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Erotika
La Mia Vittoria · Cap. 2
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Capitolo 2 di 2 15 min di lettura

Cazzo, dove scopiamo?

L'eterno dramma giovanile di non avere un letto si risolve tra fughe clandestine e l'arrivo benedetto della prima auto. Un'esplosione di sesso selvaggio e disinibito, dove la frustrazione accumulata lascia finalmente spazio alla pura esplorazione carnale.

SborrateClandestine
5 mesi fa · 882 letture · 0

Quella settimana di agosto fu un'escalation pura, un delirio ormonale e sentimentale. Avendo rotto il ghiaccio la prima notte, i giorni successivi furono un susseguirsi di pelle, sudore e lenzuola stropicciate. Le sue amiche sapevano benissimo cosa succedeva quando ci chiudevamo in camera; non ci nascondevamo neanche più di tanto. Avevamo l'aria sfatta e felice di chi ha appena scoperto il parco giochi più bello del mondo.

Ma come in ogni dramma adolescenziale che si rispetti, a settembre arrivò la doccia fredda.

La scuola, la routine, e soprattutto quell'ora di treno tornarono a fare da padroni. Dopo aver assaporato la libertà di una casa vuota, affrontammo l’incubo di ogni coppia della nostra età che si approcciava alla passione e al sesso, non sapevamo dove scopare.

Non avevamo un posto nostro. Il nostro vecchio scoglio andava bene per limonare, per infilarle le mani nei pantaloni o per rimediare in fretta alla voglia che ci divorava, ma le temperature stavano scendendo e, parliamoci chiaro, non era certo un posto adatto per scopare davvero. Facevamo qualcosina, rubavamo minuti preziosi, ma il senso di insoddisfazione era palpabile.

A dicembre le cose iniziarono a cambiare, ma non nel modo che speravo. Per caso, in occasione del mio compleanno, andai da lei e fui "presentato" ufficialmente. Conobbi la sua famiglia: casa sua era un regno interamente femminile, abitato solo da lei, da sua madre e dalla sorella maggiore di 26 anni. Feci sfoggio della mia faccia da bravo ragazzo, e a quanto pare funzionò alla grande.

Da quel momento presi sempre più confidenza, finché, verso febbraio, arrivò la svolta logistica. Considerando che gli ultimi treni per tornare da me passavano piuttosto presto e che le stazioni a quell'ora non erano popolate da bellissima gente, la madre e la sorella iniziarono a invitarmi a dormire da loro nel weekend.

Sembrava un sogno, vero? Dormire a casa della mia ragazza.

C'era solo un piccolissimo, fottuto problema.

Le regole della casa erano chiare: io dormivo nel letto di Vittoria, da solo. E Vittoria veniva esiliata nella stanza della sorella maggiore, a dormire con lei.

La prima volta che mi ritrovai da solo nella sua camera, fu una tortura psicologica. Ero sdraiato tra le sue lenzuola, avvolto dal suo profumo inebriante che mi riempiva le narici, con un'erezione che non voleva saperne di placarsi, sapendo che lei era a pochi metri da me, oltre due porte chiuse, nel letto con sua sorella.

Z dire la verità, per dovere di cronaca devo ammettere una cosa: le primissime volte in cui dormii da lei, incredibile ma vero, facemmo i bravi. O almeno, ci provammo. Eravamo terrorizzati all'idea di farci scoprire dalla madre o dalla sorella, quindi ci limitavamo a sguardi carichi di promesse e a qualche bacio rubato in corridoio.

Ma la fame era tanta. L'ultima volta che avevamo fatto l'amore per davvero era stato a Capodanno. Eravamo al veglione a casa di una sua amica e, in preda ai fumi della festa e all'ormone impazzito, ci eravamo chiusi a chiave nel bagno degli ospiti. Era stata una sveltina in fretta e furia, contro le piastrelle fredde, con il terrore che qualcuno bussasse da un momento all'altro. Bello, adrenalinico, ma ci aveva lasciato addosso una voglia tremenda di prenderci il nostro tempo.

Così, arriviamo a quella notte.

Avevamo passato una serata bellissima e tranquilla. Avevamo cucinato insieme da lei, ridendo, sporcandoci le mani di farina e godendoci quella sensazione di intimità domestica che ci faceva sentire più grandi della nostra età. Quando arrivò il momento di andare a letto, la solita routine: io nella sua stanza, lei esiliata in quella della sorella.

Mi infilai sotto le coperte, ma il sonno non ne voleva sapere di arrivare. Il cuscino profumava di lei. Presi il telefono, illuminando la stanza buia, e senza pensarci troppo le scrissi un messaggio:

"Vieni di qua. Mi manchi."

Non mi aspettavo che lo facesse davvero, con la sorella che dormiva a un metro da lei. Invece, cinque minuti dopo, la maniglia scattò senza fare il minimo rumore. Vittoria scivolò dentro la stanza come un fantasma, richiudendo la porta con una delicatezza assoluta.

«Sei un pazzo,» mi sussurrò, la voce ridotta a un soffio impercettibile mentre si infilava sotto le mie lenzuola. «Se mia madre si alza per andare in bagno, siamo morti.»

«Volevo solo un abbraccio,» le mentii spudoratamente, tirandola contro il mio petto.

Iniziammo a coccolarci. Le parlavo all'orecchio, sfiorandole i capelli. Ma, come sempre accadeva tra noi, una cosa tirò l'altra. Il calore del suo corpo contro il mio, protetti dal buio totale di quella stanza, spazzò via ogni buon proposito. I nostri respiri iniziarono a farsi più pesanti. Le mie mani, che fino a un secondo prima le accarezzavano dolcemente la schiena, scivolarono sotto il bordo della sua maglietta, trovando la pelle nuda e caldissima.

Non ci fu bisogno di dire altro. In un attimo mi ritrovai sopra di lei. Il peso del mio corpo la schiacciava dolcemente contro il materasso, mentre le sue gambe si sollevavano per avvolgersi attorno ai miei fianchi, tirandomi ancora più vicino.

Iniziai a baciarla. Baci profondi, bagnati, che sapevano di desiderio trattenuto per settimane. Le sue labbra si schiudevano sotto le mie, e io ne approfittavo per zittire i suoi piccoli gemiti direttamente nella mia bocca. Con le mani le sollevai del tutto la maglietta, liberandole il petto. Iniziai a stringerle le tette, riempiendomi i palmi della loro morbidezza, massaggiandole con foga mentre i polpastrelli stuzzicavano i capezzoli ormai turgidi. Vittoria inarcò la schiena, premendo il bacino contro il mio, un invito esplicito e disperato.

Fu un sesso diverso da quello della casa vacanze. Non c'era spazio per l'esplorazione lenta; c'era solo un bisogno viscerale, reso ancora più estremo dalla necessità di fare piano.

Quando finalmente entrai dentro di lei, un brivido violento la scosse tutta. Ci muovevamo al buio, lentamente, in una danza silenziosa e ovattata. Ogni spinta era profonda, calibrata per non far cigolare il letto, ma carica di una potenza che ci faceva tremare i muscoli. Sentivo le pareti del suo sesso stringersi attorno a me, calde e accoglienti, mentre lei mi piantava le unghie nelle spalle.

«Giò...» sussurrò con un filo di voce rotto, stringendo le cosce attorno a me per farmi arrivare ancora più a fondo.

Per non farle fare rumore, abbassai il viso e presi di nuovo le sue labbra, assorbendo ogni suo gemito, ogni suo sospiro, finché la tensione non si spezzò per entrambi in un'ondata di piacere condiviso, silenzioso e devastante. Rimanemmo così, incollati l'uno all'altra, sudati e senza fiato nel cuore della notte, con la consapevolezza di aver appena rubato il momento più bello del mondo proprio sotto il naso di tutti

Se a casa sua eravamo costretti a muoverci come ladri nella notte, trattenendo il respiro e soffocando i gemiti contro i cuscini, quando Vittoria iniziò a venire da me la situazione si ribaltò drasticamente.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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