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Erotika
La Suocera Repressa, Invidiosa Delle Figlie · Cap. 3
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Capitolo 3 di 4 44 min di lettura

Mia suocera voleva eccitarmi

Giulia paga a caro prezzo una curiosità proibita, mentre Carmela comincia a cercare attenzioni che non dovrebbe desiderare. Un vecchio vestito e una porta lasciata aperta mettono Franci davanti a una tentazione sempre più difficile da ignorare.

Alessia
15 ore fa · 76 letture · 4

Sembra un momento innocente, la classica conclusione di un pomeriggio in famiglia. Ma Carmela non si alza per tornare alle sue mille faccende. Rimane seduta. Fissa lo schermo scuro del telefono. «Francesco, prima...» inizia, con un tono che ha perso ogni traccia di leggerezza. Capisco immediatamente dove vuole andare a parare. «La cerniera?» «Sì.» Esita,torturandosi il bordo della maglia con le dita. «Ti ho fatto sentire a disagio?» È la seconda volta che me lo chiede,ma ho l'impressione che ora abbia bisogno di capire meglio il perché. Le rispondo con la stessa sincerità di prima. «Un po'.» Lei abbassa gli occhi sui propri piedi, mortificata. «Mi dispiace.» «Non devi continuare a scusarti, Carmela.»

Lei annuisce lentamente. Prende un respiro profondo e, dopo un'esitazione evidente, alza il viso verso di me.«E... ti sei trovato male?» L'aria nel soggiorno si azzera. Questa volta percepisco che la domanda non riguarda il suo imbarazzo, ma la mia reazione a quel contatto rubato, a quell'attrito contro il mio bacino. Non voglio mentirle, non dopo che si è esposta così tanto. La guardo dritto negli occhi. «No. Mi ha soltanto sorpreso.» Vedo le sue spalle abbassarsi impercettibilmente,come se stesse rilasciando una tensione trattenuta a lungo. Le labbra si schiudono in un sospiro di sollievo muto. Sembra quasi una confessione reciproca, minima, misurata: io le ho confermato che non mi ha infastidito, e ho l'impressione che a lei basti sapere che quel momento non sia stato sgradevole per me. Ma mi fermo qui. È troppo presto per spingersi oltre in mare aperto.

Carmela si schiarisce la voce. «Senti, Francesco... ti chiederei un favore. Riguardo alla mia insicurezza con il vestito, e al discorso che ti ho fatto su Lorenzo... potresti non farne parola con Erika?» «Certo che no,» la rassicuro, prendendo il telefono dalle sue mani. «Non ho nessuna intenzione di andare in giro a sbandierare le tue confidenze. È un segreto al sicuro.» Poi, per alleggerire quell'aria troppo densa, le faccio un sorrisetto. «Comunque, guarda che non abbiamo commesso un omicidio solo perché ti ho sistemato una cerniera difettosa.» Carmela accenna una risata, scuotendo la testa.«No. Hai ragione.»

Torno a guardare distrattamente il telefono, ma percepisco il suo silenzio accanto a me. È un silenzio pensante,denso,come se stesse elaborando qualcosa di grande e pericoloso. Non ho il potere di leggerle la mente, ma la donna seduta a pochi centimetri da me non è più la madre integerrima del giorno prima.

Il rumore della serratura annuncia il ritorno di Erika. Quando la mia fidanzata entra in casa sventolando una cartellina,Carmela è già scattata in piedi ed è tornata a trafficare in cucina, come se nulla fosse. Vado incontro a Erika e le mostro le foto sul cellulare. Lei strabuzza gli occhi, felice, e sceglie subito lo scatto in cui Carmela ride a crepapelle,inoltrandoselo e mandandolo anche al numero della madre. «Mamma, questa la devi assolutamente tenere!» le urla dalla sala. Carmela si affaccia con uno strofinaccio in mano e le sorride con un calore immenso. «Va bene, tesoro. La salvo.» Erika le corre incontro, la abbraccia di slancio e le stampa un bacio rumoroso sulla guancia. È un quadro perfetto di amore filiale. Lo guardo, e mi viene il dubbio che dentro Carmela si stia aprendo una spaccatura profonda, sospesa tra quella strana attenzione che ha appena iniziato a concedersi con me e il bene disperato che sembra voler a sua figlia.

Durante il tardo pomeriggio, la porta si apre di nuovo. Giulia rientra dalla sua fuga. È scura in volto, saluta appena con un cenno del capo ed evita accuratamente la cucina, infilandosi su per le scale come un fantasma arrabbiato, totalmente ignara del fatto che, mentre lei non c'era, l'asse del mondo di questa casa si è appena spostato di qualche grado irrevocabile.

La sedia vuota di Giulia, a capotavola, pesa come un macigno sull'atmosfera della cucina. È il fantasma di una punizione che aleggia sui piatti fumanti, un monito silenzioso che nessuno osa nominare. Eppure, nonostante il vuoto, la cena assume quasi subito una piega surreale. Carmela ha aperto una bottiglia di vino rosso e, con una disinvoltura che non le appartiene, se n'è già versata due bicchieri pieni. Non è ubriaca, i suoi movimenti sono precisi e lo sguardo è lucido, ma c'è un'allegria inedita nel suo tono, una rilassatezza che ha sciolto l'amido delle sue solite maniere formali.

Erika se ne accorge mentre taglia l'arrosto, lanciando un'occhiata divertita alla madre. «Mamma, ma che hai stasera?Sembri un'altra.» Carmela sorride, portandosi il calice alle labbra. «Niente, tesoro. Per una volta mi sono rilassata un po'.È vietato?» «Assolutamente no,» intervengo io, riempiendomi a mia volta il bicchiere, «però domani il conto del vino lo paghi tu.» Carmela scoppia in una risata morbida, di gola. «Francesco, tu pensa a mangiare, che ti vedo sciupato.»

La leggerezza della conversazione è un balsamo necessario dopo le macerie della mattinata. Si ride, si scherza, e il vino fa il suo dovere, allentando i freni inibitori quel tanto che basta per trasformare le dinamiche del tavolo. Erika, del tutto ignara dei fili invisibili che si stanno tendendo nella stanza, torna a parlare del pomeriggio. «Comunque, mamma oggi stava proprio bene con quel vestito della foto. È un peccato che tu non lo metta mai per uscire.» Annuisco, tagliando un pezzo di carne. «Gliel'ho detto anch'io.» Carmela mi fissa sopra l'orlo del suo bicchiere. I suoi occhi scuri brillano di una luce insidiosa. «Sì,» mormora, scandendo le parole, «me l'ha detto diverse volte.» «Perché è vero,» ride Erika.

Il mio sguardo si incrocia con quello di Carmela per una frazione di secondo. Non c'è bisogno di aggiungere altro. La battuta, innocente per Erika, per noi due è carica dell'attrito di lei contro il mio bacino davanti allo specchio.

Più tardi, mentre finiamo il contorno, Carmela si lascia sfuggire il passo falso definitivo. Commentando pigramente il fine settimana, sospira: «Ieri sera mi ero preparata tanto. Oggi invece mi sono divertita senza nemmeno pensarci.» Erika sorride, interpretando la frase come il classico confronto tra un appuntamento deludente con Lorenzo e la confortante sicurezza di una domenica in famiglia. Ma io ho il forte sospetto che ci sia altro dietro quelle parole: non il pranzo o la cena, ma quel fremito inaspettato scoppiato in camera sua. E il fatto che lo dica ad alta voce, davanti a sua figlia, mi fa capire quanto il vino stia pericolosamente assottigliando la sua prudenza.

Terminata la cena, Erika si alza stiracchiandosi. «Vado di sopra a controllare il calendario dei turni per domani e preparo la borsa. Ti lascio a sbrigare i piatti con il tuo schiavo personale, mamma.» Le do un bacio al volo mentre passa, poi inizio a sparecchiare. Al piano di sopra, so che Giulia è rinchiusa in camera a preparare la valigia per l'esilio.

Rimasto solo con Carmela, noto che ha smesso di bere vino. Si è versata un bicchiere d'acqua e sta passando una spugna sul tavolo, i movimenti leggermente più lenti del solito. «Se vuoi vai a riposare,» le propongo, asciugando i piatti che lei mi passa. «Finisco io qui.» Carmela si ferma e fa una mezza risata, guardandomi di sottecchi. «Mi stai dicendo che sono vecchia?» «Ti sto dicendo che domani avrai mal di testa.» «Grazie della fiducia, Francesco. Sei un vero gentiluomo.»

Il clima rimane giocoso ancora per un po', ma quando l'ultimo piatto finisce nella credenza, il sorriso di Carmela si spegne, lasciando spazio a un'espressione tormentata. Si appoggia al bancone, fissando il buio oltre la finestra della cucina. «Francesco...» inizia, con un filo di voce. «Secondo te ho esagerato davvero tanto con Giulia?» Smetto di piegare il canovaccio. Non mi tiro indietro. «Sì, Carmela. Molto.» Lei abbassa lo sguardo sulle sue mani. «Lo immaginavo.» «Allora perché non cambi idea?» la incalzo dolcemente. «Fai ancora in tempo.» Carmela emette un lungo sospiro tremante. «Perché ultimamente non so più come comportarmi con lei. Non so come gestirla. Mi sfugge da tutte le parti.» «Guarda che è molto ferita dalla tua decisione. Si sente rifiutata.» «E non credere che a me non faccia male vederla così,» ribatte, la voce incrinata. «Lo so, Carmela.»

Rimane in silenzio, assorbendo le mie parole. Alla fine mi promette che ci rifletterà ancora, che ci penserà su prima di domattina. Poi, si stacca dal bancone. «Vado a mettermi qualcosa di comodo prima di dormire,» dice. Si ferma sulla soglia della cucina, voltandosi verso di me. «Francesco, mi faresti un favore prima di salire da Erika?» «Un altro? A fine mese ti mando la fattura, te l'ho detto.» Lei ride, una risata che suona stranamente gutturale. «Sulla cassettiera del corridoio di sopra c'è una busta con delle vecchie fotografie che io ed Erika abbiamo separato oggi pomeriggio. Me la porteresti giù in soggiorno? Non vorrei dimenticarmele lì.»

Prima di andare avanti…

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