Capitolo 2 - La sua prima volta.
Sì, decisamente non sei molto dotato, ma lui l’ho solo intravisto.
4 ore fa
Ci vestiamo e la raggiungiamo. La cena è superba; ha cucinato tutto alla perfezione. Dopo il dolce ci accomodiamo sul divano, vicino al caminetto. Io mi siedo su di una poltrona, lui sul divano e lei, dopo averci portato il caffè, si distende quasi su di lui.
«La cena è stata di tuo gradimento?»
Chiede rivolta a me, poi si alza e raccoglie la tazzina che ancora tenevo tra le mani; lui mi fa un cenno d’intesa, mente lei ci volge le spalle.
«Sei una perfetta e brava cuoca; Carlo è davvero fortunato ad avere affianco una donna come te.»
Lei sorride compiaciuta e mi ringrazia per il complimento.
«Certo che lo sono, ma lei, purtroppo, non è stata fortunata come me.»
Esordisce lui e lei gli rivolge uno sguardo molto sorpreso.
«Dimmi cara, sei consapevole che, in quanto a certe dotazioni, la natura è stata abbastanza avara con me? Ti chiedo questo perché ci hai visti entrambi nudi e, di certo, non puoi non aver fatto il debito paragone; sei convinta che lui abbia davvero un gran bell'arnese fra le gambe?»
Lei rimane un attimino perplessa e non fa niente per celare al marito la sorpresa che quelle sue parole le hanno provocato. Io me ne sto tranquillo ed osservo con attenzione la sua reazione: non mi sembra affatto turbata, bensì alquanto rilassata ed è con quel tono che risponde:
«Sì, decisamente non sei molto dotato, ma lui l’ho solo intravisto.»
Con ciò volendo quasi affermare di non aver proceduto ad alcun paragone. Io, intanto, mi sto eccitando e noto che lui è nelle stesse mie condizioni, ma con la differenza che il mio bozzo è molto più evidente.
«Allora, perché non ti avvicini a noi e ce li osservi per bene?»
Propone lui e mi invita ad alzarmi in piedi, davanti a lei. Dopo un momento di esitazione, lei si avvicina, si mette fra noi due e si siede sul divano. Lui apre la patta dei pantaloni e tira fuori il suo cazzo eccitato, che sembra un po' più grande, ma non di molto. Io attendo che lei giri lo sguardo verso di me, poi lentamente lo tiro fuori. Lei, da seduta, si trova all’altezza dei nostri membri, li prende in mano, ne saggia la consistenza, poi, lentamente, sega un po' lui, che però la fa rivolgere verso di me.
«Guarda e senti quanto è duro e potente; egli è felice di fartene dono e non vede l’ora che tu possa provarlo.»
Mentre parla, prende a segarsi lentamente. Lei lo guarda perplessa, esita un poco e, poi, fra il serio ed il faceto, gli risponde:
«Sei proprio sicuro che questo è quello che vuoi? Sei convinto? Io mi trovo bene anche con te, non mi son mai lamentata; certo, lui ha un cazzo bellissimo e, se mi chiedi di godermelo, lo farò solo per te.»
Lui ha il viso raggiante e le fa cenno di sì con la testa.
«Dai, amore, goditi questo bel cazzone, lascia che ti prenda in tutti buchi; dai, non esitare, lo desidero più di ogni altra cosa al mondo.»
A quelle parole, lei si è girata verso di me, mi ha guardato con voluttà, poi, afferrato il mio cazzo con la mano, ha preso a segarmi piano, cercando di seguire la mia reazione. Era qualcosa di meraviglioso: la delicatezza del gesto, la maestria, mi stavano scombussolando i sensi. Lui si è abbassato di lato ed ha cominciato a spogliarla. Liberatala dalla camicetta, ha fatto scattare il gancio del reggiseno e due tette favolose sono balzate prepotentemente fuori, bellissime. Lei ha preso a leccarmi lentamente la cappella; sentivo la sua lingua scorrere lungo tutta l’asta, leccare le palle e poi risalire lentamente, fin quando ha serrato le sue rosse labbra intorno al glande. Lui l’ha fatta alzare e lei, senza staccare la bocca dal membro, gli ha permesso di abbassarle i pantaloni. Con un movimento lento, lui l’ha spogliata completamente.
Poiché lei era in piedi davanti a noi, ho avuto l'impressione come se ci si fosse materializzata una DEA, qualcosa non di questo mondo. Ho potuto ammirare il suo meraviglioso culo, la rotondità dei suoi glutei era spettacolare e non ho potuto far a meno di allungare la mano per carezzarglieli. Lui si è inginocchiato dietro di lei ed ha cominciato a leccarla, provocandole un lungo gemito, emerso dalla sua bocca piena di me. Ho sentito fremere il suo corpo, scosso da un lungo brivido. Carlo, dopo un po’, si è alzato in piedi e, da dietro, l’ha presa con decisione.
«Lo so che non vedi l’ora di avere lui, ma sarà bene che io ti schizzi dentro un po’ della mia sborra così da lubrificarti e far scorrere meglio il suo, tanto più grosso. Intanto succhialo bene e bagnalo che fra poco ti scoperà come si deve!»
Eccitato dal gioco, è venuto quasi subito. Lei è rimasta ferma per un istante, poi si è girata e l’ha guardato; lui se n'è uscito e lei, rivolta a me, ha chiesto di prendere il suo posto. Si è staccata con la bocca dal mio cazzo e, distesa sul divano a cosce aperte, mi ha invitato con le braccia tese ad adagiarmi su di lei. Lui, segandosi, ci osservava con occhi di fuoco; nonostante la sborrata, era ancora in tiro. E lei:
«Vieni, prendimi; fa vedere a questo cornuto cosa significa scopare una donna. Fammelo sentire tutto dentro, ma fa piano; dimensioni come le tue, per me sono una cosa assolutamente nuova.»
Ho appoggiato la cappella fra le labbra della sua figa sbrodolante ed ho cominciato a spingere lentamente. La sentivo aprirsi man mano che la penetravo e le davo tempo per abituarsi a me; la sentivo veramente stretta, mentre spingevo ed entravo dentro; lei mi guardava con occhi pieni di languore, la bocca aperta senza emettere alcun suono ed io avvertivo che le pareti della sua vagina si aprivano, permettendo il passaggio del mio palo: quelle sensazioni, mie ma anche sue, le provocavano moltissimo piacere.
«È bellissimo! Sapessi come ti sento? Spingi! Dammelo tutto!»
Ho spinto fin quando ho sentito la cappella sbattere sul fondo dell’utero. Son rimasto immobile, le ho dato il tempo di abituarsi al mio ingombro; lei si è girata verso di lui che si stava segando con gli occhi spiritati, era al massimo dell’eccitazione.
«Dai, spaccala, falle sentire il tuo cazzo fino in gola, dai, spingilo tutto dentro!»
Il suo incitamento era del tutto inutile, le avevo spinto dentro tutta la verga e le palle le battevano sul perineo. Lei, dopo aver guardato lui, si è rivolta a me:
«Dai, magnifico toro, scopami, dai, fammi godere, facciamo vedere a questo cornuto cosa significa godere e tu, che hai voluto tutto questo, goditi la scopata che sto facendo con lui; dai, Luca, pompami, fammi impazzire.»
Ho incominciato un lento va e vieni. Ho impresso il mio ritmo alla pompata e lei ha cominciato a godere sempre più forte; urlando di sbatterla ancor di più, ha goduto, urlato e goduto di nuovo; ero quasi al limite, lei se ne è accorta.
«Sei pronto a sborrare, vero?»
Mi ha chiesto fermando il mio corpo. Allora mi ha fatto sfilare, ha ordinato a lui di distendersi supino, si è inginocchiata, poggiando la sua figa aperta, a contatto della sua bocca.
«Leccami e, mentre lo fai, mi farò inculare da lui; è troppo bello sentirlo dentro, che non voglio perdere questa occasione; Luca, ti prego, scopami nel culo, ma fa piano: lì, sono quasi vergine.»
Mi sono inginocchiato dietro di lei; sentivo la bocca e la lingua di lui che le succhiava il clito; ho indugiato un poco, ho abbassato la punta e ho sentito la sua bocca ghermire il mio cazzo. L’ha succhiato un poco, bagnandolo di saliva, lei ha allungato il braccio dietro di sé, me lo ha preso in mano e l’ha appoggiato sul suo buco, per poi invitarmi ad entrare.
«Dai, spingi…sì, ti sento, mi apri, spingi! Oddio, mi spacchi, sei enorme…aahhii!»
A quelle grida, mi son fermato, lei si è voltata e con occhi di fuoco mi ha gridato:
«NO! Che fai, ti fermi? Spingilo tutto dentro, mi devi spaccare il culo! E tu, cornuto, leccami, fammi sentire la lingua, succhiamela e mangiamela tutta!»
L’ho afferrata per i fianchi e, in un colpo solo, le ho piantato tutto il cazzo dentro. Ho cominciato a pomparla, senza più nessun riguardo. Lei godeva e lui le tramestava la figa a colpi di lingua.
«Dai, Luca, spaccale il culo a questa troia! Dai, falla godere come una vacca, dai…ancora più forte!»
«Ti sfondo, vacca che non sei altro, ti rompo il culo e, fra poco, te lo riempirò di sborra!»
Le ho gridato. Sentivo l’orgasmo imminente. Lei, dopo l’ennesimo urlo di piacere, mi ha fermato di nuovo, si è girata e mi ha guardato con due occhi carichi di tanta lussuria.
«Ti prego, non dentro il culo; sì, vorrò sentirla anche lì la tua sborra, ma questa prima voglio sentirla dentro l’utero: è da tempo che non sento questo piacere: ti dispiace riempirmi la passera?»
Era un invito il suo che non poteva esser disatteso, per cui mi son fermato e sfilato da lei: ero davvero al limite. Si è alzata e sistemata sul bracciolo del divano, con un piede sulla seduta e l'altro per terra, offrendo la fica, oscenamente aperta. Mi son avvicinato, le ho sollevato le gambe, ho appoggiato la punta sulla figa aperta, dilatata e sono entrato di nuovo in lei. Sono entrato molto più facilmente rispetto a prima, lei ha cominciato a tremare. In un momento ero tutto dentro di lei, fino in fondo. Mi ha cinto i fianchi con le gambe, incrociandole dietro di me e, di fatto, ha bloccato i movimenti: ero inchiodato dentro di lei e son rimasto immobile. Poi mi son reso conto che tutto il canale vaginale, così come i suoi muscoli pelvici, hanno preso a contrarsi e rilassarsi ritmicamente, era come se mi stesse mungendo il cazzo con la vagina; io, immobile, avvertivo il piacere, risucchiato dai suoi muscoli. Immobilizzato, ho preso a contrarre i miei muscoli del pene e lei l’ha percepito. Ha preso a tremare come scossa da una scarica elettrica ed il mio orgasmo è esploso incontrollabile, dentro di lei. L’ho sentita stringere ulteriormente le gambe, quasi temendo che potessi uscirne, mentre lui si è segato e ha sborrato con noi.
«Che bello! Luca, schizza tutto dentro di lei…Schizzo pure io!»
Per un lungo momento siamo rimasti immobili ed in silenzio; io, lentamente, ho ripreso a muovermi dentro di lei che, dopo aver goduto, ha sciolto le gambe, liberandomi i fianchi. Ancora eccitato e, con il cazzo che nemmeno si sognava di ammosciarsi, ho ripreso a pomparla con ritmo sempre più forte e veloce. Lei ha ripreso a godere e sentivo la sborra schizzare fuori ad ogni affondo, lei si è girata ed ha detto al marito di rimettersi sdraiato; poi si è risistemata nella stessa posizione di prima, e gli ha intimato:
«Dai, cornuto mio, lecca la sborra del maschio che mi ha fatto tanto godere; leccami, mentre io ora lo riprenderò nel culo; ti prego, Luca, inculami di nuovo e, questa volta, sborraci anche!»
Carlo non ha esitato un momento, si è rimesso disteso e lei sopra; lui le ha aperto le chiappe e lei mi ha afferrato il cazzo e, con un sorriso di compiacimento, mi ha chiesto di entrare dentro di lei. Sono entrato come un toro scatenato, l’ho inculata con forza e lei ha cominciato ad urlare di nuovo il suo godimento.
«Sei tremendo! Bravo, sfondami il CULO!»
L’ho pompata per circa quindici minuti; era fantastico sentire le sue grida di piacere e la lingua di lui che, da sotto, leccava lei, ma lambiva anche me. Poi mi son reso conto di essere in procinto di schizzare di nuovo, per cui mi son piantato tutto in lei e le ho sparato dentro tre schizzi in rapida successione, mentre lei raggiungeva, anche sotto l’azione del suo lui, l’ennesimo orgasmo. Lentamente ci siamo sciolti dall’amplesso; lei aveva il viso stravolto dal piacere, lui era raggiante di felicità ed io prendevo atto di aver vissuto un momento senza precedenti, che sarebbe stato difficile dimenticare.
«Grazie Luca, per averle fatto provare tanto piacere, sei un vero amico; amore, spero che ti sia piaciuto e che, in futuro, gli permetteremo di tornare, vero?»
Ha detto Carlo.
«Sì, è stato effettivamente travolgente. Ho visto che è piaciuto tanto anche a te. Ti sei segato almeno tre volte, quindi, se non hai nulla in contrario, tu questa notte te ne andrai a dormire in camera di Luisa, mentre io e lui staremo nel nostro letto. Se Luca non è sfinito, vorrei continuare la notte di sesso appena cominciata.»
Detto questo, mi ha preso per mano e raggiunta la scala, ha cominciato a salire, poi si è fermata e, rivolta ancora a lui, gli ha detto:
«Metti tu a posto qui, tanto hai tempo; poi, domani mattina, ci porterai la colazione a letto. Fai in maniera di svegliarci in tempo, lui deve prendere un aereo.»
Lui le ha sorriso soddisfatto e noi siam saliti in camera; la notte è proseguita con ancora tanti orgasmi da parte di entrambi: sembrava insaziabile ed ha perfino ingoiato la mia ultima sborrata. Al mattino, lui ci ha svegliato dolcemente, presentandosi con un vassoio contenente biscotti e caffè.
«Grazie, Luca, ti sarò sempre debitore per il piacere che hai dato a mia moglie; e tu, amore, che ne pensi di questo maschio che ti ha fatto tanto godere? Mi sono segato tutta la notte, mentre vi sentivo godere; siete stati meravigliosi.»
Lei mi ha carezzato una guancia, mi ha baciato e poi, sorridendo, gli ha risposto:
«Carlo, dolcissimo amore, cosa vuoi che dica? Se Luca mi vorrà ancora scopare, io sarò sempre a sua disposizione e, dopo di lui, è chiaro che il tuo cazzetto non potrà più darmi piacere. Se sarai bravo, ti permetterò di leccare i miei buchi farciti della sua sborra, sei d’accordo amore?»
Lui l’ha abbracciata e baciata, dichiarandosi perfettamente d’accordo e, se io volevo, avrei potuto dormire con lei tutte le volte che volevo. Ci siamo abbracciati e baciati, poi mi son vestito e lei mi ha accompagnato al volo; nel salutarmi, mi ha detto:
«Tu non sei sposato ed io comprendo bene di non esser più tanto giovane, ma, se ti può interessare, ho una figlia nubile; accetteresti di entrare in famiglia, sposandola? Potremmo restare tutti insieme e divertirci tanto; mi prometti di farci un pensierino?»
Le ho sorriso e promesso di pensarci; per vero la cosa mi stuzzicava non poco.
«Ne riparliamo quando torno.»
Le ho risposto, cominciando già a pregustare quell'idea. Mi ha dato un lungo bacio, pieno di trasporto e passione; poi, senza neanche preoccuparsi di farsi notare, mi ha accarezzato il cazzo.
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