Capitolo 4 - colloqui di pace!
Perché non mi hai detto che non è figlio di Antonio, ma di tuo padre?
1 ora fa
Seduti al bar, mentre consumiamo una bibita fresca, lei mi guarda chiaramente incuriosita di conoscere il motivo per il quale l'ho invitata e, a quel punto ho deciso di metter le cose in chiaro.
«Se non sbaglio il tuo più grosso desiderio è quello di eliminare ogni motivo di contrasto con tuo figlio. Son riuscito a comprendere qual è il motivo del suo disagio nei tuoi confronti, quindi ti chiedo, adesso, due cose: la prima è sapere se sei ancora disposta a far qualunque sacrificio, pur di far pace con lui. La seconda, è perché non mi hai detto che non è figlio di Antonio, ma di tuo padre?»
Vedo lo stupore dipingersi sul suo viso e, dopo un attimo di incertezza, mi risponde.
«Accidenti, come fai a sapere una cosa del genere? Credevo che questo fosse uno dei segreti meglio custoditi al mondo e tu, invece, arrivi e me lo spiattelli in faccia, con una tranquillità che mi sconvolge. Ma chi diavolo sei tu, che riesci a scoprire i segreti degli altri? Anzi no, non lo voglio sapere. L'unica cosa che mi importa adesso è far pace con mio figlio e, soprattutto, tornare a portare serenità nella mia famiglia. Da alcuni giorni sto parlando di questa cosa anche con Antonio e anche lui mi ha detto che ha notato un certo cambiamento in Marco, dopo che è tornato con Silvia. Antonio non sapeva del mio progetto di circuire mio figlio, ma aveva intuito che ci doveva esser qualcosa che ci ha allontanato per tutto questo tempo. Anche lui è disposto a far qualunque sacrificio, affinché l'armonia ritorni nella nostra famiglia.»
Ho parlato in maniera seria e calma; lei mi guarda cercando di intuire se ciò che mi ha detto è ciò che io desiderassi sapere.
«Molto bene, direi che siamo sulla strada giusta. Quindi, a questo punto, il passo successivo è quello di trovarci seduti tutti ad un tavolo e, finalmente, metter in chiaro quali sono i motivi che vi hanno ridotto in questa situazione. Credo che la soluzione migliore sia quella di cenare tutti insieme.»
Lei mi ha ascoltato in silenzio, poi si gira mi guarda e mi dice esattamente quello che pensa.
«Credo che sia la soluzione migliore! Il problema è che, se invito mio figlio a cena, a casa mia, non son sicura che accetterebbe l'invito. Ovviamente non penso che mio figlio inviterebbe di proposito sua madre a cena a casa sua, quindi l'unica soluzione è quella che tu inviti tutti noi!»
Mi dico disponibile a realizzare questo progetto, ma le chiedo fino a che punto lei è disponibile a lasciarsi andare per risolvere la situazione. Mi guarda dritto negli occhi e mi risponde con un tono calmo, ma determinato.
«Sono disponibile a fare qualunque cosa e, quando dico qualunque cosa, intendo anche il fatto di inginocchiarmi ai suoi piedi e di chiedergli umilmente scusa!»
Le sorrido e le dico che forse più che chiedere umilmente scusa, una volta inginocchiata ai suoi piedi, potrebbe di certo fare qualcosa di molto più avvincente. Lei sorride, mi dice che sono il solito porco perverso, ma che mi adora proprio per questo! Alla fine ci lasciamo, con l'impegno reciproco di organizzare la cosa per questo fine settimana. Quando ce ne andiamo, lei, per un attimo, si ferma davanti alla mia auto, si gira, mi guarda e mi abbraccia.
«Ti sembrerò un po' sfacciata e, sicuramente, molto troia, ma adesso avrei proprio voglia di passare qualche bel momento con te! Ti confesso che ho detto ad Antonio, che sarei venuta a prendere un caffè con te e lui mi ha chiesto se avremmo preso solo un caffè e basta. Io gli ho sorriso e, adesso, mi rendo conto che, tutto sommato, se dovessi tornare a casa con le mie mutandine bene inzuppate del tuo piacere, sicuramente lui sarebbe molto più contento a masturbarcisi, perché, ti sembrerà strano, ma ancora gli piace farsi le seghe in questo modo!»
La guardo e vedo nei suoi occhi tanta libidine. Le dico di seguirmi, ci rechiamo velocemente a casa mia. Appena dentro, lei mi butta le braccia al collo, io la sollevo e la appoggio al divano; una volta divaricatele le gambe, mi pongo in ginocchio tra di esse, sposto il perizoma ed incomincio a leccare la sua ostrica, che è già fradicia. Geme subito, come una cagna in calore.
«Così, porco! Adoro sentire la tua lingua! Speravo tanto di sentirla ancora! Dai, Paolo, mettimelo tutto dentro! Ti prego scopami, perché brucio dalla voglia!»
Il tempo di tirarlo fuori dai pantaloni e glielo sbatto tutto dentro con un solo affondo. Il suo seno sobbalza verso l'alto, mentre la sua bocca si spalanca e le sue gambe si aggrappano alla mia schiena ed inizio a pomparla come un pazzo scatenato. Gode subito, un orgasmo intenso e profondo, che la fa delirare.
«Che toro meraviglioso! Dai, sfondami tutta! Fammelo sentire tutto, fino in fondo!»
La scopo con calma e, ben presto, gode ancora; poi mi sfilo e lei subito si avventa sulla mia verga, la prende in bocca e la ingolla tutta. La lecca, la succhia con passione e allora io la rigiro, senza tanti complimenti, glielo appoggio al buco del culo e, anche in questa occasione, con una bella spinta decisa, glielo infilo tutto dentro. Urla di piacere e gode all'istante nel sentirsi sfondare il buco: mi chiede di riempirglielo con la mia sborra.
«Sì, così! Spaccami il culo! Sfondalo bene, perché mi piace da impazzire al sentirlo così duro, fino in fondo! Poi voglio che me lo riempi tutto. Riempilo tutto con una generosa sborrata!»
Le lascio godere ancora un altro orgasmo, poi mi svuoto dentro di lei. La riempio con schizzi generosi e poi, quando lo sfilo, lei lo prende in bocca e lo pulisce alla perfezione! Un attimo dopo, si alza in piedi e si aggiusta il perizoma, affinché sia ben infilato fra le chiappe.
«Grazie, Paolo! È stata una cosa breve, ma intensa, e, soprattutto, ti ringrazio per avermi ben farcito il buchetto; sento che adesso il perizoma si va inzuppando e ti assicuro che Antonio ne sarà infinitamente contento!»
La sera ne parlo con Silvia e subito mette il telefono in vivavoce; assieme a Marco si dicono disponibili ad invitare i suoceri a casa loro, dove non sono mai stati!
«Fidati, papà, ci fa molto piacere avervi a cena da noi! Direi che un mio gesto di benvenuto, potrebbe esser proprio quello azzeccato!»
Sono soddisfatto di questo e addirittura è Marco che mi stupisce.
«Non ti preoccupare, Paolo; adesso chiamo mia madre e li invito a cena!»
Mentre resto al telefono con Silvia, sento lui che chiama direttamente sua madre e, con un tono di voce pacata, invita lei e suo padre, a cena a casa loro per il sabato a seguire.
Sembra che la cosa funzioni, perché Silvia mi dice che è tutto a posto e ci vedremo sabato sera, verso le 20:00, a casa loro. Il sabato arrivo a casa loro un po' prima e trovo Marco leggermente agitato, mentre Silvia mi prega di farlo calmare.
«Marco, qual è il problema? Perché non fai un profondo respiro e mi dici perché sei così nervoso?»
Lui mi guarda, poi mi parla con un tono d'incertezza.
«Sono nervoso perché ho paura che tutto non fili liscio, come speriamo tutti. Sono nervoso perché, per la prima volta, mi trovo veramente ad affrontare questa situazione e non son sicuro di esser abbastanza tranquillo.»
Lo guardo e lo rassicuro.
«Sta calmo e parti dal presupposto che anche loro saranno tesi, nervosi, forse più di te. Pensi che per loro sarà facile entrare da quella porta nel tuo mondo, dopo che, al matrimonio, per tutta la durata dell'evento, li hai quasi sempre ignorati? No, Non sarà facile neanche per loro! Allora ti do solo un consiglio: fa un bel respiro e ricordati che qui sei a casa tua, nel tuo mondo, nel posto dove tu hai deciso di vivere insieme alla tua donna e, quindi, questo già dovrebbe darti tanta tranquillità. Mostrati calmo, sereno e disponibile nei loro confronti, così vedrai che anche loro abbasseranno la guardia e, alla fine, tutto andrà per il verso giusto. Però voglio chiederti una cosa, ma, se mi rispondi, devi darmi una risposta con la massima sincerità!»
Lui mi guarda e annuisce; vedo anche Silvia che incuriosita si è avvicinata.
«Marco, se si dovesse presentare l'occasione, tu faresti sesso con tua madre davanti a tuo padre?»
Vedo lo stupore nei loro occhi e, dopo essersi guardati l'un l'altro, è Silvia che mi risponde.
«Cosa? Ma sei fuori? Cosa ti fa pensare che Marina voglio arrivare a questo punto? Questa cosa sarebbe davvero il "non plus ultra", ma son convinta che, se questa sera riusciremo a star insieme senza sfoderare i coltelli, sarà di per sé un grande successo!»
Sorrido e rispondo che, invece, son convinto che questa sera, al posto dei coltelli, sarebbe più opportuno sfoderare ben altre armi!
Lei scuote il capo poco convinta e, in quel momento, suonano alla porta; loro due si guardano in faccia e poi io dico a Marco di andar ad aprire. Quando si apre la porta, ci troviamo davanti Antonio e Marina, che hanno l'aria alquanto impacciata e tesa. Lei indossa un vestito di lino bianco, sotto cui si intravede l'intimo e, ai piedi, dei semplici sandali con poco tacco; lui, invece, un paio di jeans ed una maglietta, reca in mano una bottiglia di vino ed una confezione di dolci. Per un lungo istante, restano tutti a fissarsi in silenzio, poi sono io che, dando un'occhiata a Silvia, la scuoto e subito lei invita i suoi suoceri ad entrare.
«Vi prego, entrate! Benvenuti nella nostra casa! Vieni Marina, lascia che ti mostri dove vive tuo figlio!»
Vedo con piacere che le due donne si intendono subito, alla prima occhiata e anche Antonio, entrando, porge i doni a Marco che li appoggia sul tavolo. Seguendo le due donne, anche Antonio fa un piccolo giro della casa e vedo che questo, in qualche modo, scioglie di molto la tensione. Marina si complimenta con Silvia e Marco per come hanno arredato il loro appartamento e, soprattutto, con lei per come lo tiene pulito ed ordinato.
«Ho sempre pensato che sei una ragazza che ha buon gusto! Vedo con piacere che ogni cosa in questa casa rispecchia questa tua personalità e tutto questo mi fa molto piacere!»
Silvia sorride e ribadisce che non è tutta farina del suo sacco, perché molte cose sono state scelte insieme a Marco e questo è per lei motivo d'orgoglio. Marina si gira verso suo figlio e, dopo aver dato un'occhiata ad Antonio, che annuisce, si avvicina a lui e, in qualche modo, cerca di aprire un dialogo.
«Che mio figlio avesse buon gusto l'ho sempre saputo, basta guardare che splendida moglie si è trovato. Forse è sua madre che non ha saputo apprezzare questa sua qualità!»
Silvia ci prega di metterci a tavola e, nel farlo, offre a tutti noi un calice di prosecco, come benvenuto. Quando ognuno dei commensali ha il calice in mano, è lei che, per prima, propone un brindisi.
«Non so per voi, ma per quello che mi riguarda questa sera è una serata speciale! Voglio brindare a voi due che avete accettato di venire a cena a casa nostra!»
Vedo Marina che la guarda, le sorride e solleva il calice, seguita da Antonio, mentre Marco rimane ancora un po' defilato. Ci mettiamo a tavola e subito Silvia Inizia a servire delle pietanze gustose e semplici, che riscuotono subito l'apprezzamento dei consuoceri. Propongo argomenti un po' banali e questo serve a stemperare un po' la tensione.
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