Vai al contenuto
Erotika
Isola Deserta · Cap. 2
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 2 di 5 23 min di lettura

La Reginetta Bagnata

Dopo il naufragio, Ale segue Elena tra gli scogli e salva Giulia, mentre Marta e Rebecca restano a consumarsi di paura e gelosia.
Ma quando Rebecca crolla in mare, il suo orgoglio ferito trasforma il salvataggio in una provocazione bagnata e pericolosa.

Alessia
2 mesi fa · 750 letture · 1

Quando riemersi dalla barriera di rocce con Giulia che si appoggiava pesantemente al mio braccio, lo sguardo di Marta fu la prima cosa che incontrai. La vidi registrare la scena in una frazione di secondo. Ci fu una contrazione impercettibile della sua mascella: una fitta visibile. Ero tornato, sì, ma ero tornato mezzo nudo, bagnato fradicio e con addosso il corpo tremante e seminudo di un'altra ragazza spaventata.

Rebecca, seduta a pochi metri di distanza, vide tutto e immagazzinò l'informazione con la freddezza di un calcolatore. Marta si raddrizzò, mascherando subito il disagio dietro la sua solita corazza. «Oh, bene. Hai raccolto un’altra naufraga.» Giulia, che a stento si reggeva in piedi, si rimpicciolì ancora di più. Mi strinse il braccio, confusa, e sussurrò quasi piangendo: «Scusa…» Marta si morse il labbro, pentendosi all'istante del suo tono. Il suo viso si ammorbidì. «No, no. Non dicevo a te. È che io quando rischio di morire divento simpatica come un’infezione.»

Giulia abbozzò un mezzo sorriso spezzato, ma poi un nuovo brivido violento le scosse il corpo. Marta, nonostante la caviglia gonfia e il dolore, si spostò di lato, facendole spazio sulla sabbia asciutta. Restava umana, anche se ferita, anche se gelosa. Rebecca osservò la scena in silenzio, poi afferrò uno degli asciugamani recuperati. Non lo porse gentilmente. Lo lanciò, facendolo atterrare sulle ginocchia di Giulia. «Tieni.» «Grazie,» mormorò Giulia. Rebecca non rispose. Distolse lo sguardo, ostile. Aveva aiutato, ma a modo suo, senza una goccia di dolcezza.

Adesso eravamo in cinque. Cinque sconosciuti sputati dal mare, infreddoliti, sporchi e senza la minima idea di cosa fare. Il panico iniziò a serpeggiare, silenzioso ma inesorabile. Nessuno voleva davvero prendere in mano la situazione, perché decidere significava assumersi la responsabilità se qualcuno di noi fosse morto.

«Dobbiamo restare visibili,» decretò Rebecca, incrociando le braccia sotto il seno. «Dobbiamo continuare a cercare,» ribatté subito Elena, gli occhi chiari che puntavano già verso l'interno dell'isola. «Dobbiamo non far morire di freddo le due invalide ufficiali,» intervenne Marta, indicando se stessa e Giulia. Giulia scosse la testa, rannicchiandosi nell'asciugamano. «Non voglio tornare vicino all’acqua.» Mi passai una mano tra i capelli incrostati di sale, sentendo l'esasperazione montarmi nel petto. «Non possiamo fare tutto insieme.» Rebecca mi fulminò. «Allora scegli.»

Il silenzio che calò fu pesante. Provai a buttare lì un'idea, non come un leader da film d'azione, ma come un ragazzo disperato che cercava solo di impedire il collasso generale. «Facciamo un segno qui. Teli, valigie, qualcosa che si veda. Chi è vivo può venire verso questo punto. Poi cerchiamo ancora.» «Perdiamo tempo,» sibilò Elena. «Meglio che perderci noi,» rispose Rebecca. Marta alzò gli occhi al cielo. «Incredibile, Rebecca ha detto una cosa sensata. Segniamolo, è un evento.» Rebecca si voltò verso di lei, glaciale. «Ti lancio in mare.» «Devi prendermi prima. Ah no, aspetta, sono ferma. Come non detto.» La battuta di Marta uscì acida, priva della solita leggerezza. Era pura sopravvivenza emotiva.

Provammo a montare il punto base. Fu un disastro miserabile. Nessuno di noi era un esperto di sopravvivenza, eravamo solo ventenni naufragati abituati a Google Maps e ai resort. Usammo un telo colorato legato malissimo tra un ramo basso e due valigie piene di sabbia. Stendemmo i vestiti bagnati sulle rocce, incastrammo il salvagente bucato su un bastone e usammo le bottiglie d'acqua schiacciate come pesi. Scrivemmo un enorme HELP sulla sabbia, che l'alta marea minacciava già di cancellare.

Il vento dal mare non perdonava. Fece cadere il nostro patetico accampamento due volte nel giro di dieci minuti. Rebecca imprecava contro i suoi capelli e contro la sabbia. Elena, per la rabbia, tirò un lembo di plastica troppo forte e lo strappò. Giulia sussultava terrorizzata a ogni minimo tonfo. Marta non poteva muoversi per aiutare e si mangiava le unghie, sentendosi un peso. Io mi accanivo su nodi che si scioglievano appena mi voltavo. Eravamo patetici.

Il nostro primo accampamento non sembrava un accampamento. Sembrava il retro di un lido dopo una rissa. Marta sospirò, guardando quel disastro ondeggiare al vento. «Almeno è coerente con l’umore.»

L'isola ci aveva già tolto tutto, e ora stava per toglierci anche il pudore. Il problema era pratico e brutale: Marta e Giulia erano ancora fradice sotto gli asciugamani e tremavano. Dovevano togliersi di dosso i vestiti bagnati e cercare di scaldarsi con quel poco di asciutto che avevamo trovato. Anche Rebecca aveva il vestito bianco ormai lacerato e trasparente, ed Elena aveva bisogno di pulire il taglio sul braccio dai granelli di sabbia e sale incrostati. Non c'era nessuna grotta, nessuna zona cambio. Solo la spiaggia aperta e quel fottuto telo mezzo strappato che avevamo appena appeso.

«Tieni questo. E non ti girare,» mi ordinò Elena, piazzandomi in mano i due angoli superiori del telo per fare da muro umano. Mi voltai di schiena, tendendo le braccia. «Lo so.» «Lo dici come uno che ha già avuto problemi col concetto,» punzecchiò Rebecca, che si stava già spogliando. Da dietro il telo, la voce di Marta arrivò puntuale: «Li ha avuti.» «Vi prego…» la voce di Giulia tremò, carica di un imbarazzo quasi doloroso. Era in panico, esposta, e quelle battute la stavano solo ferendo di più. Me ne accorsi subito. «Basta,» dissi, indurendo la voce. «Fatela respirare.»

Cadde il silenzio. Sentivo i fruscii dei tessuti umidi contro la pelle, i respiri corti, il rumore di cerniere e strappi. Era una vicinanza asfissiante. Eravamo giovani, svestiti, costretti a fidarci l'uno dell'altro in una situazione disperata. Poi, una folata di vento più forte delle altre mi strappò uno degli angoli del telo dalle mani. Mi voltai d'istinto per riprenderlo. E per una frazione di secondo, vidi.

Non fu un'immagine da rivista patinata. Fu un frammento confuso e disordinato di pelle nuda, lividi, seni esposti per metà e vestiti aggrovigliati. Vidi la schiena nuda di Elena, la curva del fianco di Marta e la pelle pallida e coperta di pelle d'oca di Giulia. Fu un'intimità rubata, sporca di sale e necessità, che mi fece avvampare di vergogna. Mi girai di scatto, serrando i pugni sul telo.

Rebecca mi aveva visto. «Hai visto?» «Ho visto che questo telo non regge,» risposi a denti stretti. «Risposta prudente.» «Risposta da colpevole,» aggiunse Marta, ma senza cattiveria. Elena sbuffò: «Risposta da uno che se si gira di nuovo lo lascio qui.»

L'umorismo però si spense subito. Sentii un singhiozzo soffocato. Giulia. «Non… non ci riesco…» piagnucolò. Sempre con la faccia rivolta al mare, capii che le sue mani tremavano troppo per riuscire a infilarsi la maglietta asciutta. Era paralizzata dal freddo e dal trauma. «Vieni qui, faccio io,» mormorò Marta. Sentii il rumore della sabbia spostarsi mentre, pur con la caviglia distrutta, si allungava verso di lei. Poi, inaspettatamente, intervenne Rebecca. Senza dire una parola, sentii i suoi passi leggeri avvicinarsi, e il fruscio di lei che aiutava Giulia a coprirsi, sistemandole i vestiti. Non era coesione di gruppo. Era solo il grado zero dell'umanità. Ed era la cosa più potente successa da quando il traghetto era affondato.

Alla fine, la manovra terminò. Marta e Giulia erano coperte. Rebecca si era avvolta in un asciugamano pulito ed Elena si era fasciata il braccio alla bell'e meglio con un lembo di stoffa strappato. Mi lasciai cadere sulla sabbia, le braccia che mi formicolavano per lo sforzo, completamente esausto. Il punto base era ridicolo, ma almeno esisteva.

Nessuno di noi era contento. Nessuno si sentiva salvo. Il sole stava iniziando il suo lento declino, e la spiaggia ci sembrava improvvisamente un posto ostile e desolato. Giulia, ancora raggomitolata su se stessa, ruppe il silenzio. La sua voce era un filo sottile. «Secondo voi ci cercano?»

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 4 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 3

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista