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Erotika
ANTONELLA · Cap. 1
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Capitolo 1 di 8 12 min di lettura

A Cena col Diorettore

primo incontro col direttore del marito

Anna Bolerani
11 mesi fa · 1.1k letture · 3

Non ritenne opportuno di accettare la proposta di mio marito di accompagnarlo. "Mi sentirei in colpa farla uscire con questo tempo, e poi il taxi e a carico dell'ufficio " aggiunse ridendo. "La accompagno!" balbettai afferrando un ombrello. Mio marito sorrise grato "Grazie amore, io intanto vado a chiudere le finestre non vorrei che ci entrasse l'acqua dentro. Arrivederci direttore a domani." Stretti sotto l'ombretto in attesa del taxi che gia si intravedeva in fondo alla strada, mi guardò intensamente e mi diede un bacio sulle labbra. Non mi ritrassi anzi contraccambiai e sentii la sua lingua dentro di me. "Domani alle tre. Hotel

Excelsior, stanza 502. L'aspetto". Poi salì sul taxi che si allontano rapidamente dalla mia vista senza che potessi dare una risposta. Rientrai nel portone stordita da quel bacio e ritornai in casa con una sola domanda nella testa, anzi due. Ci vado? lo dico a Ettore? La pioggia batteva contro i vetri mentre io raccoglievo nervosamente i bicchieri sporchi. Ettore apparve sulla soglia della cucina con un'espressione indecifrabile "Com'è andata?" chiese accarezzandomi una spalla mentre io fissavo le bolle del detersivo nel lavandino. Il cuore mi martellava contro le costole "Bene... sembra molto contento della serata" risposi con voce strozzata. "Ottimo" mormorò lui avvicinandosi alla mia schiena "Hai visto come ti guardava? Era incantato". Sentii le sue dita scivolare lungo la mia vita mentre il profumo di detersivo si mescolava all'odore della sua pelle. "E tu?" sussurrò contro il mio collo "Ti è piaciuto?" Il mio corpo rispose prima della mia mente - un brivido involontario, la pelle d'oca sulle braccia. "È... un uomo affascinante" dissi voltandomi lentamente. Nei suoi occhi non trovai gelosia, bensì un'eccitazione cupa che mi fece fremere più di qualsiasi carezza. Poi si appoggiò a me mentre lavavo i bicchieri, il bacino premuto contro le mie natiche vogliose attraverso la sottile stoffa della gonna. Sentii la sua erezione dura e calda modellarsi sulla curva del mio sedere, ogni movimento delle mie mani nel lavandino schiumoso diventava una sfregamento calcolato. "Non ti sei trattenuta con lui?" mi chiese soffiandomi sulla nuca mentre le sue dita scavavano sotto l'elastico delle mie mutandine. "No" gemetti quando uno strappo improvviso mi fece scoprire il fianco destro. Il vetro tra le mie dita scivolò nell'acqua sporca mentre lui spingeva più forte. "Mostrami" ordinò afferrandomi i fianchi "mostrami dove ti ha toccato". Le sue nocche bianche contro il mio basso ventre erano un promemoria di quanto tutto fosse premeditato. Mi trascinò in sala da pranzo ancora impregnata dell'odore del suo tabacco e del mio profumo. Mi inchiodò contro il tavolo dove poco prima avevamo cenato, le posate d'argento scintillarono mentre le mie gambe scalciavano nel vuoto. "Qui?" la sua mano sinistra mi palpeggiò il seno destro con forza quasi brutale attraverso la camicetta bagnata "o qui?" la destra affondò tra le mie cosce aprendomi come un libro. La lacrima che mi rigò la guancia sapeva di sale e resa quando sussurrai "Il culo... mentre scendevamo in cantina". Le sue dita ricordarono ogni carezza del Direttore - lo schiaffo improvviso sulla natica sinistra che mi fece gridare, lo scavo lento nel solco dove la calza terminava, la pressione delle unghie quando mi aveva sollevato dalla scaletta. Ogni dettaglio confessato diventava una frustata sul mio corpo. Fuori la pioggia si trasformò in nubifragio quando ci ritrovammo nudi sul divano di pelle. Le sue labbra divoravano il collo dove Mario aveva lasciato l'ultimo segno mentre la mia mano gli afferrava i capelli come ancora. "Domani alle tre" ripetei con voce rotta mentre lui mi mordeva l'orecchio "vuole che vada al suo Hotel.". Il silenzio che seguì fu più eloquente di qualsiasi discorso , le sue dita che dipanavano le mie calze a rete, il gemito soffocato quando trovò il mio clitoride gonfio, lo scricchiolio della pelle sotto i nostri corpi sudati. "Sai dove tengo le chiavi della macchina." sussurrò infine spingendo due dita dentro di me. L'orgasmo mi colse come un fulmine mentre il lampo illuminava la sua espressione di trionfo. All'una di notte giacevo insonne fissando il soffitto, il sapore del Direttore ancora sulle labbra come un marchio. Il russare regolare di Ettore accanto a me era la colonna sonora della mia indecisione. Le dita della mia mano destra scivolarono tra le mie cosce ancora umide ripetendo il movimento di Mario sotto la tovaglia. Con la sinistra afferrai il cellulare dal comodino - la luce blu illuminò il mio viso mentre digitavo un numero sconosciuto. "Sì" scrissi tremando "domani". Prima che il dubbio potesse fermarmi, cliccai invio. Nel buio, il sorriso di Ettore quando aveva chiuso la porta della cantina prese un significato nuovo e consapevole. La luce improvvisa del cellulare squarciò il buio della camera. "Non dormi?" la voce di Ettore era rauca dal sonno ma stranamente lucida. Mi voltai trovando i suoi occhi aperti e fissi sullo schermo che ancora pulsava nella mia mano tremante. "Ho... ho deciso di andarci domani" sussurrai, il cuore che mi batteva in gola come un animale impazzito. Mi aspettavo una reazione – rabbia, delusione, interrogatori. Invece le sue dita calde strisciarono sul mio fianco nudo sotto le lenzuola. "Lo sai che ti scoperà" mormorò, non come un avvertimento ma come una promessa oscura. La sua erezione premuta contro la mia coscia era una risposta più eloquente di mille parole. "Tu... lo vuoi?" chiesi, afferrandogli il polso senza sapere se per trattenerlo o spingerlo più giù. Il suo respiro si fece più profondo quando sussurrò contro la mia tempia: "Sì. Lo voglio. Mi eccita tantissimo l'idea di saperti con lui". Le dita mi scivolarono tra le gambe trovandomi bagnata, pronta. Ogni carezza era una conferma silenziosa del nostro patto perverso, poi prese la mia mano e la porto sul suo cazzo duro. “Senti la mia eccitazione solo al pensiero di immaginarti con lui. ”Era duro come raramente gli capitava di essere e anche io ero eccitata a quell'idea che non riuscii e trattenere la mia voglia.

Lo presi in bocca mentre lui cominciava ad accarezzarmi la fica lentamente. Poi iniziò a lavorarmi il buco del culo, Era li che lo volevo.

“Amore lo voglio dentro, inculami e domani sarò la sua troia... per amore tuo. Ti farò ottenere la promozione. Non saprà resistermi. Mi farò sfondare il culo. Sono sicura che avrà immaginato di farlo tutta la sera. Ettore mi fece girare mi prese dai fianchi e mi attirò a se. Con la testa affossata nel cuscino mi allargai le natiche affinché potesse incularmi meglio fino alle palle. Lo sentii entrare lentamente e quando la cappella fu dentro diede un colpo di reni e penetrò fino in fondo. Gemetti e cominciai a godere.

“Si amore sfondami, sarò sempre la tua puttana, Voglio il tuo piacere in tutti i modi possibili.”

“Si amore lo sarai sempre e domani ti farai rompere il culo e quando tornerai sentirò il suo sapore fra le tue cosce.”

Quella immagine spinse l'eccitazione ai massimi livelli e venimmo insieme. Mi riempì il culo di fiotti di sperma che cominciò a fuoriuscire subito dopo colando lungo le cose fino alla fica e sul lenzuolo di seta. Esausti poi ci lasciammo cadere sul letto e lentamente ci lasciammo avvolgere beatamente dal sonno.

Prima di andare avanti…

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Scritto da
Anna Bolerani

autrice racconti erotici a sfondo prevalentemente cuckold

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