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Erotika
Per piacere scopa mia moglie. · Cap. 2
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Capitolo 2 di 6 11 min di lettura

La sua prima volta.

Sì, decisamente non sei molto dotato, ma lui l’ho solo intravisto.

pennabianca
3 mesi fa · 3.2k letture · 1

Ci vestiamo e la raggiungiamo. La cena è superba; ha cucinato tutto alla perfezione. Dopo il dolce ci accomodiamo sul divano, vicino al caminetto. Io mi siedo su di una poltrona, lui sul divano e lei, dopo averci portato il caffè, si distende quasi su di lui.

«La cena è stata di tuo gradimento?»

Chiede rivolta a me, poi si alza e raccoglie la tazzina che ancora tenevo tra le mani; lui mi fa un cenno d’intesa, mente lei ci volge le spalle.

«Sei una perfetta e brava cuoca; Carlo è davvero fortunato ad avere affianco una donna come te.»

Lei sorride compiaciuta e mi ringrazia per il complimento.

«Certo che lo sono, ma lei, purtroppo, non è stata fortunata come me.»

Esordisce lui e lei gli rivolge uno sguardo molto sorpreso.

«Dimmi cara, sei consapevole che, in quanto a certe dotazioni, la natura è stata abbastanza avara con me? Ti chiedo questo perché ci hai visti entrambi nudi e, di certo, non puoi non aver fatto il debito paragone; sei convinta che lui abbia davvero un gran bell'arnese fra le gambe?»

Lei rimane un attimino perplessa e non fa niente per celare al marito la sorpresa che quelle sue parole le hanno provocato. Io me ne sto tranquillo ed osservo con attenzione la sua reazione: non mi sembra affatto turbata, bensì alquanto rilassata ed è con quel tono che risponde:

«Sì, decisamente non sei molto dotato, ma lui l’ho solo intravisto.»

Con ciò volendo quasi affermare di non aver proceduto ad alcun paragone. Io, intanto, mi sto eccitando e noto che lui è nelle stesse mie condizioni, ma con la differenza che il mio bozzo è molto più evidente.

«Allora, perché non ti avvicini a noi e ce li osservi per bene?»

Propone lui e mi invita ad alzarmi in piedi, davanti a lei. Dopo un momento di esitazione, lei si avvicina, si mette fra noi due e si siede sul divano. Lui apre la patta dei pantaloni e tira fuori il suo cazzo eccitato, che sembra un po' più grande, ma non di molto. Io attendo che lei giri lo sguardo verso di me, poi lentamente lo tiro fuori. Lei, da seduta, si trova all’altezza dei nostri membri, li prende in mano, ne saggia la consistenza, poi, lentamente, sega un po' lui, che però la fa rivolgere verso di me.

«Guarda e senti quanto è duro e potente; egli è felice di fartene dono e non vede l’ora che tu possa provarlo.»

Mentre parla, prende a segarsi lentamente. Lei lo guarda perplessa, esita un poco e, poi, fra il serio ed il faceto, gli risponde:

«Sei proprio sicuro che questo è quello che vuoi? Sei convinto? Io mi trovo bene anche con te, non mi son mai lamentata; certo, lui ha un cazzo bellissimo e, se mi chiedi di godermelo, lo farò solo per te.»

Lui ha il viso raggiante e le fa cenno di sì con la testa.

«Dai, amore, goditi questo bel cazzone, lascia che ti prenda in tutti buchi; dai, non esitare, lo desidero più di ogni altra cosa al mondo.»

A quelle parole, lei si è girata verso di me, mi ha guardato con voluttà, poi, afferrato il mio cazzo con la mano, ha preso a segarmi piano, cercando di seguire la mia reazione. Era qualcosa di meraviglioso: la delicatezza del gesto, la maestria, mi stavano scombussolando i sensi. Lui si è abbassato di lato ed ha cominciato a spogliarla. Liberatala dalla camicetta, ha fatto scattare il gancio del reggiseno e due tette favolose sono balzate prepotentemente fuori, bellissime. Lei ha preso a leccarmi lentamente la cappella; sentivo la sua lingua scorrere lungo tutta l’asta, leccare le palle e poi risalire lentamente, fin quando ha serrato le sue rosse labbra intorno al glande. Lui l’ha fatta alzare e lei, senza staccare la bocca dal membro, gli ha permesso di abbassarle i pantaloni. Con un movimento lento, lui l’ha spogliata completamente.

Poiché lei era in piedi davanti a noi, ho avuto l'impressione come se ci si fosse materializzata una DEA, qualcosa non di questo mondo. Ho potuto ammirare il suo meraviglioso culo, la rotondità dei suoi glutei era spettacolare e non ho potuto far a meno di allungare la mano per carezzarglieli. Lui si è inginocchiato dietro di lei ed ha cominciato a leccarla, provocandole un lungo gemito, emerso dalla sua bocca piena di me. Ho sentito fremere il suo corpo, scosso da un lungo brivido. Carlo, dopo un po’, si è alzato in piedi e, da dietro, l’ha presa con decisione.

«Lo so che non vedi l’ora di avere lui, ma sarà bene che io ti schizzi dentro un po’ della mia sborra così da lubrificarti e far scorrere meglio il suo, tanto più grosso. Intanto succhialo bene e bagnalo che fra poco ti scoperà come si deve!»

Eccitato dal gioco, è venuto quasi subito. Lei è rimasta ferma per un istante, poi si è girata e l’ha guardato; lui se n'è uscito e lei, rivolta a me, ha chiesto di prendere il suo posto. Si è staccata con la bocca dal mio cazzo e, distesa sul divano a cosce aperte, mi ha invitato con le braccia tese ad adagiarmi su di lei. Lui, segandosi, ci osservava con occhi di fuoco; nonostante la sborrata, era ancora in tiro. E lei:

«Vieni, prendimi; fa vedere a questo cornuto cosa significa scopare una donna. Fammelo sentire tutto dentro, ma fa piano; dimensioni come le tue, per me sono una cosa assolutamente nuova.»

Ho appoggiato la cappella fra le labbra della sua figa sbrodolante ed ho cominciato a spingere lentamente. La sentivo aprirsi man mano che la penetravo e le davo tempo per abituarsi a me; la sentivo veramente stretta, mentre spingevo ed entravo dentro; lei mi guardava con occhi pieni di languore, la bocca aperta senza emettere alcun suono ed io avvertivo che le pareti della sua vagina si aprivano, permettendo il passaggio del mio palo: quelle sensazioni, mie ma anche sue, le provocavano moltissimo piacere.

«È bellissimo! Sapessi come ti sento? Spingi! Dammelo tutto!»

Ho spinto fin quando ho sentito la cappella sbattere sul fondo dell’utero. Son rimasto immobile, le ho dato il tempo di abituarsi al mio ingombro; lei si è girata verso di lui che si stava segando con gli occhi spiritati, era al massimo dell’eccitazione.

«Dai, spaccala, falle sentire il tuo cazzo fino in gola, dai, spingilo tutto dentro!»

Il suo incitamento era del tutto inutile, le avevo spinto dentro tutta la verga e le palle le battevano sul perineo. Lei, dopo aver guardato lui, si è rivolta a me:

«Dai, magnifico toro, scopami, dai, fammi godere, facciamo vedere a questo cornuto cosa significa godere e tu, che hai voluto tutto questo, goditi la scopata che sto facendo con lui; dai, Luca, pompami, fammi impazzire.»

Ho incominciato un lento va e vieni. Ho impresso il mio ritmo alla pompata e lei ha cominciato a godere sempre più forte; urlando di sbatterla ancor di più, ha goduto, urlato e goduto di nuovo; ero quasi al limite, lei se ne è accorta.

«Sei pronto a sborrare, vero?»

Mi ha chiesto fermando il mio corpo. Allora mi ha fatto sfilare, ha ordinato a lui di distendersi supino, si è inginocchiata, poggiando la sua figa aperta, a contatto della sua bocca.

«Leccami e, mentre lo fai, mi farò inculare da lui; è troppo bello sentirlo dentro, che non voglio perdere questa occasione; Luca, ti prego, scopami nel culo, ma fa piano: lì, sono quasi vergine.»

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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