Capitolo 10 - Realtà molto uguali.
Mi ha visto entrare nel letto con mio padre e, mentre lui mi ingravidava....
1 ora fa
Antonella si dice molto soddisfatta della mia proposta.
«Sono stata in silenzio ad ascoltarti, perché veramente sei una persona molto competente ed hai saputo spiegare, a due profane come noi, tutto quello che c'era da capire su come trasformare questa modesta abitazione in uno splendido rustico, perfettamente ristrutturato. Ti posso fin da ora garantire che non sarà un problema economico a rallentare i lavori, ma, fin da ora, ti ringrazio se mi farai la cortesia di prenderti cura personalmente di questo lavoro. Sapere che ci sei tu, dietro tutto il progetto, mi fa stare molto tranquilla e, soprattutto, se accetti di condividere l'appartamento con mia figlia, questo mi fa ancor più piacere, perché, essendo ubicato nella zona del porto, ogni volta che lei ci va a dormire, io non mi sento tranquilla! Adesso, però, per festeggiare, vorrei invitarvi tutti e due a pranzo, per gustare delle splendide portate di pesce fresco.»
Alessandra propone di andare ad un ristorantino che è poco lontano da dove lei abita e, quando vi entriamo dentro, ci rendiamo conto che è proprio qualcosa di molto vecchio, perché è proprio situato in uno di quei vicoli della zona del porto, che non piacciono ad Antonella. Fortunatamente la mia presenza la rassicura e, una volta dentro, consumiamo veramente un pasto a base di pesce, preparato in maniera superlativa! Dopo pranzo, quasi per curiosità, chiedo ad Alessandra di mostrarmi dove è ubicato l'appartamento e lei, percorrendo dei vicoli stretti e bui, ci porta davanti ad un vecchio palazzo e, dopo aver salito un ampio scalone, raggiungiamo il suo appartamento che è sistemato proprio nel sottotetto del palazzo. È una piccola mansarda carina, ben ristrutturata, con una camera matrimoniale, una cameretta ed un piccolo bagno, un angolo cottura, un piccolo terrazzino che si affaccia sui tetti della città, da cui si scorge anche una buona parte del porto.
«Ti rendi conto, Paolo, dove viene ad abitare mia figlia? Già circolare di giorno in questi vicoli mi fa impressione, pensare lei che lo fa di notte, mi impensierisce non poco.»
Alessandra la guarda e cerca di minimizzare.
«Ma dai, mamma, devi stare tranquilla; tanto qui la notte è tutto illuminato e quindi, cosa vuoi che mi capiti?»
Ci mettiamo seduti, lei ci offre il caffè. Mentre siamo in attesa che sia pronta, Antonella è affacciata sul piccolo terrazzo ed io sono vicino ad Alessandra, che continua a scrutarmi intensamente.
«Ora che tua madre non mi sente, anch'io credo sia un po' pericoloso per una ragazza come te circolare in queste zone di notte.»
Lei mi guarda e annuisce.
«Sì, è vero; un paio di volte ho avuto anche abbastanza paura, ma, in genere, vengo qui quando ho fatto il turno di notte e, all'alba, la zona è più tranquilla. Spero che accetterai la mia proposta e l'idea di avere un bel maschio come te che gravita in queste zone insieme a me, mi fa stare molto più tranquilla.»
Mentre stiamo sorseggiando il caffè, squilla il telefono di Alessandra. È la collega con cui aveva scambiato il turno che la informa che, a causa di un problema con uno dei figli, non può presentarsi al lavoro al posto suo e, quindi, Alessandra, dopo averci pensato su per un istante, le risponde che non è un problema: sarà lei a coprire il turno.
«Adesso voi due mi accompagnate in auto all'ospedale e poi, domenica, tu, mamma, o papà, mi dovreste venire a riprendere. In mancanza, verrò a dormire qui.»
Vedo un attimo di disappunto negli occhi di Antonella e, dopo che Alessandra si è cambiata, insieme la accompagniamo in ospedale e, mentre stiamo per tornare indietro, Antonella mi chiede di passare di nuovo nella sua proprietà, perché vuole verificare una cosa che ha in mente da un po'. Giunti di nuovo al casale, Antonella si porta sul retro della costruzione e, in quello che è come un giardino, mi chiede se fosse possibile realizzare una piscina.
«Vedi, qui sarebbe perfetta! La casa, davanti, copre la visuale per chi viene dalla strada e la pendenza del terreno, copre la visuale, grazie all'alto muro di cinta. Ho sempre desiderato che qui ci fosse una piscina.»
Prendo sommariamente alcune misure, poi, mentre stiamo, per venir via, lei entra di nuovo all'interno dell'edificio e, per un attimo, si guarda intorno.
«Voglio guardare per l'ultima volta com'è sistemata questa casa, perché qui ho passato dei momenti bellissimi insieme ai miei genitori. Mamma e papà venivano tutti gli anni a trascorrere qui le loro vacanze, perché questa era la casa dei miei nonni; dopo che sono andati in pensione, sono sempre vissuti qui. Quando è morta mia nonna, mio nonno è rimasto per anni qui da solo e, tante volte, io ho passato le mie estati in questo posto.»
Parla con una velata malinconia e, ad un tratto, quando si gira, mi fissa dritto negli occhi e poi mi bacia con passione. Infila la sua lingua nella mia bocca e io rispondo al bacio, stringendola a me. Dopo aver limonato un po', lei mi prende per mano e mi porta in quella che è la camera matrimoniale; una volta vicino al letto, comincia a spogliarsi e rimane solo in reggiseno e mutandine.
Anch'io mi spoglio e, quando lei si avvicina a me e infila le mani sotto l'elastico delle mie mutande, vedo lo sguardo di stupore che ha riempito i suoi occhi, mentre afferra il mio membro, ormai più che rigido.
«Ma... accidenti, voglio dire...! Ho immaginato che fossi… Hai proprio un bel cazzone!»
Si mette seduta sul letto, mi abbassa le mutande fino alle caviglie, poi comincia uno splendido lavoro di bocca sul mio membro. Muove la lingua facendola scorrere lungo l'asta, per poi risalire di nuovo e riscendere ancora, su e giù, senza fine, ricoprendo il mio membro di saliva e, con una mano, mi accarezza le palle. Quando ritiene che è sufficientemente bagnato, spalanca la bocca e se lo infila giù, tutto in gola, con una disinvoltura sconvolgente! Lo trattiene in gola abbastanza a lungo, poi lo sfila, solleva lo sguardo ed i suoi occhi brillano di gioia, mentre se lo affonda di nuovo tutto in gola. Ripete questo gioco alcune volte, poi lo sfila, e lo impugna con entrambe le mani.
«Ho desiderato fare questa cosa con te da non so quanto tempo! La prima volta che ti ho visto, ho sentito un brivido lungo la schiena e quel brivido, già allora, mi aveva inumidito le mutandine. Da quel momento, molte volte ho chiuso gli occhi ed ho immaginato di vivere questo attimo che, finalmente, posso per davvero vivere ora! Ti prego, fammi sognare!»
La spingo a sdraiarsi sul letto, le sfilo reggiseno e mutandine e mi trovo davanti una splendida patatina ben curata, con un perfetto triangolino di peli vecchio stile, ma ben curati e lisci. Mi inginocchio tra le sue cosce e comincio a lavorare con la lingua tra le pieghe di quella ostrica che schiuma in continuazione. È fradicia e, mentre lecco quel nettare, lei poggia entrambe le mani sulla mia testa e mi schiaccia il viso contro la vulva: è il momento in cui raggiunge il suo primo orgasmo.
«Fantastico! La tua lingua è meravigliosa! Oddio, Paolo, mi fai venire!»
Il suo corpo vibra sotto i colpi della mia lingua e la mia bocca si riempie del suo nettare, che sgorga copioso. Continuo a leccare, ma lei ha voglia di sentirmi dentro, così mi afferra per i capelli e mi costringe ad allungare il mio corpo su di lei.
«Prendimi! Mettimelo dentro! Ti voglio sentire tutto, fin in fondo! Ti prego, scopami!»
Appoggio la punta fra le labbra e lo faccio scivolare dentro, fin in fondo. Lei solleva le gambe, spalanca la bocca, mentre io, con un affondo secco, glielo sbatto tutto dentro, facendola subito urlare di piacere.
«Oddio, che meraviglia! Mi apri tutta! Sei grosso! Mi fa impazzire un cazzo grosso!»
Dopo esser rimasto qualche istante immobile, mi muovo dentro di lei, scivolando dentro e fuori lentamente, senza fretta, ma sempre dando un colpo secco quando sto per arrivare tutto, fin in fondo e questo fa sussultare il suo seno e nello stesso tempo le procura un misto di dolore/piacere, che ben presto la porta ad avere un orgasmo.
«Porco meraviglioso, mi fai godere ancora! Oddio vengo! Paolo, vengo! Godo! Ora, vengo!»
Solleva le gambe, mette i piedi appoggiati sui miei reni e poi muove il bacino, venendo incontro al mio corpo per godere al meglio. L'abbraccio e la rigiro sopra di me. Ora è impalata sul mio membro e, mentre con le mani le torturo i capezzoli, lei comincia prima un lento saliscendi, poi inizia a ondeggiare con il corpo avanti e indietro e, ben presto, viene scossa da un altro orgasmo che la fa sdraiare sul mio petto.
«Credo di potermi fidare di uno come te, se ti racconto che ho goduto su questo letto fin dalla prima volta che un maschio è entrato nel mio corpo! Avevo appena 17 anni ed ho vissuto proprio su questo letto la mia prima volta. Oggi, a 55 anni, farlo qui con te mi ha fatto tornare alla mente emozioni che credevo perse.»
Le sollevo il mento e i nostri occhi si incrociano; lei mi bacia, poi, quando si stacca, torna ad appoggiare la guancia sul mio petto.
«Anche Alessandra è stata concepita qui! Esattamente fra 22 giorni, avrà 30 anni. Quella notte me la ricordo veramente bene! Anche Andrea non se la può dimenticare, perché anche per lui ha significato qualcosa di veramente incredibile. Vorrei farti una domanda, ma se ritieni che io sia troppo impicciona, fermo restando che non son fatti miei, puoi anche non rispondermi; dimmi una cosa, da quanto tempo ti scopi Silvia?»
Io mi sollevo un po' e lei mi guarda dritto negli occhi.
«Perché sei convinta che io vada a letto con mia figlia?»
«Perché quella ragazza ti ama come io amavo mio padre! L'amore che lega una figlia a un padre, è completamente diverso da qualsiasi altro tipo di rapporto e solo chi lo ha vissuto per davvero, lo sa riconoscere! Ti ho detto che son diventata donna su questo letto e l'uomo che mi ha fatto toccare le vette del piacere era mio padre! Ero talmente innamorata di lui, che ci sono stata male. Ero consapevole di non poterlo avere e, di conseguenza, avevo iniziato a smettere di mangiare, perché volevo morire. C'è voluta tutta la pazienza di mia madre per capire quale fosse il mio problema e, quando si è resa conto che tutto il mio stato d'animo e ciò che mi faceva star male era il fatto di non poter avere mio padre, mi ha preso per mano, mi ha spogliato nuda qui, in questa stanza, e poi ha detto a mio padre, che era nel letto, che doveva scopare sua figlia! Ti rendi conto? Mia madre mi ha infilata nel letto tra le braccia di mio padre, pur di non farmi star male! Ora capisci perché ti dico che Silvia è innamorata di te e, da come la guarda suo marito, son convinta che lui di questo ne sia al corrente e che la cosa sia esattamente come lo è tra me e mio marito: non lo disturba affatto! Quando mi son sposata con Andrea ed abbiamo deciso di aver dei figli, ci siamo accorti che non arrivavano e, dopo aver fatto un sacco di esami, è emerso che lui era completamente sterile. All'inizio ci siamo lasciati prendere dallo sconforto e, quando mia madre ha saputo quello che ci stava succedendo, ha preso in disparte Andrea e gli ha chiesto se e quanto mi amava e, quando lui le ha giurato che al mondo io ero l'unica sua ragione di vita, allora lei gli ha detto che doveva accettare il fatto che, non essendo lui in grado di fecondare il mio grembo, doveva esser un'altra persona a farlo. Andrea non ha opposto nessuna obiezione, soprattutto quando, poco dopo, mi ha visto entrare nel letto con mio padre e, mentre lui mi ingravidava, mia madre si faceva scopare da lui. In questo letto, io ho vissuto uno scambio di coppia tra mio padre e mia madre e io e mio marito. È così che è nata Alessandra. Oggi, mentre lei parlava di come voleva modificare questa casa, io cercavo di reprimere tutti i tumultuosi ricordi che ho di questo posto.»
Appena finito di parlare mi bacia ed i suoi occhi sono rigati di lacrime.
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