Un brivido corre lungo la pelle d'oca sulle braccia scoperte dalla polo. Ci sfrego sopra le mani: è come passarle su una grattugia. Il sole non ha ancora fatto la sua comparsa sopra le montagne a oriente e le poche nuvole sparse in cielo hanno la pancia arrossata.
Sonia è accanto a me, lo sguardo basso sul pavimento. Indossa una maglia di pile verde che deve avere la metà dei suoi anni. Ha in mano un paio di secchi rossi con dentro una bottiglia di plastica piena di acqua.
Smetto di sfregarmi. Nessuno qui indossa una maglietta ma tutti hanno delle giacche. La vecchia continua a guardarmi di sottecchi e le sue labbra si tendono in un sorriso.
Vecchia stronza…
Oltre al nucleo della famiglia, ci hanno raggiunto altre persone per aiutare nel giorno finale della vendemmia, un altro paio di anziani e i due neri che aiutano Lucio lungo l'anno. Una – come l'hanno chiamata? – motoagricola arancione trasporta un mastello di plastica con una – questa come… - pigiatrice nel cassone. Accanto sono ammassati altri secchi e delle brente.
Quelle le lascio portare agli altri, o mi smerdo la polo, altro che balle…
Lo zio Erminio sale a bordo e avvia il motore, che inizia a scoppiettare e a emettere un gas di scarico fetido. La vecchia, con una certa fatica, sale sul sedile accanto.
L'uomo deve urlare per farsi sentire sopra il frastuono del trattorino. «Ci vediamo alla vigna.»
«Arriviamo.» Il padre di Sonia lo saluta con una mano e, accompagnato dagli altri, si avvia seguendo il mezzo.
Lucio sale a bordo della sua Apecar, spingendosi dentro con la goffaggine degna di un cartone animato degli anni '50, e riempie la cabina come un uovo. Il fracasso del motore è peggiore di quello della motoagricola e il tubo di scappamento spara un paio di colpi di tosse asfissianti. Il suono che fa quando inizia a muoversi è quello di un gatto che stanno torturando.
Assesto un colpo al braccio di Sonia e indico il cugino. «Allora, siamo intesi, vero?»
Lei solleva lo sguardo da terra e lo indirizza verso i miei occhi ma, appena prima di riuscirci, si morde le labbra e lo abbassa di nuovo. «Sì…»
Le metto una mano su una spalla e gliela stringo. «Dai, lo so che ti sei viziata con me, ma lo fai per la nostra page su Onlyfans. E magari ti piace anche.»
Non ci credo io per primo.
Sonia annuisce appena.
Che rompicoglioni… Si aspetta che facciano sempre tutto gli altri? «Tu vai da tuo cugino quando è solo, gli chiedi di seguirti con qualche scusa, lo porti dove abbiamo deciso ieri sera, vicino a quell'edificio che ho trovato su Google Earth, e lo seduci.»
Lei non risponde e continua a fissare la sabbietta in mezzo alla strada sterrata.
Sbuffo. «Mi stai ascoltando o no?»
«Sì.» La sua voce è un pigolio. «Ma mi faccio solo inculare.»
Da come quel mostro ti contempla il sedere, è più che sufficiente. «Fai quel cazzo che ti pare, basta che abbiamo un video di incesto con quella palla di lardo pelosa.» La sospingo. «Andiamo, non facciamo aspettare gli altri.»
La cima del sole sfavilla nell'avvallamento tra due montagne tondeggianti, doloroso alla vista come un chiodo arroventato in un occhio, ma forse inizierà a scaldare questa landa siberiana.
