La mia cugina ubriaca

Capitolo 2 - Mia cugina ha bisogno di aiuto

Speravo in una serata più divertente.

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Il bicchiere di mia cugina sbatte con forza sul tavolo in legno. Lei esplode in una risata. «Ahahah, quasi lo rompo!»

Nella terrazza sono rimasti un paio di ragazzi e tre ragazze, appoggiati al muro o seduti ad un tavolino, il viso di ognuno illuminato dallo schermo del telefono. Il volume della musica che proviene da dentro il ristorante non è sufficiente per coprire il verso di qualche uccello nel bosco di larici alle mie spalle e un abbaio roco che si solleva dai pascoli a est.

Lisa alza la bottiglia di grappa, la inclina ma trema troppo ed è più il liquido che bagna il legno di quello che finisce nel bicchiere. Allungo una mano e le rimetto la bottiglia in piedi sul tavolo. «È meglio se smetti di bere.»

I suoi occhi sono rossi, li chiude e li riapre appena. La ragazza non riesce a stare ferma con la schiena, dondola da una parte all’altra. «Non… Manu…» Inspira a fondo e abbassa la testa.

Stringo la mascella. Manca solo che vomiti… La più figa del gruppo che si rimette addosso, con cinque smartphone già pronti a filmarla mentre tira su un litro di alcool. E io resterei nell’inquadratura, magari macchiata della roba che esce dallo stomaco di mia cugina.

Che figura di merda, e non so se più per me o per lei…

Mi alzo in piedi, giro attorno al tavolo e mi avvicino a Lisa. «Andiamo a farci un giro.»

«Dove vuoi…» Mia cugina sospira e si zittisce. Se non vomita, allora sviene. E qui non mi sembra il posto migliore.

Le prendo una mano e passo il suo braccio sopra le mie spalle. «Vieni, andiamo a sdraiarci nel prato.» La sollevo dalla sedia: pesa quanto una piuma. Beh, è solo tette.

Lisa si solleva sulle gambe che tremano. «Non mi va…» Il fiato è più disgustoso dell’odore che esce dalla bottiglia. «Voglio ancora bere… e poi farmi fottere…» Il suo sguardo si volta verso uno dei ragazzi. «Lui vuole fottermi?»

«Shh… Cosa dici?» La scuoto un po’. È partita del tutto, la cretina… «Andiamo.» Mi avvio verso il lato della terrazza che finisce nel prato. Questo pomeriggio c’erano dei plaid e alcune ragazze li stavano usando per prendere il sole e farsi guardare.

«Non mi sento bene…» biascica.

Abbasso la voce ad un sussurro. «Non vomitarmi addosso, cretina.»

Lisa incespica più per non cadere che per camminare davvero. Trascinarla di peso sdraiata a terra sarebbe meno faticoso. Spero che nessuno in famiglia scopra come si è tirata, questa cretina. Tutta tette e niente cervello…

Un ragazzo solleva lo sguardo dallo smartphone e ci fissa. «Avete bisogno?»

Certo, così con la scusa di aiutarci vieni a palparle le tette. «No, la porto a prendere un po’ d’aria.»

«Ciao, bello…» La voce di Lisa è appena percettibile, le parole una spalmata sull’altra. «Vieni a darmi un bacio…» Abbassa la testa ed emette un ruttino asfissiante.

Arriviamo in fondo al pavimento in pietra e facciamo lo scalino nel prato tagliato di recente. La pendenza è minima, la luce che arriva dai lampioncini è ancora minore di quella che la falce di luna proietta dal cielo. I colori vivaci dei plaid si stagliano sull’erba scura, a qualche decina di metri: uno è ancora steso e qualcun altro è piegato e appoggiato alla recinzione di legno attorno alla baita.

Raggiungiamo il quadrato di tessuto. Mi accoscio e faccio scivolare mia cugina sul plaid. Lei crolla come un sacco di patate con un tonfo attutito e un gemito di sorpresa. Si accascia sulla schiena.

Mi inginocchio accanto a lei e le sposto una ciocca di capelli scuri dal volto. «Non preoccuparti, vado a vedere se trovo qualcosa da darti per farti passare la ciuca.»

Lei chiude gli occhi, si mette più comoda e sembra addormentarsi. «Va bene, mamma…»

Faccio una smorfia: un metro e settanta di perfezione femminile, con due bocce che fanno sbavare tutti ed un culo da invidia, sdraiato in un prato di montagna semi-incosciente per il vizio del bere. E delira. Spero non ci sia bisogno del soccorso alpino perché va in coma etilico o qualche altra stronzata… Già mi vedo gli zii che mi fissano senza parlarmi, con gli occhi che lanciano fiamme, e i miei incazzati perché non ho impedito a questa cretina di sfasciarsi con la grappa…

Mi alzo in piedi. «Povera scema…» Voleva fare quella con la figa d’oro per fare gola ad Achille per una scopata migliore, ma mi chiedo se Achille se la scoperebbe una così ubriaca che potrebbe vomitargli addosso da un momento all’altro… E dal culo potrebbe uscirle anche di peggio.

Quanto mi avevano insegnato anni fa a scuola si affaccia alla mia memoria. «A proposito…» Mi inginocchio di nuovo e la giro sulla pancia. Almeno, se sbocca per davvero non si soffoca.

Lei emette un gemito di fastidio ma non si muove.

Mi alzo in piedi e faccio un paio di passi in dietro. Scuoto la testa e mi avvio verso il ristorante.

La musica all’interno del ristorante è stata abbassata rispetto a questo pomeriggio e la canzone di Elodie sembra adatta ad un lento o un liscio.. Le lampade sul soffitto e le applique sono spente e la luce è prodotta da un paio di globi appoggiati sui tavoli che proiettano fasci colorati sul soffitto e i ragazzi che ballano; ormai sono pochi rispetto a qualche ora fa, passo in mezzo ai gruppi senza problemi. Mario e Gina sono in un angolo e ballano stretti: lei gli tiene una mano sul culo muscoloso ed è evidente che vuole portarselo a letto..

Il bancone del bar è l’unico tratto del locale illuminato. Il figlio dei proprietari è intento a spillare una birra da un barilotto di metallo e a servirlo ad un ragazzo. È l’unico che può avere accesso agli alcolici del ristorante, ma non sembra farsi problemi a distribuirli agli altri. A Giuseppe, soprattutto…

Mi accosto al bancone. «Ehi, Antonio!»

Lo stronzo non mi considera nemmeno, prende un altro boccale e lo colloca sotto la spina, abbassa la leva e il barilotto piscia altra birra in un boccale che si sta riempiendo di schiuma.

«Antonio! Dai, ascoltami!»

Lui volta la testa e scaglia un’occhiataccia. «Cosa diavolo vuoi, Manuela? Tua cugina ti ha finalmente scaricata visto che allontani gli uomini anche a lei?»

Un paio di ragazzi accanto a me si mettono a ridacchiare. Bastardi…

«Senti, Antonio, Lisa è ubriaca, è mezza svenuta.»

Antonio si avvicina a me, appoggia un braccio al tavolo e si inclina accanto al mio orecchio. «Era quello che voleva Giuseppe.»

Faccio un salto. «Cosa‽»

Lui sorride. «Già, era una sua idea: dopo anni che conosce Lisa e lei non gliel’ha mai data, lui si è portato da casa uno zaino di alcolici così da farla ubriacare e poi…» stringe una mano a pugno e la muove come se stesse bussando ad una porta.

«Che cosa?» Ho gli occhi sbarrati. Antonio sta scherzando? «Quello stronzo vuole davvero…»

Il ragazzo solleva le spalle. «Quella troia di tua cugina gliel’ha fatta odorare per anni per farsi fare piaceri e non gliel’ha mai smollata, e questa sera il nostro amico se la prende da solo.» Sorride e mi fa l’occhiolino. «Magari dopo passo anch’io…»

Faccio un passo indietro e finisco contro una sedia. «Devo fermarlo!»

Antonio si alza dal bancone. «Ah, ma fatti i cazzi tuoi: è ora che quella troia di tua cugina venga tirata giù dal piedistallo. Magari trovi anche tu qualcuno tanto andato che una botta o due te le dà e…» Alza la voce. «Ehi, Luigi, se devi vomitare vattene di fuori!»

Mi volto e schizzo verso la porta, mancando di un pollice Luigi che arranca piegato in avanti.


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