La nuora porcella. Vol. IV

Capitolo 5 - Aspettative deluse!

Allora, te ne sei accorto? Ti sei reso conto di esser stato molto cattivo?

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pennabianca

9 ore fa

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Restiamo un attimo a fissarci, poi lei mi guarda e mi chiede se per caso si sia mostrata troppo spregiudicata.
«Paolo, credi che abbia esagerato? Cioè, voglio dire: non sono una santa, ma ho proprio voglia di aver questo posto a mia completa disposizione, per cui son disposta a qualunque cosa pur di raggiungere questo scopo, ma mi farebbe piacere se pensi che abbia esagerato.»
Io mi metto a ridere e le rispondo che, tutto sommato, ha fatto un buon accordo! Lei mi guarda e mi chiede se son disposto ad esser il suo garante, come lei ha preteso con lui.
«Non ho nessuna difficoltà ad esser presente allorché lui ed il suo socio ti avranno sdraiato su di un letto. L'unica incognita per te è rappresentata dal suo socio che, a dire di Leandro, è un gran porco, quindi, eventualmente, dovrai prepararti, perché, sicuramente, questa priorità che ti sei conquistata, se la faranno pagare profumatamente!»
Lei mi sorride, annuisce e mi dice che tutto questo non la impensierisce per niente; poi mi fissa dritto negli occhi e la sua bocca viene a cercare la mia. Mi bacia, avverto ancora nella sua bocca il sapore della crema dell'altro e rispondo con intensità al suo bacio. Stringe con forza il suo corpo contro il mio e la sua lingua cerca la mia, con la quale intreccia una fantastica danza erotica, mentre ora le sue mani vanno a cercare il mio pacco, che si sta gonfiando. Allungo una mano sotto la sua gonna e, quando risalgo lungo la coscia, scopro che la puttanella non ha indossato nessun tipo di intimo. Mentre affondo due dita dentro la sua fica, che trovo già fradicia, lei si stacca, mi guarda negli occhi per cercar di capire se è riuscita a sorprendermi. Io le sorrido e lei si inginocchia davanti a me; quando apre i miei pantaloni, vedo con piacere che scopre che il mio membro è più grosso di quello che ha appena succhiato.
«Mia madre non ha detto bugie! Mi ha riferito che sei ben messo, ma questo è uno dei cazzoni più belli che ho mai visto in vita mia!»

Subito lo impugna, inizia a leccarlo, infilandoselo in gola, ed inizia a succhiarlo facendomi una splendida pompa. La lascio divertire un po', poi la sollevo e la metto seduta sul tavolo, sollevo le cosce e mi inginocchio tra di esse: ora la mia bocca va a cercare la sua lumachina, che sta già schiumando abbondantemente! Lecco quel nettare profumato che sgorga da quella inesauribile fonte del piacere e, ben presto, lei raggiunge un orgasmo che mi esterna, schiacciando la mia faccia contro la sua fica.
«Sì, è bellissimo! Continua a leccarmi! Continua che mi fai venire! Paolo, vengo!»
Ricevo una piacevole ondata di nettare, che lecco e ingoio. Poi mi sollevo, appoggio la punta del mio membro sul suo spacco e, con una spinta secca e risoluta, le penetro dentro. Il suo corpo sobbalza e io la tengo ferma per i fianchi, mentre lei solleva le gambe e porta i talloni fin sopra le mie spalle, così, adesso, posso chiavarla con colpi secchi e precisi, che la fanno ben presto godere.
«Sì, così! Dai, chiavami forte! Sì, più forte! Fammelo sentire tutto, fin in fondo!»
Sento che la troia gode abbondantemente. Il mio membro scorre liberamente dentro di lei, indice del fatto che questa zoccola è di certo abituata ad adoperarla con una certa frequenza. La lascio godere ancora una volta, poi mi sfilo e sollevando leggermente il corpo, appoggio la punta al suo buchetto posteriore, gliela spingo anche dentro quel foro, che subito si apre e mi accoglie facendo scivolare il mio membro tranquillamente fin in fondo.
«Oh, sì! Mi fa impazzire sentirlo nel culo! Non riesco a dire se mi piace più dietro, che davanti! Il tuo però lo sento bene! Mi sta aprendo tutta ed era da un po' che non sentivo un bel cazzone così, che me lo sfonda tutto!»
Me la sbatto ancora un po' e, appena raggiunge un altro orgasmo, le scarico dentro alcune bordate di crema, che la fanno godere ancora di più. Resto un attimo immobile, dentro di lei, poi mi sfilo e subito lei si inginocchia davanti a me e me lo prende in bocca, lo lecca, lo succhia e lo ripulisce di ogni singola traccia di piacere. Poi si rialza, mi guarda negli occhi e si complimenta con me.
«Sei davvero un maschio poderoso! Mi piace molto come mi hai scopato!»
Io le sorrido ed ironizzo un po'.

«Lo prendo come un complimento, considerando che mi sembri una abbastanza esperta! Ho l'impressione che tu ne abbia presi davvero tanti, per giudicare il mio tra i migliori!»
Lei sorride, per niente infastidita dalla mia ironia.
«Sì, è vero, il cazzo mi piace da morire! Ho accettato il posto qui perché sono lontana da casa e posso far tutto quello che mi pare, senza che il mio comportamento possa suscitare fastidi all'immagine di mia madre! Mi piace far la troia! Ho un discreto giro di amici che lavorano con me in ospedale e, giornalmente, mi prendo la mia bella reazione di cazzo! Forse questo ti scandalizza, ma ti assicuro che non faccio del male a nessuno!»
Io allargo le braccia e la rassicuro.
«Io non ti giudico per niente! Questa è la tua vita ed hai diritto a viverla come meglio credi!»
Lei mi ringrazia, usciamo e, giunti alle nostre auto, lei mi chiede come vogliamo organizzarci. Restiamo d'accordo che lunedì mattina io aspetterò qui gli operai e, una volta iniziati i lavori, a sera, anziché tornare a casa, lascerò la macchina nel parcheggio libero e, a quel punto, avrò con me una valigia per iniziare a dormire a casa tua. Naturalmente non voglio interferire con la tua vita privata.
«Se e quando riterrai che possa esser di impiccio alla tua libertà, basterà semplicemente farmelo sapere ed io lascerò la casa libera.»
Lei mi guarda e mi risponde seriamente.
«Di questo non ti devi preoccupare! Quella è casa mia e nessun maschio, al di fuori di te, ci ha mai dormito! Quello è il mio angolo segreto e tu sei l'unica persona, oltre mia madre, che ci ha messo piede! Io, lì dentro, non ci porto nessuno!»
Ci salutiamo ed io riprendo la strada di casa; mentre percorro l'autostrada, mi arriva una telefonata di mia figlia Silvia.
«Ciao, papà. Volevo chiederti se ti trattieni al mare o rientri in città?»
Le rispondo che sono sulla via di casa e lei, dopo un attimo di silenzio, mi chiede se possiamo cenare insieme. Le rispondo che non ci son problemi e allora mi dice che, quando sono in prossimità di casa, le devo fare uno squillo così mi raggiunge immediatamente. Mentre viaggio rifletto sull'ultima volta che siamo stati insieme, sulle sue lacrime quando è letteralmente fuggita dalla mia auto e mi rendo conto che devo recuperare anche con lei il rapporto, come ho fatto con Luca e Simona. Circa un'oretta dopo, lei entra in casa mia. Ha il viso stanco, l'aspetto un po' trasandato, anche l'abbigliamento è trascurato, perché indossa dei semplici jeans ed una maglietta. Appena dentro, si siede sul divano e resta in silenzio a guardarmi. Mi siedo accanto a lei e cerco in qualche modo di parlarle.
«Silvia mi dispiace di essermi comportato male anche con te! Vorrei poter fare qualcosa per rimediare a questo mio errore.»
Lei mi fissa, mi guarda senza parlare. Poi mi esterna tutta la sua rabbia.
«Allora, te ne sei accorto? Ti sei reso conto di esser stato molto cattivo? E, soprattutto, quello che mi dispiace ancora di più, è il fatto che hai subito trovato il modo per far pace con Simona e Luca, ma non con me! No, con me te ne sei solo accorto ora che mi hai trascurato! Capisco che oggi era molto importante per te incontrare quella puttanella! Certo, lei è più importante di me! In fondo io cosa sono? Tua figlia sposata, che ti sta assillando insieme a suo marito per avere un figlio da te! È ovvio che tu cerchi di allontanarmi, perché questa cosa ti spaventa, mentre invece per noi due sta diventando una cosa veramente seria. È vero, per noi è diventata una cosa importante, ma sono giunta alla conclusione che non voglio assolutamente forzare la tua mano e, quindi, son venuta a dirti che non te lo chiederò più di esser ingravidata da te! No, non lo vogliamo più! Certe cose devono venire spontanee e, se non lo sono, allora sono delle forzature ed io non voglio assolutamente forzarti! Oggi ci siamo sottoposti, io e Marco, a tutte le analisi necessarie per verificare se siamo in grado di procreare e, a breve, avremo tutte le risposte necessarie e, a quel punto, decideremo come e quando aver un figlio. Ci tenevo a dirti questa cosa. Mi sento molto delusa dal tuo comportamento.»
Finito di parlare si alza e, prima ancora che io possa dire qualcosa, esce da casa senza neanche salutarmi. Resto immobile seduto a riflettere sulle sue parole e mi rendo conto che l'ho ferita profondamente. Non pensavo che questa cosa fosse così importante per loro, anche perché ero convinto che, prima di avere un figlio, avessero voluto godersi un po' la vita matrimoniale insieme, mentre invece mi rendo conto che stanno accelerando i tempi. Faccio un profondo respiro, sento dentro di me sempre più forte la mia solitudine; appoggio la testa all'indietro sulla spalliera del divano e non riesco a trattenere le lacrime che sgorgano dai miei occhi. È un pianto accorato che mi lacera l'anima! Esco prendo la mia auto e senza neanche rendermene conto mi ritrovo davanti alla tomba di mia moglie Giulia. Mi siedo davanti alla sua lapide e cerco, in qualche modo, delle risposte, che, però, non trovo. Nemmeno mi rendo conto quanto tempo resto seduto lì, fin quando il custode del cimitero mi scuote e mi dice che è ora di chiudere, per cui mi esorta ad andarmene. Sono distrutto. Rientro in casa, sento la solitudine che mi assale, apro il mio pc e mi metto a guardare le foto di me e mia moglie; la nostalgia mi assale e mi stordisce. Senza neanche rendermene conto, mi addormento sulla sedia e, quando mi sveglio, la notte è fonda; spengo tutto e mi lancio sul letto vestito. Il suono del mio cellulare mi riporta alla realtà: è già quasi mezzogiorno della domenica. Guardo il numero sul display e vedo che è Enzo.
«Paolo, buongiorno! Scusami se ti disturbo, ma avrei bisogno di chiederti una cosa. Come sai sabato prossimo i nostri ragazzi si sposano e mi chiedevo se potevo contare sulla tua collaborazione per regalare a Simona una serata speciale.»
Mi scuoto un tantino, cerco di ragionare e prendo tempo, chiedendo maggiori informazioni.
«Sì, credo di sì, ma cosa avevi in mente?»
Lo sento entusiasta.
«Splendido! Speravo molto sulla tua collaborazione, perché vorrei regalare una serata a Simona, insieme a te! Solo noi due a far impazzire la nostra puttanella!»
Mi schiarisco un attimo le idee e nel ribadire la mia disponibilità, gli faccio presente che, la prossima settimana e fino a venerdì, sarò fuori città, quindi gli chiedo come intende organizzarsi. Lui ci pensa un attimo e mi dice che la soluzione migliore sarebbe il mercoledì sera, visto e considerato che è l'unico giorno della settimana in cui è sicuro che Simona non abbia impegni.

«Va bene, sono disponibile; dimmi solo dove e come ci vediamo.»
«Pensavo di andare a cena in quell’agriturismo su in montagna e lì prendere una camera e farla impazzire il più a lungo possibile!»
Concordo con lui che è un'ottima idea e, appena lui chiude la comunicazione, io torno disteso sul letto. Resto ancora un po' sdraiato, poi mi alzo, mi infilo sotto la doccia e lascio scorrere l'acqua, cercando di lavar via i miei cattivi pensieri. Mentre esco, prima che mi infilo l'accappatoio, vedo la porta del bagno che si apre e sulla soglia c'è Silvia. Mi guarda, ha gli occhi gonfi di chi non ha dormito ed ha pianto molto, poi, dopo avermi fissato un attimo, mi butta le braccia al collo.
«Papà, ti amo! Guardami, sono la più grande sciocca che esiste al mondo! Mi dispiace non riesco a controllare la mia gelosia!»
Si stringe al mio corpo, mi tempesta il viso di baci. Si strappa via la maglietta che indossa e lascia cadere per terra la minigonna; è nuda, mi trascina di nuovo dentro la doccia. Resta immobile abbracciata a me. L'acqua ci scorre addosso, ma lei mi tiene stretto.

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