Vai al contenuto
Erotika
Verginella Sfacciata: La Volta In Cui Ho Ceduto All’Amica Di Mia Sorella · Cap. 2
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 2 di 3 12 min di lettura

Foto zozze in topless e dita bagnate nel buio

Il gioco ci è letteralmente scappato di mano a suon di messaggi spinti e scatti espliciti che mi mandavano in corto circuito il cervello. Finché un benedetto weekend senza mia mamma a casa, mi ha servito l'occasione su un piatto d'argento. Qui vi spiego come, nel buio totale e col terrore di farci scoprire, quella finta ragazza dark sia sgattaiolata nel mio letto per farsi mettere le mani addosso per la primissima volta.

SborrateClandestine
5 mesi fa · 1.4k letture · 2

Quel bacio in macchina aveva letteralmente fatto crollare l'ultimo fottuto muro di decenza che c'era tra noi. Da quel lunedì mattina, il nostro rapporto in chat subì un'impennata che mi lasciò spiazzato.

Viola aveva abbandonato del tutto la maschera della tipa apatica e annoiata, trasformandosi in una ragazzina incredibilmente disinibita, zozza e con una lingua che non aveva filtri. Certo, si capiva lontano un miglio che era in gran parte teoria e poca pratica: usava parole forti, cercava di fare la donna vissuta, ma c'era sempre quel fondo di goffaggine tipico di chi sta ancora scoprendo quanto può spingersi in là. Eppure... cazzo se era arrapata. Aveva una fame addosso che mi faceva vibrare il telefono a ogni ora della notte.

Viola: "Oggi durante la versione di latino non riuscivo a stare ferma sulla sedia. Continuavo a pensare a come mi hai toccata in macchina." Gio: "E a cosa pensavi di preciso, ragazzina? Sii più specifica." Viola: "A come mi stavi stringendo. E a come mi sarei messa a cavalcioni su di te se non mi fossi fermata. Sarei scesa fino in fondo." Gio: "A parole siete tutte brave e cattive. Poi però dal vivo arrossisci se ti faccio appoggiare la mano sulla mia tuta." Viola:"Mettimi alla prova la prossima volta, bravo ragazzo. E vedi se arrossisco ancora."

Leggevo quei messaggi e mi veniva da sorridere, ma c'era una parte di me che si incupiva. Mi ricordava i primi tempi con Vittoria: anche noi, alla loro età, eravamo esattamente così. Affamati, insaziabili, pronti a rischiare l'infarto pur di toccarci di nascosto. E poi, immancabilmente, il cervello faceva quel collegamento maledetto: mia sorella ha la sua stessa età. Al solo pensiero che anche lei potesse scrivere robe del genere a qualche stronzo più grande come me, mi veniva il voltastomaco. Un brivido di puro disgusto fraterno che cercavo di seppellire all'istante chiudendo la sua chat e tornando a concentrarmi su Viola.

Le conversazioni si fecero sempre più visive. Viola aveva iniziato a mandarmi foto esplicite, e io stavo al gioco, guidandola e assecondando quel suo esibizionismo acerbo ma letale.

Gio: "Quella cravatta che metti sempre sui top neri mi fa impazzire. Ma sarebbe molto meglio senza il top." Viola: "Sei un maniaco, Gio." Gio: "Voglio vedere la cravatta sulla pelle nuda. E nient'altro. Fammi vedere cosa mi sto perdendo stasera."

Dieci minuti di attesa infinita, poi la foto. Niente viso, solo dal collo in giù. Era in topless. Il seno nudo, abbondante e morbido, era illuminato a metà dalla luce della bajour. Attorno al collo pallido aveva annodato la cravatta scura, lasciandola cadere dritta in mezzo al solco profondo del décolleté. Il tessuto ruvido della cravatta creava un contrasto osceno con la morbidezza assoluta della sua pelle e sfiorava l'ombra dei capezzoli turgidi e scuri. Era un'immagine di una sensualità così prepotente e cruda che mi tolse il fiato. Finii per chiudermi in bagno quella notte, incapace di prendere sonno senza prima aver scaricato la tensione che mi aveva provocato.

Il problema, però, era la logistica. Al di fuori delle notti in chat, vederci da soli era impossibile. Le uniche volte che la beccavo dal vivo era quando veniva a casa mia per studiare con mia sorella. Le vedevo sedute sul divano a fare le idiote, a ridacchiare per delle stronzate e a scolarsi litri di Monster Energy. La guardavo in quei momenti, col suo top aderente e i jeans larghi, e impazzivo all'idea che la stessa ragazzina che rideva per un meme su TikTok la sera prima mi aveva mandato una foto delle sue tette nude con una cravatta addosso.

Ma poi, qualche settimana dopo, il destino (o chi per lui) decise di darmi una mano.

Mia madre annunciò che sarebbe andata a Bologna per tutto il fine settimana a trovare nostro zio, lasciando casa libera a me e a mia sorella. Lei, fiutando l'affare, aveva subito iniziato a supplicare nostra madre di poter invitare due sue amiche a dormire per fare una "serata tra ragazze" in mansarda. Casa nostra, infatti, era un appartamento grande, ma al piano di sopra avevamo un terrazzo indipendente con una bella mansarda spaziosa, dotata di un secondo salone e divani letto.

"Ma sì, dai," aveva ceduto mia madre, ingenua come poche. "Almeno state su, bevete le vostre Monster e parlate di ragazzi senza disturbare tuo fratello che deve studiare."

Io ero appoggiato al bancone della cucina, annuendo in silenzio come il fratello responsabile della situazione. Parlare di ragazzi e bere Monster. Certo. Manco una settimana prima, cercando un caricabatterie, le avevo trovato un pacchetto di sigarette nascosto nello zainetto. Sapevo benissimo che si chiudevano in mansarda per sfumacchiare in pace sul terrazzo.

Ma il dettaglio fondamentale era un altro: una di quelle due amiche era Viola.

I giorni che ci separavano da quel fatidico sabato sera sembravano non passare mai. Le nostre chat notturne erano diventate un misto tra un piano strategico militare e la sceneggiatura di un film a luci rosse, anche se, a dirla tutta, la sceneggiatrice principale era lei.

Viola si faceva dei viaggi mentali allucinanti. Mi scriveva cose che probabilmente aveva letto in qualche romanzo dark romance o visto in qualche video su internet, cercando di fare la donna vissuta.

Viola: "Sabato notte, quando scendo, ti lego al letto e ti faccio impazzire. Non ti faccio venire finché non te lo dico io. ✨" Leggevo e mi veniva da ridere. Una risata bastarda, di petto. Sì, certo, ragazzina. Conoscevo quel tipo di atteggiamento: tanta arroganza a parole, ma sapevo benissimo che era vergine come l'olio d'oliva spremuto a freddo. E la cosa, fottutamente, mi eccitava da morire. Il pensiero di prendere tutta quella sua finta sfacciataggine e trasformarla in gemiti veri mi faceva pulsare le vene.

Io, d'altro canto, essendo il veterano della situazione, dovevo fare la parte di quello pratico. Il brivido andava bene, ma farsi beccare da mia sorella era fuori discussione. Gio: "Frena gli entusiasmi, Christian Grey. Facciamo i pratici: tu non leghi un cazzo di nessuno. Appena mia sorella e l'altra si addormentano, tu sgattaiolerai giù in silenzio. Vieni giù a casa, suoni il campanello e io ti apro subito. Intesi?" Viola: "Uff, togli tutto il divertimento. E se mi faccio beccare?" Gio: "Non ti fai beccare. E quando sarai dentro la mia stanza, fidati che ti farò dimenticare tutte le stronzate che leggi nei libri. Preparati a fare silenzio, perché non potrai urlare." Viola: "Vedremo chi farà silenzio, bravo ragazzo."

Poi, finalmente, il fottuto sabato arrivò.

La serata, in realtà, prese una piega inaspettata. Uscii con Vittoria, andai a casa sua, ordinammo pizza e guardammo un film. E, devo essere onesto, fu una bella serata. Parlammo, ridemmo. Per qualche ora mi dimenticai del casino in cui mi stavo cacciando. Era il mio solito bipolarismo cronico: stavo bene con lei, la amavo a modo mio, ma c'era una parte del mio cervello, quella più istintiva e animale, che non riusciva a spegnersi.

Tornai a casa che era l'una e mezza passata. Parcheggiai la macchina nel vialetto e guardai su. Dalle finestre della mansarda filtrava ancora uno spiraglio di luce, e se mi concentravo potevo sentire il basso ovattato di qualche canzone trap che ascoltavano loro.

Entrai in casa in silenzio, sfilandomi le scarpe nell'ingresso. L'appartamento era buio e silenzioso. Andai in camera mia, mi tolsi i jeans e la camicia, rimanendo solo in boxer. Mi buttai sul letto, il cuore che iniziava a martellarmi nel petto. L'adrenalina della caccia stava cancellando completamente la tranquillità della serata con Vittoria.

Presi il telefono, la luminosità dello schermo che mi accecava nel buio della stanza. Gio: "Sei sveglia?"

Il messaggio risultò visualizzato nell'esatto secondo in cui lo inviai. La notifica di risposta arrivò un battito di ciglia dopo.

Viola: "Sì. Ma anche le altre due."

Imprecai a mezza voce, stringendo il telefono. Gio: "Che cazzo fanno sveglie all'una e mezza? Domani devono andare a messa?" Viola: "Tua sorella ha aperto la terza Monster. Stanno parlando di un tipo di quinta. Non crolleranno presto."Gio: "Trova una scusa. Di' che devi andare in bagno giù perché quello della mansarda ha un problema. Qualsiasi cosa. Io ho il cazzo duro da quando ho parcheggiato, non mi fai aspettare fino alle quattro."

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 3

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista