Vai al contenuto
Erotika
La Sorellona Si Sposa · Cap. 5
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 5 di 5 18 min di lettura

Ingoiato dalla sorella: orgasmi e paletti

Rientrati dalla discoteca, la tensione tra Matty e Kekka esplode in camera da letto tra confessioni disperate, sottomissione e sesso orale. Ma quando la lussuria si scontra con i paletti della realtà, una promessa torbida segnerà l'inizio di un gioco senza ritorno.

Alessia
5 mesi fa · 2.1k letture · 2

Il silenzio cadde come una mannaia nella stanza. Le parole erano uscite, ormai impossibili da rimettere dentro. «Io non voglio farmi succhiare il cazzo da una qualsiasi in un bagno di merda,» continuai, la voce rotta, tremante di disperazione e desiderio crudo. «Io voglio te, Kekka. Nessun'altra. Solo fottutamente te.»

Kekka rimase paralizzata. I suoi occhi scuri, solitamente così sicuri e sfacciati, ora erano due pozzi di stupore e dolcezza. Mi guardava come se mi vedesse per la prima volta. Le sue labbra si schiusero, ma non emise alcun suono. Vide il suo fratellino crollare, sgretolarsi sotto il peso di quel segreto enorme, e istintivamente mosse le mani per abbracciarmi, ma io la tenni inchiodata alla porta, incapace di gestire quel contatto.

L'adrenalina svanì di colpo, lasciandomi svuotato e terrorizzato. Allentai la presa sul suo collo, ritirando la mano come se mi fossi bruciato. Feci un passo indietro, coprendomi il viso con le mani. «Cazzo... cazzo, Kekka, hai visto?» singhiozzai, la voce soffocata. «Ora ho rovinato tutto. Ho rovinato ogni cosa. Ti prego, spostati. Fammi andare a dormire.»

Ma lei non si mosse dalla porta. Invece, si slanciò in avanti, accorciando nuovamente la distanza. Mi gettò le braccia al collo, stringendomi in un abbraccio forte, viscerale, schiacciando il suo corpo morbido contro il mio. «Shhh... mostriciattolo, guardami,» sussurrò, affondando il viso nell'incavo della mia spalla, la voce dolce e incrinata. «Non hai rovinato niente. Non potrai mai rovinare niente. Sei sempre il mio fratellino, non devi preoccuparti... sono qui.»

Mi aggrappai a lei, stringendole la schiena nuda sopra il corsetto. Nascosi il viso nei suoi ricci che profumavano di fumo, alcol e vaniglia, e mi lasciai andare. Piansi silenziosamente sulla sua spalla, sfogando settimane di tensione, gelosia e amore malato. «Scusa...» mormorai contro la sua pelle. «Scusa se ti ho fatto male al collo... io non volevo...»

Sentii Kekka ridacchiare dolcemente contro il mio petto, le sue dita che mi accarezzavano la nuca per calmarmi. Il suo spirito provocatore era tornato, ma questa volta per proteggermi, per sdrammatizzare e farmi sentire accettato. «Tranquillo, Matty,» sussurrò con un filo di voce, maliziosa. «Dopo le confessioni di stasera, dovresti aver capito che la tua sorellona è abituata anche a farsi strangolare ogni tanto.»

Quella battuta fu la scintilla finale. In quell'abbraccio pieno di amore fraterno, la tensione si ribaltò di nuovo, trasformandosi in pura lussuria.

Alzai la testa. Lei fece lo stesso. I nostri visi erano a un millimetro di distanza. I suoi occhi lucidi mi fissavano, le sue labbra socchiuse mi invitavano. Non resistetti più. Senza pensare ad Andrea, al matrimonio, alle regole, azzerai la distanza e premetti la mia bocca sulla sua.

Non fu un bacio timido. Fu un'esplosione. Kekka emise un gemito sorpreso contro le mie labbra, ma non si ritrasse. Anzi. Schiuse la bocca, permettendomi di entrare. Le nostre lingue si scontrarono con una fame disperata, intrecciandosi in una danza umida e profonda. Sapeva di tequila, di sale e di passione cruda. Le mie mani scivolarono dai suoi fianchi fino a stringerle con prepotenza il fondoschiena fasciato dalla pelle, sollevandola appena contro di me, facendole sentire quanto il mio corpo la stesse fottutamente bramando. Lei mi strinse i capelli nei pugni, ansimando nella mia bocca, rispondendo a quel bacio con un calore e un'intensità che spazzarono via ogni mia insicurezza. Eravamo persi, bruciati nel nostro stesso incendio.

La passione ci stava letteralmente travolgendo. Eravamo un groviglio di braccia, respiri affannosi e labbra gonfie, schiacciati contro il legno freddo della porta. Ogni tanto, in un barlume di lucidità ormai compromessa, uno dei due cercava di spezzare quel contatto fatale. «Kekka... cazzo, è sbagliato...» ansimavo, scostandomi di un millimetro. «Lo so... non possiamo...» sussurrava lei, con gli occhi chiusi e il petto sollevato, per poi afferrarmi i capelli in due pugni e tirare di nuovo la mia bocca sulla sua con una fame ancora più feroce, azzerando ogni buona intenzione. Nessuno dei due voleva fermarsi. Nessuno dei due ne era più capace.

Mentre le mie mani impastavano i suoi fianchi nudi sotto la gonna di pelle, le dita di Kekka scesero decise verso la mia cintura. Sentii il rumore metallico della fibbia, poi il fruscio della cerniera che scendeva. Con un gesto rapido, mi spinse giù i jeans e i boxer, liberando la mia erezione dolorante. Le sue dita calde e laccate si avvolsero attorno alla mia virilità, soppesandola, facendomi mancare il respiro. Fece scorrere il pollice fino alla punta, ma improvvisamente si bloccò. Si staccò dalle mie labbra. Guardò la sua mano, poi me, e quel suo tipico sorriso perverso e sfrontato le illuminò il viso accaldato.

«Mamma mia, che schifo, Matty,» ridacchiò, arricciando il naso con un'espressione teatrale di disgusto, sfregandosi il pollice contro l'indice. «Sei ancora tutto appiccicoso dalla saliva di quella troia bionda. Non ci penso nemmeno a toccarti così.» Mi diede una leggera, provocatoria pacca sul petto. «Vattelo a lavare col sapone e torna subito da me. E muoviti, che non ho intenzione di aspettare tutta la notte.»

Ero in uno stato di trance totale. Annuii goffamente, mi tirai su i pantaloni alla meno peggio e corsi letteralmente fuori dalla stanza, fiondandomi nel bagno. Chiusi la porta a chiave, accesi l'acqua del bidet e mi sfreghiai l'inguine con due passate generose di sapone intimo, il cuore che mi martellava nel petto a un ritmo disumano, terrorizzato che potesse cambiare idea da un momento all'altro.

Quando tornai in camera sua, con il respiro ancora corto, la scena che mi si parò davanti mi paralizzò sulla soglia. Il corsetto rosso, la gonna di pelle e le calze a rete erano un mucchio informe abbandonato sul pavimento. Kekka era distesa al centro del letto matrimoniale, completamente nuda. La debole luce dell'abat-jour accarezzava la sua pelle dorata, illuminando la rotondità dei suoi seni pesanti e i fianchi larghi e accoglienti. Era la visione più peccaminosa e perfetta che avessi mai concepito. Mi guardava da sotto le ciglia, un invito silenzioso e letale che mi incendiò il sangue.

Mi sfilai la maglietta lanciandola alla cieca, calciai via i jeans e mi fiondai su di lei. L'impatto tra la mia pelle accaldata e la morbidezza burrosa del suo corpo nudo fu un'esplosione per i sensi. Tornai a baciarla, schiacciandola nel materasso, le mie gambe che si intrecciavano alle sue. I nostri corpi si avvinghiarono con disperazione: io cercavo di esplorare ogni centimetro della sua schiena e del suo fondoschiena, mentre lei si inarcava contro di me, strusciando il suo bacino bagnato contro la mia erezione dura come la roccia.

Ma Kekka era fatta a modo suo. Era perversa, dominante, e amava condurre il gioco. Con una spinta decisa dei fianchi e sfruttando la mia totale sottomissione, ribaltò le nostre posizioni. Finii con la schiena affondata nelle coperte, mentre lei si mise a cavalcioni su di me, i ricci selvaggi che le ricadevano sulle spalle nude.

Mi bloccò i polsi ai lati della testa con le mani, sorridendo come una predatrice che ha appena messo all'angolo la sua preda. «Ora mettiti comodo, mostriciattolo,» sussurrò, la voce roca e carica di promesse. «Ti faccio vedere io come si usa davvero la bocca.»

Iniziò una lenta, letale discesa. Le sue labbra morbide si posarono sul mio collo, succhiando la pelle con la giusta pressione, facendomi sfuggire un lamento strozzato. La scia di baci umidi scese inesorabile. Sfiorò le mie clavicole, indugiò sul mio petto leccandomi i capezzoli fino a farmi inarcare la schiena, per poi scendere lungo la linea dell'addome. Il suo respiro caldo, che sapeva ancora di tequila, si infrangeva sulla mia pelle tesa, facendomi impazzire.

Quando arrivò al mio inguine, si fermò. I suoi occhi scuri saettarono verso il mio viso, godendosi lo spettacolo del mio petto che si alzava e si abbassava freneticamente. Poi, si chinò.

La sua lingua, calda e morbidissima, tracciò una linea bagnata lungo tutta l'asta, dal basso verso l'alto. Trattenni il fiato. Scese di nuovo, questa volta prendendo tra le labbra la pelle sensibile delle mie palle. Le leccò, le succhiò con delicatezza estrema, solleticandole con la punta della lingua in un gioco snervante e meraviglioso che mi fece stringere le mani a pugno nelle lenzuola.

«Kekka...» ansimai, cieco di piacere. Lei non rispose. Sollevò la testa, aprì la bocca e, con una lentezza calcolata e spietata, mi prese dentro di sé.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 3 senza votare
Indice dei capitoli

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista