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ANTONELLA · Cap. 8
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Capitolo 8 di 8 17 min di lettura

LA VENDETTA DI MONTI

Monti per vendicarsi di essere stato licenziato si fa assumere dal suo amico proprietario della Pinacoteca e blocca la mostra di Antonella.

Anna Bolerani
11 mesi fa · 514 letture · 0

Capitolo Otto.

La vendetta di Monti

La notte si trascinò in una strana intimità. Luis rifiutò il taxi proposto da Ettore: "Camminerò sotto la pioggia per calmare certe... tensioni". Prima di uscire mi strinse i fianchi: "Il tuo culo è diventato la mia droga". Quando la porta si chiuse, Ettore mi spinse contro il muro: "Se Monti chiamerà ancora. Gli manderemo il video". Il suo sguardo aveva la lucidità fredda della vendetta.Al lavoro, il silenzio di Monti pesava più delle minacce. All’ora di pranzo, mentre sistemavo una litografia settecentesca, mi raggiunse un profumo di gelsomino. Ilenia entrò senza preavviso. "Ho saputo della scena con Monti" sussurrò, sfiorandomi la schiena. "Se il porco ti minaccia ancora..."

La sua mano mi strisciò sotto la gonna. Sentii le dita affondare tra le mie natiche ancora indolenzite mentre fingevo di aggiustare un’incorniciatura. "Non preoccuparti" ansimai. "Ettore ha un piano". La sua risata fu un brivido caldo sul collo: "Tu invece hai bisogno di una vera distrazione".

Il fax ruggì alle tre precise. Monti, che conosceva benissimo il proprietario della pinacoteca, era intervenuto ed aveva fatto bloccare l'inaugurazione della mia mostra. L’appiccicaticcio del nastro adesivo sui pacchi, che iniziai a preparare per sistemare le litografie che avrei riportato nei locali della mia agenzia, mi ricordò le dita di Luis strette sulle mie natiche. Quando rientrai a casa, il salotto odorava di tabacco e legno speziato. Ettore fumava contemplando lo schermo del cellulare: il video di Luis che mi sfondava pulsava nell’oscurità. "Monti ha reagito al video che gli hai mandato, ha bloccato la mia mostra." dissi, lasciando cadere la borsa. Senza voltarsi, schiacciò la sigaretta: "Allora è ora della seconda parte della nostra vendetta.".Il giorno dopo indossai il tailleur più severo, la gonna a tubino che nascondeva ogni curva. Ma quando entrai nell’ufficio di Monti alle 10:17, il suo sguardo si incollò al mio culo come una calamita. "Lo sapevo che eri tu." disse "Se coprissi tuo viso nella folla", sibilò indicando lo skyline dalla vetrata, "ti riconoscerei dal passo". Si alzò, il rigonfiamento nei pantaloni tradiva di più delle sue parole. "Quel sedere che rimbalza come una troia sotto quel vestito è inconfondibile". La mano mi afferrò la nuca mentre puntava il vetro verso il parcheggio sottostante: "Vedi la tua auto? Ogni mattina la fisso mentre ti sistemi lo specchietto. Sai cosa immagino?". Le sue dita strisciarono sul collo. "Immagino di spaccarti quel culo sullo sterzo mentre guidi".La porta si aprì senza preavviso. Ettore entrò con un passo silenzioso di gatto, il volto un maschera impassibile. Monti si ritrasse come scottato. "Lasciala" disse Ettore con una cortesia glaciale, avvicinandosi a lui con un foglio in mano. Ho trovato questo nel server aziendale." Appoggiò sul tavolo una stampa: Monti che palpeggiava una commessa addetta alle pulizie minorenne nello stanzino delle scope. L’aria si fece tagliente. "E ci sono tutti gli altri video" aggiunse Ettore aprendo la cartella sul cellulare. "La settimana scorsa in bagno con la capo reparto... e ieri nel magazzino con quella apprendista". Monti impallidì, le vene sul collo pulsavano come corde. "Cancella tutto" ringhiò. "Ti ho promosso! Ho mantenuto la mia promessa". Ettore scosse la testa lentamente, un sorriso da squalo: " Ora farai quello che ti dico, chiama subito il responsabile della Pinacoteca Morgese il tuo amico, e fai ripristinare immediatamente la programmazione della mostra di Antonella. Se non lo farai, subito, entro domani questi file finiscono sul server centrale."

Mentre io guardavo Ettore con ammirazione per quell'intervento deciso e perentorio, Mentre Monti prendeva il telefono per chiamare il suo amico. l'uscita. Aggiunse: "Ti devi dimenticare di mia moglie, ricordati che i video restano in mano mia." poi rivolgendosi a me: "Andiamo via. Torna alla pinacoteca a preparare la tua mostra." Uscimmo lasciandolo infuriato più che mai. Ilenia era seduta al suo posto, mi guardò, mi sorrise e senza farsi vedere da mio marito, mi fece il segno della telefonata portandosi le dita all'orecchio. Feci un leggero cenno di assenso e proseguii oltre.

In ascensore Ettore fissava i numeri lampeggianti. Mentre le porte si chiudevano, mi spinse contro lo specchio. "Hai visto come tremava?" Il fiato caldo mi sfiorò l'orecchio mentre la sua mano mi sollevò la gonna. Anziché premere il bottone per scendere a piano terra, premette per il piano attico e prima che arrivassimo bloccò l'ascensore.Le dita affondarono nel solco ancora umido dai ricordi della notte precedente. "Gli serviva solo questo" sibilò penetrandomi con due dita mentre l'ascensore restava fermo. "Gli abbiamo messo un po' di pepe al culo. Ora forse smetterà di importunarti". Gemetti quando le sue nocche sfiorarono la parete interna sensibile del mio culo. "Qui? lo vuoi?" chiese spingendo più forte. Annuiti freneticamente, la fronte fredda contro il vetro. Mi fece girare, poggiai le mani alla parete dell'ascensore e allargai le gambe. Mi alzò la gonna e con le dita che gia mi stavano mi abbassò le mutandine fino alle ginocchia.Sentii il rumore della cintura che si slacciava. "Mettiti a novanta" ordinò mentre mi piegavo sul corrimano per facilitargli la penetrazione. L'ascensore vibrava impercettibilmente quando il suo cazzo entrò nel mio buco ancora lasso. Un gemito mi sfuggì mentre mi afferrò i fianchi. "Se Monti sapesse che ti sto scopando proprio sopra il suo ufficio..." Ogni spinta mi schiacciava contro la ringhiera metallica. La sua mano mi coprì la bocca quando le grida diventarono troppo acute. "Zitta, , qualcuno potrebbe sentire". Il vetro rifletteva la mia espressione stravolta mentre prendevo le sue spinte profonde. L'odore del disinfettante della cabina, appena pulita dagli addetti, si mescolava al nostro sudore quando sentii le sue palle schiacciarsi contro le mie natiche. "Vieni dentro. Sborra" implorai stringendo le pareti interne per trattenerlo. L'ultima spinta mi trafisse, il getto caldo che inondava le mie viscere mentre tringevo il corrimano per non urlare. Rimasi curva e aperta mentre il suo sperma colava lungo le mie cosce sopra le mutandine. "La tua mostra è salva" sussurrò lui sistemandosi i pantaloni. "Ora vai a ultimare i preparativi per l'inaugurazione."Alla Galleria Morgese, il profumo della della pittura fresca per le pareti da poco tinteggiate copriva appena l'odore del mio corpo non lavato. Le mie scarpe con il tacco scricchiolavano sul parquet mentre sistemavo l'ultima litografia. Fuori, la pioggia disegnava strisce grigie sui vetri quando vidi Monti varcare il portone. "Ti stai godendo la vittoria?" ringhiò fissando la cornice che sistemavo. Sorrisi dolcemente, sfiorando il collo ancora segnato dalle dita di Ettore e con indifferenza dissi: "La mostra apre domani, Direttore. Spero verrà. Ora vada via.Ho da lavorare per finire in tempo". Il suo sguardo cadde sulla mia gonna aderente. "Lo sai che te farò pagare, in un modo o nell'altro". Si chinò all'improvviso, le labbra calde contro il mio orecchio: "Quando meno te lo aspetti, ti ritroverai piegata sulla mia scrivania e spaccherò nuovamente il tuo bel culetto ". Un brivido mi percorse la schiena mentre si allontanava. Alle mie spalle, sentii un respiro familiare. "E allora?" chiese Ilenia sfiorandomi la vita. "Monti è più pericoloso di prima". La sua mano strisciò sotto la mia giacca, le dita che serravano un biglietto da visita. "Chiamami stasera" sussurrò. "Abbiamo cose da discutere". Quando se ne fu andata, guardai il retro del biglietto: Hotel Belvedere, stanza 304. Le 20. Non dire nulla a tuo marito.Il telefono vibrò nel taschino. Il messaggio di Ettore illuminò lo schermo: "Monti appena licenziato. Il consiglio ha visto i video." Lo chiamai e gli dissi che ero felice per quella conclusione e lo avvisai avrei fatto tardi. Dissi avevo una cena con dei mecenati che erano interessati alla mia mostra e che sarei tornata tardi. Mi rispose che mi avrebbe aspettato sveglio, voleva festeggiare la sconfitta definitiva di Monti. Fuori, la luce del tramonto trasformava le pozzanghere in stagni di sangue. Tutto era pronto per l'inaugurazione della mostra il giorno successivo. Attesi che l'ultimo degli operaio che avevano sistemato le stampe alle pareti. uscisse prima di chiudere a chiave il portone. Eramo le 19,45 e mi avviai verso l'Hotel Belvedere, che distava qualche isolato dalla Pinacoteca.La stanza 304 odorava di candele di sandalo e sudore fresco. Ilenia indossava solo un corpetto di pizzo nero che lasciava scoperto il ventre liscio. "Sapevo che saresti venuta" sussurrò mentre mi spingeva contro la porta. La sua lingua esplorò il collo ancora segnato dalle dita di Ettore. Le mie mani afferrarono i suoi fianchi mentre lei mi slacciava la gonna. "Sei ancora tutta aperta" mormorò affondando due dita nel mio sfintere senza preamboli. Scommetto che te lo sei fatta aprire in ascensore da tuo marito. Ho visto che è rimasto bloccato per venti minuti al piano attico. Un gemito mi sfuggì quando le sue nocche ruotarono dentro la carne sensibile. "Monti è fuori dai giochi" mi disse, "E' stato licenziato dal consiglio. ansimai. "Lo so" sorrisi stringendo le dita. "E adesso?" "Devi stare più attenta, sicuramente si vendicherà, non ha più niente da perdere. Ma non pensarci ora." Le sue labbra catturarono i miei capezzoli attraverso la camicetta."Adesso" sibilò guidando la mia mano tra le sue cosce bagnate "Mi mostri come sei brava a succhiare non solo il cazzo..."Mi inginocchiai sul tappeto persiano mentre lei si appoggiava

Prima di andare avanti…

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