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Erotika
Sudore e Labbra Proibite · Cap. 2
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Capitolo 2 di 3 18 min di lettura

un cazzo per rimpiazzo

l'incontro con l'amico di rob va quasi bene, ma chiara nella testa ha solo ross

ile
7 mesi fa · 753 letture · 3

Nonostante lo shock iniziale, la serata prese una piega inaspettatamente piacevole. Marco non era uno stupido, sapeva tenere la conversazione, e Rob con le sue uscite goffe faceva morire dal ridere tutti. Eppure, per tutta la durata dell'aperitivo, non feci altro che gravitare attorno a Ross.

Eravamo sedute vicine nel divanetto del bar. Così vicine che le nostre cosce si sfioravano costantemente. Ogni volta che Ross rideva buttando la testa all'indietro, io mi appoggiavo un po' di più alla sua spalla, inebriandomi del suo profumo. Lei, dal canto suo, mi cingeva le spalle con un braccio in modo possessivo, come a dire a Marco: guarda che questa è roba mia, trattala bene.

«Vado in bagno,» annunciò Ross a un certo punto, alzandosi. Poi mi afferrò per la mano. «Vieni con me, pulcino. Devi darmi una sistemata ai capelli.»

La seguii docilmente. Il bagno del locale era minuscolo, illuminato da una luce al neon tremolante. Appena la porta si chiuse alle nostre spalle, Ross si appoggiò al lavandino e mi piantò addosso quegli occhi verdi, languidi e furbi.

«Allora,» esordì, incrociando le braccia sotto il seno generoso, sollevandolo in un modo che mi fece mancare il fiato. «Te lo stai mangiando con gli occhi, eh? Marco è già cotto a puntino. Ho visto come lo guardi.»

Se solo sapessi che stavo guardando te, pensai, mordendomi il labbro inferiore. Ero così ingenua ai suoi occhi, un pulcino dolce e indifeso, ma in quel momento avrei voluto spingerla contro le piastrelle e farle rimangiare ogni parola.

«Non so se sono capace, Ross,» mormorai, abbassando lo sguardo con finta timidezza. «È da tanto che non... non sto con un ragazzo.»

«Ci credo, con lo stronzo che ti sei ritrovata prima,» ringhiò lei, protettiva, prima di addolcire il tono. Fece un passo verso di me e mi accarezzò la guancia. Il suo tocco era un fuoco. «Ascolta la tua maestra. Quando torniamo al tavolo, sfioragli il ginocchio per caso. Fallo parlare di sé e guardagli le labbra. E poi, quando siete soli in macchina... metti una mano sulla sua coscia e sali piano. Fallo impazzire, Chiara. Devi fargli capire chi comanda.»

Annuii, ipnotizzata dalla sua bocca. «Va bene,» sussurrai. «Faccio come dici tu.»

Quando tornammo al tavolo, eseguii gli ordini alla lettera. Seguii i consigli spinti di Ross con una precisione chirurgica. Sorrisi a Marco, gli sfiorai il braccio. E sotto il tavolo, la mia scarpa andò a scivolare lungo il suo polpaccio. Vidi Marco irrigidirsi, deglutendo a fatica la sua birra, mentre Ross dall'altro lato mi faceva un occhiolino complice.

Mezz'ora dopo, le strade si divisero. Ross mi diede un bacio sulla guancia che mi fece formicolare la pelle. «Ci vediamo mercoledì in palestra, occhi blu. Divertiti.»

Marco mi accompagnò alla sua auto. Appena chiuse lo sportello, isolandoci nel buio dell'abitacolo, l'aria divenne satura di tensione. Non perse tempo. Il primo bacio fu urgente, quasi affamato. Si avventò sulla mia bocca con foga, la sua lingua che cercava subito la mia.

Chiusi gli occhi. Pensa a Ross. Pensa a Ross. Cercai di sovrapporre il profumo di vaniglia di Ross al dopobarba aggressivo di Marco. Mi ricordai degli ordini della mia "maestra". Lasciai scivolare la mano sulla coscia di lui, stringendo il tessuto dei jeans, salendo piano verso l'inguine. Marco emise un gemito basso e mi tirò più vicina, afferrandomi per i fianchi.

Le sue mani scivolarono sotto la mia maglietta, calde e rudi. Mi accarezzò la schiena nuda, scendendo fino al fondoschiena. Il mio respiro si fece affannoso. Il corpo rispondeva, era inevitabile, ma la mia mente era un campo di battaglia. Quando la sua mano si spostò sul davanti, slacciandomi il bottone dei jeans per scivolare verso la mia intimità con troppa irruenza, l'illusione si spezzò.

Non erano le dita di Ross. Erano troppo grandi, troppo impazienti. Non c'era dolcezza grezza, non c'erano lentiggini, non c'era lei. Una fitta di panico, mista a un senso di nausea, mi bloccò lo stomaco.

«Marco, aspetta,» dissi, la voce che mi tremava mentre gli afferravo il polso per fermarlo.

Lui si bloccò, il respiro pesante sul mio collo. «Che c'è? Ti faccio male?» «No, non è questo,» deglutii, tirandomi giù la maglietta e ritraendomi verso la portiera. «È che... scusa. Non me la sento ancora. È troppo presto per me.»

Marco rimase interdetto per qualche secondo, la frustrazione evidente sul viso contratto. Ma, sorprendentemente, fece un passo indietro, passandosi una mano tra i capelli. «Okay. Okay, tranquilla. Nessun problema, Chiara.»

Scesi dalla macchina con le gambe di gelo. Lo salutai con un cenno veloce e corsi verso il portone di casa mia. Appena chiusi la porta alle mie spalle, scivolai a terra, portandomi le ginocchia al petto. Ero eccitata, frustrata, confusa. La maestra mi aveva dato i compiti, ma io volevo solo la maestra.

Nel giorno e mezzo che seguì il disastro con Marco, il mio telefono non smise di vibrare. Ross mi mandava messaggi in continuazione, chiedendomi dettagli piccanti che ovviamente non potevo darle. Inventai scuse su scuse, mantenendo il segreto su come fosse finita davvero la serata, terrorizzata all'idea di deluderla, nel mentre sentivo anche marco.

Quando arrivò il mercoledì mattina, la palestra mi sembrò stranamente vuota e silenziosa. E soprattutto, mancava una presenza fissa: niente Rob. Ross era un concentrato di pura energia solare. Ci allenammo fianco a fianco, libere dalle solite interruzioni goffe del suo fidanzato. Sudammo, ridemmo, e ogni volta che lei mi sfiorava per correggermi la postura, dovevo stringere i denti per non lasciarmi sfuggire un gemito.

Ma fu nello spogliatoio, dopo la doccia, che la situazione precipitò.

Eravamo rimaste sole, l'aria ancora satura del vapore e del profumo di bagnoschiuma alla vaniglia. Ero in piedi davanti al mio armadietto, coperta solo da un paio di slip di pizzo nero e dal mio reggiseno intonato, che esaltava il candore della mia pelle. Ross, accanto a me, indossava le mutandine e si stava asciugando i capelli biondi con un asciugamano, le lentiggini sulle spalle che sembravano danzare a ogni movimento.

Non ce la facevo più a mentirle. Mentre mi spalmavo la crema idratante sulle gambe, presi un respiro profondo e svuotai il sacco. «Ross... io e Marco non abbiamo fatto niente. L'ho fermato in macchina e sono scappata a casa.»

Ross abbassò l'asciugamano, piantandosi le mani sui fianchi. Mi aspettavo che si arrabbiasse, che mi desse della ragazzina stupida e puritana. Invece, i suoi occhi verdi si addolcirono in quell'espressione protettiva che mi faceva sciogliere. Scoppiò in una risata roca, scuotendo la testa bagnata. «Oh, pulcino. Te la sei fatta sotto all'ultimo, eh? E me lo dici con quella faccia da funerale?»

«Mi dispiace, ci ho provato, ma... non ci riuscivo. Quando mi ha toccata io...» balbettai, incapace di dirle volevo che fossi tu.

«Ehi, guardami,» mi interruppe Ross. Fece un passo verso di me, accorciando pericolosamente la distanza. Prima che potessi finire la frase, mi afferrò per le spalle nude e, con una mossa rapida e inaspettata, mi sbatté con la schiena contro il metallo freddo del mio armadietto.

Sussultai per il tonfo e per il contrasto tra il metallo gelido e il calore furioso del suo corpo seminudo premuto contro il mio. Ross incastrò una delle sue gambe toniche esattamente in mezzo alle mie cosce, premendo il suo inguine contro il mio. Il contatto mi fece mozzare il fiato. Eravamo separate solo da due strati sottili di tessuto umido.

«Non è la fine del mondo, occhi blu,» mormorò, il tono della voce che si abbassava, diventando rauco e fottutamente provocante. I suoi occhi grigio-verdi erano piantati nei miei, carichi di una malizia che mi mandò il cervello in cortocircuito.

Iniziò a muovere il bacino in avanti, lentamente, simulando una spinta. Il suo bacino contro il mio, un attrito preciso proprio lì, dove il mio desiderio pulsava da giorni. Trattenni un gemito, le mani che si aggrappavano per istinto alle sue braccia.

«Guarda, Chiara, è così facile,» sussurrò Ross, muovendosi di nuovo contro di me, una frizione che mi fece inarcare la schiena. La sua mano destra abbandonò la mia spalla e scese decisa, afferrandomi un seno con audacia. Il suo pollice sfiorò il capezzolo turgido attraverso il pizzo del reggiseno, stringendo la carne morbida e pallida con una foga calcolata.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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