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Erotika
La Sorellona Si Sposa · Cap. 4
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Capitolo 4 di 5 19 min di lettura

Un pompino a metà

Tra fiumi di alcol, amiche sfacciate e giochi perversi, la serata in discoteca degenera rapidamente. Trascinato nei bagni per un incontro a luci rosse, Matteo verrà spinto oltre il limite e dovrà fare i conti con la sua vera, proibita ossessione.

Alessia
5 mesi fa · 1.5k letture · 2

Lei si leccò via una goccia di alcol dal labbro con una sensualità disarmante, ridacchiando. «Gita di quinto liceo, Matty. Il bagno del locale era minuscolo, eravamo schiacciati contro la porta. Ricordo solo un caldo infernale e le mie ginocchia sbucciate contro le piastrelle.» La spontaneità con cui descriveva la scena, fornendo abbastanza dettagli per far viaggiare l'immaginazione, mi diede una fitta allo stomaco. Me la stavo letteralmente immaginando ansimante, con la gonna alzata in un bagno sudicio, presa da un tizio qualunque.

«Dilettante,» la prese in giro Sonia, versando di nuovo da bere. Si girò verso di me, i suoi occhi azzurri fissi nei miei, e si morse il labbro. «Tocca a me. Non ho mai... inviato foto di me completamente nuda a qualcuno che non fosse il mio ragazzo.» Kekka e Sara bevvero all'istante. Kekka rise così forte che dovette appoggiarsi alla mia spalla. «Cristo, ne avrò mandate a decine prima di fidanzarmi con Andrea! Una volta ne ho persino mandata una per sbaglio nel gruppo dei compagni del corso di chitarra. Avevo solo un perizoma di pizzo rosso addosso.»

Ero sconvolto. La mia dolce sorellona, la maestrina di musica, era una vera e propria bomba a orologeria di perversione. «Matty, il tuo bicchiere è intatto,» notò Sonia, avvicinandosi ancora di più a me. La sua coscia si appoggiò alla mia. Il suo profumo era dolciastro, inebriante. «Sei davvero così innocente? Non hai mai fatto nessuna di queste cose?»

«Lui è il nostro bravo ragazzo,» intervenne Kekka, ma questa volta il suo tono aveva una sfumatura diversa. Sembrava quasi... infastidita dall'avvicinamento della sua amica. Tracannò un altro shottino, anche se non era il suo turno.

«Tocca a me,» sentenziò mia sorella, e l'aria si fece improvvisamente più pesante, carica di un'attrazione sottile e malata. Mi guardò dritto negli occhi, con quel sorriso da diavolo che le increspava le labbra. «Non ho mai... fatto sesso con due ragazzi contemporaneamente.»

Il mio cuore si fermò. Guardai il suo bicchiere. Kekka lo alzò con finta innocenza e se lo versò in gola. Sonia, con un gridolino sorpreso, bevve insieme a lei.

«Cazzo, Kekka!» esclamò Sara, ridendo a crepapelle. «Questa non la sapevo! Quando diavolo è successo?» «Festa di Ferragosto, avevo vent'anni e avevo bevuto mezza bottiglia di vodka,» rispose mia sorella, scuotendo i ricci con un'espressione sognante e spudorata. «Siamo finiti in una tenda sulla spiaggia. Uno davanti e uno dietro. È stata... un'esperienza intensa, ragazze. Sentirsi riempita così, ovunque, con quattro mani che ti toccano dappertutto... lo consiglio vivamente.»

Mi mancò l'aria. Il mio cervello proiettò quell'immagine con una nitidezza devastante. La mia Kekka, nuda sulla sabbia, presa da due tizi, che gemeva e si lasciava usare in quel modo. Il mio cazzo ebbe uno scatto doloroso contro i jeans. L'idea mi faceva ribollire di gelosia, ma l'eccitazione era mille volte superiore. Il livello di intensità era salito alle stelle.

I round andarono avanti, in un crescendo di confessioni sempre più spinte e volgari. Scoprì che Sara amava essere legata, che Sonia aveva una passione per il sesso anale e che mia sorella, prima di incontrare Andrea, era stata una vera e propria libertina, sperimentando cose che io non osavo nemmeno cercare su internet.

Io non bevevo mai, e le tre ragazze iniziarono a punzecchiarmi senza pietà. «Sei un mistero, Matty,» tubò Sonia, allungando una mano con le unghie laccate per accarezzarmi il ginocchio. Le sue dita risalirono lentamente verso la mia coscia. «Dobbiamo assolutamente corromperti. Un ragazzo carino come te non può essere così casto. Magari hai solo bisogno di una brava insegnante.»

La sua mano era a pochi centimetri dal mio inguine, e lei mi guardava con un'esplicita promessa negli occhi. Ero lusingato, ovviamente. Sonia era una dea. Ma prima che potessi rispondere o allontanarmi, Kekka si intromise. Aveva bevuto parecchio, le sue guance erano accese e i suoi movimenti meno precisi. Afferrò il polso di Sonia con un sorriso che non le arrivava agli occhi. «Giù le mani dalla merce, bionda,» la ammonì, con un tono che voleva sembrare scherzoso ma che nascondeva un ringhio territoriale. «Lui è con me stasera.»

Il gioco riprese con un ritmo sempre più serrato, e la tensione al nostro tavolo divenne un filo sottile pronto a spezzarsi. Le amiche di mia sorella sembravano aver fiutato la vulnerabilità di Kekka e, in modo del tutto goliardico, iniziarono a metterla in difficoltà con affermazioni sempre più mirate.

«Non ho mai... provato attrazione per un ragazzo molto più piccolo di me,» cinguettò Sonia, alzando il suo bicchierino di tequila. Mentre lo diceva, i suoi grandi occhi azzurri rimasero incollati su di me, indugiando sulle mie spalle e sul mio petto.

Sonia bevve. Sara bevve, ridacchiando. Io, sentendomi improvvisamente sotto i riflettori e stanco di fare la parte del ragazzino casto, afferrai un bicchierino pieno. L'alcol mi bruciò la gola, ma mi diede una scossa di calore istantanea. Kekka rimase immobile per qualche secondo. Fissò il suo bicchiere, poi il mio, e infine lo buttò giù con un gesto secco, senza dire una parola.

«Mmh, il nostro Matty inizia a sciogliersi,» tubò Sonia, spostandosi ancora più vicina sul divanetto. La sua coscia nuda premette sfacciatamente contro il mio ginocchio. «Sai, a me piacciono i ragazzi che sanno lasciarsi andare. E poi... i più giovani hanno sempre molta più resistenza.» Allungò una mano e mi sfiorò il collo, giocando con il bordo della mia maglietta. Il suo seno, compresso nel top argentato, era a un millimetro dal mio braccio.

Guardai Kekka con la coda dell'occhio. La spontaneità e la goliardia del gioco stavano cedendo il passo a una gelosia malcelata. Mia sorella aveva le labbra strette in una linea sottile e tamburellava nervosamente le unghie laccate di nero sul tavolino. Stava cercando disperatamente di fare finta di niente, ma il suo respiro tradiva un'irritazione crescente.

«Vado un attimo in bagno a sistemarmi il trucco,» annunciò all'improvviso Sara, alzandosi in piedi e barcollando leggermente. «Vengo con te, devo fare pipì,» le fece eco Sonia. Prima di allontanarsi, la bionda mi fece l'occhiolino, lasciandomi una carezza leggera sulla spalla. «Non scappare, Matty.»

Appena le due sparirono nella folla, rimasimo soli. L'aria nel privé era satura della nostra solita tensione palpabile. Kekka si voltò verso di me, accavallando le gambe con un movimento brusco. I suoi occhi scuri erano accesi, resi ancora più lucidi dall'alcol. «Beh, complimenti,» sbottò, con una finta risata acida. «Hai fatto colpo.»

«Che vuoi dire?» chiesi, facendo l'ingenuo, mentre l'alcol iniziava a sciogliermi i muscoli.

«Che voglio dire? Matty, per favore!» esclamò lei, avvicinandosi per farsi sentire sopra il rumore della musica. «Hai visto come ti sbava dietro? Quella ti vuole palesemente scopare. Ti stava letteralmente strusciando quelle sue due mongolfiere addosso.»

«A me sembrava solo un gioco...»

«Un gioco un cazzo,» ringhiò Kekka, abbassando la voce in un sussurro roco e confidenziale. Mi prese il viso tra le mani, il suo profumo di vaniglia e tequila che mi inondava i sensi. «Sonia è un'amica fantastica, ma è sempre stata una mezza troietta. Quando punta una preda, non la molla.» Si fermò, le sue dita indugiarono sulle mie guance. Nei suoi occhi vidi una lotta furiosa. Da una parte, c'era la gelosia feroce e incestuosa che l'aveva divorata negli ultimi giorni; dall'altra, il suo ruolo di "sorella maggiore" e la consapevolezza razionale che non poteva avermi. «Però...» riprese, deglutendo a fatica, la voce che si incrinava, «ha un corpo che fa resuscitare i morti. Sei vergine, Matty. Hai gli ormoni a mille. Quindi... approfittane. Divertiti. È l'occasione perfetta.»

Lo disse, ma il suo tono suonava come una condanna. A malincuore, mi stava letteralmente spingendo tra le braccia di un'altra per salvare se stessa dal baratro.

Non feci in tempo a replicare. Sonia e Sara tornarono, euforiche. Finimmo la bottiglia di tequila in pochi minuti, brindando al matrimonio imminente. Ormai eravamo tutti belli brilli. «Basta stare seduti! Si balla!» decretò Kekka, alzandosi in piedi sui suoi stivali immensi e trascinandoci tutti in pista.

La musica era assordante. I bassi ci vibravano sotto i piedi. L'alcol aveva cancellato ogni mia rigidità. Iniziammo a ballare tutti insieme, ma le dinamiche si fecero subito chiare, seguendo alla lettera la regola del crescendo: gli approcci diventarono incredibilmente diretti e sensuali.

Sonia si piazzò davanti a me. Iniziò a muovere i fianchi a ritmo, voltandomi le spalle e strusciando il suo fondoschiena contro il mio inguine. Le mie mani, ormai prive di inibizioni, si posarono sui suoi fianchi nudi. Era morbida, sudata, calda. A ogni colpo di cassa, lei spingeva il bacino contro il mio, facendomi sentire tutta la frizione dei nostri corpi. Mi voltai per cercare lo sguardo di mia sorella. Kekka stava ballando con Sara, ma i suoi occhi scuri erano incollati su di me. Fissava le mie mani sui fianchi di Sonia. Il suo sguardo era un misto di rabbia lussuriosa e puro desiderio, un contrasto che mi faceva impazzire.

Prima di andare avanti…

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