Capitolo 4 - Lo scambio separato
Il primo scambio separato. Avevo accettato di incontrare Giovanni da sola. Mi sentivo convocata per entrare nella sua dimensione e non potevo farci niente
"Mi ha scritto lui" disse esitante Samuele, "ma se vuoi gli dico che o tutti e 4 assieme oppure no. Per me non un è un problema davvero"
"No, se è stato lui a proporlo non ho nulla in contrario, cosa ti ha scritto di preciso?"
"Voglio che Anna torni qui da sola, è creta tra le mie mani. Tu porti fuori Vincenza"
"Perfetto, digli che giovedì pomeriggio sarò da lui".
Samuele mi accompagnò al loft di Giovanni e Vincenza un pomeriggio di primavera inoltrata. Il sole già scaldava e per una volta non sentivo il bisogno di pensare a come vestirmi.
Quell'uomo mi aveva portata già in un'altra dimensione la prima volta che ci eravamo incontrati e l'outfit era l'ultima cosa a cui pensare.
Si certo, non rinunciai ai tacchi, quelli mai, anche se adoro camminare a piedi nudi ma avrei lasciato decidere a lui.
Ero li per quello, per non decidere e offrirmi.
Vincenza uscì dal portone per raggiungerci alla macchina. Scesi e la salutai dopo aver dato un bacio fugace a Samuele. Citofonai esitante. Lo stomaco era attorcigliato ed entrai nel portone quasi esitante. Il loft era in fondo ad un cortile con delle piante nel mezzo ed intorno biciclette agganciate alle rastrelliere. Il rumore dei passi si sentivano nel silenzio generale.
La porta si aprì di poco e poi sempre di più. Entrai ma non lo vidi subito perchè era rimasto dietro.
"Ciao Anna, sei tesa?"
Giovanni era in piedi scalzo, un paio di pantaloni di seta bordeaux con strisce verdi ai lati delle gambe ed una maglia di lino bianco chiusa con dei lacci incrociati alla base del collo.
"Non lo so, so che dovevo tornare"
"Perché sapevi di doverlo fare?"
"Perche so che c'è dell'altro"
Non mi ero ancora tolta lo spolverino ed ero nella loro cucina dove senza chiedere mi servii un bicchiere d'acqua. Avevo la gola secca e volevo prendere tempo. Lui distante mi osservava, soppesava i miei gesti i mie movimenti ed i miei silenzi.
E quello sguardo non mi era indifferente perche sapevo di cosa era capace.
Mise musica new age in sottofondo e decisi per un attimo di prendere il controllo della situazione e così lo fissai e salii le scale. Lui mi seguì a tre gradini di distanza senza dire nulla o fare nulla.
Arrivai alla porta della camera dove mi aveva presa la prima volta e mi fermai sull'uscio. Lui dietro ad una certa distanza. Volsi lo sguardo a quel letto e agli oggetti sul comò. Vidi i lacci, le bende, le torri falliche ed altri oggetti. Mi avvicinai al comò e nei toccai alcuni seguendo le linee con le dita, e Lui sull'uscio che mi osservava.
"Ora comandi tu" dissi con tono quasi asettico.
Il suo sguardo mutò, da riflessivo a severo.
"Ho capito subito come eri, e ti ho dato ciò che volevi. Oggi non avrai solo quello avrai molto di piu"
Sbottonai lo spolverino davanti a lui pronta a donare il mio corpo.
"Ne ero certo, non sbagliavo" aggiunse lui vedendo che sotto non indossavo nulla. D'altra parte l'outfit come ho scritto non sarebbe stato un tema e avevo la consapevolezza che a lui non sarebbe interessato.
Si avvicinò e mi spostò in piedi davanti al comò e si sedette sul letto. Sentì subito la sua lingua che si insinuava nella fessura del mio culetto. Sapevo e ci speravo che lo facesse come nel nostro primo incontro.
Mi guardavo allo specchio e sorridevo.
Si alzò e il suo cazzo spinse per entrare, restare e sprofondare. Non trattenni un urlo mentre centimetri della sua carne violavano il mio orifizio e mentre mi tirava i capelli.
Il suo sguardo era severo ma anche rabbioso, mi leccava il collo e mi scopava il culetto
"Tu meriti questo, conosco la tua natura"
Tra i tanti coi quali ho fatto sesso anale, confesso che Giovanni aveva la capacità di farmi raggiungere un orgasmo molto simile a quella vaginale. Forse davvero ci sapeva fare o forse riusciva a penetrarmi la mente più di altri.
Continuò per alcuni minuti, aveva una notevole capacità di resistenza che trovai fantastica perche consentiva ad una donna di godere senza pause e a me questo soddisfaceva.
Terminò dentro di me con una intensa sborrata e mi lasciò in quella posizione e di li a poco senti lo sperma che colava complice anche le mie contrazioni piu o meno volontarie.
Mi fece andare in doccia da sola.
Ci spostammo nel salotto e ci versammo da bere.
Mi raccontò di lui ma a me interessava cosa vedesse in me e capire il perché di quel potere su di me.
Commenti (0)
Per favore accedi per lasciare un commento.
Ancora nessun commento su questo capitolo, sii il primo a commentare!

