Metto la freccia e premo l'acceleratore. Il motore della Giulia Quadrifoglio ruggisce e il bilico resta dietro di noi. Do un colpo di volante che ci sbatte a sinistra, schivando di un palmo l’auto che arriva dall’altra parte e gettandoci di fronte al camion.
I fari della motrice lampeggiano sullo specchietto retrovisore e due strombazzate – una lunga e pesante, l'altra che sfuma nella distanza – ci raggiungono da dietro.
Abbasso il finestrino, allungo il braccio nell’aria fredda che frusta la mia polo, sollevo un pugno sopra il tettuccio e mostro il medio al camionista. «Fottiti, fallito.»
Peccato non possa farlo vedere anche all'autista dell'auto, ormai a centinaia di metri lungo la statale.
Sul sedile del passeggero, Sonia esplode in una risata. «Gliel’hai fatta vedere a quello stronzo, Carmine.»
Ritiro la mano nell’auto e sollevo il finestrino. Il braccio nudo si è congelato.
«Nessuno deve mettermisi davanti, soprattutto un bilico puzzolente.»
La ragazza si sporge verso di me e mi bacia sulla guancia. «Sei il migliore, amore mio.»
Sorrido. «Vuoi dimostrarlo?» Accendo la GoPro montata sul bocchettone dell’aria sopra l’autoradio. «Mettiti la mascherina che ci facciamo un video per i nostri fan.»
Sonia si ritrae. Le sopracciglia sono sollevate sopra i suoi occhi neri. «Ma… proprio adesso?»
Lascio il volante con una mano e mi sbottono i jeans. «Hai in mente un momento migliore? Cosa c’è di meglio dell’interno in pelle della mia Giulia come sfondo per un video?» Mi punto allo schienale con le scapole, sollevo il sedere e mi sfilo i pantaloni quanto basta per abbassarli di una spanna. Le mutande sono già tese per il mio cazzo in tiro.
Sempre in tiro.
«Va bene…» Sonia sgancia la cintura, si volta tra i due sedili e torna a girarsi in avanti: sul viso indossa la sua mascherina nera da Carnevale di Venezia con gli strass. «Ma non correre.»
Afferro la leva sotto il sedile e spingo indietro. «Ma con la macchina o a venirti in gola?» Dalle mutande tiro fuori il mio cazzo.
Il mio grosso, lungo cazzo.
Se ne sta eretto come un obelisco in onore della mia virilità e della mia potenza.
E adesso la mia puttanella lo venererà com'è giusto che sia.
Metto la mano dietro la testa di Sonia, afferro i suoi lunghi capelli neri e spingo la sua testa tra il mio busto e il volante. Lei non oppone resistenza. «Hai mai visto un cazzo così grosso?»
La ragazza afferra l’asta con una mano. «No, è il più grosso che abbia mai visto, amore.»
Un sorriso tende le mie labbra. Mi adagio contro il sedile. «Adesso succhialo, puttanella.»
Sonia si sposta i capelli che impallano la GoPro e lecca la cappella con un movimento lento, prima la corona della pelle e, a spirale, risale fino al meato.
Socchiudo gli occhi e inspiro, il fiato scosso dalle scariche di piacere che scoppiettano all’altezza dell’inguine. Le accarezzo la testa. «Brava, puttanella…»
Lei apre le labbra, la sua saliva cola lungo il mio grosso cazzo. Lo mette in bocca e inizia a muovere la testa su e giù, con la maestria che ha acquisito da quando sta con me.
Allungo una mano sulla sua schiena, infilo le dita sotto i pantaloncini e il perizoma e percorro la valle tra i suoi glutei. Peccato non si veda nella telecamera la falange del medio infilarsi nel suo buco del culo: i nostri fan apprezzano molto quando le ditalino le chiappe… ma impazziscono ancora più nel vedere Sonia abbuffarsi con la mia gigantesca minchia.
I prati della Pianura Padana scorrono attorno a noi in una scia confusa, un’auto grigia suona il clacson perché la Giulia la sfiora. Che vada a farsi fottere, sono io che rischio di rovinare una macchina che è un capolavoro, non quella scatola di sardine che guida lui.
Il lavoro di lingua di Sonia diventa sempre più efficace, lo stimolo inizia a farsi insostenibile. Le appoggio una mano sul capo, le faccio scivolare l’asta fino in gola e mi lascio andare con un sospiro. Ondate di piacere esplodono nella mia cappella, percorrono il mio corpo e inondano la mia mente.
Chiudo gli occhi e inspiro l'afrore acido di sesso ed eccitazione che riempie l'abitacolo dell'auto. Sonia trattiene i colpi di tosse tra le mie gambe, il suo corpo scosso dagli spasmi. La blocco con ancora più forza.
Vederla soffocare con la mia sborra che esce dalle sue labbra e dal naso aumenterà l’eccitazione dei nostri seguaci su Onlyfans. Adorano pagare per ammirare me e segarsi su Sonia che si gode il mio cazzo.
Non può nemmeno dirmi niente se la tratto un po' male: con i soldi che guadagna grazie alla mia page, le magliette di D&G può comprarsele, e non essere più costretta a farsele regalare dal commesso che ha dovuto spompinare nel gabinetto del centro commerciale. Quel briciolo di sofferenza nei video le fa prendere quelle belle, di magliette, e non gli scarti fallati.
Il cartello con il nome del paese, “Paderno Franciacorta”, sfreccia accanto a noi.
Rallento e metto la freccia. «Puliscimi il cazzo, Sonia. Stiamo per arrivare.»
Lei si passa una mano sulle labbra da cui colano saliva e sperma. «Sì, Car-» un colpo di tosse le scuote i seni. Risponde con la voce roca. «Sì, Carmine.»
