Ma il mio radar per i disastri è sempre all'erta. Ad un tratto, ripresi coscienza, sbattendo le palpebre. Guardai l'ora sul telefono illuminato a malapena: quasi le quattro del mattino.
"Viola," sussurrai, scuotendola dolcemente per una spalla. "Ehi. Dovresti salire."
Lei mugugnò, stringendosi ancora di più a me come un koala, facendo la ragazzina capricciosa. "Mmh... no. Sto troppo bene qui. Voglio stare così, fammi dormire."
"Se ti addormenti qui e domani mattina mia sorella scende a cercarti, io devo espatriare in Messico. Dai, su, muoviti."
Sbuffò, con un finto broncio adorabile, e si tirò a sedere sul bordo del letto. Mentre si stiracchiava, la luce fioca disegnò la curva perfetta della sua schiena e dei suoi fianchi. Non resistetti. Allungai una mano e le le strinsi una natica con forza, facendola sussultare.
"Cazzo, Violetta... mi fai venire voglia di riscoparti adesso," le dissi, con la voce di nuovo impastata di desiderio.
Lei mi lanciò uno sguardo malizioso da sopra la spalla e si alzò. Andammo in bagno per sciacquarci. La luce bianca dello specchio era accecante, ma la vista di lei completamente nuda, appoggiata al lavandino, cancellò qualsiasi traccia di sonno. Violetta era letteralmente su di giri, eccitatissima. Invece di lavarsi e basta, iniziò a stuzzicarmi: mi sfiorava con i fianchi, strusciava il sedere nudo contro di me mentre cercavo di lavarmi, mi guardava dallo specchio mordendosi il labbro con quell'aria da dark lady che cercava di ostentare.
"Sei una minaccia pubblica," le dissi, prendendola in giro. Ma alla fine cedetti. L'istinto prese il sopravvento. Tornai un secondo in camera, recuperai un altro preservativo e tornai in bagno.
Mi sedetti sulla tazza del cesso chiusa. "Vieni qui," le ordinai.
Viola non se lo fece ripetere due volte. Si mise a cavalcioni su di me, le ginocchia ai lati dei miei fianchi. Con le dita malferme, provò a guidare il mio cazzo, ora di nuovo coperto dal lattice, dentro di lei. Essendo la sua prima volta "attiva" sopra, era di una goffaggine stupenda. Non trovava l'angolazione, scivolava, si innervosiva.
"Aspetta, non riesco... entra strano," farfugliò, rossa in viso.
"Calma. Faccio io," sussurrai. Le presi i fianchi, la sollevai leggermente e mi posizionai, per poi farla scendere lentamente.
Affondai dentro di lei con un colpo morbido. I suoi gemiti rimbombarono contro le piastrelle del bagno. Anche se l'avevamo appena fatto, la sua figa era ancora incredibilmente stretta, una morsa calda che mi faceva impazzire.
I suoi movimenti, stando sopra, erano incerti e rigidi. Non sapeva bene come usare le gambe e il bacino; l'istinto la portava a saltellare in modo sconnesso, ma proprio quell'inesperienza la rendeva fottutamente sensuale e vera. Per aiutarla, piantai le mani sui suoi glutei nudi, stringendoli con forza e guidando io il ritmo dal basso, spingendo i miei fianchi contro i suoi. A ogni spinta, i suoi seni abbondanti sobbalzavano a pochi centimetri dal mio viso. Mi sporsi in avanti e presi a succhiarle i capezzoli, tirandoli con le labbra e massaggiandole le tette piene con le mani libere.
Viola andò completamente in orbita. La combinazione del ritmo che le dettavo, della penetrazione profonda in quella posizione e della mia bocca sul suo petto la distrusse in un crescendo perfetto, che partiva adagio per arrivare in pochi minuti all'apoteosi dei sensi.
"Gio... Gio... oddio!" iniziò ad ansimare, gettando la testa all'indietro. Il collo teso, i respiri sempre più corti, le unghie conficcate nelle mie spalle.
Iniziò a contrarsi attorno a me con una forza inaudita. Venne con un gemito forte, strozzato, tremando per gli spasmi di un orgasmo fulmineo e potentissimo che le fece cedere le ginocchia.
E, come spesso succede alle ragazze alle prime armi, appena l'ondata passò, la sensibilità divenne insopportabile. Si sfilò da me quasi di scatto, ansimando, e si appoggiò al muro freddo del bagno, le gambe che le tremavano.
"Wow... ok. Basta. Non ce la faccio più," disse, con un sorriso stravolto e il respiro mozzato.
Io rimasi seduto, col fiato corto, a guardare il mio cazzo ancora durissimo. Non ero venuto. La guardai, alzando un sopracciglio con la mia migliore faccia da stronzo. "Tutto bellissimo, eh. Ma io sarei ancora a metà dell'opera. Me lo fai un pompino?"
Viola mi guardò, sgranò gli occhi, e il suo finto personaggio provocatore crollò in una smorfia sinceramente disgustata da ragazzina. "Ew. In bocca? Mmh... no. Non credo proprio, mi fa un po' senso."
Rimasi seduto sulla tazza del cesso, a guardarla con un mezzo sorriso da schiaffi mentre lei si ritraeva, palesemente disgustata all'idea di prendermi in bocca.
"Dai, Vio..." le dissi, allungando una mano per accarezzarle il fianco nudo. "Un po'. Te lo giuro, sto per esplodere, ci metto due secondi." "Gio, mi fa schifo l'idea. E poi sono stanca," piagnucolò lei, incrociando le braccia sotto il seno abbondante in un gesto di difesa che la faceva sembrare ancora più piccola.
"Giusto due minuti. Non ti vengo in bocca, promesso. Mi fermo prima." Sfoderai la mia faccia più implorante. "Mi lasci così? Dopo tutto il lavoro che ho fatto per te?"
Viola sbuffò, alzando gli occhi al cielo. L'atteggiamento da stronza annoiata stava tornando a galla. "Sei un rompicoglioni allucinante. Due minuti e basta."
Sorrisi, vittorioso. Mi sfilai rapidamente il preservativo, buttandolo nel cestino lì di fianco. Lei si inginocchiò sul tappetino del bagno, esattamente in mezzo alle mie gambe. Esitò un attimo, guardando il mio cazzo nudo e pulsante. Poi, con una lentezza quasi timorosa, si avvicinò e fece scorrere la lingua sulla punta.
Si rassegnò. Prese la mia asta con una mano, avvolgendola in modo un po' incerto, e abbassò la testa. Quando le sue labbra calde e morbide si chiusero attorno alla cappella, chiusi gli occhi e lasciai scappare un sospiro roco.
Non era un pompino da pornostar. Era un disastro di inesperienza, ma fottutamente eccitante. I suoi movimenti erano timidi, lenti, senza un vero e proprio ritmo. I denti mi sfioravano un po' troppo spesso, e la quantità di saliva era esagerata perché palesemente non sapeva come gestire la respirazione e la deglutizione lì sotto. Ma sentire la sua bocca umida e calda, vederla dal basso con i capelli neri che le coprivano in parte il viso, gli occhi scuri che ogni tanto mi sbirciavano per capire se stesse facendo bene... era uno spettacolo che mi mandava in corto circuito il cervello.
Mi afferrai ai bordi del lavandino alle mie spalle, stringendo i denti. "Cazzo, Vio... così. Più giù. Usa la lingua."
Lei provò ad assecondarmi, muovendo la testa un po' più velocemente. L'attrito goffo, unito alla tensione accumulata durante tutta la notte, mi portò al limite in pochissimo tempo. Sentivo la pressione esplodere alla base.
"Ok, ferma. Fermati," ansimai, afferrandole dolcemente i capelli per farla allontanare prima che succedesse un disastro. Sapevo che se le fossi venuto in bocca le avrei fatto venire il voltastomaco a vita.
Si tirò indietro, con le labbra lucide di saliva, guardandomi mentre io, con tre o quattro movimenti veloci e rabbiosi della mano, finivo il lavoro. Ruggii a mezza voce, venendo abbondantemente nel palmo della mia stessa mano, mentre lei osservava la scena con un misto di fascino e sincero orrore giovanile.
"Lavandino," farfugliai, alzandomi per sciacquarmi.
Anche Viola si alzò. Si lavò la bocca e il viso, si asciugò e, in silenzio, recuperò il suo pigiamone spesso. Nel momento in cui se lo infilò, la magia sembrò spezzarsi: l'amante disinibita scomparve, e al suo posto tornò la ragazzina, l'amica di mia sorella. Le diedi un bacio a stampo, un po' stanco. "Buonanotte, Violetta." "Notte, Gio," mormorò lei, aprendo la porta del bagno e sgattaiolando su per le scale, leggera come un fantasma.
Io tornai a letto e crollai, come se mi fosse passato sopra un tir.
Da quella notte, le cose cambiarono. Continuammo a scriverci, sì, a differenza di altre mie amanti con cui tagliavo i ponti subito. Ma pian piano, le conversazioni persero mordente. Il fuoco si spense lentamente. Lei si era tolta lo sfizio, aveva vissuto la sua "esperienza proibita", ma era chiaro che per una ragazza della sua età, piena di vita, un rapporto fatto solo di chat notturne e clandestinità con un ragazzo fidanzato era decisamente troppo stretto.
E onestamente? Meglio così. Perché nei mesi successivi ho vissuto con un'ansia perenne addosso. Sul momento mi ero fatto trasportare dall'istinto, ma appena l'adrenalina è scesa, la lucidità ha presentato il conto. Mi svegliavo di notte sudato, convinto che Vittoria avesse letto i messaggi, o che mia sorella mi sganciasse la bomba a cena dicendo: "Ah, Viola mi ha detto che ve la fate".
Invece, il miracolo: ora, a più di un anno di distanza, posso dire che non ci sono state conseguenze. La bomba non è mai esplosa. Mia sorella e Viola sono ancora in buoni rapporti (anche se mia sorella ha mollato il corso di canto e si vedono un po' meno), e con Vittoria le cose vanno avanti con i loro soliti alti e bassi.
Così si chiude la mia unica, vera tresca con una ragazza nettamente più piccola. Ed è strano ripensarci, perché tra tutte le cazzate che ho fatto, lei rimane una delle più belle e torbide. Viola mi attirava in un modo folle, viscerale. Eravamo sbagliati su tutti i fronti, e forse è proprio per questo che è stato così fottutamente perfetto.
Fine storia.
Ti è piaciuto?
racconto per lo più storie della mia vita
Altri racconti di SborrateClandestine
mi è piaciuto davvero tanto questo racconto, è eccitante e intenso...spero di leggerne altri così.