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Erotika
Fratello e sorella · Cap. 2
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Capitolo 2 di 7 15 min di lettura

Eredità incestuosa

A volte la vita ti prende a schiaffi e poi ti fa tante carezze!

pennabianca
3 mesi fa · 2.3k letture · 1

«Adesso tocca a te, dai fammi godere con la bocca, lo sai fare vero?»

 La mia espressione è eloquente. Intuita la mia totale inesperienza lei mi spinge fra le sue cosce. Incomincia a dare una serie di consigli per far si che io le dia piacere. Imparo in fretta e lei mi fa subito i complimenti.

«Accidenti fratellino come sei bravo, si continua così. Mi piace, dai che godo sei davvero bravo.»

È scossa da brividi di piacere. Mi riversa in bocca un fiume di dolcissimo liquido che bevo e succhio come un assetato, continuando a leccarla e procurandole un nuovo orgasmo. Mi lascia fare ancora un poco, poi mi trascina sopra di lei.

«Anche queste hanno diritto di essere toccate.»

Mi schiaccia la mia bocca sul capezzolo di uno dei suoi magnifici seni, all’epoca aveva già una quarta stupenda. Lecco, succhio e dietro suo consiglio mordicchio un capezzolo procurandole dei brividi di piacere, mi attira a sé, mi bacia ancora. Salendo lungo il suo corpo ora la punta del mio cazzo è appoggiata all’imboccatura della sua micetta fradicia.

«Scommetto che sei anche vergine. Dai entra ma fai piano, il letto fa un casino che se si svegliano mamma e papà ci uccidono, e poi se mi scopi piano ci divertiamo di più.»

 La sua voce è un sussurro al mio orecchio e apre di più le cosce. M’infilo entro di lei con esasperante lentezza. Vorrei scoparla con forza e velocemente, ma la paura di far rumore mi fa muovere molto piano. Ne deriva una scopata bellissima, dove lei gode ripetutamente. La pompo e in fine sento il piacere arrivare e lei mi chiede di sborrarle di nuovo in bocca, cosa che faccio.

«Grazie, ero stufa di masturbarmi, mi ci voleva proprio una bella scopata, sei stato stupendo. Bravo.»  

Mi bacia e se ne torna nel suo letto. Da quella volta non abbiamo mai più fatto nulla. Le nostre strade hanno continuato senza mai più incrociarsi fino a questo momento. L’indomani partiamo presto. All’ora stabilita ci troviamo nello studio del notaio, dove scopriamo di essere diventati ricchi. Oltre a un conto corrente con molti soldi, abbiamo ereditato quattro appartamenti siti in palazzi molto quotati, tutti occupati da sedi centrali di assicurazioni che hanno già fatto interessanti offerte di acquisto. In oltre alcuni locali occupati da sedi di banche, quindi tutti clienti che pagano in maniera sicura. Oltre a tutto questo c’è anche una casa posta a pochi km dal centro delle città, in un paesino lungo la costa, era l’abitazione della zia e suo fratello. Ci guardiamo io e mia sorella e gli chiediamo se ci piò mostrare il luogo dove sta sepolta la zia, lui ci pensa un momento.

«Va bene, andiamo al paese, ma poi vi lascio. Ci vediamo domani per incominciare le pratiche burocratiche.»

Circa mezzora dopo siamo al paese. È un luogo bellissimo affacciato sul mare e lui ci lascia davanti al cimitero, indicandoci poi la nostra casa, la più solitaria fuori del paese, ma anche la più bella con un panorama mozzafiato. Dentro al cimitero davanti alla tomba quasi ci prende un colpo. Io e mia sorella riconosciamo nelle foto dei nostri zii la nostra immagine, sembriamo due gocce d’acqua. Andiamo alla casa, entrando notiamo subito la sua bellezza e semplicità. Un rustico perfettamente ristrutturato con annesso un altro edificio più piccolo che scopriamo poi era già destinato a diventare un giorno un bel agriturismo. Quando apro la grossa finestra al lato del caminetto la visione del panorama ci toglie il fiato. Usciamo su di un terrazzo di cinque metri per dieci, sotto due terrazzamenti di terra adibiti a orto e giardino che terminano con un muretto sopra la scogliera. Non si arriva al mare troppo alto, ma il rumore si sente benissimo, è stupendo. Rientrati in casa notiamo che l’olivo è il legno più usato per i mobili. In un piccolo scrittoio ci sono due buste, una gialla chiusa e l’altra bianca è indirizzata a noi. L’apro e leggo ad alta voce. La scrittura è bellissima, fatta con penna stilografica con una precisione perfetta, è di zia Emma. In brave ci racconta la sua vita e perché è fuggita con il fratello. Di come nostro padre più giovane di loro sia stato loro complice nella fuga. La loro unica colpa era di essere innamorati l’uno dell’altro, una cosa assolutamente impensabile a quei tempi, quindi la fuga era stata la soluzione migliore. Avevano fatto mille mestieri. Poi lentamente avevano aperto un piccolo negozietto di generi alimentari, vicino ai palazzi della politica e uffici. Col tempo avevano aggiunto un ristorantino che gli aveva reso molti soldi. Con l’aiuto del padre del notaio che ci ha detto dell’eredità, segretamente innamorato della zia, avevano investiti il ricavato in immobili e appartamenti. Quando aveva scoperto che loro erano fratello e sorella l’amico le aveva rivelato il suo amore. Loro non lo avevano voluto ferire, e alcune volte lo avevano ospitato nel loro letto. Era stato un periodo veramente fantastico. Tagliati i ponti con tutti i parenti l’unico che avevano continuato contattare era stato nostro padre. Dopo la morte dello zio, lei aveva dismesso quasi tutte le attività.  L’amico notaio gli aveva consigliato di vendere quanto era superfluo e se lo desideravano potevano aprire un Bed &Breakfast o se lo preferivano un piccolo agriturismo. La lettera si concludeva chiedendo di non condannarli. La loro unica colpa era stata quella di amarsi, e il destino li aveva puniti non facendoli procreare, avere un figlio sarebbe stato il loro piacere più grande. Aggiungeva che nell’altra busta c’erano delle prove che i nostri rispettivi coniugi erano amanti. Aveva fatto fare delle indagini da un investigatore privato. La scelta di lasciare tutto a noi era dovuta al racconto fatto da nostro padre ci aveva visto di nascosto scopare una sera d’estate. In conclusione noi come loro potevamo contare sul fatto di essere fratelli. Ci siamo guardati in viso eravamo commossi. Siamo usciti fuori il sole tramontava regalando dei colori bellissimi al cielo. Mia sorella si stringe a me, la sua voce è commossa.

«Credo che loro abbiano avuto una vita bellissima.»

Sento il suo braccio addosso al mio, la guardo e lei si avvicina al mio viso, le sue labbra si uniscono alle mie e ci baciamo con molta passione. Le lingue si incontrano e giocano, si succhiano, sento crescere la mia eccitazione, non faccio sesso da almeno tre mesi e credo che lei sia nelle mie stesse condizioni.

«Quella sera al mare, tanti anni fa sei stato meraviglioso, anche se devo ammettere che ti ho usato, ero stufa di ditalini. Ti avevo visto sotto la doccia, mi ero eccitata da morire. Ti volevo e quando ti ho avuto ho goduto come una troia. Sapessi quante volte, specie ultimamente ho ripensato a quella notte. Se sei d’accordo potremmo trasferirci qui. Nessuno ci conosce come gli zii, potremmo aprire un’attività e vivere bene che ne dici?»

Prima di andare avanti…

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Cap. 3

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