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Erotika
Club Tlazo · Cap. 1
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Capitolo 1 di 8 13 min di lettura

Mattina

Cristina, Miriam ed Eleonora, mentre sono in spiaggia, tirano le somme sulla loro vacanza, e il proseguimento non sembra promettere come speravano.

William Kasanova
1 anno fa · 569 letture · 1

Provò a spostare lo sguardo da quello spettacolo squallido, finendo sul seno di Cristina, o quella seconda scarsa che la bionda si ostinava a chiamare con insistenza “tette”. Eleonora giunse nuovamente alla conclusione che la ragazza nuda dimostrasse tanto astio nei suoi confronti fosse dovuta all’invidia, un’invidia marcia verso di lei che sfoggiava, suo malgrado, una quarta.

Non l’avrebbe mai confessato con nessuno, soprattutto con Cristina, ma avrebbe fatto volentieri cambio con il suo.

«Sì, hai ragione,» rispose Miriam, togliendosi con decisione la maglietta, ma sembrò trattenesse il fiato e sollevò lo sguardo al cielo quando si liberò il seno, una splendida terza dai capezzoli piccoli e le aureole che sembravano sparire rispetto al resto delle poppe, come se lo stesse offrendo in sacrificio allo sguardo delle persone presenti sulla spiaggia sassosa, e subito lo coprì con un top, notò Eleonora. La osservò levarsi i pantaloni neri senza problemi, ma quando si tolse le mutandine si piegò, nascondendo il suo sesso tra le gambe, a differenza di Cristina, assicurandosi che non ci fosse nessuno alle sue spalle, e infilandosi il sotto del costume con movimenti convulsi.

Eleonora non si lasciò sfuggire l’imbarazzo con cui la sua amica si era cambiata, ma, nonostante questo, rispetto a lei, si dimostrava comunque più spigliata. Al contrario, solo dopo qualche secondo si accorse che Cristina la stava fissando, le mani sui fianchi.

«E tu non ti spogli?» le domandò, ma dal tono di voce sembrava più un ordine. Cristina era ancora priva di abiti, e un paio di uomini, quelli con i grossi aquiloni, avevano smesso di guardare il cielo per fissare il suo culo nudo.

Eleonora abbassò lo sguardo sul proprio seno, prosperoso al punto tale da considerarlo un difetto, da far ignorare a tutti i suoi occhi azzurri come il mare e i capelli biondi come il grano, e nonostante questo essere vilipeso da chi aveva preteso da lei piacere per quasi un anno. «Non ho… non ho un costume».

Cristina scosse nuovamente il capo. «Ammazzerei per essere figa come te, stupida troietta…» si lasciò sfuggire. La sua voce era tagliente quanto la lama di un coltello. Poco mancò che fendesse la morsa che stringeva il petto della ragazza e la facesse scoppiare in un pianto. «Goditi il potere che ti darebbero quelle due bocce, cretina».

Eleonora non disse una parola, stringendo le gambe al seno con le braccia.

 

Erano passate un paio di ore quando Miriam iniziò a lamentarsi di avere fame.

«Se ci fossero quelli del cocco bello, potremmo spompinarli per farcene dare qualcuno,» disse Cristina, ironica. Non aveva fatto altro che starsene sdraiata su un asciugamano, girandosi di tanto in tanto, senza pronunciare una parola, arrostandosi al sole, godendosi segretamente la soddisfazione che gli davano gli sguardi degli uomini che, passando più o meno casualmente di lì, si posavano su di lei.

Eleonora aveva comunque notato che Miriam attirava ben più l’attenzione, compiacendosene silenziosamente, e, con un tuffo al cuore, nonostante fosse vestita da capo a piedi, scoprendo che quasi ancora di più si fissavano su di lei.

«Forse sarà meglio cercare un ristorante, o un negozio, nelle vicinanze,» ribatté Miriam, continuando a guardare lo schermo del telefonino, poi si affrettò ad aggiungere, quasi fosse stato un insulto non dire: «per quanto mi piacerebbe fare un bel pompino».

«Siamo a Barcellona,» disse Cristina, come se stesse ricordando una verità universale, «qui è pieno di vip. È a loro che dovremmo fare un pompino, altroché aprire le gambe per una notte in un B&B o ad un taxista. Guarda dove vanno quegli stronzi, Miriam, che andiamo a farci un giro anche noi». Poi si sollevò a sedere, guardando la terza ragazza, ancora seduta sul sasso. «E tu, Eleonora, faresti la puttanella di un vip per pagarti le ferie? Farti scopare da un vecchio con i soldi che gli escono dal buco del culo per goderti il sole su un panfilo di cento metri, finendo su tutti i giornali?»

Eleonora non si mosse nemmeno, continuando a fissare Cristina come se avesse paura che, oltre a prenderla in giro, decidesse anche di picchiarla. La bionda, però, sembrava non aspettarsi una risposta, perché confessò con la massima naturalezza: «Io sì, cavalcare il suo cazzetto moscio e lasciarglielo mettere anche nel mio culo pur di poter vivere senza lavorare per il resto della mia esistenza lo farei senza fiatare. Sarebbe il mio sogno».

Miriam sembrò prendere la palla al balzo. «Beh, se non vuoi puntare direttamente ad un oligarca russo, Cristina, potresti andare a pasturare al Club Tlazo per cercare qualche attore o sportivo».

«Il… cosa?» domandò la bionda, improvvisamente interessata. «Aspetta… Tlazo… Intendi la discoteca aperta dal calciatore… come si chiama? Ji… Jiménez, giusto? Lo so perché ho sentito delle voci strane riguardo a quella discoteca… Sai…» aggiunse con un sorriso sornione e muovendo una mano come se stesse mescolando qualcosa di invisibile.

La rossa annuì. «Ho letto anch’io qualcosa sui siti di gossip, ma saranno quelle voci che i PR mettono in giro per fare pubblicità gratis ai loro clienti. Anche perché lo ha aperto con la Flores, quell’attrice che fa la vecchia contadina nella telenovela “Solchi d’amore”, e mi sembra tutto fuorché una che fa girare droga in una sua discoteca esclusiva per soli vip. Comunque, ci andiamo?»

Gli occhi di Cristina brillarono. «Senza dubbio!» esclamò, entusiasta all’idea. Poi non perse l’occasione di dare contro a Eleonora. «E tu, ti faresti scopare da Jiménez Eduardo? Fargli stringere le tue grosse bocce mentre sprofonda nella tua figa, ed ogni colpo sono due o tremila euro guadagnati in regali, gioielli, macchinoni?»

Eleonora non rispose. Per lo meno, non subito. Per quanto non si interessasse di calcio e celebrità, sapeva benissimo chi fosse Jiménez. Era impossibile non conoscerlo, anche solo grazie alle sue amiche di università, che non perdevano occasione di parlarne, sia per i soldi che guadagnava, sia per quanto sembrava celasse nei suoi pantaloncini. Una sua compagna sosteneva che, quando Jiménez giocava, nella sua squadra c’erano ventitré gambe invece ventidue che si muovevano sul campo. “Ci staresti per i soldi o per il cazzo?”, si domandavano le sue amiche, scoppiando poi in una risata.

Clelia Flores, invece, Eleonora l’aveva vista nelle due o tre puntate della soap opera che aveva guardato, un’anziana che, sebbene nello spettacolo fosse il diavolo senza le corna, le sembrava la nonna che qualunque nipote avrebbe voluto, sempre intenta a dispensare sorrisi, carezze e a sfornare torte.

«Sì,» ammise Eleonora con una voce bassa, quasi colpevole. In realtà trovava Jiménez un bell’uomo, anche se non avesse avuto un conto corrente a otto o nove zeri o superdotato. Non le sarebbe dispiaciuto farsi cavalcare da lui, sebbene fosse sicura che, trovandoselo davanti, non avrebbe saputo fare nulla, bloccata dalla sua timidezza.

Ma poi, si chiese, come avrebbero potuto tre sciagurate, che si illudevano di pagarsi le vacanze in una delle mete turistiche più famose in Europa facendo venire gli uomini dentro o sopra di loro, entrare in un club esclusivo per vip?

«Non ci faranno comunque entrare,» aggiunse, come a vendicarsi per le angherie che quella zoccola bionda le aveva fatto subire negli ultimi giorni, «non siamo delle celebrità e non possediamo degli abiti adeguati a una serata di quel livello».

Subito se ne pentì, aspettandosi un rimbrotto da Cristina, ma Miriam le diede ragione.

«Io un vestito adatto ce l’ho, ma, da quello che ho visto quando disfaceva la valigia, lei no».

Cristina rimase un attimo in silenzio, poi ammise: «Nemmeno io, cazzo. Dobbiamo comprarne uno per me e uno per lei».

«Ma non abbiamo i soldi…» ricordò Eleonora, petulante.

«Ma abbiamo queste,» ribatté dura la bionda, stingendosi l’inguine. Poi scoppiò in una risata alla vista dell’espressione terrorizzata di Eleonora.

«Comunque, che cazzo significa “Tlazo”?» domandò Cristina, alzatasi in piedi e intenta a piegare il suo asciugamano per riporlo nella sacca.

Miriam le lanciò un’occhiata, allargando le braccia. «Sarà qualche esclamazione di gioia del Centro America,» tirò a indovinare.

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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