La nuora porcella. Vol. I

Capitolo 3 - i nodi vengono al pettine!

Adesso vorrei sapere perché una brava ragazza, figlia di gente onesta e lavoratrice, si possa esser messa a fare la escort.

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pennabianca

2 ore fa

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Dopo l'ennesimo incredibile orgasmo, si abbandona distesa su di me
«Bellissimo! Non ho mai goduto tanto in vita mia, come in questo momento! Per me è come se avessi scoperto il piacere per la prima volta! Guardami, papà: questa sera sono diventata donna con te! Questa sera, per la prima volta, ho goduto! Questa sera, per la prima volta, mi son sentita femmina!»
È sfinita, si distende su di me e sento il suo cuore battere come un tamburo, ha il fiato corto, affannoso. La stringo a me, l'abbraccio e la metto sotto di me. Lei solleva le mani, mi accarezza il viso, mentre ora inizio a pomparla con un ritmo più costante. Ha un altro orgasmo e, mentre viene, solleva le gambe e le annoda dietro di me, spingendo il suo corpo contro il mio, ad ogni affondo. Continuo a pomparla, ma sono prossimo al piacere e così le rivolgo uno sguardo interrogativo; lei intuisce il mio timore, solleva il suo viso verso il mio e mi bacia.
«Vienimi, dentro! Non ti preoccupare! Vorrei dirti di ingravidarmi, ma son protetta. Dai, fammi sentire il calore del seme che mi ha generato!»
La guardo veramente incredulo nel sentire il suo desiderio e, nello stesso tempo, prendo a sbatterla più velocemente; poi, d'un tratto, sento il piacere esplodere nella mia mente, scorrere lungo la spina dorsale e scaricarsi dentro di lei attraverso il mio membro.
«Amore, vengo! Dolcissimo amore mio, ti sto inondando il ventre!»
Serra le sue gambe dietro di me, affinché non possa, in alcun modo, venir fuori dal suo corpo. Mi svuoto dentro di lei con schizzi generosi e sento i muscoli della vagina contrarsi in maniera da mungere il mio membro, fino a spremere anche l'ultima goccia. Restiamo abbracciati e sfiniti da questa esperienza, per poi lasciarci prendere dal sonno. È l'alba quando le sue calde labbra avvolgono ancora il mio membro e mi costringe ad aprire gli occhi; mi rendo conto che non è un sogno: ho fatto sesso con mia figlia! Vorrei fuggire, ma le sue labbra mi inchiodano al letto. Lo succhia in maniera stupenda e, ben presto, sono di nuovo rigido, lei si gira e mi chiede di prenderla da dietro.

«Prendimi da dietro! Tieni il mio corpo bloccato e montami come se fossi una giovane puledra!»
Affondo dentro di lei con un colpo solo. Mi sente arrivare ed inarca la schiena, poi si rilassa e incomincio a montarla, tenendola stretta per i fianchi e sbattendo il mio corpo contro il suo; lei subito inizia a godere. Viene rapidamente per due volte, poi si gira, mi ferma, afferra il membro, se lo sfila dalla fica e lo appoggia al suo forellino anale.
«Questo è vergine! Non l'ho mai dato a nessuno, perché volevo che fossi tu il primo ad entrarvi dentro! Molte mie amiche mi hanno detto che si sente molto male, quando te lo mettono dentro la prima volta, ma a me non importa! Anzi, voglio che tu mi prenda in maniera violenta e dolorosa. Sabato, mentre camminerò al tuo fianco sulla navata centrale della chiesa, voglio ancora sentir il bruciore di questo buchetto, perché deve ricordarmi il piacere che ho provato questa notte tra le tue braccia.»
La guardo un attimo perplesso, ma lei scuote il capo e comincia a spingere il suo corpo contro la punta del mio membro: mi rendo conto che vuole davvero esser presa duramente. Blocco il suo corpo e, in qualche modo, cerco di lubrificare il buchetto il più possibile, poi vi appoggio sopra la cappella e inizio a spingere piano, mentre lei mi esorta a far più forte.
«Spingilo dentro forte! Ti ho detto che mi devi rompere il culo! Mi deve far male! Voglio sentire il dolore fino a dopodomani!»
Sono un po' titubante, ma lei insiste a spingere il suo corpo contro il mio, così si impala sulla mia verga emettendo un gemito di dolore.
«È tremendo! È davvero un dolore sconvolgente!»
Provo a fermarmi ed a sfilarmi, ma lei si gira e mi guarda con occhi furiosi.
«Non ti permettere di uscire! Spingimelo tutto dentro! Ti ho detto che voglio soffrire! Papà, spaccami il culo!»
Inizio a muovermi cercando di mantenere un ritmo costante e sento che lei, con una mano, si sta masturbando il clitoride. La pompo cercando di arrivare il prima possibile all'orgasmo, ma il mio modo di fare la porta ad avere ancora un orgasmo.

«Papà, è bellissimo! Mi fa un male boia, però è bellissimo! Sentire questo tuo grosso membro che mi dilata il culo mi fa godere: papà, vengo!»
Mi muovo ancora con maggior fretta e poi mi svuoto dentro di lei, che sente arrivare l'ondata di piena che si riversa nel suo intestino e le dona un ennesimo piacere.
«Sì, è bellissimo! Sento il tuo calore che mi sta riempiendo l'intestino! È bellissimo, godo ancora!»
Mi svuoto dentro di lei e poi restiamo per qualche istante abbracciati, mentre sento che il mio membro si sta sgonfiando e, allora, lei porta una mano dietro, scende dal letto e corre direttamente in bagno. Resto un momento disteso sul letto a respirare, consapevole di questa assurda follia che abbiamo messo in atto; mi alzo dal letto e vado a vedere in che condizioni le ho ridotto il culetto. Entro nel bagno, lei si sta lavando seduta sul bidet; la faccio sollevare e, piegata a 90°, osservo il suo buchetto che si è quasi completamente richiuso, ma presenta un certo arrossamento. Lei prende della crema, me la passa e così le spalmo l'unguento, cercando di alleviare il suo dolore. Torniamo in camera, lei mi trascina ancora sdraiato sul letto e appoggia la sua testa al mio torace, mi accarezza. In quel momento, mi viene in mente Simona, l'attuale fidanzata di mio figlio e chiedo a lei qualche notizia che la riguarda.
«Che mi racconti della fidanzata di tuo fratello? Ammetto di esser stato preso dal lavoro, ma non mi ero accorto che si fosse fidanzato.»
Silvia solleva lo sguardo e mi osserva attentamente.
«Perché sei così curioso? Ho come la sensazione che tu abbia già conosciuto Simona, perché, quando sei entrato nella chiesa, hai avuto una reazione del viso troppo strana!»
Nego con vigore, spiegandole che la mia è semplice curiosità. Lei rimugina un attimo e mi racconta che la ragazza è la figlia del proprietario dello studio odontoiatrico dove lavora Luca. Ha studiato fuori città e, da circa otto mesi, è tornata e lavora con lui, in quanto si sta specializzando in protesi dentarie. Tra loro due è stato subito amore, al punto tale che Luca ha abbandonato anche i compagni. La guardo cercando di capire e lei mi precisa che, da circa tre mesi, i due sono andati a convivere. Faccio un profondo respiro, poi mi alzo dal letto e vado a farmi la doccia. Appena dentro, mi raggiunge Silvia e insieme ci laviamo, ma è più un gioco di carezze che altro; alla fine, ce l'ho di nuovo duro e lei mi si inginocchia davanti a me e, dopo averlo preso in bocca, comincia a succhiarmelo come se non ci fosse un domani. Mi sconvolge, mi fa impazzire e, nello stesso tempo, mi rendo conto che mia figlia è una perfetta bocchinara.
«Amore mio, sei tremenda! La tua bocca è sconvolgente! Ho la sensazione che tu ne abbia succhiati parecchi, per esser così brava!»
Lei sorride, solleva lo sguardo e annuisce con la testa, mentre continua a succhiarmi, fin quando si rende conto che sono prossimo all'orgasmo e, sebbene la esorto a togliersi, lei se lo affonda ancora di più in gola ed accoglie tutta la quantità di crema che sgorga dal mio membro. Sfinito, con le gambe che quasi mi tremano, esco dalla doccia e, dopo essermi asciugato, esco e vado in centro per svolgere le mie incombenze. Lasciata la pratica al catasto, mi reco al bar e, seduta al tavolo, vi trovo Simona. Appena mi vede si alza in piedi e vedo che, ancora una volta è particolarmente nervosa. Ordiniamo due caffè e, mentre aspettiamo l'arrivo delle bevande, lei nervosamente si strizza le mani.
«Come vedi sono qui! Adesso vorrei sapere perché una brava ragazza, figlia di gente onesta e lavoratrice, si possa esser messa a fare la escort! Hai intenzione di raccontare tutto a Luca, oppure dovrò esser io a dirglielo?»
Sbianca! Spalanca la bocca e non le riesce di emettere alcun suono. L'arrivo dei caffè, le permette qualche momento per potersi riprendere e poi, tenendo lo sguardo basso, cerca di darmi una spiegazione.
«Sono stata una stupida! Cioè voglio dire... Ecco io non volevo far quella cosa! Accidenti! Come faccio a spiegarti che ho fatto una cazzata!»
Sorseggio il mio caffè e la guardo dritto negli occhi; lei non regge il mio sguardo ed abbassa i suoi.
«Perché non prendi a raccontarmi tutta la vicenda? Per quale motivo avevi bisogno dei soldi?»

«I miei genitori non volevano che andassi a studiare fuori, in quanto, anche qui da noi, avrei potuto frequentare la stessa scuola, ma una mia amica studiava fuori città e mi raccontava di quanto erano belle le serate trascorse in libertà con gli amici. I miei genitori hanno accettato che andassi a studiare fuori, ma ad una condizione: avrei avuto a disposizione un budget e quei soldi mi sarebbero dovuti bastare solo ed esclusivamente per studiare e per tornare a casa. La mia amica è rimasta solo due anni, poi ha mollato tutto perché ha trovato un ragazzo dolcissimo e si è sposata senza finire di completare gli studi. Io mi son trasferita in un altro appartamento, dove c'erano già le cinque ragazze, quelle che hai visto quella sera. Dormivo in camera con una assente al momento e mi son accorta che loro avevano molti soldi da spendere, quindi, mi è stato chiaro che, per averne, si prostituivano. Più volte mi hanno proposto di unirmi a loro, ma io ho sempre rifiutato. Una sera che avevo finito di sostenere un esame, eravamo tutti a casa, perché fuori pioveva e così ci siamo messi a giocare a carte, era un gioco strano, fatto con un semplice mazzo di carte. Una cosa stupida basata sullo scommettere se la carta che peschi è superiore o inferiore al 5. Se è superiore vinci la posta che hai scommesso, se è inferiore la paghi. Loro ci giocavano spesso ed io non sapevo che, su 40 carte utilizzate, 20 erano superiori e 20 inferiori per cui bastava semplicemente contare le carte già uscite, per capire quando rischiare o quando invece puntare poco. Quella sera ho perso tutti i soldi che mi servivano per tornare a casa per le feste di Natale, per i regali che dovevo comperare e così, essendo a corto di soldi, per non dire ai miei genitori che li avevo persi a carte, ho accettato di prender il posto di quella ragazza assente. È stata l'esperienza più brutta della mia vita, anche se, ammetto di esser stata fortunata ad imbattermi in te, una persona che, in qualche modo, mi ha insegnato tanto! Dopo quella sera, quando son tornata di nuovo a studiare in quella città, ho cambiato residenza e sono andata ad abitare con un'altra ragazza molto più tranquilla e, soprattutto, con la voglia di studiare. Mi vergogno di quello che ho fatto e, soprattutto, mi vergogno di averlo fatto con te! Adoro Luca e, tra noi, l'intesa è massima; mi rendo conto che tu, ora, hai in mano la chiave della mia felicità.»
La guardo e capisco che sta attendendo il mio giudizio.

«Voglio molto bene a mio figlio e, vederti al suo fianco, mi ha impensierito non poco. La storia che mi hai raccontato può essere la verità oppure qualcosa che ti sei inventata in questi due giorni, ma non ho elementi che dimostrino una cosa o l'altra. Però c'è una cosa che ti voglio chiedere: hai intenzione di raccontare tutto a Luca?»
Lei mi guarda e rimane a bocca aperta.
«Come raccontare tutto a Luca? Perché dovrei fare questa cosa? Com'è possibile che tu non capisca che non potrei mai farlo? Lo perderei sicuramente e non è questo che voglio. I miei genitori lo adorano e, se venissero a sapere che ho fatto una simile sciocchezza, sarebbero capaci di cacciarmi di casa! Su queste cose, i miei genitori non transigono. Ti prego non farne parola: solo tu conosci questo segreto; promettimi che non gli dirai nulla! Quella sera mi hai dato una sonora lezione, in tutti i sensi, e, soprattutto, me la sono ricordata per almeno 5 o 6 giorni, il tempo che mi è servito per farmi passare il bruciore. Ti prego, son disposta a fare qualunque cosa, pur di non perdere Luca!»
La guardo e mi rendo conto che probabilmente ha imparato la lezione.
«Per ora non gli dirò nulla, ma, se capisco o mi accorgo che lo fai soffrire, ti giuro che ti metto alla berlina in tutta la città!»
Non aggiungo altro, mi alzo e me ne vado, lasciandola perplessa. Torno a casa e vedo che Silvia non c'è; entro nel mio ufficio e mi metto a lavorare sul mio computer, perché il lavoro che sto facendo ha la massima priorità. Vengo assorbito dal lavoro e non mi rendo conto del tempo che passa, quando, nel primo pomeriggio, mi suona il cellulare: è mio figlio Luca. Rispondo, parliamo un po' e lo sento un po' strano, così lo incalzo e gli chiedo il motivo per cui mi ha chiamato.
«Scusa, papà, se ti ho disturbato; è che vorrei chiederti un favore, ma mi sembra un po' ridicola come richiesta.»
Ha un tono di voce strano, ma non riesco a capire cosa voglia realmente e, alla fine, dopo un po' di insistenza da parte mia, mi espone la sua richiesta.

«Come ho detto, si tratta di una cosa un po' stupida, ma mi son accorto che non so fare il nodo alla cravatta. Domani, al matrimonio di mia sorella, non voglio avere un nodo banale, ma ne voglio uno a triangolo come quelli che sai far benissimo tu. Mi domandavo se potevi sprecare 10 minuti del tuo tempo, per passare qui a casa mia ed insegnarmi oppure farmi un nodo che poi, domani, lo aggiusto.»
Sorrido, pensando a quanto sia ingenua questa gioventù, così, dopo dieci minuti, vado a casa sua. Suono e, quando mi aprono la porta, mi trovo davanti Simona, che mi guarda e china il capo in silenzio. Immediatamente ho come la sensazione che il nodo della cravatta sia stata una scusa per farmi andare a casa sua. Entro, faccio pochi passi, preceduto da lei e mi ritrovo nel suo salone, dove c'è Luca seduto sul divano; quando mi vede, scatta in piedi come una molla. Il suo viso è scuro, ha l'aria torva, sembra incazzato nero! Mi guarda e poi guarda lei, e, infine, mi si avvicina e, parlando a denti stretti in modo da dominare il suo forte nervosismo, mi avanza una domanda ben precisa.

 

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