«Hai giocato, troia. Ora tocca a noi», sibilò uno.
Mi afferrarono, uno per ogni braccio, e mi sollevarono a terra. Eran...
La bocca dell'uomo mi si schiacciò contro le labbra, la sua lingua mi invase, il suo alito di rum e tabacco mi riempì i polmoni. Lo spinsi via con la forza della disperazione, ma fu inutile. L'altro mi si avvicinò da dietro, le sue mani mi strapparono reggiseno, i suoi denti mi mordevano il collo.
Eri una statua di marmo, e loro erano degli scultori rozzi che volevano farti a pezzi.
«Lasciatemi...» sibilai, la mia voce un filo sottile.
Risero. Una risata sguaiata, brutale, che si mescolava con i lamenti di Maria e Dorita.
«No, principessa. Ora impari», disse quello di fronte a me, mentre mi slacciava i pantaloni. «Ora impari che non sei nulla. Che sei solo un paio di buchi da riempire.»
Il suo cazzo mi si puntò contro la pancia, duro, caldo, pulsante. Lo senti vibrare, un serpente pronto a mordere.
«Guarda che bellezza», disse l'altro, le sue mani che mi schiacciavano i seni pieni, i polpastrelli che mi torcevano i capezzoli fino a farmi urlare. «La nobildonna ha un corpo da puttana.»
Caddi in ginocchio, il legno mi sfuggì di mano. Vidi i suoi stivali avvicinarsi, sentii l'odore del suo sudore e del suo cazzo ancora duro. Poi un'altra ombra si abbassò su di me. Erano in due.
«Hai giocato, troia. Ora tocca a noi», sibilò uno.
Mi afferrarono, uno per ogni braccia, e mi sollevarono a terra. Erano forti, i loro corpi coperti di sudore, i loro occhi lucidi di alcol e rabbia. Mi strapparono via gli ultimi brandelli di seta che mi coprivano, lasciandomi nuda, vulnerabile. La mia pelle andò a contatto con il legno freddo e umido della stiva, un brivido mi percorse la schiena. Uno si inginocchiò tra le mie gambe, l'altro si accovacciò sulla mia faccia. Sentii il calore dei loro corpi, l'odore acre del loro desiderio, il loro respiro pesante che appannava l'aria. Ero un animale in trappola, e i cacciatori stavano per fare il loro pasto.
«Succhia, puttana!» mi ordinò quello sopra di me, afferrandomi i capelli e spingendo la sua erezione contro le mie labbra serrate. La sentii pulsare, viva, contro la mia pelle.
Una mano violenta mi strappò via di bocca il cazzo che mi stava per penetrare. Non fu pietà. Fu puro panico.
«ASPETTA!» urlò una voce, un tipo tarchiato con un orecchio a punta e occhi da topo. «Il Capitano! Ha detto che la nobildonna è per lui! Se la trova già sfondata, ci ammazza con le sue stesse mani!»
Il pirata sopra di mi si bloccò, il cazzo ancora pulsante. Il suo volto, contratto in una maschera di rabbia frustrata, si girò verso il compagno. Era il ghigno di un leone a cui è stato rubato il pasto.
«E questa puttana ci ha ammazzato Sgombro!» ringhiò l'altro, indicando il corpo esanime del gigante. «Dobbiamo farla pagare!»
«E la pagherà,» sibilò il topo. «Ma non con la fica. Non ancora. Copritela. Subito. Con gli stracci. E sbrigati!»
Con una brutalità rabbiosa, mi strapparono di dosso. Uno di loro afferrò i brandelli del mio vestito, ma li scagliò via con disprezzo. «Troppo puliti,» borbottò. Si voltò e afferrò un sacco di iuta usato, grezzo e puzzolente, che probabilmente conteneva patate marce. Me lo gettò addosso come a un cavallo. Il materiale ruvido mi graffiò la pelle, l'odore acido mi fece venire le lacrime agli occhi. Mi legarono di nuovo i polsi, ma in fretta, con nodi goffi, la loro attenzione altrove.
Mentre mi rivestivano con quei sudici stracci, la loro rabbia, senza più me come bersaglio diretto, si riversò sulle altre due con una violenza raddoppiata. Era come guardare un branco di iene che, spaventate dal leone, si rivolgono contro le carcasse più deboli.
«Tu!» urlò il topo, indicando Maria, che era accasciata sul pavimento, il corpo tempestato di lividi, lo sperma che le colava lungo le coscie. «Sei la prossima!»
La tirarono su come un sacco di patate. Il suo corpo non oppose più resistenza, era un burattino senza fili. La appoggiarono supina su una cassa di legno, le gambe penzoloni debolmente. Uno dopo l'altro, si avvicinarono. Non c'era più l'eccitazione di prima, solo una furia cieca, un bisogno di sfogare la frustrazione.
Il primo entrò in lei senza cerimonie, con un colpo secco che fece sobbalzare il suo corpo esanime. Il cazzo sprofondò nella fica già rovinata, bagnata di sperma e sangue. Lui la scopava con movimenti rapidi e convulsi, il volto contorto in una smorfia di rabbia. Si godeva il suo potere, la sua capacità di distruggere.
Il secondo si accovacciò sul suo viso. «Apriti, puttana!» ordinò, ma le labbra di Maria erano semichiuse, un filetto di bava le scendeva dal mento. Lui, arrabbiato, le schiaffeggiò, forte. La sua testa sbatté contro il legno della cassa. Le sue palpebre tremolarono. Lui ne approfittò, le infilò le dita in bocca e la forzò ad aprire, spingendoci il suo cazzo. «Succhia, succhia!»
Il terzo la picchiava, i suoi pugni si abbattevano sul suo stomaco, sui suoi seni, sulle sue cosce. Ogni colpo era un tuono sordo, seguito dal rantolo secco di Maria. Il suo corpo si contraeva a ogni pugno, un ritmico spasimo di dolore.
Io guardavo, immobile, il corpo coperto di iuta puzzolente. Sentivo il mio cuore battere all’impazzata, non di paura, ma di una furia gelida. Ogni singolo pugno, ogni singolo affondo, era un ago che mi trafiggeva l'anima. Ogni loro risata era una pietra che si aggiungeva al muro del mio odio.
Dopo che ebbero finito, dopo averla riempita da tutti i lati, dopo averla usata e sfruttata fino allo sfinimento, si allontanarono, lasciandola lì, supina sulla cassa, il corpo nudo e martoriato, un mucchio di carne insanguinata.
Ma non era finita.
«Non è abbastanza,» sibilò il topo, i suoi occhi da topo brillanti di cattiveria. «Merita una punizione. Per Sgombro. Per quello che ci ha fatto fare.»
Mi si avvicinò, il suo volto a pochi centimetri dal mio. Sentii il suo fiato puzzolente di rum e rabbia. «Tu hai causato tutto questo, principessa. Questa è la tua punizione. Tu guarderai.»
Si girò verso Maria. Prese a calci la cassa su cui giaceva, facendola crollare a terra. La ragazza si rannicchiò in posizione fetale, un gesto istintivo di protezione.
Il primo pirata, quello che l'aveva presa alla gola, si avvicinò. Le diede un calcio nel fianco, con una forza tale da farla rotolare su se stessa. Maria emise un gemito soffocato, un suono debolissimo, quasi inudibile sotto le risate dei pirati.
Poi iniziò il pestaggio.
Non c'era più sesso, non c'era più lussuria. C'era solo la rabbia. Pugni, calci, schiaffi. Il suo piccolo corpo rimbalzava sul legno come un sacco di sabbia. Sentivo il suono sordo delle ossa che si spezzavano, il rumore umido della pelle che si lacerava. Il suo viso diventò una maschera di sangue, i suoi occhi gonfi e chiusi.
Io guardavo. Non potevo distogliere lo sguardo. Ogni colpo era un chiodo che mi conficcava nel cervello. Ogni suo rantolo era una coltellata al mio cuore. Era una tortura per me, uno spettacolo orribile che mi si stampava nella retina.
La rabbia dentro di me cresceva, una fiamma che diventava un incendio. Sentivo il sangue ribollire nelle mie vene, il desiderio di strappare gli occhi a quegli uomini, di farmi giustizia con le mie mani. Ma ero immobilizzata, legata, impotente.
Il pestaggio continuò, implacabile. Il suo corpo diventava sempre più un ammasso informe di carne e sangue. I suoi gemiti si fecero più deboli, poi cessarono del tutto. Il suo petto non si mosse più.
Solo allora si fermarono. Erano tutti senza fiato, i loro corpi coperti di sudore, i loro volti contorti dalla fatica e dalla soddisfazione.
«L'ha presa,» disse il topo, con un ghigno. «La stronza ce l'ha fatta.»
Si avvicinarono al corpo senza vita di Maria, lo guardarono per un momento, poi si voltarono verso di me.
«E adesso, principessa?» chiese uno. «Cosa facciamo con lei?»
Il topo sorrise. «Lasciatela qui. Guardi. Guardi il suo capolavoro.»
Si allontanarono, risalendo le scale, lasciandomi sola con i cadaveri. Il gigante in una pozza di sangue, Maria con il corpo martoriato, Dorita che singhiozzava debolmente in un angolo, la sua mente forse distrutta per sempre.
Ero sola nella stiva buia. L'odore di morte e sperma mi riempiva i polmoni.
Ti è piaciuto?
Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!
Altri racconti di Alessia
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.