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Erotika
Verginella Sfacciata: La Volta In Cui Ho Ceduto All’Amica Di Mia Sorella · Cap. 3
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Capitolo 3 di 3 14 min di lettura

Sverginata nel mio letto

Tanta arroganza e fantasia in chat, ma dal vivo... tutta un'altra storia. Vi racconto come la sua teoria si sia schiantata contro la pratica mentre le prendevo la verginità tra le mie lenzuola sudate. E siccome non mi faccio mancare niente, vi spiego anche come abbiamo chiuso la nottata in bagno: una sveltina a cavalcioni sulla tazza del cesso e un goffo, ma fottutamente eccitante, lavoretto con la bocca.

SborrateClandestine
5 mesi fa · 2.1k letture · 1

Quella frase, detta con quella voce rotta e quell'urgenza disperata, fu la colonna sonora perfetta per la mia completa perdita di lucidità.

Mi sollevai appena sui gomiti, guardandola dall'alto verso il basso. Era un disastro bellissimo: i capelli neri arruffati sul cuscino, il petto nudo e arrossato che si alzava e si abbassava velocemente, le labbra gonfie e lucide.

"Frena l'entusiasmo, ragazzina," le dissi con un sorriso bastardo, la voce roca. "Arriviamo anche a quello."

Mi allungai di lato, frugando alla cieca sul pouf di velluto scuro che tenevo vicino al letto, dove avevo preventivamente lasciato un paio di preservativi. Le mie dita trovarono la bustina metallica. Feci per aprirla, ma all'improvviso sentii la mano piccola e calda di Viola appoggiarsi sul mio avambraccio.

Mi girai a guardarla. Il rossore che le infiammava le guance era visibile anche nella penombra. Si morse il labbro inferiore, abbassando lo sguardo verso il mio inguine per poi riportarlo sui miei occhi.

"Posso... posso metterlo io?" sussurrò, con una timidezza che faceva a cazzotti con tutte le fantasie perverse che mi aveva descritto in chat per due settimane.

Scoppiai a ridere piano, una risata di petto, calda e compiaciuta. "Sai come si fa o l'hai solo letto nei tuoi libri sconci?"

"So la teoria," ribatté lei, increspando le labbra in un finto broncio che mi fece impazzire.

Le misi la bustina nel palmo della mano. "Tutta tua."

Viola si mise a sedere sui talloni, nuda dalla vita in su. Ma prima di aprire il preservativo, il suo sguardo rimase incollato sul mio cazzo, duro e pulsante. Non ne aveva mai visto, né tantomeno toccato, uno vero dal vivo. La vidi deglutire. Allungò la mano, incerta, e le sue dita fredde e affusolate sfiorarono la punta. Trattenne il fiato, meravigliata da quanto fossi caldo.

Poi, prese coraggio. Chiuse la manina attorno alla mia asta e provò a muoverla su e giù.

Fu... un disastro dolcissimo. La sua presa era goffa, la pressione completamente sbagliata: stringeva troppo la base e scivolava via in modo strano, senza il minimo senso del ritmo. Era palesemente il tentativo imbranato di chi sta cercando di imitare qualcosa che ha visto solo attraverso uno schermo. Nell'erotico, però, la spontaneità vince sempre sulla complessità, e vederla così inesperta e concentrata fu una delle cose più eccitanti della mia vita.

"Ehi, ehi..." sussurrai, fermandole la mano con dolcezza, trattenendo a stento un gemito per l'attrito goffo. "Mi vuoi segare a metà o mi stai solo accarezzando?"

Lei si fermò di scatto, diventando, se possibile, ancora più rossa. "Oddio, scusa... faccio schifo."

"Non fai schifo, sei solo adorabilmente inesperta," le dissi, accarezzandole una guancia e facendole scivolare il pollice sul labbro inferiore. "Lascia stare la sega per ora. Concentriamoci sul preservativo. Apri la bustina."

Con le mani che le tremavano leggermente, strappò l'involucro. Tirò fuori il dischetto di lattice, guardandolo come se fosse un artefatto alieno.

"Ok," la guidai, con un tono basso e rassicurante, posizionandomi meglio. "Guarda il verso. Ora con due dita, pollice e indice, stringi bene il serbatoio... la punta, esatto, così togli l'aria."

Viola annuì, le unghie laccate di nero che spiccavano contro il lattice trasparente. Pizzicò la punta esattamente come le stavo dicendo.

"Brava. Ora appoggialo sulla cappella e srotolalo giù. Lentamente."

Seguì le mie istruzioni alla lettera. Quando sentii l'anello di lattice scendere lungo la mia lunghezza, guidato dalle sue manine incerte ma decise, un brivido mi percorse tutta la spina dorsale. Lei mi guardò dal basso, con gli occhi scuri che brillavano nella penombra, palesemente fiera di esserci riuscita.

"Visto? Sei stata bravissima," mormorai, afferrandola per i fianchi e tirandola di nuovo contro di me. "Ma ora la teoria è finita, Viola. Passiamo alla pratica."

Mi sollevai sulle braccia, posizionandomi esattamente in mezzo alle sue cosce pallide. Viola mi guardava dal basso, con i capelli neri sparsi sul cuscino e gli occhi dilatati, a metà tra il terrore e un'eccitazione che la stava letteralmente divorando.

Prima di fare qualsiasi cosa, decisi di torturarla ancora un po'. Feci scivolare la punta del mio cazzo, ora protetto dal lattice, lungo la sua fessura bagnata. Su e giù, sfiorando il clitoride per poi scendere fino all'ingresso, senza però affondare.

"Gio..." piagnucolò lei, inarcando i fianchi verso l'alto per cercare un contatto che io le negavo sfacciatamente. "Ti prego... mettilo dentro."

"Fai un bel respiro profondo, ragazzina," le sussurrai, piantando i miei occhi nei suoi.

E al suo respiro tremante, spinsi. Lentamente, con una dolcezza che onestamente non credevo di possedere in quel momento di pura fame. Entrai di un paio di centimetri e mi fermai di colpo. Maledizione. Era strettissima. Una morsa bollente e immacolata che mi toglieva il fiato.

Viola cacciò un gemito acuto, quasi una nota di dolore mista a piacere, e mi piantò le unghie laccate di nero nella schiena. "Fa... fa un po' male," ansimò, mordendosi il labbro fino a farlo sbiancare. "Rilassati. Guardami, Sshh..." mormorai, chinandomi a baciarle la fronte e poi le labbra. "Passa subito. Lascia che ti abitui."

Aspettai qualche secondo, sentendo i suoi muscoli che pian piano si rilassavano attorno a me, accettandomi. Poi, con una spinta fluida e decisa, affondai fino in fondo.

Viola spalancò la bocca in un urlo silenzioso, buttando la testa all'indietro. Iniziò a muoversi sotto di me, ma in modo del tutto disordinato: alzava il bacino senza il senso del ritmo, guidata solo da un istinto primordiale che non sapeva ancora gestire. Era imbranata, meravigliosamente inesperta, e questa cosa mi faceva impazzire.

"Piano... segui me," le dissi, afferrandole i fianchi per bloccarla e iniziare a dettare il ritmo.

Iniziai a scoparla con movimenti lenti, estraendomi quasi del tutto per poi riempirla di nuovo. A ogni mia spinta, lei rispondeva con un gemito sempre più profondo, sempre meno sofferente e sempre più sporco. Le pareti della sua figa, strettissime, massaggiavano ogni centimetro della mia asta, facendomi vedere le stelle.

Man mano che si bagnava di più, l'attrito divenne perfetto. Aumentai il ritmo, spingendo con più foga. Il rumore umido dei nostri corpi che sbattevano l'uno contro l'altro iniziò a riempire la stanza. Le sue tette, piene e morbide, sussultavano in modo ipnotico a ogni mia fottuta spinta. Mi abbassai su di lei, seppellendo il viso nel suo collo e lasciandole succhiotti violenti sulla pelle chiara. Con le mani, le afferrai i seni, stringendo quella carne abbondante, impastandola mentre continuavo a scoparla senza tregua.

"Ah! Cazzo, Gio... sì... è bellissimo!" ansimava, perdendo completamente la testa, le dita intrecciate nei miei capelli. "Più forte... ti prego, più forte!"

La stavo portando oltre il limite. Sentivo il suo respiro spezzarsi, i muscoli delle sue cosce tremare contro i miei fianchi.

"Vengo... Gio, oddio, sto venendo!" gridò a mezza voce, stringendomi con una forza disperata.

Esplose sotto di me. La sua figa si contrasse violentemente attorno al mio cazzo in una serie di spasmi fortissimi e ritmici. Viola inarcò la schiena, il corpo teso come una corda di violino, mentre i suoi gemiti si trasformavano in lamenti prolungati e incontrollabili. Tremava tutta, sopraffatta dall'orgasmo più intenso che avesse mai provato.

Di solito, quando una ragazza viene per la prima volta così forte, ci si ferma per farla riprendere. Ma io ero abituato con Vittoria. Ero abituato a maratone più lunghe, e il mio corpo, benché al limite, aveva bisogno di ancora qualche spinta per finire il lavoro.

Non mi fermai. Ritrassi i fianchi e affondai di nuovo, duro e profondo, proprio nel mezzo dei suoi spasmi.

"Ah! No, aspetta... Gio!" squittì lei, iper-sensibile, spalancando gli occhi.

"Non ho ancora finito, ragazzina," ringhiai, abbassandomi a morderle dolcemente il lobo dell'orecchio mentre acceleravo il ritmo in modo spietato.

"È troppo... impazzisco, è troppo sensibile... ah!" gemeva, contorcendosi sotto di me. Era un mix tra un lamento di fastidio e una nuova, devastante ondata di piacere. Non sapeva se spingermi via o tirarmi più vicino, e alla fine decise per la seconda, aggrappandosi alle mie spalle mentre la scopavo con una foga cieca.

Quella reazione, quel sentirla così vulnerabile e ipersensibile alla mia mercé, fu il colpo di grazia. La mia lucidità andò a puttane. Strinsi i denti, spingendo il bacino contro il suo con tre, quattro affondi violentissimi.

"Cazzo..." ruggii, buttando la testa all'indietro.

Il mio orgasmo mi travolse come una scossa elettrica. Mi svuotai dentro il preservativo, con i muscoli della schiena tesi allo spasimo e il respiro azzerato. Mi accasciai lentamente sopra di lei, schiacciandole le tette morbide contro il mio petto sudato, sentendo i nostri cuori che martellavano all'unisono nel silenzio irreale di quella stanza.

Restai immobile per un istante infinito, il viso affondato nell'incavo del suo collo. Poi, piano piano, mi sfilai da lei, crollandole letteralmente addosso di lato. La tirai contro il mio petto, avvolgendola in un abbraccio stretto. Eravamo un groviglio di gambe sudate, pelle bollente e respiri spezzati.

"Stronzo," mormorò lei dopo qualche minuto di silenzio, la voce ancora tremante. "Hai esagerato alla fine... mi hai fatto impazzire, era troppo sensibile."

Sorrisi nel buio, accarezzandole i capelli neri e scompigliati, per poi scenderle lungo la schiena nuda. "Scusa, ragazzina. Te l'avevo detto che io non avevo ancora finito. Ma ti rifarai."

Lei si strinse un po' di più contro il mio petto, nascondendo il viso. "Però... cazzo, Gio. È stato bellissimo. Pensavo che la prima volta facesse molto più schifo, che fosse solo dolore."

"Sono o non sono un esperto?" la presi in giro, baciandole la fronte. Ci scambiammo un bacio lento, pigro, di quelli che sanno di intimità vera e di tensione scaricata. Chiudemmo gli occhi, cullati dal silenzio della stanza, ed entrambi finimmo per sonnecchiare, persi in quella bolla perfetta.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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