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Erotika
Per piacere scopa mia moglie. · Cap. 1
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Capitolo 1 di 6 11 min di lettura

Una insolita richiesta.

Certe richieste lasciano stupiti.

pennabianca
4 mesi fa · 2.7k letture · 2

Sentirsi fare questa richiesta, mi ha lasciato un attimino perplesso, ma... proseguiamo con ordine.

Otto anni fa, lasciai la mia natia terra del sud, per lavorare nel ricco nord, in qualità di impiegato in un gruppo bancario. Non fu subito facile per me ambientarmi; gli altri, una ventina di persone, lavoravano insieme da anni ed io mi trovai al posto di un tipo carismatico, ma per loro ero sempre e solo un “terrone.” Con la mia pazienza, disponibilità, una buona dose di allegria e spiccato senso dell’umorismo, riuscii a inserirmi abbastanza bene. Passarono otto anni, senza che mi pesassero e stavo già accarezzando l’idea di un riavvicinamento, quando la mia azienda si fuse con un altro gruppo. Mi propongono un nuovo trasferimento, non a casa, ma a metà strada.

Accetto per il semplice motivo che, oltre ad esser più vicino a casa, nella nuova destinazione avrei avuto il mare, l'elemento che mi era mancato di più in questi anni, a solo trenta chilometri, diversamente da qui. Mi trasferisco e scopro che, nella nuova filiale, siamo in quattro: Carlo, il più anziano, quaranta sette anni, sposato, alto, un metro e ottanta, spalle larghe, bel fisico, capelli appena brizzolati, è il direttore: aveva già ricoperto la carica di vice per circa dieci anni ed ora questa nomina lo ripagava per tutta la professionalità profusa nel tempo; Io, Luca, di quasi trent'anni, capelli ed occhi neri, alto un metro e settantacinque, fisico massiccio, ma non grasso e, grazie al tanto nuoto praticato, dai pettorali in bella evidenza, con otto anni di esperienza; Cinzia, ventenne, fidanzata, una bella ragazza bionda, occhi chiari, una bella faccia da porcellina, molto appariscente, due tette, per vero, un po’ piccole, ma molto spiritosa, con esperienza nel settore quasi zero. Flavia, ventiseienne, single, mora, occhi scuri, alta, bel culo, tette quarta abbondante, ha l’aria di una a cui piace divertirsi senza troppe complicazioni; è da un anno nel settore. Con questa situazione, è chiaro, fin da subito, che il capo può contare solo sulla mia esperienza. Ci dividiamo i compiti: le ragazze allo sportello ed a noi tutte le altre beghe. Passa un mese e siamo già diventati una squadra affiatata. Il lavoro gira bene e vi regna una bella armonia. Le ragazze si rendono subito conto che noi ne sappiamo più di loro e, per ogni cosa, pendono dalle nostre labbra, anche se io, le loro labbra, le userei diversamente, né io né il capo offriamo il fianco a far pensare di voler storie in ufficio, eppure, dopo i primi giorni, le gonne sono diventate più corte, le camicette più aperte e gli sguardi più ammiccanti. Dopo una breve ricerca, mi sono trovato un bell’appartamentino, poco distante dal posto di lavoro. Sessanta metri quadri, una camera con bagno e cabina spogliatoio, oltre ad un salotto con angolo cottura, si rivelano una vera reggia per me. Scopro anche che, a poca distanza, una fermata del bus mi permette di raggiungere comodamente l’ufficio, senza nemmeno usare l’auto. Un giovedì ero in attesa del bus, quando una macchina si ferma davanti a me.

«Che stai aspettando? Sali ti do un passaggio.»

Riconosco Carlo al volante. Parliamo e lui mi dice che abita poco più avanti e che percorre tutti i giorni questa strada, per cui si offre a ripetere la cosa giorno per giorno. Da quel giorno, la nostra amicizia è rafforzata: non siamo più capo e subalterno, ma due persone che si rispettano e che lavorano bene insieme. Il venerdì, mentre si torna, mi chiede se mi piacerebbe fare due tiri a tennis, la domenica mattina. Accetto volentieri perché mi piace fare sport; di solito pratico il nuoto, ma anche il tennis mi rilassa e, soprattutto, mi tiene in forma. La domenica successiva, quindi, passa da me e, insieme, raggiungiamo un complesso sportivo, composto da campi da tennis e calcetto. Vi è poca gente e, anche se al coperto, fa un po' freddo, del resto siamo quasi a Natale. Carlo si rivela un energico avversario, leale, ma fortissimo e, alla fine delle due ore, siamo pari; lui si complimenta con me e andiamo a far la doccia. Mi spoglio e mi ci infilo sotto; le docce non sono separate, quindi ciascuno può vedere l'altro. Appena lì, mi insapono e prendo a lavarmi. Lui arriva subito dopo: era andato a pisciare e, quando apre l’acqua, io mi giro e vedo che, stupito, sta fissando il mio cazzo in posizione di riposo. Non penso di poter esser annoverato tra i super dotati: ho, sì, un cazzo di circa venti centimetri, ma è abbastanza grosso, quindi, mi definirei, appena sopra la norma. Per un momento lui mi fissa, io fingo di lavare i capelli e chiudo gli occhi: per un attimo avverto un certo disagio. Ho fatto tante volte la doccia insieme ad altri uomini, ma non mi son mai sentito così imbarazzato. Chiudo l’acqua ed esco. Poco dopo mi raggiunge, non dice nulla, si asciuga e poi si mette sotto il fon da parete per asciugare i capelli; quando alza le braccia per passare le mani sui capelli, l’asciugamani, che ha annodato ai fianchi, cade e rivela un cazzetto di minuscole dimensioni. Se io non mi reputo super, lui è decisamente piccolo, ma proprio tanto piccolo. In posizione di riposo, sarà come il dito di un adulto. Credo che, eretto, non superi i dieci centimetri e, poi, è sottile; ora comprendo il suo stupore quando aveva visto il mio. La settimana successiva, non si verificano cose di rilievo: il lavoro va avanti bene e l’atmosfera si fa sempre più goliardica. Per la domenica successiva, mi rinnova l’invito a giocare ed accetto, anche perché non ho ancora trovato una piscina dove riprendere a nuotare; quindi, per non arrugginirmi, il tennis va bene; vengo però avvertito che, stavolta, dovremo andare un po' più tardi, perché la mattina presto i campi sono già prenotati; per me non ci son problemi. Alle nove arriva con la macchina, salgo dietro, perché alla guida c'è sua moglie:

«Piacere, sono Matilde, oggi è il primo giorno di apertura festiva dei negozi nel periodo natalizio; vi accompagno e, mentre voi giocate, vado a dare un’occhiata a due negozi nei pressi.»

Seduto dietro, ho modo di osservarla per bene. È decisamente una bella donna, mora, capelli lunghi fino alle spalle, veste sobriamente: dei pantaloni ed un maglioncino, coperto da un giacchetto di pelle, le donano una certa eleganza, senza eccessi. Un filo di trucco colora le sue labbra, senza renderle volgari, ma, al contrario, sono molto fini. Non posso non notare anche una perfetta complicità, intesa ed amore, che regna fra loro. Parlando, mi dicono che hanno una figlia di nome Luisa, ma che si trova all’estero; tornerà per le feste, è un medico chirurgo e si sta specializzando in oncologia. Ci lascia al complesso sportivo e se ne va. Giochiamo, ma questa volta Carlo è un po’ più distratto; mi appare pensieroso e, alla fine delle due ore, ho vinto io. Andiamo a far la doccia, ma c’è un grande marasma. Nello spogliatoio ci sono due squadre di calcetto ed altri atleti: chi si fa la doccia, chi si cambia, una vera baraonda. Lui prende il cellulare, parla un momento e mi suggerisce di andarcene.

«Faremo la doccia a casa mia: qui c’è troppa confusione.»

Prima che possa obiettare qualcosa, lui mi trascina via. Appena fuori, c’è lei che ci aspetta. Andiamo a casa sua e m’invita a pranzo; cerco di opporre un qualche rifiuto ritenendo che non fosse il caso, così, senza preavviso, ma lei è molto decisa e insiste perché accetti. Appena arrivati, lui mi porta nella loro camera da letto e mi mostra il bagno annesso; mi spoglio perché sarò il primo a far la doccia. Ne esco dopo pochissimi minuti, lui entra ed io mi sto rivestendo, quando la porta della camera si apre di colpo:

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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