Capitolo 2 - Gola profonda
Continua la relazione incestuosa tra marco e Lucia diventando sempre più intensa
La relazione incestuosa tra marco e lucia continua,passano i mesi ma la routine non cambia.
Tutte le sere immancabilmente si vedono a casa di lei,e Lucia tutti i giorni immancabilmente si prepara e inizia a farsi bella per suo fratello marco.Ormai lucia praticamente vive aspettando che suo fratello arrivi a casa sua e la faccia godere, per lucia suo fratello e diventato la sua unica ragione di vita .
Era venerdì sera e Lucia aveva ordinato una cena di pesce che le. Sarebbe arrivata a domicilio domicilio.
Lucia dopo essersi preparata sedeva sul divano, la schiena dritta, i tacchi alti piantati sul tappeto come due chiodi lucidi. Le gambe accavallate, la vestaglietta di seta che le scivolava appena sopra le cosce. Sapeva cosa stava aspettando. Lo sapeva da ore, da quando aveva infilato quei tacchi e si era seduta lì, con il cuore che batteva piano ma regolare, come un metronomo che contava i minuti. Sul tavolino davanti a lei il bicchiere d'acqua era intatto. Non le serviva.
Girò la testa verso lo specchio appeso alla parete di fronte. La luce della lampada da terra le scavava le clavicole, le illuminava il collo, le rughe sottili intorno agli occhi. Cinquantatré anni. Se li sentiva tutti, ma non nel modo in cui la gente di solito li sente. Non come un peso. Li sentiva come una fortuna. Una 53enne fortunata ad avere il cazzo di suo fratello Marco. Lo pensò senza abbassare lo sguardo, guardandosi dritta nello specchio, quasi con sfida. Poi sorrise, appena, un sorriso privato, da donna che ha smesso da tempo di chiedersi se quello che fa è giusto.
Fuori, in strada, il rombo di un motore. Conosceva quel suono come il proprio respiro. La macchina di Marco. Il cuore le fece un balzo secco, le mani si mossero da sole. Si alzò in piedi, i tacchi che ticchettavano sul pavimento mentre andava verso l'ingresso. Non aprì la porta, non ancora. Prima si fermò davanti allo specchio nell'ingresso, quello stretto e lungo, e si aprì la vestaglietta con un gesto lento, studiato. La seta scivolò dalle spalle ma non cadde: restò appesa ai gomiti, incorniciando il corpo. Le tette cadenti, pesanti, con i capezzoli scuri e larghi, caddero in avanti quando lei si piegò appena verso lo specchio. Sapeva quanto piacevano a Marco. Glielo aveva detto mille volte, con le mani e con i denti. Le piaceva mostrarle così, prima che lui entrasse. Come un'offerta.
La porta si aprì e Marco entrò senza bussare. Non disse niente. I suoi occhi andarono dritti al corpo di Lucia, alla vestaglietta aperta, alle tette che dondolavano a ogni suo respiro. Richiuse la porta con un calcio secco dietro di sé e in due passi fu addosso a lei. La spinse verso il divano, non con violenza gratuita ma con l'urgenza di chi sa già cosa vuole e non ha intenzione di aspettare. Lucia inciampò sui tacchi e cadde seduta sul divano, ridendo eccitata mentre Marco le si inginocchiava davanti e le strappava via la vestaglietta del tutto. Le aprì le gambe con una mano sola. Con l'altra si sbottonò i pantaloni, tirò fuori il cazzo già duro e se lo guidò dentro di lei senza preamboli, con un colpo solo, profondo. Lucia gemette forte, la testa all'indietro, le mani che artigliavano il bracciolo.
Marco la scopò subito con un ritmo duro, animale. Il suono dei loro corpi riempiva il soggiorno: il colpo dei fianchi contro le cosce di lei, il ticchettio dei tacchi che sbattevano contro il bordo del divano, i grugniti di Marco, i gemiti rotti di Lucia. Lei lo guardava dal basso, la bocca aperta, il sudore che le imperlava la fronte. Marco le afferrò le tette, le strizzò forte, le tirò i capezzoli come per punirla di essere lì, pronta, sua. Lucia gridava a ogni affondo, le gambe avvinghiate alla vita di lui, i tacchi che si piantavano nei cuscini. Ma fu questione di poco. Marco le afferrò i fianchi, si ritrasse con un gesto improvviso, lasciandola vuota e tremante. Lucia capì subito. Aprì la bocca senza che lui dovesse chiederlo. Ma Marco aveva già le mani sulla sua testa.
Le infilò il cazzo in bocca fino in fondo, afferrandole i capelli con entrambe le mani. Lucia soffocò all'istante, gli occhi sbarrati. Il sapore di sé sulla lingua di lui, e poi quella violenza. Cercò di divincolarsi, le mani che spingevano contro le sue cosce, i tacchi che raspavano sul pavimento. Ma Marco le teneva la testa ferma, inchiodata al suo cazzo, e spingeva, ancora e ancora. Lucia urlò, un suono soffocato, gorgogliante. I conati di vomito arrivarono subito, uno dopo l'altro, contrazioni violente che non facevano che stringergli il cazzo. Marco grugnì, gettò la testa all'indietro e venne in fondo alla sua gola. A fiotti, senza staccarsi. Lucia sentì il seme riempirle la bocca, scenderle in gola, caldo e denso. Urlava, piangeva, aveva conati continui mentre ingoiava per non soffocare.
Quando infine si ritrasse, con un ultimo strattone ai suoi capelli, Lucia crollò in avanti sulle ginocchia, ansimando, il trucco ormai una maschera sciolta. Restò lì, a quattro zampe sul divano cercando di ritrovare il respiro e aspettò.
Marco non disse nulla. Lucia sentì il peso del suo sguardo su di lei, La stanza era di nuovo ferma, solo il suo respiro rotto e il ticchettio del suo orologio sul tavolo
Lucia sollevò la testa di scatto, i capelli incollati alle guance, gli occhi gonfi. «Ti ho soddisfatto amore mio?», chiese.
Lui rise, con voce calda e rispose. "certo Lucia come sempre non mi deludi mai"
Lei guardò la porta, poi la finestra, poi di nuovo lui. Si portò una mano alla gola, dove sentiva ancora quella pienezza, quel bruciore. Poi distese le dita, si asciugò la bocca . Si ricompose si chiuse la vestaglia e si passo le mani nei capelli,sconvolta e con la nausea che la faceva impallidire, una naussea continua per tutto lo spermachee aveva ingoiato ."Vieni qui "disse Marco, seduto sul divano esausto con il cazzo rilassato.
«Certo», disse Lucia. Che ondeggiando sui tacchi lo raggiunse sedendosi in braccio di lui e appoggiando la testa sulla sua spalla ,scapello il suo cazzo lo afferrò con le unghie smaltate di blu elettrico e con il dito indice iniziò a fare dei movimenti circolari sulla cappella ripulendola dagli ultimi residui di sperma.
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