Lo schermo dell’iPhone attaccato al bocchettone dell’aria mostra una linea azzurra in mezzo al nulla. Fuori dai finestrini si susseguono frutteti e prati da quando abbiamo lasciato il paese sulla riva del Lago di Iseo.
«I tuoi non potevano fare una vigna un po’ meno in culo ai lupi?» Sembra di essere finiti in uno di quei film dove una coppia si perde e scopre di essere piombata nel passato. Non fosse per i trattori che incontriamo, potrei quasi credere che siamo finiti in pieno Promessi Sposi.
Sonia interrompe il suo aggiornare Instagram. «Villa Zanetti era una residenza signorile nei primi anni dell’Unità d’Italia. Producevano vino che vendevano in mezza Europa.»
E il mio trisavolo poteva essere un principe nel Regno delle due Sicilie, ma mio padre si trova costretto a lavorare in Regione e io devo studiare dall'altra parte dello Stivale… «Tu cosa c'entri? Sei Raggi di cognome, non Zanetti.»
«E difatti io non ho un cazzo a che vedere con la villa. A essere Zanetti è mia madre, non il mio vecchio. La villa se la becca quella merda di Lucio quando schiatta lo zio.»
Il navigatore mostra la linea azzurra svoltare a sinistra in un bivio. La strada che indica è disseminata di buche e sui lati dell’asfalto sbiadito è un susseguirsi di crepe. Scuoto la testa. «Questo posto mi farà a pezzi le gomme, altroché vendemmiare…»
«La conosco io una strada migliore, Carmine. La prende anche mio zio con la sua Jeep: è più lunga ma—»
«Si, così andiamo persi del tutto e ci ritroviamo direttamente in Botswana…» Svolto la macchina come indica il GPS e la faccio avanzare. La Giulia sobbalza per una buca nell’asfalto grande quanto un cratere. «Cosa mi dicevi di Luigi?»
Lei arriccia le labbra superiori. «Lucio. È uno schifoso cicciobombo. Lo detesto da quando ho memoria.» Sorride. «È sempre stato grasso e penso sia un po’ …» Si tocca un paio di volte la tempia con il dito.
Un sogghigno cerca di affiorare sulla mia bocca. «Immagino fossi la cuginetta brava e buona che lo aiutava sempre.» Da com’è puttana e approfittatrice, non ci crederei nemmeno se lo giurasse.
Lei scoppia in una risata. «Lo prendevo sempre per il culo, quell’imbecille. Gli facevo fare continuamente figure da scemo davanti a tutti. Ma era, appunto, troppo tardo per dire ai suoi o ai miei che era colpa mia se tutti ridevano quando lo vedevano.»
Oppure il ragazzo è un masochista a cui piace farsi insultare.
Lancio un’occhiata al corpo di Sonia, alla sua figura slanciata e al seno non troppo grosso ma comunque bello da stringere tra le mani. Chissà, magari a Lucio piace immaginare di vendicarsi su di lei sognando di scoparsela con violenza...
Un trattore arrugginito che ha fatto la guerra, senza cabina e con un tubo di scappamento che si lascia dietro una nuvola nera, arriva dall’altra direzione. Si ferma sul bordo della strada ma continua a vibrare ed emettere scoppiettii. Sollevo i finestrini prima che ammorbi l’interno della Giulia e gli passo accanto. Scuoto la testa.
«E questo Lucio, ci sarà anche lui?»
Sonia sospira. «Ovvio. Ora è lui a gestire la vigna, visto che mica va a cercarsi un vero lavoro, il bastardo.» Solleva le spalle. «Ma chi sarebbe tanto scemo da darglielo, un altro lavoro?»
L’asfalto si interrompe, sostituito da dei sassolini bianchi.
«Siamo quasi arrivati.» Sonia prende il fondo della maglietta e la spinge avanti, controllandola. «Fermati, Carmine, che voglio cambiarla: è piena di macchie della sborra che ho tossito prima.»
Trattengo un sorriso al ricordo di lei che si strozzava con la mia minchia, di come cercava di sollevarsi dal mio inguine e io la trattenevo con una mano, dei suoi colpi di tosse che sparavano saliva e seme sulle mie palle mentre le venivo in gola. Quando si è alzata, aveva il viso sporco di sperma e sputo.
Il migliore video del fine settimana: impossibile batterlo. I nostri fan si scorticheranno i loro cazzetti quando lo posterò.
L’erezione si ingrossa al ricordo di lei che mi ripuliva le palle e la minchia mentre uscivo dalla statale e passavo in mezzo al paese di Paderno, la gente che si voltava a guardare la Giulia e ci vedeva dentro una puttana che faceva un soffocotto. Avrei dovuto mettere una GoPro puntata anche verso l’esterno, per riprendere l’espressione dei passanti alla mia vista che vengo spompinato da—
«Mi ascolti, Carmine?»
Lo sbuffo sibila nel mio naso. È insopportabile quando ha la bocca vuota. «Non importa, va bene così.» Non voglio parcheggiare accanto alla strada, in mezzo alla terra compressa e piena di trincee lasciate dai copertoni dei trattori: non tratto male la mia Giulia.
Sonia stringe le braccia sul seno e volta la testa verso il finestrino alla sua destra. «Sei uno stronzo.»
«Mhm, se…» Poi, appena vedi il mio grosso cazzo, ti ci lanci sopra e torni ad implorarmi di essere il tuo padrone e di farti godere, puttanella…
Nel parabrezza si profila un largo varco in un muro di sassi con due colonne squadrate su cui restano aggrappate delle macchie di stucco giallognolo. Alla fine, ce l’abbiamo fatta davvero ad arrivare?
Grazie per aver letto questo capitolo introduttivo di una storia breve ma folle. Per non perdervi i prossimi capitoli, assicuratevi di seguire il libro.
Se vi è piaciuto, fatemelo sapere con un 💗, se vi ha eccitati (lo spero, è un racconto erotico) con🔥e se ne volete ancora premete ✨.
Lasciate un commento 💬 per raccontarmi come credete possa continuare il week-end nelle vigne di Carmine e Sonia.
Ci vediamo nel prossimo capitolo!
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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