CAPITOLO 1
A CENA CON IL DIRETTORE
Mi chiamo Antonella ho 45 anni e sono sposata con Ettore da 15 anni e questa è la storia della nostra vita da coppia cuckold. Tutto iniziò la sera in cui mio marito Ettore invitò a cena il nuovo Direttore della filiale. Aveva intenzione di farselo amico affinché potesse avere una chance in più per ottenere l'ambita promozione a Condirettore. Nel pomeriggio mi telefonò per avvisarmi e mi chiese di preparare una buona cena per accaparrarmi le sue grazie culinarie. Tutto avrebbe potuto risultare utile allo scopo. A chiusura della telefonata mi disse "Mi raccomando, vestiti carina, come fai di solito quando andiamo a qualche festa, e sii molto disponibile con lui. Nel pomeriggio quelle parole mi rimbombavano in testa. Cosa aveva voluto dire? Avrei dovuto accettare le sue avances nel caso mene avesse fatto? e fino a che punto? Devo dire che anche io ci tenevo molto a quella promozione Lui sarebbe stato trasferito alla Filiale di Roma, che era la nostra meta sognata visto che siamo entrambi nativi di quella Città. Avrei fatto qualsiasi cosa per quella promozione e fu per quello che al momento di vestirmi, istintivamente, decisi di indossare una gonna molto stretta e molto corta e delle calze a rete finissime con reggicalze unitamente ad un intimo molto sexy e una camicetta molto scollata, senza reggiseno, che metteva in risalto i miei seni duri e sodi. Se il nuovo Direttore era suscettibile al fascino femminile lo avrei indubbiamente colpito.Arrivò puntuale alle 20. Lui aveva circa 50 anni era alto e molto bello con un fisico scolpito e soprattutto aveva un particolare magnetico nello sguardo. Quando entrò mi guardò tutta da capo a piedi con occhi penetranti che mi spogliarono. Mi prese la mano e la tenne stretta per qualche secondo mentre io gli dicevo buonasera con voce incerta. Quando finalmente la lasciò sentii un brivido lungo la schiena. Gli offrii un aperitivo che lui accettò e mentre mi seguiva in cucina, dove avevo preparato tutto, sentii il suo sguardo fisso sul mio sedere. Ettore se ne accorse e credo ne fosse rimasto compiaciuto, si eccitava sempre quando gli altri mi guardavano il culo. Durante la cena lui non faceva altro che guardarmi con insistenza e quando mi alzavo per servire sentivo che mi guardava tutta mentre mi muovevo per la cucina. Ad un certo punto mentre mi stavo chinando per prendere qualcosa mi sentii sfiorare una gamba da qualcosa che mi fece trasalire. Era la gamba di lui che mi aveva sfiorato mentre lui continuava a parlare tranquillamente con mio marito come se nulla fosse. Quando mi risedetti mi accorsi che lui aveva messo un piede sotto la tavola e sfiorava la mia gamba destra. Inizialmente pensai fosse un caso ma quando mi resi conto che non lo ritirava capii che era voluto. Io non sapevo cosa fare perché non volevo rovinare tutto ma allo stesso tempo mi sentivo sempre più eccitata da quello che stava succedendo. Le sue carezze diventavano sempre più audaci finché ad un certo punto arrivò a poggiare una mano sul mio ginocchio. Mi venne un brivido lungo la schiena e dovetti fare uno sforzo enorme per non lasciarmi sfuggire un gemito. Mio marito continuava a parlare tranquillamente senza accorgersi di nulla mentre io ero sempre più rossa e agitata. La situazione stava diventando pericolosa ma allo stesso tempo eccitante Mi alzai di scatto per non sembrare troppo accondiscendente, dovevo mantenere un certo contegno ai suoi occhi, e dissi: "Vado a prendere del pane si è finito."Quando tornai col pane, Ettore stava parlando col Direttore dei diversi vini d'annata che conservavamo in cantina. Il Direttore si dimostrò molto interessato all'argomento dicendo che anche lui era un estimatore. Ettore, compiaciuto da quella affinità disse: " Se me lo consente vorrei farle omaggio di una delle mie bottiglie più pregiate e della mia zona: un LAZIO MERLOT MONTIANO oppure un'altra a sua scelta." poi aggiunse "Antonella perché non accompagni il Dottore Monti a visitare la nostra cantina, potrà cosi scegliere quella che preferisce, io intanto preparo il caffè. Deve sapere Dottore che in questa casa il caffè lo faccio sempre io. Mia moglie è una bravissima cuoca ma il caffè lo faccio meglio io. ""Certo amore" dissi io alzandomi. " Mi segua dottore" "La prego, mi chiami Mario." "Ma certo Mario, e lei mi chiami - Nella - come fanno tutti i miei amici," "D'accordo, Nella la seguo" Mio marito tornò con le chiavi e poi raccomandò al Direttore di fare attenzione alle scale che erano un po' ripide e qualche gradino era un po' sconnesso. "Vuol dire che mi faro tenere dal braccio da sua moglie" disse Mario sorridendo e prendendomi sottobraccio. "A lei non dispiace vero?". "No, no, non voglio certo che lei cada, la terrò io " mi affrettai a dire con grosso sorriso. Mio marito sorrise felice di quella complicità che si stava creando, mentre io sentivo le sue mani calde stringermi il braccio mentre ci incamminavamo verso la cantina.La luce fioca della scala metteva in risalto ogni suo movimento mentre scendevamo i gradini. Ad ogni passo la sua mano scendeva sempre più in basso finché arrivò a stringere la mia mano. ""Ecco, questo è il tesoro di mio marito.” dissi io imbarazzata in fondo alla scala."Non credo sia questo il tesoro di suo marito.""Che vuole dire?""Penso che il vero tesoro di suo marito sia lei."Poi si avvicino a me. Sentii le sue mani affondare nei miei capelli mentre io gli afferravo la giacca istintivamente senza sapere se respingerlo o attirarlo più vicino. Di colpo la luce si accese e lui si staccò immediatamente come nulla fosse accaduto. "Nella hai dimenticato di accendere la luce, così non si vede quasi niente." "Grazie tesoro, pensavo che la luce fosse abbastanza, ma hai fatto bene. Ora il dottore potrà vedere meglio il tuo tesoro." Dissi io, in tono allusivo, girando le spalle a Mario e sporgendomi vesto uno scaffale per prendere una bottiglia, in modo che la mia gonna si alzasse un pochino e mettessi meglio in risalto il mio culo. "Si direi che è proprio un bel tesoro quello che vedo." sussurrò Mario mentre Ettore aveva richiuso la porta della cantina ed era tornato in cucina a preparare il caffè. La cantina sembrava improvvisamente troppo piccola mentre il Direttore cominciava ad esaminare le bottiglie con finta concentrazione. Ogni volta che si chinava mi guardava con un sorriso compiaciuto. Ad un certo punto indicò una bottiglia sullo scaffale più alto "Quella Lacrima Cristi sarebbe perfetta per il dolce. Scelgo quella." disse rivolgendo lo sguardo verso di me "Nella, potrebbe prenderla?". Salii sulla scaletta che utilizzavamo per prendere le bottiglie sulle scaffalature più alte e lui si posizionò proprio sotto di me. Poteva vedere tutto sotto la mia gonna, poi mentre mi alzavo sulla punta dei piedi per raggiungerla sentii le sue mano poggiarsi sui miei glutei . "L'aiuto, Nella, non vorrei che cadesse." sentivo stringermi le natiche e provai un senso di piacere mai provato prima per un altro uomo.Forse era proprio quello che intendeva mio marito quando mi aveva chiesto di essere carina con lui. Le sue parole "sii molto carina" ora mi risuonavano come un tacito permesso mentre il Direttore mi aiutava a scendere dalla scaletta posando le mani sulla mia vita più a lungo del necessario. Il suo alito caldo mi sfiorò l'orecchio "Lei mi fa perdere la testa" sussurrò così piano. Nella penombra umida le sue dita mi strinsero il fianco lasciando impronte invisibili sulla pelle mentre io trattenevo il respiro. "Anche lei" risposi piano quasi a non farmi sentire neanche da lui. L'odore di terra bagnata si mescolava al suo profumo di legno speziato mentre le luci tremolanti proiettavano ombre danzanti sulle pareti di pietra. Quando finalmente ci riunimmo in salotto, ogni passaggio diventava un pretesto per un contatto elettrizzante. Mentre servivo il caffe, la sua mano "scivolata" sul mio fianco mentre gli porgevo il piattino mi fece quasi rovesciare la tazza. Ettore rise nervoso "Stai attenta tesoro!" mentre il Direttore mi sorrideva con gli occhi pieni di complicità. Lo sentivo osservare ogni mio movimento - come il mio vestito aderente si tendeva quando mi chinavo, come il mio seno ondeggiava senza reggiseno sotto la stoffa sottile. Quando mi passò gli passai lo zucchero, le sue dita sfiorarono le mie lasciando una scia di fuoco mentre io abbassavo lo sguardo sul tavolo improvvisamente affascinata dai ricami della tovaglia.Durante il caffè, Ettore dovette improvvisamente rispondere a una chiamata del fratello allontanandosi all'altro capo della stanza. Di colpo sentii la sua mano di Mario raggiunse il mio ginocchio sotto la tovaglia, il mio respiro si spezzò in un sibilo mentre io mi mordevo il labbro fino a sentire il sapore del sangue.Ettore rientrò proprio mentre il Direttore ritirava la mano con studiata nonchalance e terminato di bere il caffe disse alzandosi. "Perdonatemi ma ora devo proprio andare altrimenti non trovo più un taxi per farmi accompagnare in Hotel."
