Capitolo 3 - una nuova realtà!
Posso sapere dove sei stato in tutte queste settimane?
10 ore fa
Finisco di prendere accordi con loro e poi, finita la serata, ce ne andiamo. Uscendo, mentre raggiungo la mia auto, Silvia e Marco mi sono vicini e, d'un tratto, Silvia si gira verso suo marito e, dopo avergli detto qualcosa, viene verso di me e mi chiede un passaggio,
«Accompagnami tu a casa: ho voglia di parlare un momento con te.»
Il tono della sua voce è calmo, ma, nello stesso tempo molto risoluto e, appena salita in auto, si gira verso di me e vedo che il suo sguardo è alquanto duro.
«Posso sapere dove sei stato in tutte queste settimane?»
Io la guardo e cerco di minimizzare.
«Sono stato impegnato con il lavoro, come sempre, e mi risulta che anche tu eri molto impegnata, oltre che con il lavoro, anche con la contabilità parallela che hai svolto insieme ad Andrea.»
Lei fa un profondo respiro, poi si gira verso di me e, alla fine, esterna tutto il suo disappunto.
«Ho sentito che hai preso accordi con quella puttanella di Alessandra per trasferirti da lei e così sparirai altri tre mesi, come facesti l'altra volta per due anni interi. Inoltre ti faccio notare che hai detto di voler iniziare i lavori il mese prossimo. Mio caro papà, il mese prossimo è giugno e il 6, tuo figlio si sposa! Forse non te ne sei reso conto, ma loro hanno organizzato un bellissimo matrimonio, senza il tuo contributo. Ho visto di recente Simona e Luca ed erano molto tristi per il fatto che hanno dovuto far tutto da soli, senza mai poter contare su un tuo consiglio. Da quanto tempo non vedi tuo figlio e tua nuora? Per non parlare del fatto che questa sera, quelle due puttane, pendevano letteralmente dalle tue labbra. Sì, tutte e due. Tanto Antonella, quanto Alessandra, ti bevevano con gli occhi. Ti sei completamente dimenticato, sia di me che di loro!»
La guardo e cerco di replicare, ma siamo giunti davanti a casa sua, lei esce dall'auto e praticamente scappa via, quasi piangendo. Rientro in casa con il morale sotto i piedi; le parole di Silvia hanno avuto il loro effetto e cerco di riflettere su tutta la questione, giungendo alla conclusione che, purtroppo, Silvia ha ragione. In queste ultime settimane sono stato così preso dal lavoro, che ho ignorato il fatto che mio figlio stava organizzando il suo matrimonio. La mattina dopo, chiamo Luca che mi risponde insieme a Simona; avverto che sono alquanto freddi nei miei confronti.
«Buongiorno ragazzi, come va? Come sta procedendo l'organizzazione del vostro matrimonio?»
Mi rispondono che va tutto bene, in maniera decisamente sbrigativa; allora li invito a cena insieme a me una di queste sere, ma entrambi si dicono molto impegnati e sento che, probabilmente, stanno discutendo, ma subito la comunicazione viene chiusa.
Non mi stupisce la loro reazione e prendo atto, dentro di me, di aver commesso uno sbaglio. Dopo circa un'oretta, mi squilla il telefono: è Simona che mi chiede se, mi sta bene, questa sera andare a cena a casa loro. Naturalmente accetto e, puntuale, mi presento alla loro porta, con in mano una confezione di dolci ed una bottiglia di vino. Quando mi apre Luca, noto il suo sguardo un po' malinconico e, appena entrato, Simona mi fa un mezzo sorriso e mi fa accomodare, informando che la cena è già pronta. Ci mettiamo a tavola in un silenzio quasi surreale, poi, ad un tratto, sono io che cerco in qualche modo di giustificarmi.
«Vi chiedo scusa per la mia assenza. In questo periodo sto seguendo diversi progetti e non mi son neanche reso conto che il tempo è passato e siamo quasi in prossimità del vostro matrimonio.»
Loro due si scambiano uno sguardo, poi è Simona che mi risponde.
«Sì, lo sappiamo che sei stato molto impegnato, soprattutto per la realizzazione di una ristrutturazione che ti sta molto a cuore e, sicuramente, più di noi! Capisco che certa gente è importante per appartenere ad un ceto politico molto elevato mentre noi siamo comuni mortali e non possiamo certo competere con loro! Comunque, non ti preoccupare, abbiamo organizzato quasi tutto, anche senza il tuo aiuto!»
Il tono della sua voce è ironico e molto duro e, mentre parlava, guardava fisso sia me che Luca, che continua il discorso.
«Siamo consapevoli che sei una persona molto impegnata, però ci è dispiaciuto molto sentirci così messi da parte, e la stessa sensazione l'ha avuta anche Silvia, mia sorella. Facevamo molto affidamento su di te, ma ci siamo resi conto che dovevamo contare sulle sole nostre forze, e questo ci è dispiaciuto molto!»
Li guardo e cerco, in qualche modo, di avanzare una giustificazione.
«La verità è un'altra! Dopo la morte di tua madre, ho cercato di riempire il vuoto che lei mi ha lasciato, lasciandomi assorbire completamente dal lavoro. Mi dispiace profondamente per aver tradito le vostre aspettative ed ora non so come rimediare.»
Simona mi guarda, i suoi occhi sono carichi di lacrime.
«Ti sei lasciato assorbire dal lavoro, ma, soprattutto, ti sei lasciato ammaliare da quelle due puttane, che ti hanno tenuto lontano da noi! Tu sai quanto sei importante per noi e quanto sono stati preziosi i tuoi consigli che ci hanno permesso di esser, oggi, una coppia pronta a legarsi con il vincolo del matrimonio. Ci sei mancato molto e sei mancato moltissimo anche a me, perché sai benissimo quanto Luca ami vedermi godere tra le tue braccia! A suo tempo ho chiesto a mio padre di ingravidarmi e sai qual è stata la sua risposta? Accetto solo se, quando questa cosa dovrà accadere, sarà compiuta insieme a Paolo. Capisci? Lui è consapevole del rapporto speciale che io provo per te e di quanto Luca voglia vedermi felice tra le vostre braccia e tu, cosa fai? Sparisci per settimane! Ti abbiamo cercato al telefono, ma lo abbiamo trovato sempre spento. Sei stato molto cattivo con noi. Per cosa hai voluto punirci? Cosa ti abbiamo fatto? Oppure, se siamo venuti meno in qualcosa, lo abbiamo fatto senza neanche rendercene conto, ma tu ti sei ben guardato dal farci capire dove avremmo sbagliato!»
Si alza da tavola e, correndo, si rifugia in camera da letto. Resto in silenzio a testa bassa, mentre Luca mi parla con voce carica di tristezza.
«Credimi, papà, si è sentita veramente abbandonata, specie in questi ultimi tempi, non fa altro che ripetersi cosa potesse averti fatto di male, per esser ignorata così da te. Lo sai che per te nutre un sentimento speciale, che non ha nulla a che vedere con il nostro amore, ma è qualcosa che lega voi due in maniera indissolubile, di cui sono pienamente felice; desidererei che questo sentimento sussista in futuro, perché per lei tu sei una persona molto importante! Adora suo padre, lo ama a modo suo, ma in maniera diversa da come ama me e, soprattutto, ama te in maniera totalmente diversa da noi altri due! Credimi è talmente infelice, che quasi non riesce più a godere nemmeno tra le mie braccia.»
Lo guardo e mi sento prostrato a quelle parole, consapevole del fatto di aver calpestato i suoi sentimenti e, soprattutto, di averli veramente resi entrambi molto tristi. Cerco di capire cosa fare ed è proprio Luca che mi suggerisce il modo.
«Che aspetti? Vai di là e cerca, in qualche modo, di farla tornare a sorridere!»
Mi alzo, entro in camera e la trovo sdraiata all'ingiù sul letto, che piange a dirotto. Mi avvicino, mi inginocchio e cerco, in qualche modo, di consolarla, ma lei mi spinge via.
«Simona, perdonami. Ti prego, perdonami se ti ho trascurato. Ho sbagliato tutto e vorrei in qualche modo rimediare.»
Lei si gira, vedo i suoi occhi bagnati di lacrime, ma mi spinge via.
«Lasciami, stare! Vai dalle tue puttanelle! Vai da loro che sono sicuramente più importanti di me! Silvia dice che passerai dei mesi insieme a una di loro e son sicura che ti farà più felice di me! Vattene, non ti voglio più vedere! Non m'importa se non verrai al nostro matrimonio, tanto di noi non t'importa nulla!»
Cerco di farla ragionare, ma lei non mi ascolta. Anche Luca è entrato nella camera e si è seduto sul letto dall'altro lato, mi guarda. Mi sento profondamente intristito e, silenziosamente, mi alzo dal letto e mi avvio verso la porta. Provo un momento di profonda tristezza, avverto come una stretta al cuore quando sto per uscire dalla camera. Ma, a quel punto, Simona salta giù dal letto, mi corre incontro e mi abbraccia da dietro.
«Ti prego, non te ne andare, ho detto quelle parole spinta dalla collera, ma in realtà non era ciò che pensavo. Tu sai che ti amo da impazzire! Mi sei mancato tantissimo in questi giorni ed ho anche pensato che ti avessi offeso, perché avevo chiesto a mio padre di ingravidarmi, mentre Silvia lo ha chiesto a te. Sì, ho pensato che ti fossi offeso perché non lo avevo chiesto a te. Ti prego, Paolo, non ci lasciare!»
Mi giro, lei mi bacia e stringe con forza il suo corpo contro il mio. Abbassa la mano e va a cercare il mio pacco, sente che il mio membro si sta gonfiando sotto la stoffa dei pantaloni.
«Ti prego, resta qui con noi, questa notte! Prendimi, fammi tua davanti a lui! Fammi sentire che ti piace ancora scopar una puttanella come me! Fai felice Luca, che impazzisce quando vede che tu mi sfondi il culo! Ti prego, Paolo, scopami!»
Si inginocchia e, rapidamente, tira fuori il mio membro; se lo infila in gola tutto, fin in fondo. Lo succhia e lo lecca quasi in adorazione.
«Accidenti, quanto mi è mancato! Nemmeno scopare con mio padre è riuscito ad alleviare un po' il desiderio che avevo di sentire il tuo ancora in mano ed in bocca, ora lo voglio dentro, in ogni buco! Ti prego, Paolo, prendimi, mettimelo dentro, che non resisto più!»
Si alza in piedi e, mentre raggiunge il letto, lascia cadere la gonna e si toglie la maglietta, mostrando il suo corpo nudo, privo di ogni indumento intimo. Nuda, a cosce aperte, allarga le braccia e mi invita a possederla.
«Vieni, ti prego, prendimi! Paolo mettimelo tutto dentro! Luca, amore, guardami perché adesso lui mi farà godere tantissimo.»
Mi spoglio rapidamente, mi inginocchio tra le sue cosce, lei afferra il mio membro duro e se lo appoggia tra le labbra della fica più che bagnata ed io, con una sola spinta, le entro tutto dentro, mentre il suo seno si gonfia, lei spalanca la bocca, ma non emette nessun suono. Sento il mio membro che le arriva fin in fondo e sbatte contro la cervice; è una sensazione che la fa fremere e godere all'istante.
«Oh, sì! Sì, finalmente! Luca, amore, guarda quanto mi sta facendo godere! È arrivato tutto fino in fondo! Luca, amore, guardami! Amore, guardami, perché sto godendo ancora tra le braccia di tuo padre! Oddio, vengo! Vengo!»
Improvvisamente comincia a tremare in preda ad una convulsione erotica che sconvolge completamente il suo corpo. Mi abbraccia e mi stringe a sé con forza, io la rigiro e la posiziono sopra di me. Ora è impalata sul mio membro. Resta per qualche istante immobile, poi inizia un veloce e intenso saliscendi, che la porta subito a godere ancora, ancora e ancora, fin quando, dopo l'ennesimo orgasmo, sfinita si sdraia su di me, mentre il suo respiro è corto ed il suo cuore batte come un tamburo impazzito.
«Paolo, quanto mi sei mancato! Mi sei mancato da morire! Adoro far l'amore con Luca, è l'uomo della mia vita e, a breve, sarà anche mio marito, lo amo più del mio stesso respiro, ma, come godo con te non riesco a godere con nessun altro! È una sensazione completamente diversa, più profonda, perché con te mi sento quella puttana che hai conosciuto quella notte e, ogni volta che ti sento dentro di me, rivivo quella sensazione. È pazzesco solo pensarlo, eppure, rivivere con te queste sensazioni, mi fa godere in maniera incredibile!
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