Un rapporto fraterno particolare

Capitolo 1 - La fortificazione di un rapporto fraterno

Lucia esce dal tunnel della solitudine grazie a suo fratello, ma ben presto diventerà una relazione tossica

I
Iabiab

6 ore fa

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Lucia una donna 53enne separata dal marito,una donna molto timida e riservata che proprio a causa di questa timidezza si ritrova sola,senza amici nella solitudine più totale.L unico riferimento che gli rimane e suo fratello marco 45anni, un uomo tutto dentro un pezzo attraente e dinamico tutto l opposto di sua sorella maggiore. Marco si faceva vedere quasi tutte le settimane dimostrandosi molto premuroso nei confronti di lucia.Ben presto lucia si rese conto che non poteva più fare a meno di suo fratello marco, ne era infatuata la sua ammirazione per lui diventava sempre piu intensa quasi ad eccitarla,tanto che ogni volta che marco la andava a trovare si preparava sempre con tacchi alti e il seno in bella mostra,lucia aveva un seno terza misura piena un po cadente che le donava quella voluminosita che lo faceva apparire sexy.Marco aveva iniziato anche lui a guardare sua sorella con occhi diversi e lei se ne aveva reso conto.le cose continuarono così per mesi fino a quando un venerdì sera marco e Lucia iniziarono una conversazione su wathsapp una conversazione chi si faceva sentire bollente per lucia, marco la riempiva di complimenti quasi a volerla corteggiare, lucia restava sempre sulle sue non facendo trapelare la eccitazione le la pervadeva.alla fine si diedero appuntamento come al solito per il sabato sera.

Lucia si sveglio quel sabato mattina sapendo che non sarebbe stato un sabato come gli altri ,andò a fare la spesa ma dentro si sentiva terribilmente imbarazzata, impaurita e allo stesso tempo eccitata terribilmente eccitata.La sera arrivo presto ,erano circa le 18.30 e marco arrivo da lei suonando il campanello,lucia era in una fase che non sapeva che fare,un clima di tensione eccitante e proibita le pervadeva corpo e mente.

Lucia aprì la porta prima che Marco suonasse una seconda volta. Lo fissò con un sollievo che non riuscì a nascondersi, mordendosi il labbro. Lui entrò e si guardò intorno, poi andò alla finestra e scostò la tenda. La luce ambrata del tramonto invade il soggiorno. Lucia abbassò lo sguardo, sussurrando che senza le sue visite non parlerebbe con nessuno per settimane. Marco si avvicinò, le posò la mano sulla nuca, le dita tra i capelli biondi, e tirò piano. Lei si appoggiò al suo petto, il seno cadente premuto contro il torace, il respiro tremante. Le dita di Marco scesero lungo la schiena fermandosi sull'orlo della maglia.

Le dita di Marco indugiarono sull'orlo della maglia, poi la sollevò con una lentezza che toglieva il fiato. Il tessuto risalì sulla schiena, sul reggiseno, e Lucia trattenne un gemito quando le scoprì il seno cadente, i capezzoli già turgidi nell'aria tiepida. Lei arrossì di colpo e incrociò le braccia sul petto, mormorando un no appena udibile. Marco le strinse i polsi e li allontanò con fermezza. «Lasciami fare Mi prenderò cura di te.» Le baciò il collo, labbra calde sulla pelle che tremava, e Lucia si abbandonò mentre ogni difesa crollava dentro di lei. Lui chiuse la bocca sul capezzolo sinistro, la lingua in cerchi lenti, la mano destra a stringerle il seno destro. Lucia gemette, le dita aggrappate alle sue spalle. Marco le slacciato i pantaloni e li fece scivolare lungo le cosce, esponendo la fica già bagnata. Le sue dita scivolarono tra le grandi labbra, trovandola fradicia.

Le dita di Marco indugiarono un istante nella piega fradicia, poi si ritrassero. Lucia rimase in piedi, le gambe che tremavano, i pantaloni aggrovigliati alle caviglie. Lui la sollevò di peso e la adagiò sul divano, il corpo che sprofondava nei cuscini mentre la luce ambrata della tenda scostata le scivolava sul seno scoperto. Le afferrò le cosce e le piegò verso il petto, le ginocchia larghe, la fica aperta e lucida di bava che si offriva senza più vergogna. Lucia si morse il labbro, gli occhi verdi sbarrati, il respiro rotto.

Marco si slacciò la cintura e libererò il cazzo già duro, la cappella gonfia e violacea. La posiziono contro l'apertura bagnata e premette. La spinta fu lenta, completa, il glande che forzava le grandi labbra e affondava dentro quel calore viscido. Lucia ansimò, e sollevati fianchi, il bacino di lui che sbatteva contro le sue natiche quando il cazzo arrivò fino alla base. Restò fermo un attimo, poi cominciò a scoparla con spinte profonde e regolari, i grugniti bassi che le rimbombavano nel petto.

Lei inarcò la schiena, il seno cadente che ondeggiava a ogni affondo, i capezzoli turgidi puntati verso il soffitto. I gemiti le sfuggivano dalla gola, acuti, involontari, uno a ogni colpo. Marco accelerò, i fianchi che la sbattero con forza, le palle che schiaffeggiavano la fica bagnata con schiocchi umidi. Gli umori di Lucia colavano lungo la piega del divano, la pelle delle cosce lucide.

La presa sulle sue ginocchia si fece più dura. Lei sentì il primo spasmo salire da dentro, la fica che si contrasse e serrò il cazzo in una morsa calda. Il grido che le uscì fu acuto, incontrollato, mentre i fluidi le colavano lungo le natiche e il corpo si scuoteva. Marco ruggì e affondò un'ultima volta fino in fondo, i testicoli schiacciati contro di lei. La inondò di sperma caldo, la fica piena, il seme che fuoriusciva a ogni pulsazione. Il seme di Marco cola dalla fica di Lucia gocciolando sul tessuto del divano.

Restò distesa sul divano, le gambe ancora aperte, lo sperma caldo che le colava dalla fica lungo l'interno delle cosce, denso e lento, fino a inzuppare il tessuto macchiato sotto di lei. Il respiro le tornava a fatica, il petto candido che si sollevava e si abbassava mentre il corpo intero le tremava in piccole scosse residue. Sentiva il seme di Marco scivolarle sulla pelle, tiepido, appiccicoso, e per la prima volta non provava vergogna, non si coprì, non distolse lo sguardo.

Marco si sollevò su un fianco e la fisso in silenzio per un momento, gli occhi scuri che indugiavano sul suo corpo nudo e sfatto, sul seno cadente che ancora aderiva umido alle costole, sulle cosce lucide. Poi allungò una mano e la attirò a sé, la schiena premuta contro il suo petto sudato, le braccia che le cingevano i fianchi. Le posò un bacio lento sulla fronte, le labbra ferme lì, calde, e Lucia sentì il possesso in quel gesto, il modo con cui la teneva come se fosse già sua, da sempre, senza più alcun confine a separarli.

Un dito scese lungo il suo fianco, poi all'interno coscia, e raccolse una goccia di sperma che stava colando verso il ginocchio. Lei rabbrividì al tocco, le carni che si contraevano, un gemito basso che le morì in gola. Marco non disse nulla, le riportò il dito sul ventre e lo passò sulla sua pelle in un cerchio lento, distratto, come un marchio che lei non voleva più cancellare.

La luce ambrata del tramonto entrò dalle tende scostate, il velo leggero che non filtrava più nulla, e si posò sui loro corpi intrecciati, sulle gambe accavallate, sulle macchie lucide che il seme e il sudore lasciavano sulla sua carne. Lucia vide la finestra e capì, senza riuscire a formularlo, che la sua prigione silenziosa aveva trovato una via d'uscita distorta, fatta di quell'odore, di quel caldo, di quelle mani che non l'avrebbero più lasciata sola. Le tende scostate lasciano entrare l'ultima luce del tramonto sui corpi nudi di Lucia e Marco.

Lucia sentì ancora quel dito che le tracciava cerchi lenti sul ventre, la pelle che si tendeva sotto il tocco, il respiro di Marco caldo contro la nuca. Poi la sua mano scattò. Gli afferrò il polso, le dita che stringevano il tendine teso, e lo spinse giù, tra le cosce che si aprirono da sole, un invito sporco e immediato che le partì dal ventre e le attraversò tutta la schiena. Marco non si oppone alla resistenza. Lasciò che fosse lei a guidarlo, il braccio che seguiva la sua presa, e quando le punte delle sue dita toccarono la fica aperta e ancora gonfia, Lucia gemette senza voce, un suono che le morì in gola e si sciolse in un tremito.

Le dita affondarono. Entrarono nella carne bagnata e cedevole, scivolando sul seme che ancora colava da dentro, denso e caldo, mescolato agli umori nuovi che la riempivano. Lucia inarcò la schiena contro il petto sudato di Marco, la testa che rotolò indietro sulla sua spalla, gli occhi chiusi, le labbra dischiuse. Spinse i fianchi incontro alla mano, la fica che si stringeva attorno alle dita come a volerle inghiottire più a fondo, fino in fondo, dove il vuoto bruciava. Marco la penetrò con due dita, lento, il palmo che premeva contro il clitoride gonfio a ogni spinta. Poi curvò la mano, le dita che si piegavano all'interno, cercando e trovando quel punto ruvido che la fece sussultare.

Gemette forte, questa volta. Un suono rotto che si sparse nel soggiorno, tra le tende scostate e la luce ambrata che ormai si spegneva sui loro corpi intrecciati. Il seme di Marco le colava fuori a ogni affondo, gli umori nuovi le imperlavano le cosce, e le dita si muovevano in un ritmo lento ma inesorabile, dentro e fuori, curvi, dritti, di nuovo curvi, come se volessero marchiarla anche lì, nell'ultimo punto inesplorato. Lucia si aggrappò al braccio di lui, le unghie affondate nella pelle, e spinse, si aprì, si offrì senza più alcuna esitazione. Il sapore della resa le riempì la bocca prima ancora di qualsiasi bacio. Sentì l'orgasmo salire dal profondo, un crampo caldo che si attorcigliò alle dita di Marco e le risalì nella pancia, nelle cosce, nella gola che si chiuse attorno a un gemito strozzato.

Poi la squarciò. Il corpo le si scosse in spasmi convulsi, la fica che si contrasse attorno alle dita di lui in una stretta violenta e disperata, e schizzò. Gli umori le sgorgarono sulla mano, sul palmo, le inondarono l'interno coscia già lucido, mentre lei urlava piano, il nome di Marco che le usciva dalle labbra come una preghiera sporca. Lui rimase immobile, le dita sepolte dentro di lei, il petto che vibrava contro la sua schiena a ogni scossa.

Quando gli spasmi si quietarono, Marco ritrasse lentamente le dita. Erano lucidi, coperti di seme e dei suoi umori, e le portarono alle labbra di Lucia. Lei aprì la bocca senza aspettare, senza esitare, e le accolse. Leccò via tutto, il sapore salato e amaro del seme di lui mescolato a quello più dolce e pungente dei propri umori, la lingua che passava tra le dita, le chiudeva, le succhiava fino a pulirle. Marco la guardò fare, gli occhi scuri fissi sulle labbra che si muovevano attorno alla sua mano. E Lucia chiuse gli occhi, la bocca ancora piena, e sentì di essere finalmente, completamente, sua.Dopo quella serata marco e Lucia si vedevano praticamente tutte le sere e per ore si concedevano scopate continue,su quel divano che lei ormai vedeva come il suo nido d amore.dopo alcuni mesi,lucia iniziò ad accusare un malessere generale,nausee ,vomito ,tanto che fu costretta a rinunciare qualche volta anche a vedersi con suo fratello.Poi quel giorno di pieno inverno iniziò a pensare "ma non può essere sono in premenopausa non può essere "

Il test non lasciò dubbi ,lucia era incinta a 53anni, incinta di suo fratello, era incredula,piangeva e rideva insieme paura e felicità si facevano strada nel suo stato d animo.quel giovedì 2dicembre chiamo suo fratello marco invitandolo a raggiungerla subito.

Lucia aspettava seduta sul bordo del divano, il test di gravidanza stretto tra entrambe le mani tremanti, le due linee rosa che le bruciavano negli occhi verdi gonfi di stanchezza. La luce pomeridiana filtrava dalla tenda e le accendeva i capelli biondi, le mani sudate, il cuore che le scoppiava nel petto a ogni rumore dalla strada. Quando sentì la chiave girare nella toppa, il respiro le si mozzò in gola. Marco entrò senza fretta, la giacca appoggiata alla sedia, gli occhi scuri che la cercarono subito, e si fermò a pochi passi da lei con le sopracciglia aggrottate. Lei si alzò, gli andò incontro e gli mostrò il test senza riuscire a dire niente, la mano protesa in avanti come un'offerta disperata. Lui lo prese, lo guardò, e il suo volto si indurì. Il silenzio si allungò finché Marco non glielo rimise in mano con gesto lento e definitivo.

«È positivo», disse Lucia, la voce che tremava. «Sono incinta, Marco. Di te. A cinquantatre anni. Capisci?»

Lui la guardò dritto negli occhi, immobile, il fisico possente che riempiva la stanza. «Lo capisco. Ma questo non cambia niente, Lucia. Tu sei mia sorella. Io ti voglio bene, ma quello che facciamo è solo sesso. Non ci sarà mai una coppia. Mai. Un bambino nato da noi due non avrà futuro nemmeno se nascesse sano capisci?»

Le parole la colpirono come schiaffi. Le lacrime le rigarono subito il viso, calde e salate, e Lucia gli afferrò le mani stringendogliele con forza. «Ti amo, Marco. Ti amo da impazzire. Non sopporto l'idea di perderti, non sopporto che tu possa toccare un'altra. Ti prego, ti supplico, questo bambino è un miracolo, è nostro, è la prova che dobbiamo stare insieme..»

Marco si libererà dolcemente dalla stretta, le si sedette accanto sul divano e le sollevò la maglia scoprendole il seno cadente, le mani forti che le afferrarono i fianchi. Le abbassò i pantaloni lungo le cosce senza dire una parola, la fece sdraiare sulla schiena, le aprì le gambe con decisione. Lucia singhiozzava mentre lui si sbottonava i pantaloni e le prendeva il viso con una mano, obbligandola a guardarlo. «Ti prendo come ho sempre fatto, Lucia. Perché questo è quello che c'è tra noi. Nient'altro ti voglio bene lucia sei mia sorella e mi fai eccitare da impazzire ma non potra mai esserci una relazionetra noi.mi dispiace molto credimi ma il bambinonon puo nascere.»A queste parole lucia aveva una gran voglia di respingere suo fratello di mandarlo via ma non poteva il suo corpo era attratto da suo fratello come una calamita.

Maeco la penetrò con una spinta profonda, il cazzo duro che le si infilò nella fica già umida, e Lucia emise un gemito rotto, le unghie che le tornarono alle spalle di lui affondandosi nella pelle. Marco gira con ritmo regolare, profondo, ogni colpo che le strappava un singhiozzo e un gemito, la fica che nonostante le lacrime gli si bagnava e si stringeva attorno, il corpo che rispondeva contro la sua volontà. Lei piangeva, si aggrappava a lui, il cuore infranto e le cosce che gli si avvinghiavano alla vita mentre lui la possedeva sul divano. Il rumore dei loro corpi, l'umido degli umori, le spinte che facevano scivolare i cuscini. Marco grugnì piano, affondò un'ultima volta e venne dentro di lei, il seme caldo che le inondò la fica e colò subito lungo le cosce sul divano. Lucia sentì quel calore riempirla di nuovo, le dita ancora nella carne di lui, e pensò al bambino che cresceva nel suo ventre mentre Marco, in silenzio, le prendeva la mano e gliela posava sulla pancia.

Marco si staccò da lei, il fiato ancora corto, e Lucia sentì il divano muoversi sotto il suo peso che si spostava per alzarsi. Le sue mani scattarono prima che il cervello potesse decidere, afferrarono il polso di lui con entrambe le mani, le nocche bianche per la forza della presa disperata. «Non andare via. Ti prego, Marco, non lasciarmi qui. Resta.» La voce le uscì rotta, singhiozzante, e si sollevò dal divano per aggrapparsi a lui, il corpo nudo che premeva contro il suo fianco, i seni cadenti schiacciati contro il braccio possente. Il seme di Marco le colava ancora dalla fica lungo le cosce, denso e caldo, le macchiava la pelle mentre si torceva verso di lui, le lacrime che le rigavano il viso. Marco si fermò. La vista dall'alto, gli occhi scuri impassibili, il volto duro come pietra, e Lucia vi meno una pazienza che stava per spezzarsi. «Allora ascoltami bene, Lucia.» La voce secca, autoritaria, senza un'ombra di cedimento. «Io resto. Ma tu sarai mia. Completamente. Sempre. Quando voglio, come voglio. Senza opporsi alla resistenza. Senza chiedere amore. Senza piangere per quello che non ti darò mai.» Le afferrò il mento tra il pollice e l'indice, stringendo quel tanto da obbligarla a guardarlo negli occhi. «Dimmi che hai capito.» Lucia annuì in silenzio, le lacrime che le colavano sulle dita di lui, e sentì qualcosa dentro di sé piegarsi e cedere del tutto. Marco la baciò con forza, la lingua che le entrò in bocca possedendola, le succhiò il respiro insieme al sapore del suo pianto. Poi si sedette di nuovo sul divano, le afferrò un fianco e la tirò verso di sé, facendole capire che il patto iniziava in quell'istante. La mano libera le scese sulla pancia, indugiando sulla curva appena arrotondata, poi scivolò più in basso. Le dita le toccarono la fica ancora bagnata del suo seme, e Lucia emise un gemito roco, il corpo che cedeva contro di lui mentre quelle dita la penetravano di nuovo. Marco spinse due dita dentro, le curvò, facendola sussultare, la schiena che si inarcava mentre la teneva ferma sul divano con l'altra mano. «Sei mia.» La voce bassa, contro il suo orecchio. «E adesso lo sai.» Le dita affondavano piano, insistendo, e Lucia lasciò cadere la testa sulla sua spalla, sconfitta e aggrappata, mentre la luce del tramonto moriva oltre la tenda scostata. Le dita di Marco dentro di lei la trattenevano ferma sul divano, la sua voce che ripeteva «Mia» mentre la luce del tramonto scompariva del tutto.Il giorno dopo piangendo senza lacrime lucia andò ad abortire,gli occhi di medici e infermieri la guardavano come fosse sporca una puttana di 53 anni messa incinta e costretta ad abortire.

La sera dopo marco e Lucia si ritrovarono sempre a casa di lei e sempre su quel divano che li vedeva scopare ormai senza piu alcun ritegno

La luce era ormai spenta, solo il chiarore giallo della lampada addossata alla parete teneva vivo il soggiorno. Lucia restava immobile contro il petto di Marco, il membro di lui ancora dentro di lei, il respiro che le si spezzava a ogni piccolo movimento. Sentiva le lacrime non versate bruciarle dietro gli occhi, e la pancia vuota sotto il suo enorme bastone di carne ,un vuoto che le faceva più male di qualsiasi altro dolore. Sollevò appena il viso, le labbra screpolate dal pianto asciutto, e parlò con una voce così sottile che quasi non uscì dalla gola. «L'ho fatto.» Marco non smise di accarezzarla, il palmo fermo sulla sua pancia. «Che cosa hai fatto?» chiese piano, come se già lo sapesse. «Ho abortito.» Le parole caddero nel silenzio come un taglio. «A cinquantatré anni, come una puttana, sono andata lì, mi sono stesa, ho aperto le gambe e l'ho buttato via.» Le tremò la voce, ma non una lacrima scese: erano tutte ficcate dentro, nel fondo del petto, dove la vergogna le bruciava in volto. Sentì il cazzo di Marco uscire da lei con un rumore umido, poi la mano le salì sul viso e il pollice le passò sotto l'occhio, asciugando qualcosa che non c'era. «Sei stata brava era la cosa giusta ora pero dovrai usare la pillola » le disse, e la voce, per la prima volta, non aveva il comando, ma una specie di sollevazione, di peso che si scioglieva. Lucia lo guardò e negli occhi scuri di lui vide il sollievo: la bestia era stata uccisa, il grembo era di nuovo vuoto, e lui tornava libero. Marco la prese per le spalle e la girò senza sforzo, facendola piegare a pancia in giù sul divano, il volto affondato nei cuscini. Le mani forti le aprirono le native con dita che non tremavano, e Lucia capì cosa stava per accadere. «No, lì no» mormorò, ma il corpo non si oppose: le ginocchia scivolarono sul tessuto, la schiena si inarcò da sola, offrendo quel punto mai toccato. Marco le si inginocchiò dietro, lo sentì appoggiare il cappello del cazzo umido di saliva e residui della sua fica contro il buchino stretto, poi spinse. Il dolore fu un incendio che le salì lungo la schiena. Lucia strinse i denti sui cuscini, le unghie affondate nella stoffa, mentre lui entrava con una lentezza che la apriva centimetro per centimetro, inesorabile. Un gemito roco le uscì dalla gola, un filo di bava le bagnò il cuscino. Marco la teneva per i fianchi, il cazzo che sprofondava nel culo vergine, e quando fu dentro fino in fondo restò fermo un istante, respirando forte contro la sua schiena. Poi cominciò a muoversi, e dai movimenti della fica le colavano gli umori bagnati giù sulle cosce, a bagnare il culo mentre lui la prendeva da dietro. Ogni spinta era profonda, lenta, i testicoli che sbattevano contro il buco bagnato e tiepido, la carne che si apriva per lui. Lucia gemeva senza più parole, il dolore che si mescolava al calore, alla resa, e il divano scricchiolava sotto i loro corpi. Marco grugniva, il respiro pesante, le mani che le stringevano la carne dei fianchi fino a lasciarvi i segni. Poi si irrigidì, un affondo ultimo, violento,e sentì il caldo del suo seme riempirle il culo, dentro in un modo nuovo, impossibile da dimenticare. Il corpo di Lucia tremò da capo a piedi, le dita storte nella stoffa, mentre lui si ritraeva piano e il seme le colava fuori, lento, sul cuscino e sul legno sotto. Marco le posò la mano aperta sulla schiena, si piegò su di lei e le sussurrò nell'orecchio, con voce bassa e stanca: «Mia». Lucia chiuse gli occhi e sentì il seme di lui scivolare ancora, caldo, tra le natiche aperte, sul divano, mentre quell'unica parola le riempiva il vuoto molto più di qualsiasi amore le avrebbe mai dato.

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