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Erotika
Una bella famiglia · Cap. 2
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Capitolo 2 di 4 18 min di lettura

Una bella famiglia 2 Gianluigi e Roberta

I due figli, carichi allo spasimo di voglia, imitano i genitori e scoprono non solo di essere compatibili ma di desiderare anche il genitore del partner; nasce quasi naturale la scopata di Gianluigi con Livia e di Roberta con Alfredo; l'anomala famiglia vive momenti di entusiasmo.

geniodirazza
1 anno fa · 527 letture · 0

Quando Gianluigi appoggiò la cappella alla figa e spinse, Livia gemette e lo fece a lungo, per tutta la durata della penetrazione fino all’utero; Roberta prese il cazzo e se lo portò alla figa, gemendo anche lei per una penetrazione nuova e vecchia, tanto erano somiglianti le sensazioni, che riceveva in quel momento, con quelle che normalmente le offriva il suo amato ragazzo; come per loro abitudine, i due scoparono a lungo la donna che avevano in braccio e le strapparono lunghi e saporiti orgasmi.

Nessuno voleva ridurre la scopata ad una sveltina e tutti si diedero da fare per portare oltre ogni resistenza la cavalcata in figa, finché Alfredo cedette per primo e lasciò andare un fiume di sborra nella figa della figlioccia che urlò con quanto fiato aveva in gola la sua goduria infinita; subito dopo, Livia sollecitò la sborrata di Gianluigi e l’accolse nel ventre abbracciandolo con infinita libidine fin quasi a fargli male.

Nessuno era veramente stanco e tutti desideravano portare l’asticella più in alto; dopo qualche momento di relax, Livia imboccò il cazzo di Gianluigi e lo succhiò con amore, a lungo, fino a riportarlo ad una durezza uguale a prima della sborrata; lo fece sdraiare sulla schiena e gli salì addosso; si penetrò in figa all’amazzone; lui prese a due mani le natiche morbide e spinse le dita verso il buchetto che penetrò dai due lati, saggiandone la disponibilità e la duttilità; lei capì ed attese.

Quasi in parallelo, anche Roberta aveva rimesso su il cazzo di Alfredo e vi si era impalata; prelevò dalla testiera del letto il tubetto del gel e si lubrificò l’ano; si sollevò dal ventre di lui fino a far sfilare il cazzo dalla figa; spostò delicatamente la cappella verso il buchetto e si abbassò lentamente; con Gianluigi praticava frequentemente e con immenso piacere l’inculata; avvertì solo in pochi tratti la mazza che la penetrava e se ne sentì totalmente piena; vi si adagiò godendo.

Livia scopò a lungo il ragazzo, che le risultava assai più vigoroso e resistente di Alfredo; solo dopo che ebbe raggiunto la terza sborrata in quella posizione, si decise a farsi passare da Roberta il tubo del gel; ripetendo i gesti della figlia, si lubrificò a lungo e per bene il condotto e appoggiò la cappella al buchetto; dovette interrompersi un paio di volte, perché la mazza del figlio era lievemente più larga di quella del padre che solo di recente aveva preso nel culo; ma quel poco pesava, entrando nel retto.

Mentre si scopavano nell’intestino, la madre si volse alla figlia e la accarezzò a lungo, sul viso, ma anche sulle tette che amava da sempre, avendole viste crescere e considerandole quasi come proprie; Roberta si sporse verso di lei, le prese la testa e la baciò sensualmente sulla bocca; intrecciarono una battaglia di lingue deliziosa, mentre i maschi sotto di loro esplodevano in una enorme sborrata; si strinsero forte a fermare l’orgasmo che esplodeva in loro.

Si sfilarono dai cazzi e si rotolarono sul lenzuolo, abbracciate; Livia si impossessò della figa grondante e la masturbò a lungo, godendo dei gemiti di Roberta che, a sua volta, infilò nella figa da cui era nata due dita e diede il via a un ditalino immenso; ebbero rapidamente un’ulteriore sborrata, si rilassarono abbracciate sul lenzuolo e se ne stettero languide per qualche minuto; poi corsero in bagno, insieme, e si liberarono delle scorie sotto la doccia.

Mentre si rivestivano, anche i maschi passarono rapidamente sotto la doccia; Livia aveva messo su il caffè, benché fosse ora di pranzo, e si ritrovarono davanti alle tazze fumanti, seduti in cucina, alquanto in imbarazzo; fu Alfredo a rompere il ghiaccio commentando quanto era successo.

“Cazzo, ragazzi, ma vi rendete conto di quel che abbiamo fatto?”

Il primo a rispondere fu Gianluigi.

“Certo, ho fatto pace con la mia ragazza chiedendole scusa per l’indelicatezza e mi sono preso la donna di mio padre come sognavo dall’infanzia; non mi pare né strano né fuori dal mondo.”

Roberta guardò l’uomo quasi con sufficienza.

“Io assaggio sempre quello che piace a Livia, di qualsiasi cosa si tratti; ma non è questo il problema. Se ti metti a fare il talebano cattolico, giuro che ti mando nel coro di voci bianche, con le mie mani. E’ successo che è esploso l’amore, quello vero e senza limiti; qui regnano da sempre l’amore filiale e l’amore sensuale; qui regna l’amore che ha tracimato; gli argini erano deboli e, prima o poi, sarebbe successo; non si mette il fuoco accanto alla paglia senza prevedere incendi.

Il mio amore di figlia è tracimato da tutte le parti ed è diventato amore assoluto; vi ho amato tutti e tre perché vi amo tutti e tre; il sesso è stato un accessorio marginale, solo un modo per dircelo; se non l’hai capito, ti diamo un’altra lezione e verificherai se ami tuo figlio e la sua donna, se ami la tua donna e sua figlia; se li ami, scoparci è una conseguenza naturale; io ho amato in te il mio Gianluigi e la mia Livia; se a te non è riuscito, è perché non ci arrivi.”

“Bello, il sillogismo; quanti incesti? Due, tre, quattro?”

“E adesso arriva Lucifero e tutti i demoni a condannarci; te l’ho detto, se sei un talebano baciapile, vai a farti fottere; io mi sento nel mio paradiso, quello dell’amore che adesso è assai più forte e convinto per tutti, anche per il mio amatissimo talebano che spara dubbi solo perché è stato troppo bene; per convincersene, chiedere al mio culetto che ancora soffre per l’entusiasmo della sua mazza. Mi hai dato un piacere immenso, reso ancora più vivo dalla presenza di Gianluigi e di Livia accanto a me!”

“Dai, Alfredo, lo sai perfettamente che io volevo prendermi tuo figlio e che tu volevi amare mia figlia e che i due, a loro volta, ci desideravano da sempre; per fortuna la loro lite si è appianata; guai a voi se litigate ancora senza motivi veri!”

“Se litighiamo che fai, Livia, ci porti di nuovo tutti nello stesso letto?”

“Per quello, non c’è bisogno di litigare; anzi, amore mio, visto che ti preoccupa tanto il peccato, sappi che voglio prendermi una notte con Gianluigi tutta per me, senza disturbi di alcun genere; e tu, ragazzo, sappi che voglio consumarti fino a farmi uccidere da Roberta perché non le lascerò niente, quando sarà l’alba!”

“Ottima idea, Livia; così io posso godermi per una notte il tuo maschio e consumartelo; sappi, però, che hai qualche anno più di me e Gianluigi è un ramo resistente; io ne approfitterò per fare la stessa cosa con la tua quercia, che però si consumerà prima del ramo!”

“Stai già imparando ad averla vinta su tua madre? Vuoi che sia io, adesso, ad imitare te?”

“Voglio amarti come ti amo, voglio amare il mio uomo e prendermi qualche volta anche il tuo; voglio liberare l’amore che c’è in me; se ci conosciamo, e lo so che ci conosciamo bene, stai pensando la stessa cosa; insieme siamo imbattibili.”

“Amori miei, vogliamo andare a pranzo? L’amore, qualunque cosa sia, non disimpegna dagli obblighi che avete per il fine settimana e non soddisfa lo stomaco; andiamo in trattoria!”

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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