La nuora porcella. Vol. IV

Capitolo 6 - Promesse imoportanti!

Fermo restando che penso ancora sia una pazzia, vi voglio troppo bene e, soprattutto, Silvia, amore mio io non posso vederti come ti ho visto ieri, allora, se e quando vorrete, contate pure sul mio apporto.

P
pennabianca

9 ore fa

30 visualizzazioni1,915 parole

«Sono una sciocca, papà! Ieri pomeriggio ti ho visto uscire dal cimitero e anch'io ero andata per cercare conforto o una risposta sulla tomba della mamma; quando ti ho visto uscire, ho capito che tremendo dolore stavi provando! Perdonami papà, se sto cercando di convincerti a farmi avere un figlio tuo, quando invece dovrei cercare di lenire il gran vuoto che dovresti avere dentro di te, per l'assenza di mamma. Non ho avuto il coraggio di dirti nulla quando mi sei passato accanto, al parcheggio, e son rimasta lì a pensare come potevo chiederti questo sacrificio, quando stai lottando contro il tuo dolore. Ti amo, papà, e voglio solo starti vicino, senza chiederti nulla. Perdonami se ho fatto prevalere il mio egoismo!»
Mi bacia, mi stringe forte e continua a piangere.
«Silvia, basta! Smetti di piangere! Ti prego basta, non piangere più!»
Lei smette di piangere, poi ci insaponiamo a vicenda e, mentre l'acqua lava via il docciaschiuma, lei mi sorride e mi dice che ne aveva proprio bisogno.
«Non riesco a capire come Marco mi abbia sopportato in questi tre giorni, in cui son rimasta come un vegetale, immobile, dentro casa, sconvolta da quello che pensavo, inerte, incapace di fare qualsiasi cosa. Credo che anche il mio odore corporeo non sia stato proprio dei migliori! Questa doccia mi ci voleva proprio!»
Ora ride e questo mi rincuora. Usciamo, lei si stringe a me mentre, con un telo, l’avvolgo. Entriamo in camera mia e, in quel momento, suona il suo cellulare. È Marco che, preoccupato, la sta cercando.
«Tranquillo, amore, va tutto bene! Sì, sono a casa di Paolo. Sì, amore, ho chiarito le cose con lui ed ora va tutto bene!»
Mi guarda e mi chiede se ho pranzato; io scuoto il capo e allora dice a Marco di raggiungerci per andare a pranzo insieme. Poi va nella sua camera e cerca nell'armadio alcune delle cose che ha lasciato qui; indossa semplicemente una camicetta ed una minigonna, poi viene verso di me e, mentre finisco di vestirmi, mi abbraccia da dietro.
«Non so come spiegarti, ma devi capire che per me e Luca sei diventato la persona più importante del mondo! Noi siamo i tuoi figli e ti vogliamo un bene pazzesco; non posso accettare di vederti piangere sulla tomba della mamma, senza far nulla per alleviare il tuo dolore! Anche Marco e Simona ti vogliono bene, ma il loro è un bene diverso, rispetto al nostro! Papà, io ti amerò sempre! Adoro Marco, lo amo da impazzire, ma ribadisco che l'amore che ho per te è completamente diverso! Non importa se non mi darai un figlio tuo, voglio solo esser io una figlia per te!»
Pochi minuti dopo ci raggiunge Marco e, quando vede che Silvia è più serena, fa un sospiro di sollievo.
«Finalmente! Amore, ti assicuro che mi ero veramente preoccupato! Paolo, era diventata il fantasma di sé stessa. Credo che siano due o tre giorni che non mangia nulla, non beve, non dorme: vegeta! Ti prego, amore mio, non farmi più penare per te.»
Prendiamo la mia auto e ce ne andiamo al lago; mentre siamo seduti e ci stiamo gustando un bel piatto di pesce, sento che qualcuno mi appoggia una mano sulla spalla e, voltatomi, vedo che è Antonella.
«Buongiorno signori e signora! Come sempre io sono inopportuna a disturbare il vostro pasto, ma vorrei ringraziarti per il modo in cui stai organizzando il lavoro di Alessandra. Grazie, Paolo, ti sarò sempre riconoscente.»

Ci sorride, poi si allontana e vedo che si siede insieme ad alcune persone che Marco mi dice esser esponenti politici; d'un tratto, vediamo arrivare anche il vescovo che, quando vede Silvia, anche lui viene da noi per un saluto.
«Buongiorno signori e buongiorno a te Silvia, splendida signora. Mi scuso se ho disturbato, ma non speravo di vedervi qui e, Paolo, vorrei rubarti solo un attimo ai tuoi cari, per chiederti se, in settimana, possiamo vederci perché la Curia ha intenzione di realizzare alcune abitazioni popolari e vorrei che il tuo studio se ne occupasse. Senza infastidire ancora queste persone, vorrei sapere quando possiamo vederci.»
Mi rendo conto che è quasi una scusa per continuare a scrutare lo splendido corpo di Silvia e gli ribadisco che sono fuori per tutto il mese, ma che può fissare un appuntamento presso lo studio dove ci sono anche gli altri architetti, che saranno ben lieti di seguire il progetto. Vedo il leggero disappunto nei suoi occhi e, dopo aver dato un'ulteriore occhiata al décolleté di Silvia, ben in vista in quanto la camicetta è chiusa solo con due bottoni, ci saluta e va a sedersi insieme ad Antonella. Quasi infastiditi, completiamo il nostro pranzo, e subito ci allontaniamo per non restare ancora avvinghiati nei loro discorsi. Passeggiamo insieme tutti e tre, lungo la sponda del lago e, mentre tengo Silvia con un braccio intorno alla vita, le chiedo alcune cose, che mi stanno a cuore.
«Mi hai detto che avete eseguito tutti gli esami necessari per procreare, vorrei sperare che non ci siano problemi!»
Prima che lei mi risponda, è Marco che interviene.
«Sì, abbiamo eseguito tutti i test e finora è tutto assolutamente nella norma. Manca solo qualche dettaglio perché, come ci ha detto la ginecologa che ha visitato Silvia, volendo lei, dopo il prossimo ciclo mestruale, potrebbe pure restar incinta. Era importante per noi fare questo controllo, perché siamo convinti che l'arrivo di un bambino o di una bambina, porterà gioia anche nella tua vita. Come ti ho detto sarei felice se fossi tu ad ingravidare lei, un po' per quello che ben sai, ma anche per quest'altro motivo! Son sicuro che questa imprevista paternità, potrebbe, in qualche modo, lenire il tuo dolore!»
Li guardo e resto senza parole. Non avevo neanche preso in considerazione quest'aspetto del problema e ci rifletto un po'.

«Fermo restando che penso ancora sia una pazzia, vi voglio troppo bene e, soprattutto, Silvia, amore mio io non posso vederti come ti ho visto ieri, allora, se e quando vorrete, contate pure sul mio apporto.»
Silvia si ferma, mi butto le braccia al collo e lancia un grido di gioia.
«Papà, ti amo! Papà, ti amo! Sei la persona più meravigliosa del mondo! Marco hai sentito cosa ha detto? Hai sentito cosa ha detto? Marco ha detto che ci aiuta nel nostro progetto. Marco avremo un figlio da lui!»
I loro occhi si riempiono di lacrime di gioia e anch'io non riesco a trattenere la commozione. Marco ci abbraccia entrambi.
«Paolo, grazie! Poter contare sul tuo appoggio è la cosa che ci riempie maggiormente di gioia! Giusto ieri, mia madre era preoccupata per lo stato di salute di Silvia e voleva venirti a dire quanto fosse arrabbiata con te!»
Lo guardo e lo ringrazio per aver trattenuto sua madre! Quando li lascio, siamo tutti molto più sereni e, nel salutarmi, mia figlia mi stringe forte a sé.
«Va pure dalla tua puttanella! Metti a posto la sua topaia e di certo le darai anche una messa a punto dei suoi buchi, ma ricordati che hai promesso di aiutarmi, quindi lascia un po' di seme anche per me!»
Il giorno dopo mi trovo davanti casa di Alessandra; vedo arrivare Leandro, con due grossi camion e tanta attrezzatura, che viene scaricata ed accatastata di fianco casa. Assieme a lui, c'è anche il suo socio Igor, un rumeno dall'aspetto veramente imponente. Ha delle mani grosse, che sembrano tenaglie e il mignolo della sua mano è grande come il mio pollice, da quanto le sue dita sono grosse. Dentro di me penso che Alessandra avrà il suo bel da fare per soddisfare un gigante di tal fatta. Mentre loro iniziano a metter su il cantiere, io, insieme a Leandro, mi reco in comune e conosco sua moglie, Olga. Una bionda rumena dalla faccia da troia da far paura! Lui mi lascia con lei e insieme prepariamo tutta la documentazione; lei mi assicura che me la farà ricevere il giorno dopo, per il tramite di suo marito. Per sdebitarmi, le offro la colazione, che lei accetta volentieri. Attraversiamo la strada ed entriamo in un bar; il suo aspetto e, soprattutto il suo abbigliamento da gran troia, mini cortissima e camicetta tenuta chiusa da un solo bottone con sotto un seno che, come minimo è una quinta, non la fanno certo passare inosservata. Mentre sorseggiamo il caffè, scopro che è la sorella di Igor e, allora, capisco tante cose. Nel salutarmi, mi dice che le farebbe piacere avermi una sera a cena a casa sua, insieme a suo marito. Io le rispondo che, se ne avremo l'occasione, sarà un piacere anche per me. Mentre mi allontano, la vedo tornare in ufficio e mi rendo conto che deve esser una gran vaccona, che di cazzi ne deve aver presi davvero tanti! Nel pomeriggio, iniziano subito i lavori, che proseguono il giorno dopo e anche quello successivo. La sera, vado a casa di Alessandra e, la prima sera, non c'è perché fa il turno di notte. Quando torna, al mattino, mi sveglia prendendo il mio cazzo in bocca.
«Buongiorno, bel maschione, mentre cerco di regalarti un magnifico risveglio, vorrei assaggiare la tua crema.»
Me lo succhia in maniera superlativa. Se lo infila tutto in gola, senza la minima difficoltà ed io, alla fine, le regalo una bella sborrata, che lei ingoia fino all'ultima goccia.
«Buonissima! La tua sborra è davvero un toccasana. Non c'è modo migliore di iniziare una giornata che con una bevuta come questa.»
Io sorrido e le dico che, se nel pomeriggio, dopo che si è riposata viene a dare un'occhiata al cantiere, potrebbe ricevere una splendida sorpresa. Mi guarda un po' incuriosita, poi me ne vado e, quando la vediamo arrivare nel pomeriggio, indossa una minigonna talmente corta che, solo a camminare sale di quel tanto che basta, per far vedere che non indossa alcun tipo di mutandine. La decina di operai che la guardano, commentano e fischiano in maniera alquanto volgare, ma un gesto di Igor, lì zittisce tutti! Il gigante mi guarda e mi chiede se è lei: io annuisco e allora lui le si avvicina; l'immensa mole di lui, la fa sparire completamente. Vedo lo stupore negli occhi di Alessandra, mentre, in quelli di Igor c'è solo lussuria e desiderio. Lei è vicina a me e lui, a bassa voce, le dice che il cantiere è iniziato e, secondo gli accordi, lei è debitrice di una serata. Alessandra mi guarda e dice che il giorno migliore è venerdì prossimo. Lui sorride e, scherzando le dice che ha ancora due giorni di vita. Lei mi guarda, poi, un po' sconcertata, se ne va. Dopo che lei se n'è andata, me ne vado anch'io e torno in città. Mi faccio una doccia, chiamo Enzo e chiedo se ci son novità, ma lui conferma che è tutto organizzato. Circa un'ora dopo, mi passano a prendere e, quando vedo Simona resto letteralmente affascinato dal suo aspetto: è assolutamente e semplicemente bellissima! Indossa un vestito leggero lungo che, con un gioco di tessuti, lascia alcune parti scoperte, ad altre che vanno immaginate e questo la rende sensualmente affascinante. I suoi occhi brillano di gioia, quando scopre che andiamo all'agriturismo e, mentre percorriamo la strada, lei mi dice che sabato, prima di uscire da casa, le servirebbe da me una cortesia. Io la guardo e cerco di capire cosa le serve, ma lei rimane un po' sul vago e mi dice solo che, in questo caso, non deve farmi il nodo alla cravatta, ma desidera ricevere lo stesso trattamento riservato a Silvia il giorno delle sue nozze.

 

Commenti (0)

Per favore accedi per lasciare un commento.

Ancora nessun commento su questo capitolo, sii il primo a commentare!