Vai al contenuto
Erotika
Sudore e Labbra Proibite · Cap. 1
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 1 di 3 20 min di lettura

quel suo corpo sudato

la dolce, tenere e timida chiara perde la testa per la sexy e focosa Ross, ma lei è fidanzata.

ile
7 mesi fa · 1.1k letture · 10

Fissai il mio riflesso nello specchio dello spogliatoio, stringendo i laccetti del borsone fino a farmi sbiancare le nocche.

L’ultimo anno mi aveva svuotata. Uscire dalla tossicità di una relazione in cui ero stata trattata come un oggetto, manipolata e spinta oltre i miei limiti emotivi e fisici, mi aveva lasciata come un guscio vuoto. Ora, psicologicamente, stavo ricominciando a respirare. Anche se le pressioni sessuali del mio ex e i suoi abusi mi hanno bloccata sessualmente, era da quando era finita con lui che non mi eccitavo, non mi toccavo e quando pensavo al sesso, mi sentivo disgustato. Poi c’era il mio corpo…quello dovevo ancora riprendermelo. Per questo mi ero iscritta in quella fottuta palestra.

Sotto le luci al neon, la mia pelle appariva di una pallidezza quasi di porcellana. Una luminosità fredda, eterea, che faceva da contrasto netto ai miei capelli lunghi, di un castano così scuro da sembrare neri, che mi ricadevano lisci oltre le spalle. I miei occhi, grandi e di un azzurro profondo, mi fissavano dallo specchio con quell'ombra di malinconia che sembrava non volersene più andare. Avevo lineamenti armoniosi, zigomi morbidi ma definiti e un naso piccolo, ma era la mia bocca il tratto che odiavo e amavo di più: carnosa, con il labbro inferiore naturalmente pieno e rosato. Lui me la baciava per farmi tacere. Io, ora, volevo usarla per ricominciare a parlare.

Feci un respiro profondo, osservando la linea sottile delle mie spalle e l'eleganza del mio collo slanciato. Il mio fisico era snello, delicato, con un busto dalle curve morbide e discrete. Non ero esattamente il tipo da sala pesi.

E infatti, i primi giorni erano stati un inferno. Andare di pomeriggio significava farsi schiacciare da una calca sudata e rumorosa che mi faceva mancare l'aria. Così avevo cambiato strategia: la mattina presto. Molto più intimo, quasi silenzioso.

Quasi.

«Ma ci sei o ci fai?! Ti avevo detto di scaricare il bilanciere, cazzo!»

La voce acuta e furiosa rimbombò per tutta la sala pesi, coprendo persino la musica di sottofondo. Mi fermai a pochi passi dalla rack dello squat, stringendo l'asciugamano.

Erano di nuovo loro. Lui era un armadio a quattro ante, un ragazzone dall'aria perennemente confusa, un vero babasoneche la guardava come un cane bastonato. Ma lei... Dio, lei era un incendio.

«Ross, dai, abbassa la voce...» mormorò lui, passandosi una mano sul collo taurino. «Abbassa la voce un corno! Sei un inetto! Se mi distraggo un secondo rischio di spaccarmi la schiena per colpa della tua stupidità. Vaffanculo, levati!» sbraitò lei, spingendolo via con una forza inaspettata per la sua statura.

Non riuscivo a smettere di guardarla. Era magnetica. Aveva un viso armonioso, dai lineamenti dolci, incorniciato da capelli biondi, del colore del grano sotto il sole. Il taglio scalato e la frangia aperta sulla fronte le davano un'aria fresca, quasi innocente. Ma l'innocenza finiva lì. I suoi occhi, di una sfumatura cangiante tra il verde e il grigio, erano carichi di una rabbia sensuale, resi ancora più languidi dalle ciglia lunghe. Il suo labbro superiore, con un arco di Cupido perfetto, era arricciato in una smorfia di puro disprezzo verso il fidanzato.

E poi c'era il suo corpo. Una clessidra perfetta, esaltata da un top sportivo verde smeraldo e dei leggings neri che non lasciavano nulla all'immaginazione. Le spalle erano arrotondate, la vita sottilissima, e il seno... il décolleté era pieno, generoso, una visione ipnotica punteggiata da adorabili lentiggini che spiccavano sulla pelle chiara e accaldata. Era carnale, viva, bollente in un modo che mi faceva seccare la gola.

Mentre il fidanzato si allontanava verso i tapis roulant, borbottando a testa bassa, Ross si passò le mani sui fianchi tonici, sbuffando. Poi, all'improvviso, si voltò verso di me.

I suoi occhi verdi si incastrarono nei miei azzurri. Mi aveva beccata a fissarla. Il mio cuore perse un battito, ma prima che potessi abbassare lo sguardo, le labbra piene e vellutate di Ross si aprirono in un mezzo sorriso. Non c'era traccia della rabbia di un secondo prima. Solo un'incuria sfacciata e... qualcos'altro. Qualcosa che mi fece bruciare le guance.

Quel mezzo sorriso fu solo l'inizio della mia personalissima, silenziosa ossessione.

Per le due settimane successive, la mia routine in palestra si trasformò in uno spettacolo privato. Ogni mattina, tra una serie di affondi e l'altra, i miei occhi azzurri finivano inevitabilmente per cercare lei. Ross. Scoprì il suo nome perché il suo ragazzo, un gigante buono ma irrimediabilmente goffo, la implorava in continuazione mentre lei lo sgridava. Era severa, a tratti quasi isterica quando lui sbagliava le esecuzioni, ma aveva sempre ragione. Era dura, sì, ma profondamente giusta. Sapeva farsi rispettare da chiunque là dentro.

E poi c'era l'altro lato di lei. Quello che mi teneva incollata a guardarla. Tra una sfuriata e l'altra, Ross era un'esplosione di energia cinica e ironica. La vedevo scambiare battute taglienti con i personal trainer, ridendo con la testa all'indietro, portando un'ondata di felicità rumorosa e carnale in quell'ambiente di metallo freddo. Io, invece, restavo nel mio angolo, un'ombra pallida e silenziosa, limitandomi a venerare da lontano la sua luce.

Finché un martedì, il destino (o forse solo la mia solita goffaggine) decise di rimescolare le carte.

Ero nello spogliatoio femminile. Avevo appena finito il mio allenamento e stavo lottando con il lucchetto incastrato del mio armadietto. L'ambiente era saturo di umidità e del profumo dolce del bagnoschiuma, quando la porta dell'area docce si aprì.

Mi bloccai. Ross uscì avvolta in una nuvola di vapore. Indossava solo un asciugamano bianco, arrotolato precariamente sotto le ascelle, che faticava a contenere la morbidezza del suo seno. I capelli biondo miele erano bagnati e le ricadevano sulle spalle, scurendo le punte. Goccioline d'acqua scivolavano lungo il suo collo slanciato, indugiando sulle lentiggini che le spolveravano le clavicole e il décolleté, per poi perdersi nella fessura tra i seni.

Ero letteralmente estasiata. Il mio respiro si fece corto, le mani abbandonarono il lucchetto. Il suo fisico a clessidra, anche sotto la spugna spessa, emanava una sensualità spontanea e stordente. Non riuscivo a distogliere lo sguardo dalle sue gambe toniche, imperlate d'acqua.

«Sai,» disse all'improvviso, facendomi trasalire. La sua voce era roca, divertita. «Se continui a fissarmi così, finirai per consumarmi prima ancora che io riesca a mettermi le mutande.»

Arrossii di colpo, un calore furioso che mi incendiò le guance pallide. Abbassai subito gli occhi, balbettando: «I-io... scusa, non stavo... il lucchetto, si è bloccato e...»

Ross scoppiò a ridere. Una risata di gola, piena e senza filtri. Lasciò cadere il suo borsone sulla panca accanto alla mia, noncurante dello spazio vitale, e si appoggiò agli armadietti incrociando le braccia. Il movimento fece sollevare l'orlo dell'asciugamano in un modo che definire pericoloso era un eufemismo.

«Tranquilla, occhi blu. Sto scherzando,» mi tranquillizzò, inclinando la testa di lato. I suoi occhi grigio-verdi mi scrutarono da capo a piedi, indugiando per una frazione di secondo in più sulle mie labbra, poi sui miei capelli scuri. «Ti vedo sempre in sala. Sei quella silenziosa. Quella che osserva tutto ma non parla mai con nessuno.»

«Non... non sono molto brava con le persone,» ammisi, la voce che era poco più di un sussurro. Mi sentivo nuda, eppure la nuda quasi del tutto era lei.

«L'avevo notato.» Ross iniziò a frugare nel borsone, tirando fuori l'intimo. Poi, con una naturalezza disarmante, slacciò l'asciugamano.

Trattenni il fiato. Non si coprì, non si voltò. Si sfilò la spugna rivelando una schiena perfetta, i fianchi morbidi e quel fondoschiena che nei miei sogni mi aveva fatto svegliare sudata. Infilò gli slip neri di pizzo con movimenti fluidi e lenti. Non era esibizionismo puro; era semplicemente una donna totalmente a suo agio nella propria pelle.

«Quanti anni hai?» mi chiese, infilandosi il reggiseno sportivo e voltandosi di nuovo verso di me, ignorando il fatto che fossi praticamente in iperventilazione.

«Diciotto,» risposi, deglutendo a fatica.

Ross fece schioccare la lingua, le labbra piene piegate in un sorriso tenero e ironico al tempo stesso. «Io ne ho ventidue. Sei praticamente un pulcino.» Fece un passo verso di me, annullando la distanza. Sapeva di bagnoschiuma alla vaniglia e sudore pulito. Allungò una mano e mi sfiorò una ciocca di capelli castani che mi era sfuggita dall'elastico, sistemandomela dietro l'orecchio. Le sue dita calde contro la mia guancia gelida mi fecero tremare.

«Un pulcino dolce e spaventato,» sussurrò, guardandomi dritta negli occhi. «Hai un viso da bambola di porcellana, ma c'è troppa tensione in queste spalle. Sai cosa penso che ti serva?»

Scossi la testa, incapace di formulare una frase di senso compiuto. La sua vicinanza era inebriante.

«Ti serve una scossa,» sentenziò Ross, allontanandosi di colpo con un sorrisetto sfacciato, tornando a vestirsi. «E mi sa che toccherà a me prenderti sotto la mia ala. Domani ti alleni con me, e non accetto un no come risposta. Ti farò sciogliere, te lo prometto.»

Fino a quel momento l'avevo guardata solo con una devota, silenziosa ammirazione. Volevo essere lei. Volevo la sua sicurezza, la sua strafottenza, il modo in cui occupava lo spazio senza mai chiedere scusa.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 2

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista