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Erotika
La nuora porcella. Vol.III · Cap. 10
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Capitolo 10 di 10 9 min di lettura

Realtà molto uguali.

Mi ha visto entrare nel letto con mio padre e, mentre lui mi ingravidava....

pennabianca
5 mesi fa · 587 letture · 0

Antonella si dice molto soddisfatta della mia proposta.
«Sono stata in silenzio ad ascoltarti, perché veramente sei una persona molto competente ed hai saputo spiegare, a due profane come noi, tutto quello che c'era da capire su come trasformare questa modesta abitazione in uno splendido rustico, perfettamente ristrutturato. Ti posso fin da ora garantire che non sarà un problema economico a rallentare i lavori, ma, fin da ora, ti ringrazio se mi farai la cortesia di prenderti cura personalmente di questo lavoro. Sapere che ci sei tu, dietro tutto il progetto, mi fa stare molto tranquilla e, soprattutto, se accetti di condividere l'appartamento con mia figlia, questo mi fa ancor più piacere, perché, essendo ubicato nella zona del porto, ogni volta che lei ci va a dormire, io non mi sento tranquilla! Adesso, però, per festeggiare, vorrei invitarvi tutti e due a pranzo, per gustare delle splendide portate di pesce fresco.»

Alessandra propone di andare ad un ristorantino che è poco lontano da dove lei abita e, quando vi entriamo dentro, ci rendiamo conto che è proprio qualcosa di molto vecchio, perché è proprio situato in uno di quei vicoli della zona del porto, che non piacciono ad Antonella. Fortunatamente la mia presenza la rassicura e, una volta dentro, consumiamo veramente un pasto a base di pesce, preparato in maniera superlativa! Dopo pranzo, quasi per curiosità, chiedo ad Alessandra di mostrarmi dove è ubicato l'appartamento e lei, percorrendo dei vicoli stretti e bui, ci porta davanti ad un vecchio palazzo e, dopo aver salito un ampio scalone, raggiungiamo il suo appartamento che è sistemato proprio nel sottotetto del palazzo. È una piccola mansarda carina, ben ristrutturata, con una camera matrimoniale, una cameretta ed un piccolo bagno, un angolo cottura, un piccolo terrazzino che si affaccia sui tetti della città, da cui si scorge anche una buona parte del porto.
«Ti rendi conto, Paolo, dove viene ad abitare mia figlia? Già circolare di giorno in questi vicoli mi fa impressione, pensare lei che lo fa di notte, mi impensierisce non poco.»
Alessandra la guarda e cerca di minimizzare.
«Ma dai, mamma, devi stare tranquilla; tanto qui la notte è tutto illuminato e quindi, cosa vuoi che mi capiti?»
Ci mettiamo seduti, lei ci offre il caffè. Mentre siamo in attesa che sia pronta, Antonella è affacciata sul piccolo terrazzo ed io sono vicino ad Alessandra, che continua a scrutarmi intensamente.
«Ora che tua madre non mi sente, anch'io credo sia un po' pericoloso per una ragazza come te circolare in queste zone di notte.»
Lei mi guarda e annuisce.
«Sì, è vero; un paio di volte ho avuto anche abbastanza paura, ma, in genere, vengo qui quando ho fatto il turno di notte e, all'alba, la zona è più tranquilla. Spero che accetterai la mia proposta e l'idea di avere un bel maschio come te che gravita in queste zone insieme a me, mi fa stare molto più tranquilla.»
Mentre stiamo sorseggiando il caffè, squilla il telefono di Alessandra. È la collega con cui aveva scambiato il turno che la informa che, a causa di un problema con uno dei figli, non può presentarsi al lavoro al posto suo e, quindi, Alessandra, dopo averci pensato su per un istante, le risponde che non è un problema: sarà lei a coprire il turno.
«Adesso voi due mi accompagnate in auto all'ospedale e poi, domenica, tu, mamma, o papà, mi dovreste venire a riprendere. In mancanza, verrò a dormire qui.»
Vedo un attimo di disappunto negli occhi di Antonella e, dopo che Alessandra si è cambiata, insieme la accompagniamo in ospedale e, mentre stiamo per tornare indietro, Antonella mi chiede di passare di nuovo nella sua proprietà, perché vuole verificare una cosa che ha in mente da un po'. Giunti di nuovo al casale, Antonella si porta sul retro della costruzione e, in quello che è come un giardino, mi chiede se fosse possibile realizzare una piscina.
«Vedi, qui sarebbe perfetta! La casa, davanti, copre la visuale per chi viene dalla strada e la pendenza del terreno, copre la visuale, grazie all'alto muro di cinta. Ho sempre desiderato che qui ci fosse una piscina.»
Prendo sommariamente alcune misure, poi, mentre stiamo, per venir via, lei entra di nuovo all'interno dell'edificio e, per un attimo, si guarda intorno.
«Voglio guardare per l'ultima volta com'è sistemata questa casa, perché qui ho passato dei momenti bellissimi insieme ai miei genitori. Mamma e papà venivano tutti gli anni a trascorrere qui le loro vacanze, perché questa era la casa dei miei nonni; dopo che sono andati in pensione, sono sempre vissuti qui. Quando è morta mia nonna, mio nonno è rimasto per anni qui da solo e, tante volte, io ho passato le mie estati in questo posto.»
Parla con una velata malinconia e, ad un tratto, quando si gira, mi fissa dritto negli occhi e poi mi bacia con passione. Infila la sua lingua nella mia bocca e io rispondo al bacio, stringendola a me. Dopo aver limonato un po', lei mi prende per mano e mi porta in quella che è la camera matrimoniale; una volta vicino al letto, comincia a spogliarsi e rimane solo in reggiseno e mutandine.

Anch'io mi spoglio e, quando lei si avvicina a me e infila le mani sotto l'elastico delle mie mutande, vedo lo sguardo di stupore che ha riempito i suoi occhi, mentre afferra il mio membro, ormai più che rigido.
«Ma... accidenti, voglio dire...! Ho immaginato che fossi… Hai proprio un bel cazzone!»
Si mette seduta sul letto, mi abbassa le mutande fino alle caviglie, poi comincia uno splendido lavoro di bocca sul mio membro. Muove la lingua facendola scorrere lungo l'asta, per poi risalire di nuovo e riscendere ancora, su e giù, senza fine, ricoprendo il mio membro di saliva e, con una mano, mi accarezza le palle. Quando ritiene che è sufficientemente bagnato, spalanca la bocca e se lo infila giù, tutto in gola, con una disinvoltura sconvolgente! Lo trattiene in gola abbastanza a lungo, poi lo sfila, solleva lo sguardo ed i suoi occhi brillano di gioia, mentre se lo affonda di nuovo tutto in gola. Ripete questo gioco alcune volte, poi lo sfila, e lo impugna con entrambe le mani.
«Ho desiderato fare questa cosa con te da non so quanto tempo! La prima volta che ti ho visto, ho sentito un brivido lungo la schiena e quel brivido, già allora, mi aveva inumidito le mutandine. Da quel momento, molte volte ho chiuso gli occhi ed ho immaginato di vivere questo attimo che, finalmente, posso per davvero vivere ora! Ti prego, fammi sognare!»
La spingo a sdraiarsi sul letto, le sfilo reggiseno e mutandine e mi trovo davanti una splendida patatina ben curata, con un perfetto triangolino di peli vecchio stile, ma ben curati e lisci. Mi inginocchio tra le sue cosce e comincio a lavorare con la lingua tra le pieghe di quella ostrica che schiuma in continuazione. È fradicia e, mentre lecco quel nettare, lei poggia entrambe le mani sulla mia testa e mi schiaccia il viso contro la vulva: è il momento in cui raggiunge il suo primo orgasmo.
«Fantastico! La tua lingua è meravigliosa! Oddio, Paolo, mi fai venire!»
Il suo corpo vibra sotto i colpi della mia lingua e la mia bocca si riempie del suo nettare, che sgorga copioso. Continuo a leccare, ma lei ha voglia di sentirmi dentro, così mi afferra per i capelli e mi costringe ad allungare il mio corpo su di lei.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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