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Erotika
La Suocera Repressa, Invidiosa Delle Figlie · Cap. 4
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Capitolo 4 di 4 40 min di lettura

La suocera fatta mi ha fatto perdere il controllo

Decisa a sentirsi giovane e disinibita, Carmela combina un guaio e chiama Franci in piena notte. Tra confessioni proibite, una passione fuori controllo e un video compromettente, il segreto diventa sempre più pericoloso.

Alessia
12 ore fa · 52 letture · 2

Restiamo in silenzio per un paio di minuti. Il respiro di Carmela si fa via via più calmo, regolare. L'euforia sguaiata di poco prima sembra essersi dissolta del tutto, lasciando spazio a una lucidità spiazzante. «Pensi davvero che sia per la canna di stasera?» mi chiede, con un tono basso, privo di qualsiasi ironia. La guardo. «Penso che ti abbia tolto i freni.» «Forse mi ha tolto la paura di parlare,» ribatte lei, girandosi di nuovo a guardarmi negli occhi. «Ma quello che ho sentito domenica davanti allo specchio, quando mi hai slacciato il vestito... e quello che mi ha spinta a lasciare quella porta aperta... non l'ha creato stasera, Francesco. C'era già. Ho provato a negarlo per giorni, ti ho perfino cacciato di casa lunedì,ma non è servito a niente.»

Mi sento il cuore battere nelle tempie. La guardo, cercando una traccia di confusione nel suo sguardo, ma trovo solo una donna adulta, pienamente consapevole, che ha smesso di nascondersi. «E allora dimmi cosa vuoi veramente, Carmela,» le chiedo a bassa voce. Lei non usa più battute o doppi sensi. «Mi piaci, Francesco. Mi sento attratta da te in un modo che mi fa vergognare da morire ogni volta che mi guardo allo specchio. Ecco cosa c'è.»

Appoggio la testa contro il finestrino, chiudendo gli occhi per un secondo. «Pensi che per me sia facile? Credi davvero che domenica sera sia rimasto fermo in quel corridoio perché ero indifferente?» Apro gli occhi e incontro i suoi. La verità è lì, nuda tra i due sedili. Non voglio una storia con la madre di Erika. Non voglio distruggere la mia relazione, e so perfettamente che lei prova lo stesso identico orrore all'idea di ferire sua figlia. Nessuno dei due sta parlando d'amore o di un futuro insieme. È solo un desiderio sbagliato, viscerale, che sappiamo entrambi di non dover assecondare.

Eppure, quando Carmela allunga di nuovo la mano nel silenzio dell'abitacolo, il mio corpo tradisce ogni singolo principio morale. Le sue dita affusolate mi sfiorano l'inguine sopra il tessuto dei jeans, dove l'erezione si è già formata, dura e dolente. «Non dovremmo...» mormoro, la voce ridotta a un soffio roco, mentre i miei fianchi, invece di ritrarsi, si sollevano impercettibilmente verso il suo tocco. «Carmela, è una follia...» «Lo so,» sussurra lei.

Con gesti lenti ma incredibilmente decisi, mi sbottona i jeans e abbassa la lampo. Infila la mano calda dentro i boxer e tira fuori il mio cazzo, che scatta libero, già teso e pulsante. Mi sfugge un gemito sordo, soffocato tra i denti. Non aveva mentito, prima. Quando le sue dita si chiudono attorno all'asta, sento immediatamente la differenza rispetto alla foga inesperta di Giulia. Carmela si muove con una maestria lenta, avvolgente, quasi ipnotica. Fa scorrere il palmo su e giù studiando ogni mia reazione, ruotando leggermente il polso quando arriva sulla punta. «Carmela, ti prego...» ansimo,stringendo i braccioli del sedile mentre cerco ancora, inutilmente, di opporre una resistenza verbale che il mio corpo ha già mandato al diavolo. «Se ci scoprono...» «Shh,» mi zittisce lei, mantenendo quel suo tono composto, quasi elegante e controllato, che contrasta in modo folle con quello che mi sta facendo. «Lascia fare a me, Francesco. Te l'avevo detto che sapevo usare le mani.»

Si sporge in avanti tra i sedili. Guarda il mio cazzo duro tra le sue dita, poi schiude le labbra carnose e ci sputa sopra. Un filo denso di saliva colpisce la cappella e cola lungo l'asta. Vederla compiere un gesto così crudo e spudorato con quell'espressione seria, quasi distinta, mi manda il cervello in pappa. La sua mano riprende a muoversi, e ora, lubrificata dalla sua saliva calda, scivola sulla pelle con un rumore umido eosceno che riempie tutto l'abitacolo. Carmela alterna la pressione con un'abilità feroce: per tre o quattro colpi mi stringe forte alla base, quasi fino a farmi male, poi allenta improvvisamente la presa salendo leggera verso il glande sensibile, facendomi inarcare la schiena contro il sedile. Le mie proteste muoiono definitivamente, trasformandosi in gemiti spezzati e respiri affannosi.

Mentre continua a segarmi senza perdere un colpo, tenendo gli occhi fissi sul mio viso contratto dal piacere, noto il movimento dell'altra sua mano. Carmela ha allargato leggermente le cosce tornite sul sedile del passeggero. Ha fatto scivolare due dita sotto l'orlo della gonna scura, spostando il pizzo degli slip, e ha iniziato a toccarsi da sola. Il suo respiro si spezza. Il petto voluminoso si alza e si abbassa rapidamente sotto la maglia mentre le sue dita si muovono frenetiche tra le sue gambe, seguendo lo stesso ritmo con cui sta lavorando sul mio cazzo. La vedo mordersi il labbro inferiore, la testa che cade all'indietro contro il poggiatesta, lasciando sfuggire piccoli gemiti acuti e trattenuti.

A quella vista, perdo l'ultimo briciolo di freno inibitore. Mi sposto verso di lei, allungo il braccio e infilo la mano sotto la sua gonna, risalendo lungo l'interno coscia bollente e morbido. Scosto la sua mano e affondo direttamente due dita nella sua figa. Carmela sussulta, afferrandomi più forte il cazzo con un grido strozzato. È completamente fradicia. Le sue pareti interne sono caldissime, morbide e vellutate, e si contraggono subito attorno alle mie dita. Inizio a muovermi dentro di lei,piegando i polpastrelli per stimolarla in profondità mentre con il pollice premo sul clitoride gonfio. Per lunghi minuti restiamo incastrati così, nel semibuio della macchina, a darci piacere a vicenda con una fame disperata. Il rumore umido della sua mano sul mio cazzo si mescola a quello delle mie dita che entrano ed escono dalla sua figa bagnata, mentre i suoi fianchi ondeggiano contro il mio palmo senza più alcun pudore.

All'improvviso, Carmela mi blocca il polso, tremando dalla testa ai piedi. Ha il viso arrossato, gli occhi scuri velati di desiderio puro. «Basta... qui non resisto più,» ansima, staccando la mano dal mio cazzo lucido. «Saliamo di sopra,Francesco. Ti prego. Voglio sentirti dentro di me.»

Si gira a guardare la piccola porta tagliafuoco che collega il garage alle scale interne della casa. Per un istante, fissando quella maniglia, l'euforia sembra incrinarsi e rivedo la donna esitante dei primi giorni, consapevole del confine che sta per varcare. Mi sistemo sommariamente i pantaloni, col respiro ancora corto. «Carmela, guardami. Sei sicura di voler continuare? Possiamo fermarci adesso.» Lei non mi risponde con frasi romantiche o promesse d'amore. Mi guarda dritto negli occhi e dice la cosa più semplice e terribile del mondo: «Non voglio continuare a mentire a me stessa.» Resto in silenzio per un secondo. «Erika...» sussurro. Carmela abbassa lo sguardo. Non cerca giustificazioni morali. Sappiamo entrambi che stiamo per compiere qualcosa di profondamente sbagliato, un tradimento che non ha scusanti, ma nessuno dei due ha più la forza di tirarsi indietro.

Usciamo dalla macchina e saliamo le scale interne quasi correndo. Appena apriamo la porta che dà sull'ingresso dell'appartamento, il buio della casa ci avvolge. Per me è una sensazione quasi vertiginosa: sono di nuovo dentro casa di Erika, nel cuore della notte, mentre lei è sul mio divano ad aspettarmi convinta che io stia cambiando la batteria a un amico. Non parliamo. Non c'è più niente da dire. Appena chiusa la porta del seminterrato, una foga animalesca prende il sopravvento. Carmela mi si avventa addosso, afferrandomi per il bavero della giacca e baciandomi sulla bocca. La sua lingua cerca la mia con una voracità disperata, cancellando settimane di sguardi rubati e silenzi.

Inciampiamo lungo il primo tratto del corridoio immerso nella penombra, proprio davanti al mobiletto dell'ingresso su cui lampeggia, muto e invisibile nel buio, il minuscolo led della telecamera domestica installata per controllare l'entrata.Nessuno di noi due ci fa caso. Le mie mani le strappano letteralmente il cappotto dalle spalle, lasciandolo cadere sul pavimento. Lei mi sfila la giacca e la maglietta con gesti frenetici, graffiandomi il petto con le unghie mentre continuiamo a baciarci contro la parete. Le alzo la maglia e gliela sfilo dalla testa, restando a fissare per un secondo il reggiseno scuro che contiene a stento il suo seno pesante, prima di abbassarmi a morderle il collo e il décolleté, lasciando una scia di vestiti sparsi sul parquet mentre ci trasciniamo a tentoni fuori dal corridoio, dritti dentro la sua camera da letto.

Varcare quella soglia mi dà un brivido freddo. Non sono qui per aggiustare una cerniera e non sto passando nel corridoio per prendere una busta di fotografie. Sono a torso nudo nella camera della madre della mia ragazza, con i vestiti seminati nell'ingresso. Lancio uno sguardo rapido alla stanza: la foto incorniciata sul comodino con Erika e Giulia abbracciate mi colpisce come un pugno nello stomaco, riportandomi alla mente per un istante il viso della mia fidanzata.

Carmela si lascia cadere seduta sul bordo del materasso per togliersi le scarpe. Ha il respiro pesante. «Vieni qui...» mormora, allungando una mano verso di me, ma a metà frase la voce le si impasta. Sbatte le palpebre due volte,lentamente. Tutta la stanchezza accumulata nella giornata, il vino bevuto con le amiche, il crollo chimico della cannabis e il picco estremo di adrenalina le presentano il conto nello stesso identico secondo. Appoggia un gomito sul materasso, poi lascia scivolare la testa sul cuscino, perdendo completamente il filo di quello che stava dicendo. Chiude gli occhi.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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