Mi chiamo Paolo, ho 50 anni, sono di media statura, occhi scuri, capelli brizzolati e fisico assolutamente nella norma. Ero sposato con Giulia, ma, da cinque, sono vedovo. Ho due figli, Luca di 28 anni, e Silvia di 26. Silvia oggi è sposata da sei mesi. Come professione sono un architetto e gestisco, insieme ad altri due soci, un importante studio di architettura, che si occupa di grossi lavori ed opere pubbliche. Luca non ha voluto seguire le mie orme e lavora come odontoiatra, mentre Silvia ha studiato ragioneria ed è entrata a far parte dello studio di commercialisti che prima era gestito dalla mia defunta moglie. Circa tre anni fa, il mio studio ha partecipato alla realizzazione di un'importante opera viaria e il tronco da noi progettato, prevedeva la realizzazione di una galleria e di un viadotto più o meno della stessa lunghezza, poco meno di un chilometro. Dopo aver realizzato la progettazione, è toccato a me seguire i lavori sul campo, in quanto, essendo vedovo e con i figli ormai grandi, ero quello che poteva assentarsi anche per lunghi periodi, perché il cantiere era situato a circa 200 chilometri da casa nostra, in una vallata particolarmente ampia e impervia. Il campo base era stato allestito in prossimità di un piccolo paese e, per la realizzazione dell'opera a noi assegnata, erano state riunite due aziende. La prima era specializzata in perforazioni ed avrebbe realizzato la galleria, mentre l'altra, che era specializzata in costruzioni stradali; avrebbe realizzato il viadotto. Entrambe le opere erano assolutamente notevoli e richiedevano molta cura ed attenzione. Quando abbiamo iniziato i lavori, ho riunito i due titolari delle due aziende e ho comunicato loro che entrambe le opere avrebbero dovuto esser realizzate nel tempo massimo di due anni. Realizzarle nei tempi prestabiliti avrebbe comportato un premio extra del 10%. Gianni, il titolare delle perforazioni, ha lanciato una sfida a Giuseppe, il titolare dell'altra impresa, quella cui toccava la realizzazione del viadotto: la ditta che avrebbe completato l'intera opera assegnata nei tempi prestabiliti, avrebbe preso tutto il premio extra. Naturalmente l'altro ha accettato, convinto di vincere la competizione ed io sono stato nominato arbitro imparziale. Non sono nuovo a queste sfide e, anche in questa occasione, ho posto una condizione di base irrinunciabile: la sicurezza.
Un eventuale incidente avrebbe comportato la sospensione della gara e nessuna delle due aziende si sarebbe aggiudicato il premio extra! Se c'è una cosa su cui sono intransigente è proprio la sicurezza! Abbiamo iniziato i lavori e, per mesi le cose sono andate avanti molto bene e speditamente. Si son presentati sempre i soliti problemi, che abbiamo risolto di comune accordo e, quando siamo giunti a ridosso delle feste di Natale, abbiamo fatto il punto della situazione e, sempre di comune accordo con Gianni e Giuseppe, abbiamo stabilito che le due aziende avevano realizzato più o meno la stessa parte dell'opera: erano più o meno a metà! Forse la ditta di Gianni era di poco più avanti, ma, in ogni caso, erano praticamente pari. Per festeggiare l'evento, loro organizzano una cena riservata a pochi intimi e così ci troviamo una sera in un piccolo agriturismo io, Giuseppe, Gianni ed i due giovani geometri responsabili dei cantieri. Quando arrivo all'agriturismo, trovo già presenti sia Giuseppe che i due geometri e, mentre stiamo sorseggiando un aperitivo, la porta del piccolo locale si apre ed entra Gianni, in compagnia di cinque giovani ragazze. Due bionde, due more ed una dai capelli rossi. Gianni spiega il motivo della presenza delle ragazze.
«Amici miei! Per me una cena non è bella se non c'è una compagnia femminile. Per non far torto a nessuno, chiedo a queste signorine di scegliere esse stesse con chi voler trascorrere la serata.»
Un attimo dopo le ragazze scelgono ognuno il proprio cavaliere ed io mi ritrovo davanti la ragazza dai capelli rossi. Sembra timida, alquanto impacciata rispetto alle altre, che sono abbastanza disinibite. Subito ci mettiamo a tavola e, mentre mangiamo, vedo che le mani dei miei amici spesso e volentieri finiscono fra le cosce delle signorine, che indossano abiti molto succinti. La ragazza dai capelli rossi, dice di chiamarsi Katia e noto che mangia pochissimo e, realmente, mi sembra un pesce fuor d'acqua. Non passa molto tempo che, una dopo l'altra, le varie coppie spariscono oltre un corridoio, dove ci sono cinque camere a noi riservate. Quando resto da solo con Katia, lei, dopo aver bevuto un ennesimo sorso di vino, mi guarda e mi fa una supplica.
«La prego, signor Paolo, andiamo anche noi in camera, altrimenti la mia amica, quella con i capelli lunghi e biondi, penserà che io non sono stata all'altezza e per me sarebbe affrontare un problema.»
La guardo un po' incuriosito.
«Mi scusi, ma non ho capito per quale motivo sarebbe un problema?»
Lei mi guarda con fare preoccupato e poi, tenendo lo sguardo basso, cerca di fornirmi una spiegazione.
«Vede, signor Paolo… Ecco io… cioè, volevo dire… per me è la prima volta che faccio questo lavoro e la mia amica mi ha detto che, se lei non sarà soddisfatto, non avrò il compenso pattuito. In genere esse sono cinque ragazze che, abitualmente, vengono a trovare gli operai del cantiere ed è per questo che hanno subito scelto gli altri, lasciando lei a me, ma, stavolta, una delle ragazze era impegnata con un altro cliente e così mi hanno detto se volevo partecipare e, poiché ho bisogno di soldi, ho accettato.»
Ci alziamo ed andiamo in camera; appena dentro, lei si spoglia completamente, restando solo in intimo e tacchi alti con le autoreggenti. Ha un bel corpo, ben modellato. Il seno è sicuramente una quarta abbondante ed il culetto è bello tondo. È nervosissima e allora cerco di tranquillizzarla.
«Rilassati! Smettila di tremare che va tutto bene! Che cifra ti ha promesso la tua amica?»
Lei abbassa lo sguardo e mi dice l'importo che le sarà devoluto e mi rendo conto che quei soldi li vale tutti. Mi spoglio nudo e, considerando che sono quasi tre anni che non tocco una donna, il mio cazzo diventa subito duro. Vedo che mi guarda con ammirazione quando vede la mia verga e subito si prepara a prenderlo in bocca.
«Complimenti! È veramente una bella dotazione il suo gioiello!»
La cosa mi fa un po' sorridere, effettivamente ho un bel giocattolo, un sopra la media sia in lunghezza che in circonferenza e, un attimo dopo, lei prende a succhiarmelo come una forsennata. Mi rendo conto che, se continua così, fra poco le riempirò la bocca di crema. Mi rigiro, infilo la testa fra le sue cosce e mi trovo una splendida farfallina ben curata con un piccolo triangolino di peli, appena sopra il monte di Venere; inizio a leccarla facendola godere quasi all'istante.
«…uhuhmmm…Sì, così, mi piace! Accidenti, come sei bravo! Continua che mi fai godere! Mi fai godere! Ora vengo!»
Il suo corpo vibra sotto i colpi della mia lingua e, un istante dopo, la bocca si riempie del suo miele, che lecco e raccolgo con estremo piacere.
Mi rigiro, la metto sotto di me e, inginocchiato fra le sue cosce, appoggio la punta sul suo spacco e con due spinte decise le entro tutto dentro. La sento stretta, decisamente poco usata e, questo mi piace molto. Lei mi guarda stupita, mentre spalanca la bocca nell'istante in cui io le entro tutto dentro. Dopo esser rimasto qualche istante immobile, inizio a pomparla con un buon ritmo cadenzato e lei, ben presto, raggiunge un bell'orgasmo; la sento spingere il suo corpo in alto, incontro al mio, ogni qualvolta affondo dentro di lei.
«Accidenti, che toro! Mi fai godere! Continua che vengo! Oddio vengo!»
La pompo ancora un po', poi l’afferro e la trascino su di me. Impalata sopra il mio cazzo, lei inizia un lento e continuo saliscendi e viene altre due volte. Mentre è sdraiata su di me, con le mani le accarezzo le chiappe e, quando infilo un dito nel culetto, lei ha uno scatto repentino.
«Eh, no! Nel culo, no! Sono vergine e il tuo cazzo mi farebbe molto male!»
La guardo e, stranamente, sono assalito da un sentimento contrastante. Mi chiedo come sia possibile che una bella ragazza come lei possa ridursi a fare l'escort, quando potrebbe guadagnare la cifra che gli hanno promesso, lavorando onestamente. Decido di impartirle una sonora lezione.
«Adesso voglio il culo! Hai detto che se non resto soddisfatto, la tua amica non ti dà il compenso, quindi, adesso mi dai il culo, perché lo voglio!»
Lei mi guarda smarrita, cerca di sviare la mia voglia di farle il culo.
«No, dai, la prego! Le faccio una bella pompa con ingoio! Se vuole mi può anche venire dentro, ma la prego: nel culo no!»
La guardo e decido che vado fino in fondo.
«Ascoltami bene, puttanella! Se vuoi far questo lavoro, devi imparare ad accontentare il cliente al 100%! Se non sarò io a romperti il culo, prima o poi lo farà un altro e, quindi, o mi accontenti o dirò alla tua amica che non sono rimasto soddisfatto. Capisco che è vergine, perciò raddoppierò il compenso che ti ha promesso la tua amica, ma ora girati che ti voglio fare il culo.»
Mi guarda smarrita, ma non riesce ad evitare quanto le ho chiesto, così si gira, la posiziono facendole appoggiare la faccia sul materasso, poi bagno con un po' di saliva la punta del cazzo e lo appoggio a quell'inviolato buchetto.
«Rilassati, fai un bel respiro contando fino a 3.»
Lei mi asseconda, fa un bel respiro e, quando inizia la conta, all'1, tenendola stretta per i fianchi, affondo in quel tenero e stretto forellino con un colpo deciso. Urla di dolore e cerca, in qualche modo, di sottrarsi alla consumazione del rapporto anale.
«Ahaaaiii! Basta, ti prego, mi fai malissimo! Mi stai spaccando il culo! Esci che mi fa un male del diavolo! È un dolore fortissimo!»
Le mollo due sonore sculacciate e la esorto a sopportare.
«Rilassati, puttana! Non fare tante storie, che fra poco il dolore passa e così sentirai solo piacere! Come ti ho detto, queste cose devi imparare a gestirle, perché non sarò io il primo a spaccarti il culo!»
Cerca di sgusciare via sculettando, ma la tengo saldamente ferma per i fianchi e, spingendo inesorabilmente, le entro tutto dentro. È dannatamente stretta! Resto qualche istante immobile, la sento urlare e mordere il cuscino, probabilmente per il dolore, poi, sadicamente, prendo a pompare sempre più in fretta quel buco che si sta man mano dilatando. Continua a battere i pugni sul materasso, mentre con la faccia affondata sul cuscino, continua a gemere di dolore. Ben presto comprendo di averle impartito una sonora lezione e, soddisfatto, la pompo un po' più velocemente e, d'improvviso, le riverso nell'intestino una ingente colata di sperma. Mi svuoto schizzando dentro tutto il contenuto delle mie palle; la sento ancora gemere quando, d'improvviso, mi sfilo da lei. Per un attimo osservo quel buchetto ridotto ad una voragine, arrossato, e vedo un rivolo bianco di crema che scivola fuori, ormai senza controllo. Lascio la presa, lei scende dal letto e corre in bagno. Senza dir nulla, mi rivesto e lascio le banconote concordate con lei sopra il letto, vicino al suo vestito, poi esco e me ne vado quasi schifato! Torno a casa mia, passo le feste di Natale e quando ritorno, riprendiamo il lavoro, senza che nessuno faccia parola di quella balorda sera.
