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Erotika
Calpestami! · Cap. 1
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Capitolo 1 di 5 26 min di lettura

Raffy odiosa troia eccitante

raffy con il povero garg si comporta uno schifo eppure...a lui sembra piacere ed eccitare questo odio tra loro.

Alessia
7 mesi fa · 919 letture · 8

Il suo sorrisetto di sfida le morì sulle labbra. Gli occhi le si spalancarono dietro le lenti sottili. Non era abituata a essere trattata così. Marco si irrigidì, mormorando un debole: «Garg, dai, lascia stare…»

Ma lei scattò in piedi, e lo fece con una violenza che tradiva tutta la sua arroganza ferita. Il respiro le si fece pesante, facendo sollevare e abbassare il seno prosperoso in modo quasi ipnotico sotto il tessuto leggero del top. Le sue guance chiare si accesero di rabbia.

«Come osi parlarmi così?!» sbraitò, puntandomi contro un dito tremante. La sua voce dolce e languida era sparita, sostituita da un tono acuto e isterico. «Io stavo solo cercando di farti aprire gli occhi! Sei un maleducato di merda, Garg! Un ingrato!»

Non mi mossi di un millimetro. Rimasi seduto sul bordo del letto, la birra stretta in mano. «Non hai aperto gli occhi a nessuno, Raffy. Hai solo cercato di metterti in mostra perché nessuno ti stava calcolando da dieci minuti.»

«Sei tu che sei un fottuto egocentrico!» urlò lei, sbattendo un piede nudo sul pavimento di legno con stizza infantile. «Credi che il mondo debba fermarsi perché la tua fidanzatina si è stufata di te? Sei triste, Garg! Sei una persona grigia, pesante, depressa! Ecco perché Alice se n'è andata! Perché non sai goderti niente e fai pesare la tua noia su tutti noi!»

«Raffy, cazzo, ora basta,» provò a intervenire uno degli altri ragazzi, mentre Marco si alzava per prenderle il braccio.

«Lasciami!» sibilò lei, strattonandosi via dal suo stesso fidanzato. Mi fissava con un odio puro, il petto ansante, i capelli biondi scompigliati che le ricadevano disordinatamente sulle spalle. Era bellissima anche mentre sputava veleno, e questo mi faceva ancora più rabbia. «Lui pensa di essere migliore di tutti, ma è solo un fallito che piange per una che non lo voleva più!»

La lasciai finire. Lasciai che il suo eco rimbalzasse sui muri. Il contrasto tra la sua furia sguaiata e il mio silenzio glaciale era disarmante.

Quando fu certa che avessi incassato il colpo, feci un respiro profondo e la guardai da capo a piedi.

«Hai finito?» chiesi, senza alzare il tono di un decibel. «Perché puoi strillare e svestirti quanto ti pare, Raffy, ma non cambia quello che sei. Tu dai della noiosa ad Alice, ma la verità è che tu hai dovuto tradire Marco perché non ti bastava mai niente. Sei così affamata di conferme che ti saresti fatta scopare da chiunque pur di sentirti desiderata. E lui è così succube da essersi pure scusato al posto tuo.»

Marco sbiancò, abbassando lo sguardo, distrutto. Mi dispiaceva per lui, ma non potevo fermarmi.

«Tu non sei libera o trasgressiva,» continuai, sputandole in faccia la verità cruda e nuda. «Sei solo una bambina viziata, vuota, che usa il suo corpo e i suoi stupidi piedi nudi sbattuti in faccia alla gente per nascondere il fatto che, senza gli sguardi degli altri, non vali assolutamente nulla.»

Raffy rimase a bocca aperta. Il silenzio che seguì fu assordante. Nessuno l'aveva mai spogliata così, mettendola a nudo non fisicamente, ma psicologicamente. Le avevo strappato via la maschera davanti a tutti.

Vidi le sue labbra carnose tremare leggermente. Per un secondo pensai che si sarebbe messa a piangere, ma mi sbagliavo. I suoi occhi si strinsero. Non c'era lacrime, c'era una furia calcolatrice, oscura. Il suo sguardo scese verso di me, attraversando il mio corpo, e poi risalì lentamente.

Quella dura discussione non la allontanò. Anzi, ruppe un argine. In quel preciso istante, mentre il suo petto si alzava e si abbassava ritmicamente, capii che la dinamica era appena cambiata. Non ero più solo un ostacolo noioso. Ero diventato la sua ossessione. Una sfida.

Nei mesi successivi alla sfuriata, la mia stanza tornò silenziosa. Praticamente non vidi mai più Marco. È una regola non scritta e spietata: se litighi con il padrone, automaticamente perdi anche il cane. Marco era troppo succube per frequentarmi di nascosto, e a me, onestamente, andava bene così. Avevo bisogno di ripulirmi dalla tossicità di quella serata.

Quello che mi sfuggiva, però, era la mente contorta di Raffy. Pensavo di averla umiliata e allontanata, ma per una ragazza abituata ad avere tutti ai suoi piedi, il mio rifiuto non era stato un insulto: era stato un fottuto invito. Le avevo dimostrato di non essere una pedina al suo servizio, e lei si era invaghita del frutto proibito. L'unico che non poteva avere.

Lo capii ad aprile. La primavera mi aveva risvegliato. La ferita di Alice faceva meno male e avevo incanalato tutta la rabbia in palestra. I risultati si vedevano: avevo messo su un bel fisichetto, le spalle si erano allargate e l'addome era scolpito, teso e definito. Un martedì sera, ancora carico di adrenalina post-workout, decisi di ributtarmi sulla piazza. Mi scattai una foto nello spogliatoio, davanti allo specchio: niente maglietta, i muscoli del petto ancora gonfi per lo sforzo, un velo di sudore che mi faceva brillare la pelle sotto le luci al neon, e i pantaloni della tuta abbassati giusto un po' sui fianchi, a scoprire la "V" dell'inguine. Era una foto sfacciata, lo ammetto. La piazzai sulle storie di Instagram e andai a farmi la doccia.

Quando ripresi il telefono, tra le varie notifiche, ce n'era una che mi fece gelare il sangue.

Raffy: Vedo che la solitudine ti fa sudare parecchio. Niente male, per essere un musone.

Un approccio soft, quasi una frecciatina. La ignorai. Non le diedi nemmeno la soddisfazione di visualizzare subito. Ma la settimana successiva, dopo un'altra foto in cui si intravedeva la mia schiena sudata, alzò il tiro. E nell'erotico, come sappiamo, la spontaneità vince sulla complessità.

Raffy: Certo che hai messo su un bel petto, Garg. Chissà se sei così teso e duro anche in altre situazioni... o se fai solo scena.

Fissai lo schermo, sentendo una vampata di calore salirmi dal collo. Era una provocazione aperta. Le mie dita si mossero veloci sulla tastiera, guidate da quel misto di rabbia e attrazione che provavo solo con lei.

Garg: Hai sbagliato chat, Raffy. O ti sei dimenticata che stai con il mio migliore amico? Fai la brava, prima che mandi questi screen a Marco.

La sua risposta arrivò in meno di dieci secondi. Niente paura, niente scuse. Solo pura, sfacciata arroganza.

Raffy: Uh, che paura. Mandali pure, Garg. Secondo te a chi crederà? Comunque non fare il finto moralista con me. Lo so che ti piace farti guardare. E ti assicuro che, se continuassi a scendere con quell'asciugamano, ti guarderei molto volentieri. Seguì un'altra notifica. Una sua foto. Si era scattata un selfie a letto, le lenzuola abbassate in modo strategico per mostrare la scollatura profonda e il seno generoso schiacciato contro il materasso. Sullo sfondo, fuori fuoco, c'era un paio di pantaloni di Marco appoggiati su una sedia. Era un messaggio chiarissimo: lo sto tradendo sotto il suo naso, e voglio farlo con te. E come se non bastasse, in primo piano, sfocato ma inconfondibile, spuntava il suo piede nudo, le dita smaltate di rosso che puntavano verso l'obiettivo.

Raffy: Visto che ti piacciono le belle cose, rifatti gli occhi. E non fare il timido, so che stai fissando proprio lì.

Ero furioso, eppure sentivo il cavallo dei pantaloni farsi stretto. Mi stava sfidando, manipolandomi con il suo corpo e con la consapevolezza della mia debolezza per lei. Feci uno screenshot. Non potevo permetterle di passarla liscia. Lo mandai a Marco su WhatsApp, allegando un messaggio secco.

Garg: Bro, tieni a bada la tua ragazza. Mi sta scrivendo stronzate e sinceramente mi ha rotto il cazzo. Svegliati, Marco.

Aspettai un quarto d'ora. Poi, il telefono squillò. Era un messaggio vocale di Marco. Lo ascoltai, e quello che sentii mi fece cadere le braccia.

«Ahaha, minchia Garg, ma sei sempre il solito drammatico!» La voce di Marco era rilassata, quasi divertita. «Mamma mia, non si può fare una battuta con te. Raffy mi ha appena detto che ti stava prendendo in giro per le tue foto da tronista! Voleva vedere se facevi ancora il pesante o se ti eri sciolto un po'. Dai bro, fattela una risata ogni tanto, sta solo scherzando!»

Chiusi la chat. Fissai il muro della mia stanza. Era completamente andato. Cieco, sottomesso e patetico. Non aveva capito che la sua fidanzata non stava affatto scherzando; stava preparando il terreno per cornificarlo di nuovo, e voleva farlo proprio con me per punirmi e, allo stesso tempo, soddisfare il suo ego.

Il telefono vibrò di nuovo. Notifica di Instagram.

Raffy: Te l'avevo detto. È un cucciolo ingenuo. Adesso che sai che nessuno ti salverà... la prossima volta che posti una foto, mandamela senza pantaloni.

Strinsi i denti. In quel momento, mentre la rabbia si fondeva con una lussuria viscerale, presi una decisione. Se Marco voleva fare il cieco, l'avrei lasciato nel buio. E se Raffy voleva giocare col fuoco pensando di potermi controllare... l'avrei fatta bruciare viva.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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