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Erotika
Una bella famiglia · Cap. 3
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Capitolo 3 di 4 19 min di lettura

Una bella famiglia 3 La cena a quattro

Alfredo e Livia accettano l'invito di una collega ad una serata particolare con due assatanate con mariti solo guardoni e buoni glottologi; si adeguano, specialmente lei, e danno vito ad una scopata memorabile; si accenna ai figli libertini.

geniodirazza
1 anno fa · 465 letture · 0

Una bella famiglia 3

L’ambiente di lavoro in cui agivano Alfredo e Livia era una grande agenzia di una banca nazionale, lei da semplice impiegata, per lo più alla cassa, e lui da dirigente di sezione in un ruolo particolarmente delicato che gli dava un prestigio notevole; la dirigente da cui Livia dipendeva direttamente era una tale Mirella Cacciapuoti, di livello inferiore ad Alfredo, ma decisamente più ambiziosa ed autoritaria fino a risultare persino dispotica.

Come tutti i personaggi del genere, per deferenza al collega più prestigioso, aveva nei confronti della sua donna un atteggiamento più blando, quasi di protezione; Livia non era contenta di questo privilegio; ma, anche su suggerimento di Alfredo, abbozzava e faceva il suo lavoro; si incontravano talvolta, anche con il suo compagno, nel bar vicino, meta di tutti gli impiegati nei piccoli intervalli di stasi che in una giornata aiutavano a lavorare.

Di Mirella si chiacchierava molto, nei pettegolezzi d’ufficio; quelli più frequenti ruotavano intorno alle cene che organizzava per pochi intimi; voci insistenti dicevano che usasse quelle cene per approcci sessuali con amici e conoscenti, favorita in questo da un’altra impiegata, Concetta Pellegrini, e dal fatto che i rispettivi coniugi sarebbero stati docilmente consenzienti alle stravaganze delle due, per una condizione di ipodotati, cuckold e slave.

Livia non badava molto a certe dicerie; ma non riuscì a sottrarsi quando, un pomeriggio, mentre prendeva il caffè in attesa che Alfredo chiudesse il suo ufficio, venne avvicinata da Mirella che le chiese se sarebbero stati disposti, lei ed Alfredo, a partecipare una sera ad una cena che lei organizzava a casa sua, per pochissimi invitati; non sapeva cosa rispondere e le fece presente che tutto dipendeva dalla disponibilità di Alfredo, che proprio in quel momento apparve.

Sollevata dalla rogna, passò la palla a lui e gli espose la richiesta avanzata dalla dirigente; Alfredo ebbe un attimo di perplessità, perché era informato dei gusti ‘particolari’ della collega ma non sapeva come avrebbe potuto reagire la sua compagna di fronte all’ipotesi di una serata di sesso libero e sfrenato; si difese immediatamente affermando che doveva prima consultare la sua agenda di impegni; poi chiese chi sarebbero stati gli invitati.

Quando l’altra indicò come terza coppia solo quella della Pellegrini e di suo marito, gli fu subito chiaro, alla luce delle notizie in suo possesso, che Livia sarebbe stata quasi al riparo da qualunque proposta per lei difficile da mandare giù; allontanandosi, chiese alla compagna se le fosse mai capitato di celebrare in qualche modo le loro scopate; Livia rimase sconvolta e gli confessò che a qualche amica aveva accennato alla frequenza assidua di rapporti ed alle dimensioni del ‘suo’ cazzo; Alfredo rise di gusto.

“Hai capito la tiranna?! Ha sentito in giro che scopiamo molto e che ho una bella mazza; e subito si è organizzata per godersela una sera; non ti offendere, amore, ma la tua cara Mirella ha in mente una sola idea, scoparsi il tuo possente compagno, anche in doppia con la sua complice, e lasciarti nelle mani e nelle bocche dei mariti impotenti!”

“Che vuoi dire?”

“Che la formazione, noi, i Pellegrino e i Cacciapuoti, significa un solo stallone valido e due erinni, oltre alla compagna fedele; a fine cena, io me le scopo tutte e due e tu ti fai deliziare di coniugi guardoni che, con mani e lingua, ti mandano in paradiso! Ben pensato, ben costruito e facilmente accettabile. Scusa, non voglio mettere il carro davanti ai buoi. In pratica, la tua dirigente ti sta chiedendo se le consenti di usare il cazzo del tuo compagno per il sollazzo suo e della complice; a te riserva due impotenti che ti deliziano e ti tengono buona, tanto poi, a casa, ti puoi rifare con quel che ti lasciano.”

“Diabolico! Ma a te interesserebbe fare lo stallone con due giumente?”

“Tu accetteresti di fare la guardona eccitata finché torniamo a casa e ti prendi tutto il sesso che vuoi?”

“Alfredo, se ritieni di essere in grado di farcela, almeno con le due, io posso anche lasciarmi accarezzare; se uscissi troppo stanco dall’esperienza, potrei anche aspettare che riprendessi il tuo massimo vigore.”

“Quindi, si può dire di sì, farci una bella cena e poi scatenarci con la nostra fantasia … “

“Perché dici ’nostra’? Dovresti essere tu a darti da fare con due erinni!”

“Vuoi dire che la mia dolcissima amante non è in grado di godersi al massimo leccate e toccamenti su tutto il corpo da due esperti linguisti e manipolatori?”

“Quindi, tu pensi che potrei lasciarmi coinvolgere ma solo con leccate e titillamenti sui seni, sulla figa, sul culo; non dovrei sopportare la penetrazione, il che mi darebbe anche la serenità ipocrita che tu mi tradisci fino in fondo mentre io gioco alla ragazzina vergine con due uomini che la carezzano? Mi va! Certo che l’idea mi va. Se sei d’accordo, fissa pure.”

Il mercoledì seguente, per la festa del santo patrono anche l‘agenzia rimaneva chiusa; per inevitabile conseguenza, la cena si poteva fare il martedì; la padrona di casa suggerì un abbigliamento disinvolto, casual; rifiutò che gli ospiti portassero qualcosa e fissò alle nove di sera l’ora per la cena, senza limiti per la conclusione; Livia optò per un abitino di seta facile da sfilare, con la semplice apertura di una spilla; a lui suggerì jeans e maglietta, che lo facevano tanto giovanile.

Mirella aveva fatto le cose in grande; trovarono la tavola apparecchiata con candele mangiafumo e fiori; posateria d’argento e stoviglie di ceramica; il cibo era a base di ostriche e frutti di mare, aragoste e crostacei diversi, insomma di quanto di più afrodisiaco si celebra in cucina; Livia, rasserenata dal compagno che ogni tanto le strizzava un occhio, si godette la cena, mentre si preparava ad un’esperienza decisamente nuova ma che, anche per questo, la stimolava.

I due mariti, seduti ai suoi lati, non erano affatto spregevoli, anzi ben messi, eleganti, dolci nei modi; si trovò ad osservare che le patte non davano segni di vita, mentre quella di Alfredo, in riposo, già delineava la mazza e, quando veniva stuzzicato, persino da lei che sfiorava il sesso col culo, denunciava un ingrossamento che ingolosiva le giumente, al punto che più volte, mentre dialogavano prima di sedersi a tavola, lei lo provocò a bella posta per farglielo rizzare, quasi esibisse il suo tesoro.

Durante la cena, avvertì più volte la mano di uno dei due scivolarle lungo la coscia fino ad accertarsi, in qualche modo, che non aveva intimo; con un gesto per lei arditissimo, sistemò la tunica in maniera che da uno dei lati si aprisse l’accesso al corpo; fu pronto, il signor Pellegrino, ad infilare la mano incontrando la coscia nuda; in breve, quella mano scivolò fino alla figa e sentì due dita delicate che le prendevano il clitoride e lo titillavano fino all’orgasmo che soffocò nel vino.

Il suo commensale ebbe un gesto di timore e si ritrasse; gli fermò la mano e indicò le due donne che, prese dai tentativi di approccio al cazzo di Alfredo, non si erano accorte che, paradossalmente, la meno prevedibile aveva già dato il via alle danze e stava già godendo, con due dita eleganti e sapienti in figa e davanti a se l’uomo che amava e col quale scopava a volte  fino allo sfinimento; lo guardò con intensità, abbassò lo sguardo ad indicare la figa e lui ammiccò con aria complice.

Quando fu stabilito che la cena era finita e ci si spostò nella sala grande, Alfredo si andò a sdraiare su un divano largo che occupava quasi per intero una parete; Livia intuì che la posizione migliore per ammirare lo spettacolo era di fronte a lui e si sdraiò al centro del divano gemello, sulla parete opposta; fece segno ai due, battendo sulla seduta, di collocasi ai suoi fianchi; quello che già l’aveva assaggiata aprì la spilla di fermo e sciolse la tunica che la lasciò completamente nuda.

Le due, sbalordite dall’iniziativa, credendo di dover svezzare una novellina forse anche restia, si fiondarono su Alfredo, lo denudarono e si avventarono sul cazzo già duro come il marmo; se lo spartirono amichevolmente e, mentre una si dedicava ai coglioni, l’altra affrontava l’asta e se la godeva in bocca; lui non perdeva la calma e distribuiva fra seni e bocche caldi baci, usava tutte e due le mani per titillare dappertutto, dai capezzoli alle fighe ai buchi di culo.

Prima di andare avanti…

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