"La macchina di papà è partita da cinque minuti," sussurrò Luca, affacciato alla finestra della camera da letto. Le tende di pizzo tremolavano appena contro la sua pelle nuda mentre seguiva con gli occhi la Fiat che spariva in fondo alla strada.
Nella stanza accanto, il materasso cigolò sotto un movimento improvviso. Il profumo di Chanel N°5 e sudore stagnava nell'aria insieme al ticchettio dell'orologio a muro. Una scarpa da donna, con il tacco spezzato, giaceva abbandonata contro il comodino dove la foto di famiglia mostrava ancora tutti e tre sorridenti sotto l'albero di Natale.
"Sei sicuro che non torna?" La voce di sua madre era roca, più bassa del solito. Le unghie le scivolavano sulla federa di raso mentre il suo corpo si arcava verso il figlio, le cosce che stringevano i suoi fianchi come una trappola di velluto. Luca annusò l'odore del suo shampoo alla vaniglia mescolato a qualcosa di più metallico, più urgente.
Il ragazzo non rispose subito. Le labbra di lei gli cercarono il collo, i denti che lo pungevano appena sopra la clavicola. "Ha il turno fino alle tre," finalmente borbottò, le mani che affondavano nei suoi capelli ossigenati mentre il suo respiro si faceva più rapido. Un bottone di perla rotolò sul parquet, perso per sempre sotto il letto.
"Ti ha scopato stanotte?" chiese Luca all'improvviso, le parole che gli uscivano più crude di quanto avesse immaginato. Sentì il corpo di lei irrigidirsi per un istante, poi un sibilo d'aria calda contro il suo orecchio. "Che domanda è..." mormorò sua madre, ma le sue dita stavano già slacciando la cintura dei jeans di lui con una familiarità che fece girare la testa al ragazzo.
Il letto gemeva sotto il loro peso, ogni movimento un tradimento registrato dalle molle. Luca afferrò i polsi di lei, sentendoli fragili come uccelli sotto la pelle. "Dimmi," insisté, e questa volta non era una richiesta. La luce del mattino filtrava obliqua attraverso le tende, illuminando una collana d'oro persa tra le lenzuola, il fermaglio rotto.
Lei girò il viso contro il cuscino, ma lui la costrinse a guardarlo. Una goccia di rossetto sbavato le univa le labbra come un filo di sangue. "Perché vuoi saperlo adesso?" sussurrò, ma la mano di lui era già scesa tra le sue cosce, trovando l'umidità che tradiva più delle parole. Un suono strozzato le uscì dalla gola quando le sue dita penetrarono con una furia che non sapeva di possedere.
I fogli del calendario sulla parete svolazzarono per il vento che entrava dalla finestra semiaperta. Il ventitré marzo, giorno di turno di notte per suo padre. Luca contò i buchi nella cintura dei suoi jeans, quelli nuovi che lei gli aveva comprato la settimana prima. Mi eccita sapere quanto sei troia con lui
Il profumo di sesso e Chanel si era fatto più denso, come l'afa prima di un temporale. Luca vide il rossetto di sua madre macchiare il lenzuolo bianco, una striscia vermiglia che ricordava il segno lasciato da una matita quando si spezza. "Dimmi come ti prende," ripeté, questa volta con un morso sulla nuca che la fece sobbalzare. Sentiva il corpo di lei pulsare attorno alle sue dita come un cuore strappato dal petto.
Le labbra di sua madre si aprirono in un gemito che non era più solo dolore, ma qualcosa di più antico e pericoloso. "Mi spinge .. ti spinge contro l'armadio," sussurrò alla fine, le parole che le uscivano a frammenti. "Mi prende... per i capelli quando lo facciamo in piedi."
"E quando te lo mette nel culo come lo fa? Alla pecorina?" completò lui, le dita che le scivolavano lungo la schiena fino all'ingresso stretto e resistente. "E te lo infila qui ?" Il respiro di sua madre si frantumò quando il suo dito penetrò senza preavviso, trovando quell'umidità diversa, quella vergogna più densa della gelatina.
"Di solito..si ," ammise lei. Luca osservò la colonna vertebrale di sua madre delinearsi sotto la pelle come una scala da cui stava precipitando. Una perla di sudore gli scivolò dalla tempia sul suo labbro superiore, salata come il tradimento.
La mano sinistra di Luca strisciò sotto il ventre di lei, cercando quella parte di sé che ancora non voleva riconoscere mentre le nocche gli sfregavano contro il suo clitoride gonfio. "E ti piace?" sibilò contro la sua nuca, la voce che non era più quella del ragazzo che ripeteva le tabelline a tavolino. Sentiva i muscoli di lei contrarsi attorno al suo dito ancora infilato nel retto, una stretta quasi dolorosa.
"Sì," ansimò lei, la parola che le uscì come una scheggia di vetro dalla carne. Il suo corpo si piegò a uncino, i glutei che spingevano all'indietro contro la mano del figlio con una disperazione che puzzava di lussuria rancida. Luca vide una lacrima scivolare lungo il naso di sua madre e fermarsi sulla fossetta del labbro, luccicante come l'acciaio di un bisturi.
Il ragazzo ritrasse le dita con uno schiocco umido, portandosele alle narici. L'odore era acre, diverso da quello che conosceva di lei, più animale. "Ti fa male?" chiese, spingendo di nuovo dentro con le nocche mentre osservava la schiena di lei inarcarsi come un arco scordato. Il suono che ne seguì fu un incrocio tra un singhiozzo e un orgasmo soffocato, le unghie di lei che squarciavano il lenzuolo di filo egiziano.
"No... non f amale," sibilò sua madre girando il volto contro il cuscino. "Sta notte me l'ha aperto abbastanza tuo padre." La frase si incise a fuoco nella mente di Luca mentre il suo culo si contraeva ancora attorno alle sue dita, caldo e stretto come una stufa accesa d'agosto. La vide alzare un ginocchio sul materasso, il tallone che affondava nella trapunta mentre il suo respiro diventava un rantolo sincopato.
"Ti ha sborrato nel culo?" chiese Luca spingendo il pollice dentro insieme all'indice, sentendo il muscolo cedere con uno strappo umido. Il suono gli ricordò la carne cruda che sua madre batteva sul tagliere quando preparava la cotoletta. La donna emise un lamento che si trasformò in un risatina strozzata quando le dita del figlio iniziarono a muoversi dentro di lei con un ritmo che conosceva fin troppo bene.
"Sì," ansimò lei, il mento che le tremava contro il cuscino. "Fino all'ultima goccia. Mi ha tenuto stretta mentre usciva... si è svuotato tutto." Le parole le uscivano a scatti, ogni sillaba sincronizzata con le spinte di Luca che ora le allargava il buco del culo con una crudeltà metodica. Vide una goccia di sudore cadergli dalla punta del naso e atterrare su una delle sue costole, scintillante come mercurio.
Luca si piegò sulla sua schiena, il petto che le premeva contro le scapole mentre le sue dita continuavano a lavorare dentro quel passaggio stretto, aprendolo con movimenti circolari che facevano sbavare di saliva il cuscino. "E se ti riempissi anche io?" sussurrò contro la sua nuca, sentendo il corpo di lei contrarsi in una risposta non verbale che puzzava di vergogna e desiderio. Le lenzuola sotto di loro erano diventate una cartina di tornasole del tradimento, macchiate di rossetto, sudore e quel liquido trasparente che stillava dalle gambe di lei.
"Fallo," ansimò la madre, la voce rotta in due come il tacco della sua scarpa abbandonata. "Aprimi... fammi sentire quanto sei forte come lui." Le parole si incastrarono nella gola di Luca insieme all'immagine del padre che la prendeva nello stesso modo, nello stesso letto, forse nello stesso angolo di materasso che ora scricchiolava sotto il loro peso. Con un movimento brusco, il ragazzo si liberò i jeans, il tessuto che gli scivolò lungo le cosce mentre la punta del suo cazzo già bagnata premeva contro quella fessura più stretta, più oscura.
"Sei sicura?" mentì Luca, sapendo già che il gemito che gli uscì dalla bocca non era una domanda ma una resa. Le mani di sua madre artigliarono il cuscino, schiacciando la federa di seta mentre il suo corpo si preparava all'intrusione con spasmi che sembravano più paura che desiderio. Sentì la punta del suo glande premere contro quell'anello di muscolo contratto, caldo come la bocca di una pistola dopo uno sparo. "Sì, cazzo, sì..." sibilò lei, e fu l'unico invito che gli servì.

