Capitolo 2 - La copia di tua madre!
non una figlia...ma una donna!
2 ore fa
«Papà, sei a casa? Papà, dove sei?»
Esco dallo studio e la trovo con in mano alcune borse e mi dice che sarà pronta in appena 30 minuti. Guardo l'orologio e mi rendo conto che anch'io dovrò prepararmi per uscire con lei. Mi faccio una rapida doccia, indosso dei comodi pantaloni di lino bianco ed una camicia a mezze maniche, perché fa molto caldo e quando raggiungo il salone, sento Silvia che mi urla che sta arrivando. Quando mi si presenta davanti, mi prende un groppo alla gola!
«Ma… ma… Oddio Sei bellissima! Gioia mia, sei la copia esatta di tua madre! Lei, alla tua età, era bellissima come ora lo sei tu!»
Lei mi guarda con occhi carichi di orgoglio. Fa un mezzo giro su sé stessa, per lasciarsi ammirare meglio. La guardo e sono emozionato. Indossa un semplice vestito di lino nero, leggero, ma, allo stesso tempo molto bello, che aderisce perfettamente alle sue splendide curve. Il seno, di una terza misura, preme sotto la stoffa del vestito. È un abito leggero senza maniche e sembra cucito addosso a lei. Mi si avvicina, mi abbraccia e mi fissa dritto negli occhi.
«Papà, ascoltami bene! Ti devo chiedere una cosa che posso chiedere solo a te! Ho visto con che occhi mi hai guardato e sono consapevole che la mamma ti manca da morire, ma, quello che voglio chiederti stasera, è un regalo speciale, qualcosa che solo tu mi puoi dare.»
La guardo commosso e, con un filo di voce, le offro la mia totale collaborazione.
«Amore mio, tu lo sai che puoi chiedermi di tutto! Ti chiedo scusa se sono emozionato, ma questa sera mi hai veramente tolto il fiato!»
Lei sorride, contenta, poi mi stringe ancora più a sé, sento il suo corpo premere contro il mio e questo mi provoca un certo turbamento.
«Poiché mi hai dato la tua totale disponibilità, quello che ti chiedo questa sera è di portarmi a cena con te, ma non come Silvia tua figlia, ma come se fossi Giulia, tua moglie! Mi hai appena detto che le somiglio come una goccia d'acqua, quindi, per cortesia, spegni la tua mente, lascia a casa il tuo cuore e fammi sognare!»
Ora sono davvero sconvolto! Dentro di me esplode un conflitto pazzesco! Nella mia mente la ragione lascia il posto alla follia! Solo per un istante cerco di ragionare, ma non serve a niente.
«Gioia mia, se mi chiedi una cosa del genere significa che vuoi veramente che io diventi pazzo! Dopo la morte di tua madre, ho visto lei in te ed ora tu mi dici che devo anche smetter di sognare prendere atto che sei qui, in carne ed ossa, come se fossi il tuo uomo? Ti rendi conto che è pura follia! Come potrei tenerti tra le braccia sapendo che sei mia figlia, mentre ti dovrei immaginare che fossi mia moglie?»
Non mi permette di aggiungere altro. La sua bocca si incolla alla mia, e la sua lingua entra di prepotenza fra le mie labbra e, quando incontra la mia, la follia diventa realtà! Non è un bacio quello che ci scambiamo, ma è amore allo stato puro! Sento il suo corpo schiacciato contro il mio e il suo ventre che preme contro il mio pacco, che si sta gonfiando in maniera pazzesca! Quando si stacca da me, mi fissa negli occhi e la sua voce è calma e pacata.
«Non mi fraintendere, amo e adoro Marco e sabato diventerà mio marito di cui sarò la moglie fedele, ma, lui, all'addio al celibato, mi ha tradito con una puttanella da quattro soldi. Sono consapevole che è tutta opera dei suoi amici, ma lui avrebbe potuto anche tirarsi indietro, invece ha voluto provare l'emozione dell'adulterio prima ancora di legarsi definitivamente a me. Sapevo che l'avrebbero fatto, ma speravo che lui, all'ultimo momento, si sarebbe rifiutato di fare sesso con lei, invece mi hanno detto che si è divertito alla grande.
Quando ne sono venuta a conoscenza, ho pensato di uscire da sola, una di queste sere, e di divertirmi con il primo che capitava, poi, ho riflettuto molto ed ho deciso che voglio pareggiare silenziosamente il conto con lui, con l'unica persona di cui mi fido veramente, di cui ammiro tutto e che amo profondamente. Questa sera voglio esser la tua donna! Non son sicura se riuscirò anche a fare sesso con te, ma almeno, fino a quando non torneremo in questa casa e, fino a quando non deciderò di voler stare anche fra le tue braccia per una sola notte, tutto quello che ti chiedo è di farmi sentire il piacere di esser corteggiata da un bellissimo maschio come te!»
La guardo veramente basito. Mi rendo conto che forse un barlume di speranza in questa follia, c'è ancora, perciò decido di stare al gioco.
«D'accordo, amore mio. Adesso usciamo e andiamo a cena come una splendida coppia di innamorati, anche se chi ci guarderà, penserà che sono il solito porco maturo e vecchio, che porta a cena una puttanella più giovane!»
Vedo un’espressione torva sul suo viso.
«Ma la vuoi smettere di definirti vecchio! Anche oggi, in chiesa, hai detto la stessa cosa, ma ti assicuro che tu sei molto più giovane di tanti giovani, che conosco! Credi che se fossi un vecchio decrepito e bavoso, verrei a cena con te? Io vado a cena con uno dei migliori, forse anche il più bell'esemplare di maschio che c'è in questa città! Questa sera ti devi considerare tale! Se tutti pensano che io sia la tua puttanella, questo mi riempie ancora più di orgoglio, perché significa che tu sei ancora un magnifico maschio, ancora appetibile!»
Usciamo e, mentre ci dirigiamo verso il ristorante, che scopro esser un posto unico e speciale, dove io e mia moglie Giulia andavamo a passare le nostre serate un po' speciali, le chiedo come mai abbia scelto proprio questo locale.
«L'ho scelto perché una volta ho chiesto a mamma per quale motivo, ogni volta che andavate in questo locale, quasi sempre restavate a dormire fuori. Quando mi ha spiegato il motivo, all'inizio non capivo questa stranezza, ma come ti ho detto ho riflettuto molto su come volevo passare questa serata e così, oltre al tavolo, ho prenotato anche una camera, considerando il fatto che potremmo esser alticci dopo cena.
Nell'ascoltare le parole della mamma, ho capito che non è solo un problema di strada di montagna particolarmente impegnativa, perché basterebbe, a cena, non bere esageratamente, ma perché la scusa del vino offriva a voi l'occasione di passare una notte diversa dal solito. Poiché ti ho chiesto che per questa sera voglio esser Giulia, e non Silvia, ho deciso che, vino non vino, dopo cena voglio andare in camera con te.»
Resto in silenzio, perché le sue parole hanno risvegliato in me meravigliosi ricordi. Mi vengono in mente le occasioni in cui io e mia moglie Giulia siamo andati in questo piccolo locale posto in cima a questa montagna, la cui strada è particolarmente impegnativa, fatta di curve e tornanti e, come ha detto Silvia, ogni scusa era buona per poter passare una serata da soli, immaginando di esser una coppia clandestina e questo era il nostro gioco preferito. Giunti al ristorante, entriamo e, come previsto, suscitiamo l'interesse di alcune coppie che ci osservano, vedo qualche sguardo malizioso e qualche sorrisetto ironico, che però mi riempie solo d'orgoglio. La cena è qualcosa di unico. Mi rendo conto che questa sera Silvia si è immedesimata nella parte di Giulia e, per tutta la durata della cena, Il nostro è stato un continuo scambiarsi di occhiate, carezze e dolci frasi d'amore. Mi sento profondamente a disagio e, nello stesso tempo, dannatamente eccitato. Quando siamo al dessert, mi rendo conto che, in due, non abbiamo bevuto neanche mezza bottiglia di vino e allora guardo Silvia e le chiedo come intende proseguire la serata.
«Vedo che sei stato molto attento a non bere, quindi, se per te non fa molta differenza, anziché dormire qui, vorrei tornare con te a casa.»
Faccio un mezzo sospiro di sollievo, perché penso che questa assurda follia in qualche modo si concluderà senza andare fino in fondo. Usciamo dal locale e riprendo la strada verso casa con lei che si sporge dal suo sedile e tiene la sua testa appoggiata alla mia spalla destra, mentre con la mano mi accarezza la coscia e, spesso, le sue dita indugiano sul mio petto. Ha sbottonato la camicia e le sue dita accarezzano il mio torace, mi stuzzica i capezzoli, procurandomi un particolare piacere.
«Gioia mia, se continui così, perdo il controllo della situazione! Anche tua madre amava molto accarezzare il mio petto, esattamente come lo stai facendo tu, e poiché non mi sembra che tu ci abbia mai visto, la cosa mi riempie oltre che di curiosità anche di piacere.»
Lei sorride, mi dà un bacio sulla guancia e poi la sua voce languida mi procura altri brividi.
«Se ti confessassi un piccolo segreto, non è che te ne avrai a male? C'è stato un periodo, dai miei 16 ai 18 anni, in cui quasi ogni sera, quando voi due eravate a letto, io ero nascosta dietro la finestra della tua camera. Vi ho spiati più di una volta e, tante volte, ho sognato di esser al posto della mamma. Poi è arrivato Marco ed ho cercato in tutti i modi di smettere questa mia passione per voi due. Con la morte della mamma, più di una volta mi son vergognata di avervi spiato, ma, ultimamente, più ci penso e più mi rendo conto che invece ho avuto la fortuna di conoscere anche un aspetto del vostro rapporto che, diversamente, non avrei mai ottenuto. Tante volte, dopo che voi due avevate fatto l'amore, ho visto la mamma accarezzarti il petto e questa era una cosa che mi è sempre piaciuta.»
Appena giunti a casa, Il tempo di chiudere la porta e, mentre sto quasi per tirare un sospiro di sollievo pensando che la serata finalmente si concluderà così, lei si gira di scatto e, un attimo dopo, la sua bocca è di nuovo incollata alla mia. Dopo un attimo di stupore, non resisto alla tentazione di rispondere al suo bacio e ci mettiamo a limonare come due fidanzati. Subito lei, freneticamente, comincia a spogliarmi; io cerco, in qualche modo, un ultimo disperato tentativo di dissuasione.
«Amore, fermati! Silvia stiamo facendo una pazzia! Lo capisci che sei mia figlia? Mettiti un attimo nei miei panni e cerca di capire che, per me, è già difficile così. La tua bellezza è pari a quella della tua mamma e, in questo momento, sono profondamente combattuto, quindi, per cortesia, fermati!»
Non serve a niente. Mi apre i pantaloni e si inginocchia davanti a me, afferra il mio membro, impugnandolo con decisione.
«Che splendido gioiello, papà! Ammetto che vederlo così da vicino è ancor più bello di quello che riuscivo a vedere quando vi spiavo.»
Non aggiunge altro, spalanca la bocca e se ne infila più della metà in gola. Mi fa provare un'emozione così forte che quasi le gambe mi vengono meno e allora mi abbasso, la sollevo e la costringo a staccarsi, guardandola negli occhi.
«Adesso fermati un attimo! Ok, d'accordo, se vogliamo fare questa follia, facciamola bene!»
La tengo stretta a me e, senza dir niente, mi avvio verso la mia camera da letto. Una volta dentro inizio a spogliarla, senza mai guardarla negli occhi, perché sento dentro di me un conflitto tremendo e, nello stesso tempo, un'eccitazione che mi fa avere il cazzo così duro da farmi male. Nuda è ancora più bella! Resto veramente ammaliato dalla sua bellezza e, mentre ho ancora un attimo di indecisione, lei mi abbraccia e mi spoglia velocemente, mi spinge a mettermi seduto sul letto, dove mi fa distendere e subito dopo si sdraia accanto a me ma al contrario, iniziamo a fare uno dei 69 più belli della mia vita. Leccò il suo fiore e ne sfoglio ogni petalo, infilando la lingua dappertutto. Gode e geme di piacere, a bocca piena. Con estremo piacere le strappo un orgasmo, che la fa vibrare come la corda di un violino e, mentre il suo corpo è ancora scosso dai brividi di piacere, lei si rigira e, dopo avermi costretto a stare disteso, sale su di me, impugna il mio scettro e se lo appoggia alla sua ostrica, poi si lascia cadere lentamente, impalandosi su di me. Spalanca la bocca, mentre sento il mio membro che scivola tutto dentro di lei e la apre, mentre la riempie e la punta le sbatte con forza sul fondo; questo le procura un delirio di piacere, che lei è così sconvolta da non riuscire nemmeno ad urlare. Vedo il suo corpo ondeggiare e quasi cadere all'indietro; l’afferro prontamente e la trattengo ancora in verticale. Inarco le gambe e lei può, in qualche modo, appoggiarsi. Il suo viso è sconvolto dal piacere, i suoi occhi sono riversi all'indietro, la sua bocca è spalancata e il suo corpo trema in continuazione, scosso da spasmi di piacere incontrollati. Per alcuni secondi, rimane immobile, poi riporta la faccia in avanti, abbassa lo sguardo e mi sorride compiaciuta.
«Ho visto tante volte la mamma cavalcarti così e non mi ero mai resa conto di quanto potesse esser bello prenderti, stando in questa posizione. Ora capisco perché lei amava molto stare su di te! Papà, fammi impazzire! Lascia che il mio corpo assapori fino in fondo il piacere di esser posseduto da te!»
Inizia ad oscillare avanti e indietro e, contemporaneamente, inizia a godere in maniera continua, urla un orgasmo dopo l'altro senza soluzione di continuità. Io intanto ho sollevato le mani, ho afferrato i suoi splendidi seni e li ho impastati fra le dita, mentre con il pollice e l'indice mi son divertito a torturarle i capezzoli, strappandole gridolini di dolore/piacere, che sapevo bene quanto piacessero a sua madre.
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