Ma possibile che la mattina, in questo posto di merda, faccia sempre freddo, anche se è solo la metà di ottobre? Non sono ancora le sette ma strepito all'idea di andarmene da qui. Non ne posso più.
Sonia è a testa bassa, fissa il terreno davanti ai suoi piedi. Da quando abbiamo girato il video dell'incesto non mi ha più parlato di sua volontà, e ha creato un'atmosfera pesante e insopportabile. È tanto cretina da non aver voluto vedere il video del suo incesto: è ottimo, con una composizione perfetta e la mia sega lo valorizza ancora di più.
I nostri fan impazziranno quando lo posterò.
La madre stringe la ragazza senza dire una parola, il padre è ancora più imbarazzato. «Se hai bisogno, chiamaci.»
Lei annuisce senza dire una parola o sollevare lo sguardo da terra.
Lo zio resta da parte e Lucio… Lucio non c'è, non è ancora tornato. L'ultima volta che l'ho visto era in mezzo alle viti, a cogliere uva come se non avesse fatto altro nella vita. Cosa che non escludo. Al termine della vendemmia, è scomparso. Sembra sia andato in paese a ubriacarsi, cosa che non gli è nuova.
Beh, chi non festeggerebbe dopo essersi scopato Sonia, sia in culo che in gola?
E il mostro peloso, di certo, deve festeggiare anche la perdita della verginità, e con chi perderla se non con la cugina puttana e carogna?
La vecchia si avvicina alla ragazza e le mette una mano sulla spalla. Quella stronza continua non spiccare una sola parola di italiano. «Damm a mént, neùda, stach endré de quél matot!»
Ogni volta che gracchia sembra stia lanciando una maledizione, la megera…
Sonia inspira sonoramente. «Sì, nonna.»
Metto le mani gelate in tasca. «Beh, andiamo, che alle dieci ho lezione.» E voglio tornare nella modernità, che tra un po’, qui, saltano fuori i bravi e gli appestati.
«Sì.» Sonia abbraccia la vecchia senza trasporto e si volta per seguirmi verso la Giulia. Non aggiunge una parola.
Sulla schiena, gli sguardi dei parenti della mia amante sono macigni che, invece di pesarmi sulle gambe, mi spingono ad allontanarmi da loro il più in fretta possibile.
Salgo in auto e accarezzo il volante della Giulia. È una sensazione che forse solo stringere un paio di tette può eguagliare. O forse no, le bocce di Sonia non me lo fanno diventare duro come la mia Giulia…
La ragazza si accuccia nel sedile accanto a me e appoggia lo zainetto tra le sue gambe. Si lega con la cintura senza pronunciare una parola. Fissa il cruscotto con le mani in grembo.
Quei quattro stronzi sono ancora davanti alla porta d’ingresso senza essersi mossi di un passo, come se fossero nell’inquadratura finale di una sitcom degli anni ’90 ambientata durante la peste.
Scuoto la testa. Devo ricordarmi di inventare una scusa per non presentarmi alle future vendemmie. «Meno male che ce ne andiamo. Capisco perché ti stanno tanto sul cazzo, i tuoi.»
Sonia emette qualcosa di simile a un gemito. Sta iniziando a comunicare come suo cugino? È una cosa di famiglia non usare l’italiano?
Giro la chiave e il motore si avvia con un borbottio. La mia adorata Giulia vibra come un amante che fa le fusa. Sospiro al piacere che mi dona l’erezione che sta crescendo nelle mutande.
Come spaventati dal dolce brontolio del motore, ben più armonioso di quello dei trattori che usano qui, il nostro pubblico torna in casa, tranne una persona, che socchiude gli occhi.
«Quella vecchia stronza mi mette i brividi.» Stringo le dita sul volante. Un senso di sconforto mi corre lungo la schiena: dovevano sentirsi così quelli che ricevevano il malocchio da una strega. «Ma la vecchia non sa una parola di italiano? Chissà le cazzate che spara, la rincoglionita…»
Sonia non solleva la testa e non apre bocca. Che mi conceda il viaggio di ritorno senza ammorbarmi le orecchie con le sue chiacchiere?
Faccio manovra e parto verso la modernità. Accendo il riscaldamento della Giulia e metto le mani davanti ai bocchettoni. Le dita si sghiacciano e prudono.
I sassolini scricchiolano sotto le ruote, i filari delle vigne scorrono lungo i finestrini.
«Allora… ti scarico davanti al tuo appartamento, Sonia, così io vado diretto in facoltà.» Lei non annuisce né nulla. Beh, chi tace acconsente. «Poi, oggi pomeriggio edito il video di te e tuo cugino e questa sera lo carico.»
Continua a non dire nulla.
«E stavo pensando ieri notte che, se il video va bene, potremmo farne altri dello stesso tipo, con te che ti fai fottere dai nostri parenti.» E io che accompagno la tua performance con una magnifica sega. «Ho già pensato al prossimo: alla festa del patrono, il sei novembre, scendi con me in paese e seduci e ti fai scopare da mio nonno, che è vedovo da trent’anni.» Sghignazzo. Il miglior regalo per gli ottantanove anni del vecchio… e un’ondata di nuovi fan per la nostra page. «Non sono un genio, Sonia?»
Lei sospira e risponde a bassa voce. «Penso che dobbiamo parlare, Carmine…»
Sbuffo. Sapevo di illudermi quando pensavo che non avrebbe rotto i coglioni durante il viaggio di ritorno…
Fine
