Capitolo 9 - una femmina nuova da soddisfare.
Mamma mi ha detto che lei è la persona giusta ....
1 ora fa
Appena entrati in casa, lei mi offre da bere qualcosa e ci sediamo in terrazza a goderci un po' di fresco.
«Dunque, papà, domani Antonella ti avrà tutto a sua completa disposizione! A quella gran puttana nemmeno sembrava vero di poterti avere da sola, senza il marito tra i piedi! Secondo me quella non vede l'ora di scoparti!»
Sento nella sua voce un tono di malizia e gelosia nello stesso tempo.
«Proprio non ti riesce di superarla questa tua velata gelosia? Però mi è sembrato che anche Andrea era molto felice all'idea di trascorrere un'intera giornata con te! Ho la netta sensazione che, se Antonella ci proverà con me, non è escluso che Andrea ci provi con te!»
Silvia ride divertita, allunga una mano e mi accarezza il pacco, che subito reagisce gonfiandosi.
«Sai, non sarebbe per niente male ricevere le attenzioni di un bel maschio come Andrea! Ha l'aria di esser un bel porco! Così, per non andare in svantaggio, per il momento, il tuo bel cazzone me lo voglio godere io, così, se domani quella zoccola volesse gustarselo, sarebbe, in ogni caso, arrivata seconda!»
Mentre parla mi ha aperto i pantaloni e lo ha tirato fuori già quasi completamente duro e, appena finito di parlare, si abbassa e se lo infila tutto in gola. Me lo succhia in maniera magistrale e sento il piacere scorrere longo tutto il mio corpo; lei, intanto, ha allungato una mano fra le sue cosce e si sta masturbando. Mentre continua questa splendida pompa, ad un tratto geme a bocca piena; poi si solleva, alza leggermente il vestito e mi scavalca: noto che mia figlia non aveva indossato nessun tipo di intimo.
«Antonella sarà anche una puttana, ma tu figlia mia, non sei da meno! Sei venuta a cena senza indossare l'intimo! Non oso pensare a cosa sarai capace di fare domani, per far impazzire Andrea!»
Lei sorride maliziosamente, impugnando la mia verga; se la appoggia sullo spacco della fica e se lo lascia scivolare completamente dentro.
«Oh, sì! Al solo sentirlo scivolare dentro di me, è qualcosa che mi fa impazzire! Papà, far l'amore con te è completamente diverso da come lo faccio con Marco! Con te mi sento troia! Mi sento troia anche con Marco, ma con te è diverso. Mi fa impazzire sentirlo scivolare ed arrivare fino in fondo, procurandomi quel misto di dolore/piacere quando sento la punta che sbatte contro il collo dell'utero. Papà, ti amo!»
Si muove lentamente su di me, senza fretta, assaporando appieno tutto il piacere possibile. Mette le sue braccia intorno al mio collo, poi si abbassa e mi bacia, mentre continua a muoversi mugolando, fin quando non scoppia in un orgasmo molto intenso.
«Papà, vengo! Sì, così, mi fai venire! È meraviglioso godere con te! Voglio godere ancora!»
Continua a far oscillare il suo corpo avanti e indietro, mi bacia ancora infilando la sua lingua nella mia bocca alla ricerca della mia, con cui intreccia una danza spiccatamente erotica. Sollevo le mani, faccio scivolare le spalline del vestito così da metter in evidenza i suoi seni nudi, prendo un capezzolo tra le labbra e, mentre lo succhio e lo torturo, lei raggiunge ancora un altro orgasmo.
«Vengo! Vengo, è bellissimo venire così! Vengo!»
Trema ancora di piacere quando il rumore di alcuni passi ci fa girare e vediamo Marco che si avvicina sorridendo.
«Questa è la visione più bella cui abbia mai assistito: vedere mia moglie impalata sul cazzo di suo padre mentre gode, non ha prezzo! Dai, Paolo, falla godere ancora!»
Silvia si gira verso di lui, lo fa avvicinare e lo bacia; poi gli apre i pantaloni, estrae il suo cazzo già teso e duro e se lo infila in bocca, succhiando con avidità. Lui appoggia una mano sulla testa di mia figlia e, delicatamente, detta il ritmo della pompa, che non è poi tanto diverso da quello assunto dal corpo di Silvia, mentre oscilla su di me. Silvia gode ancora e allora io mi giro verso Marco e lo invito a partecipare al gioco, ancora più attivamente.
«Dai, Marco, entrale dentro anche tu! Entrale nel culo, così la faremo godere in doppia!»
Naturalmente non se lo fa ripetere due volte: si inginocchia dietro di lei e, con una spinta decisa, sento che penetra tutto nel culo di sua moglie. Silvia gode di nuovo, all'istante! È un orgasmo intenso, profondo, che lascia Silvia senza respiro.
«Siete due maiali! Mi state facendo impazzire di piacere! Aver le due persone che amo di più al mondo dentro di me, è qualcosa che mi sconvolge la mente! Marco, amore mio, senti come godo mentre tu mi sfondi il culo e lui mi spacca la fica! Più forte, continuate ancora più forte, a farmi godere!»
Ci muoviamo entrambi nel limite del possibile e riusciamo a farle provare ancora un altro orgasmo, ma, ben presto siamo anche noi al limite, pronti ad inondare i suoi buchi. Marco è il primo che si svuota dentro di lei.
«Amore, vengo! Amore, ti sto riempiendo il culo della mia sborra!»
Silvia rimane immobile e si prende gli ultimi colpi del cazzo di Marco che si scarica dentro di lei. Poi si sfila, si mette in piedi, gli afferra in cazzo e se lo porta alla bocca; lo pulisce, raccogliendo fino all'ultima goccia di quel nettare che ancora sgorga da quella verga non completamente appagata.
«Sì, amore mio, leccalo tutto! Silvia sei una troia fantastica! Dai, Paolo, riempile il ventre anche tu! Dai, vienile dentro! Anche se non è possibile in questo momento, voglio immaginare che con questa copiosa sborrata tu possa ingravidarmela!»
Sono sconvolto dalle sue parole e non riesco a capire se la cosa mi eccita o mi fa paura, ma esplodo dentro il ventre di mia figlia con una sborrata che più abbondante di così non sarebbe davvero possibile. Lei rimane per un lungo istante immobile, poi si solleva, si abbassa tra le mie gambe e prende in bocca anche il mio membro, mentre ora Andrea si mette dietro di lei e glielo infila nella fica con un colpo solo.
«Sì, bravo, Paolo! Sento che l'hai riempita a dovere! Paolo sogno con ardore il momento in cui me la ingravidi! Non guardarmi stupito, perché sono informato che lei te l'ha riferito. Spero solo che, quando sarà il momento, tu sarai al nostro fianco!»
La tiene per i fianchi e la sbatte con colpi devastanti e, poco dopo viene anche lui dentro di lei che si solleva e mi bacia in bocca, mentre lui si svuota dentro la sua vagina. Poi si sfila, abbraccia Silvia e la bacia in bocca.
«Silvia, amore, ti amo da impazzire: speravo proprio di tornare a casa e trovarti mentre lo cavalcavi alla grande. Mi fa impazzire vederti montata da tuo padre!»
I due si baciano, si stringono con forza e poi si girano verso di me, che sto cercando di riordinare le idee, mentre rimetto l'uccello dentro i pantaloni.
«Ragazzi, siete due pazzi! Avete messo su una gran bella famiglia e avete raggiunto la giusta armonia, perché volete che sia io a fecondare, per primo, il grembo di Silvia? Marco, è la tua donna, è giusto che questa cosa sia tu a farla.»
Lui, mentre si tiene stretto a Silvia, si avvicina e mi abbraccia.
«Ti chiedo scusa se la cosa potesse crearti problemi e se dovesse rivelarsi come qualcosa di insormontabile, allora eviteremo di chiedertelo ancora, ma, credimi, per me sarebbe un onore sapere che tu la ingravidi per la prima volta al posto mio, come ha fatto mio nonno con mia madre! Lo capisci, per me è come ripetere un rito che si tramanda di padre in figlio e che vorrei non si concludesse mai!»
Sono poco convinto, ma in ogni caso li abbraccio.
«Adesso non ci pensiamo, tanto non credo che vorrai avere subito un figlio; penso che vorrete godervi un po' la vita da sposati.»
Loro mi sorridono, mi abbracciano ed io me ne vado per far rientro a casa mia. Mi spoglio nudo, faccio una doccia e mi infilo nel letto cercando di riordinare le idee, ma dentro di me avverto un conflitto tremendo. La mia parte razionale dice che dovrei interrompere questo gioco assurdo con mia figlia, che sta quasi rasentando la follia. È impensabile l'idea di fecondare il suo grembo per assecondare la pazzia di suo marito, che vede, in questo, la continuità di una tradizione che giudico sia stato un errore già in passato. La parte più scellerata di me, invece, mi dice che ha qualcosa di assolutamente sconvolgente anche solo a pensarlo. L'idea di ingravidare Silvia, me lo fa quasi tornare duro e io faccio fatica a frenare questi pensieri e cercare di dormire. Mi sveglio all'alba ancora un po' stordito e, soprattutto, rimuginando a quello che mi aspettava. Doccia e un caffè al volo, poi mi porto a casa di Antonella, dove vengo accolto da lei e da sua figlia Alessandra. Mi trovo davanti una splendida donna sulla trentina, mora, dai capelli lunghi, che le arrivavano oltre le spalle. Un bel corpo snello, ben curato, con un seno di una terza abbondante, un bel culetto alto e tondo, che è posto al culmine di cosce lunghe e snelle. Appena mi stringe la mano, vedo i suoi occhi scuri che mi scrutano dalla testa ai piedi, poi si gira verso la madre e fa un mezzo sorriso di compiacimento.
«È un piacere conoscerla, Paolo. Mamma mi ha detto che lei è la persona giusta per restaurare quella piccola abitazione, che mi sarebbe estremamente utile!»
Mentre sto parlando con loro due, compare Andrea, che mi saluta e mi dice che è già in ritardo all'appuntamento con Silvia. Usciamo di casa e Alessandra ci invita a salire tutti nella sua auto, perché ha fatto un cambio di turno con la collega e, praticamente, ha l'intera giornata libera. Mi ritrovo seduto al suo fianco e non posso che ammirare le sue splendide cosce perfettamente in mostra dal momento che indossa una minigonna alquanto corta; mentre guida, è salita abbastanza per permettermi di ammirare il nero del pizzo delle sue mutandine. Anche Antonella ha messo in campo le sue doti da donna abbastanza sexy, anche se non come sua figlia; infatti lei indossa una gonna appena sopra il ginocchio, un paio di scarpe abbastanza alte e, come la figlia, una camicetta bianca, sotto cui risulta visibile un reggiseno dello stesso colore. Lungo il viaggio, parliamo di quello che lei vorrebbe realizzare, di come vorrebbe trasformare l'interno dell'abitazione, che non ho ancora visto e mi rendo conto che la ragazza ha idee veramente ben chiare, ma, soprattutto, vuole lasciare, quanto più possibile, l'immobile nella sua originaria fattura, cioè lo splendido rustico che ho visto nelle foto. Giunti a destinazione, entriamo in quella che è la loro proprietà e mi rendo conto che è un posto davvero stupendo. La costruzione è interamente recintata da un alto muro a secco, che ne delimita tutto il perimetro e, all'interno, ci sono diverse piante da frutto, mentre la costruzione è esattamente come ho visto nelle foto in buono stato: in buona sostanza tutto si ridurrebbe ad eseguire pochi piccoli ritocchi. All'interno, tutto appare lasciato in uno stato di abbandono, anche se, fondamentalmente, non è che sia messo male, ma necessita proprio di un ammodernamento consistente. Alessandra parla e mi spiega come vorrebbe suddividere i locali interni ed io le fornisco gli opportuni consigli che lei sembra accogliere alla lettera. Chi rimane in totale silenzio è Antonella, che ascolta e non interviene quasi mai nella discussione e questo mi sorprende un po'.
«Come vedi, Paolo, questo è tutto ciò che vorrei realizzare; il problema è che non so come poterlo fare. Non so a chi rivolgermi, né come seguire i lavori, o dove o come scegliere i materiali, quindi, avrei proprio bisogno di una persona come te, che cura ogni cosa con la normale perizia del buon padre di famiglia!»
Resto in silenzio, vedo che loro due aspettano una mia risposta.
«Quello che per te sembra insormontabile non è poi così difficile, l'unica cosa è che, per seguire i lavori, dovrei trasferirmi in questa città, come minimo per tre mesi.»
Alessandra si gira verso Antonella, che annuisce e poi mi fa una proposta.
«Io, da un mese circa, ho affittato un piccolo appartamento, ad un costo non esagerato, perché, a volte, tornare a casa dopo un lungo turno di lavoro, è troppo stressante, quindi, potrei proporti, avendo spazio, in quanto l'appartamento è munito di due camere, di risiedere insieme a me per tutto il periodo occorrente per i lavori.»
Rifletto un po' sulla situazione e le dico solo che, prima di accettare, dovrò fare un preventivo di spesa e, soprattutto, dovrò far mente locale su quali ditte contattare, qui in zona, per eseguire la ristrutturazione, senza doverle importare dalla nostra città, che comporterebbe una spesa maggiore.
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