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Verginella Sfacciata: La Volta In Cui Ho Ceduto All’Amica Di Mia Sorella · Cap. 1
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Capitolo 1 di 3 14 min di lettura

Arrapato dalla ragazzina

quella volta che ho perso completamente la testa per Viola, l'amica formosa e sfacciata di mia sorella minore. Vi racconto come, partendo da un paio di provocazioni in chat alle due di notte, siamo finiti di nascosto nella mia macchina, facendo esplodere la tensione in un primo, disperato approccio.

SborrateClandestine
5 mesi fa · 2.4k letture · 2

Gennaio 2025. Se chiudo gli occhi, di quel mese ricordo solo due cose: i fottuti manuali della mia prima sessione universitaria sparsi ovunque, e il profumo di fumo freddo e vaniglia che ristagnava nel corridoio di casa mia.

Con Vittoria, la mia ragazza , eravamo in piena crisi. L'università mi stava letteralmente prosciugando ogni singola fibra del corpo. Ero uno straccio, perennemente stanco, nervoso e con le occhiaie. E a lei, la cosa non andava a genio. Odiava il fatto che ci vedessimo poco, odiava il mio tono perennemente spento al telefono, e le nostre conversazioni si erano ridotte a una serie di lamentele passive-aggressive. Un inferno.

In mezzo a questo disastro psicofisico, mia sorella minore ha avuto la brillante idea di iniziare a portare a casa la sua nuova migliore amica, conosciuta al corso di canto. Ed è qui che la mia concentrazione è andata definitivamente a farsi fottere.

Ogni scusa era buona per alzarmi dalla scrivania. "Volete un po' d'acqua? Vi porto un caffè?" facevo il fratello maggiore simpatico e premuroso, appoggiandomi con finta nonchalance allo stipite della porta della loro camera. Ma a chi volevo darla a bere? La verità è che ci andavo solo per rifarmi gli occhi. E che occhi.

Lei aveva questa estetica dark feminine che ti fregava il cervello all'istante. Un mix letale tra l'innocenza di una ragazzina e una provocazione sfacciata, roba che le riusciva senza nemmeno provarci. I capelli neri, liscissimi, tagliati di netto appena sopra le spalle, le incorniciavano un viso che sembrava disegnato per farti peccare. Pelle chiarissima, vera, con qualche piccola imperfezione naturale che la rendeva ancora più da mordere, labbra piene e sopracciglia spesse che le davano un'intensità assurda. E poi quegli occhi scuri, pesantemente marcati da un eyeliner lungo e tagliente. Mi guardava sempre con un'aria fredda, diretta, quasi annoiata... ed era fottutamente magnetica. Sapeva perfettamente l'effetto che faceva.

Ma la cosa che mi mandava letteralmente al manicomio era il suo corpo. Fisicamente era formosissima, soprattutto nella parte superiore. Indossava quasi sempre dei top a fascia o dei corsetti aderenti che sembravano sul punto di cedere da un momento all'altro. Il tessuto le comprimeva il petto, spingendo in su un décolleté esagerato e mettendo in mostra un seno abbondante, pieno. Dava proprio quell'impressione di curve soffici e pesanti, estremamente femminili, che ti facevano venire una voglia violenta di affondarci le mani.

Aveva uno stile tutto suo. Io lo definivo "giovanile", non perché a vent'anni io fossi vecchio, sia chiaro, ma perché del mio abbigliamento non me n'era mai fregato nulla. Prima mi vestivo a caso pescando dall'armadio, e ormai la scelta dei miei vestiti era passata in appalto totale a Vittoria, trasformandomi nel classico fidanzato rassicurante e noioso. Lei, invece, era l'opposto. Spalle nude, giacca di pelle buttata lì, bracciali che tintinnavano a ogni movimento e orecchini a croce che le davano quell'aria ribelle. Emanava una sensualità spontanea, urbana, da tarda notte.

E poi c'era il dettaglio finale, quello che mi faceva pulsare il sangue nelle vene: su quei corsetti scollatissimi, sulla pelle nuda del collo e del petto, portava quasi sempre una cravatta da uomo, annodata un po' lenta.

Quel contrasto tra l'accessorio maschile e la morbidezza esplosiva delle sue tette era qualcosa di osceno. Una volta, mentre le portavo un bicchiere d'acqua, si è sporta in avanti per prenderlo. Il top si è abbassato di un millimetro, la cravatta le è scivolata in mezzo al solco del seno, e lei ha alzato quello sguardo freddo e truccato dritto su di me.

"Grazie, Gio," ha mormorato, con le labbra piene appena socchiuse.

Ho dovuto infilarmi le mani in tasca per nascondere l'erezione prepotente che mi stava tirando i pantaloni della tuta. Ero stanco, esaurito e fidanzato, ma in quel momento avrei venduto l'anima al diavolo pur di chiudere a chiave la porta, strapparle via quella fottuta cravatta e farle perdere quell'aria annoiata a suon di spinte contro il muro.

Una cosa tira l'altra, le occhiaie si sommano, ed ecco che arriva febbraio. La fine della sessione infinita iniziava finalmente a intravedersi in lontananza, come un miraggio, e io stavo lentamente ricominciando a respirare.

Nel frattempo, i social facevano il loro sporco gioco. Avevo iniziato a seguire il profilo privato di questa Viola (sì, si chiama Viola, un nome dolcissimo per una che di dolce non ha assolutamente nulla). La cosa assurda è che lei aveva tipo tremila profili, tecnicamente tutti privati, dove postava le stesse identiche foto. Io, per abitudine, seguo chi mi segue senza farmi troppe domande, quindi ci avevo fatto poco caso.

Fino a un mercoledì sera qualunque.

Sarà stata l'una mezza, forse le due di notte. Ero spiaggiato a letto, rincoglionito dallo studio, e apro distrattamente le storie di questo suo fantomatico profilo privato. Ci trovo lo screen di una chat di WhatsApp. Palesemente uno di quei trend di TikTok, ma il contenuto mi ha svegliato meglio di tre caffè.

Viola scriveva: "Amo, ho scritto a crush." L'altra rispondeva: "Amo, perché hai scritto a mio fratello?!"

Ora, io non sarò un genio dell'FBI, ma c'è una sola persona sulla faccia della Terra che conosco che sbatte un fottuto "?!" in quel modo nevrotico alla fine di una frase: mia sorella.

Ho riletto lo screen tre volte. L'idea che la tizia dark, quella con i top a fascia esplosivi e lo sguardo perennemente annoiato, mi avesse salvato in testa come "crush" mi ha fatto scattare un interruttore nel cervello. E non solo lì, a dire il vero. Mi sono sentito invadere da un'ondata di eccitazione immediata, pura e prepotente.

Senza pensarci mezza volta, le ho risposto direttamente alla storia: "A me non è arrivato nessun messaggio 🤥".

Non ho dovuto aspettare molto. Due minuti e il telefono vibra. Viola: "E chi ti dice che parlassero di te? Sai quanti fratelli ci sono in giro? ✨"

Mi sono messo seduto contro la testiera del letto, ghignando da solo nel buio. La storia stava diventando intrigante. Dovevo giocare le mie carte, e questo tipo di dinamiche è proprio come una partita a scacchi, dove ogni pezzo ha la sua funzione esatta per provocare l'altro. Gio: "Vero. Ma conosco solo una persona che abusa del '?!' in quel modo drammatico ed è mia sorella. Quindi, a meno che tu non abbia una tresca segreta con il fratello di un'altra esaurita..."

Viola: "Sei molto attento ai dettagli per essere uno che sembra sempre stanco dalla vita. Comunque, era solo un trend. O magari mi annoiavo e volevo vedere se qualcuno abboccava🤥."

Gio: "E ti diverti a pescare alle due di notte?"

Viola: "Mi diverto a stuzzicare. E tu sei sveglio alle due di notte a rispondere alle mie storie, a quanto vedo. Chi è che stuzzica chi?"

Boom. Maledettamente brava. In quel momento ho capito che non era solo estetica, aveva anche una lingua tagliente che mi faceva impazzire.

Da lì, la conversazione ha preso una piega diversa. Era un crescendo perfetto, fatto di preliminari arguti e di un'attrazione sottile ma innegabile. Ha ammesso, velatamente e con mille giri di parole ironici, che sì, il fratello in questione ero io. Ma ha tenuto botta, non mi ha dato la soddisfazione di un "mi piaci" palese. Mi sfidava.

Tanto abbiamo fatto che siamo finiti a parlare di relazioni. Lei, ovviamente, sapeva benissimo dell'esistenza di Vittoria. Era venuta a casa mia, aveva visto le foto, sentiva i racconti di mia sorella. Eppure, me l'ha buttata lì con una sfacciataggine che mi ha fatto pulsare il sangue nelle vene.

Viola: "Ma tu come fai a stare da tanto con la stessa persona? Cioè, senza offesa eh. Io mi annoio dopo due settimane. Sarà che nella mia vita trovo solo soggetti e persone scontate. E poi non è noioso stare sempre con la stessa persona"

Leggevo quelle parole e la mia testa era già andata a puttane. Me la immaginavo stesa nel suo letto, illuminata solo dalla luce dello schermo, magari con uno di quei suoi corsetti stretti che le comprimevano i seni pesanti e morbidi, le spalle scoperte e quello sguardo da stronza stampato in faccia. Sapeva perfettamente cosa stava facendo. Sapeva che dall'altra parte del telefono c'era un ragazzo stanco, fidanzato, in crisi, che stava diventando duro come il marmo solo leggendo i suoi messaggi. Voleva farmelo venire duro, e ci stava riuscendo senza il minimo sforzo.

Gio: “quando si sta bene con quella persona è più facile e poi…ci sono dei trucchi per non annoiarsi” ho digitato, sentendo il respiro farsi più pesante.

Viola: “ah tipo?”

Ho sorriso, passandomi una mano tra i capelli. Aveva abboccato in pieno, ma se c'è una cosa che so fare bene è tirare la corda proprio quando l'altro si aspetta che io molli la presa. Gio: "I segreti del mestiere non si svelano su ig, ragazzina. E poi guarda l'ora. Domattina io ho lezione e tu devi andare a scuola. Vai a dormire."

Viola: "Uff. Sei noioso. O forse hai solo paura di ammettere che non hai nessun segreto. Notte, bravo ragazzo. ✨"

Ho bloccato lo schermo scuotendo la testa. Maledetta stronza. Sapeva benissimo come colpire nell'orgoglio.

Nei giorni successivi, la nostra dinamica si era assestata su un filo del rasoio continuo. Mentre cercavo disperatamente di farmi entrare in testa diritto romano, il telefono si illuminava. Era lei, direttamente dal banco di scuola.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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