Poi guardai di fronte a me e vidi le ragazze: quant’erano belle con i capelli bagnati! Sembravano due sirene! Giocavano e ridevano insieme. Parlavano sottovoce fra di loro. Dopodiché si voltarono a guardarmi e, sorridendo, mi raggiunsero a nuoto.

«L’acqua è pulitissima, zio» disse Noemi. Era vero, l’acqua era cristallina, ma quella frase era stata pronunciata come quando non si ha nulla da dire, come una scusa per avvicinarsi. Mi accorsi che mi guardava con aria seria, quasi malinconica, con i suoi bellissimi occhioni verdi e mi accorsi anche che in quel momento la sua mano era finita lentamente sul mio costume a boxer e che tastava sempre di più sul mio cazzo. Non dissi nulla e, sempre galleggiando in acqua, immobile, continuai a fissarla, incantato dalla sua bellezza. Lei ne approfittò e la mano finì questa volta dentro il mio costume. Noemi afferrò il mio cazzo e cominciò a masturbarmi. Incuranti del fatto che Jessica ci stava guardando, perdemmo il controllo e ci baciammo con ardore sulla bocca. Mentre lei mi masturbava, le infilai le mani nel costume, toccandole la fica. Senza nemmeno accorgercene, avevamo chiuso gli occhi e ci baciavamo sempre più intensamente. Con le mie mani le aprii la boccuccia e ci infilai la lingua dentro. Il mio cazzo diventò ancora più duro. A Noemi non fregava niente che Jessica stesse lì e che potesse giudicarci. Cominciai a baciarla per tutto il corpo: il collo e le spallucce esili, le tettine, il pancino e l’inguine.

Le abbassai il costume e, tirando fuori il cazzo, provai a fotterle la fica, mentre Jessica, imbarazzata, non sapeva che fare. Non per la situazione in sé, ma piuttosto perché era stata esclusa. Proprio mentre stavo per infilare il mio cazzo nella fica di Noemi, lei e Jessica si voltarono di scatto, sussultando: la spiaggia si stava popolando. Noemi mi guardò significativamente ed io capii: «vogliamo tornare alla mia baita?»

«Sì, zio» mi disse, sommessamente, ancora eccitata.

Mi avvicinai all’orecchio di Noemi e dissi «non dovremmo escludere la tua amichetta dai nostri giochi, non credi?»

«Sì, hai ragione, è che avevo perso il controllo» rispose chinando il capo, assumendo un’espressione malinconica e imbronciata.

Jessica ci guardò timidamente e confusa. Mi avvicinai a lei.

«Ritorniamo alla baita» le spiegai «qui comincia a popolarsi troppo, i moralisti inizieranno a  rompere le scatole e a insultare».

«Posso lasciarvi soli, se volete» propose Jessica.

Prima di andare avanti…

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