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Erotika
Una bella famiglia · Cap. 1
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Capitolo 1 di 4 20 min di lettura

Una bella famiglia 1 Alfredo e Livia

I due, reduci da matrimoni fallimentari, si incontrano sul posto di lavoro e si trovano a finire a letto; devono parlarne ai figli che frequentano la stessa università ma hanno difficoltà a rapportarsi con la fiducia dei genitori.

geniodirazza
1 anno fa · 1.2k letture · 0

Una bella famiglia 1

Non aveva avuto vita facile, Alfredo, che a 24 anni si considerava quasi sistemato, perché la sua laurea in economia gli aveva ottenuto un posto importante in una Banca Nazionale; l’entusiasmo per l’equilibrio raggiunto lo aveva indotto a sposare senza esitazione Anna, la ragazza che corteggiava da tempo e che a malapena sembrava accorgersi di lui; non fu un matrimonio d’amore, scivolò via tiepidamente e fu rallegrato dopo un anno dalla nascita di Gianluigi, che amò dal primo momento.

L’amore era invece mancato tra lui e la moglie; dopo un anno dalla nascita del bambino, le cose precipitarono perché lei di tutto aveva voluto occuparsi fuori che di quel marmocchio che impediva il suo modo di vita ispirato alla vacanza perenne, tra bar, amici, scampagnate e fughe non sempre lecite; trovarsi cornuto fu un lampo; dopo pochi mesi, lei gli comunicò che si era innamorata e che andava via col nuovo amore; gli lasciò l’affidamento di Gianluigi e non se ne seppe più niente.

Fu un avvocato a rappresentarla alla causa di divorzio, pochi anni dopo; avvertì solo che la signora era irrintracciabile perché persa nei mari del sud in eterna crociera; Alfredo si rimboccò le maniche e visse quasi solo per suo figlio; molte volte tentò di dargli una madre alternativa; ogni volta si dovette rendere conto che l’egoismo individuale era predominante sul senso della famiglia e preferì rimanere single molto appetito ma poco disposto a grandi avventure.

Non gli mancarono invece gli incontri occasionali, spesso assai rapidi; i periodi di convivenza più lunghi erano quelli in cui, in genere solo d’estate, poteva affidarlo a qualcuno; a scadenza annuale, quindi, trovava occasionali compagne di vacanze, affidando il ragazzo ad associazioni, organizzazioni ed oratori che garantissero, in contemporanea alle sue ‘fughe’, campi estivi di utile formazione; in qualche modo, il limite invalicabile dei suoi rapporti amorosi diventava la presenza del figlio.

Gianluigi era arrivato così a 20 anni vissuti in simbiosi totale con suo padre, del quale amava e cercava tutto, dal gusto delle sigarette da fumare al colore preferito dei calzini; la coesistenza sembrò interrompersi quando si iscrisse all’università; in un’altra città, dovette per forza adattarsi alla condizione del pendolare che tornava a casa per i fine settimana; ma la dipendenza quasi fisica rimase inalterata, ad onta della distanza.

La vicenda personale di Livia era parallela a quella di Alfredo; troppo giovane si era legata a Nicola, sull’onda di un grande amore, prima solo estivo poi coinvolgente per tutto l’anno; era stata anche felice per molto tempo; erano riusciti ad evitare una maternità precoce, perché lei non voleva rinunciare al lavoro in banca che le consentiva autonomia da suo marito; ma poi si erano arresi e, a 23 anni, si trovò madre di una bellissima Roberta che divenne presto la luce dei suoi occhi.

La nascita della figlia segnò in negativo i rapporti col marito che ben presto rivelò la natura farfallona che solo l’entusiasmo dei primi anni aveva tenuto sotto controllo; presto lei venne a sapere delle frequentazioni femminili di suo marito; non se ne curò e si dedicò a Roberta, amandola fino alla paranoia, seguendola e curandola in ogni momento della vita; c’era fra loro un’intesa che spesso, da adolescente, faceva pensare a rapporti di ben altra natura, insinuati dal marito che voleva andarsene.

Resistette quasi dieci anni al disinteresse ed alla sinecura verso la figlia del marito insistente e maniacale nella sua ricerca di nuove donne, di nuovi amori, di occasioni per finire a letto anche con oche giulive; quando si provò a portarne una, assai più giovane di lui, nel letto matrimoniale, lo beccò a sorpresa rientrando con colleghi che poterono poi testimoniare, chiese la separazione ed ottenne l’affidamento totale della figlia che amava parossisticamente.

L’incontro tra i due fu causato da una delle tante convention che la banca organizzava, dove fraternizzavano dipendenti di varie agenzie e, soprattutto, dirigenti ed impiegati; Alfredo non era esattamente ‘in caccia’ quella sera, perché alcune esperienze recenti lo avevano disgustato, forse perché gli erano capitate ragazze giovani, per lui un mondo lontanissimo e totalmente inesplorato; la bella quarantenne che si muoveva con enorme classe lo colpì al centro del cuore.

Dopo poche battute sulla vita privata, si resero conto che c’era tra loro un feeling innegabile che poteva anche essere foriero di un buon rapporto; scoprirono che i rispettivi figli frequentavano la stessa università e che l’indomani pomeriggio partivano per la città vicina, con lo stesso treno; non fu proprio un appuntamento, ma si cercarono alla stazione e non ebbero difficoltà a incontrarsi; decidere di cenare insieme, alla partenza del treno, fu naturale come bere.

Qualcosa in un breve battibecco faceva temere che i rispettivi figli non avessero legato come i genitori; ma erano certi, o almeno speravano, che col tempo si sarebbero intesi; senza dirsi niente, avevano deciso che quell’incontro non fosse frutto del caso ma di un destino bizzarro che li aveva messi sulla stessa strada; dopo la cena in una trattoria modesta, ma appartata ed elegante, si trovarono quasi senza volerlo a casa di lei per l’ultimo bicchiere.

Non era nelle previsioni di nessuno dei due, ma si trovarono all’improvviso faccia a faccia, nella sala da pranzo; baciarsi fu spontaneo e immediato; Livia per un momento fu tentata di tirarsi indietro; per nove anni non aveva concesso il suo corpo ad un maschio, soprattutto perché voleva evitare a sua figlia la visione di un uomo diverso da suo padre, nella sua vita; di colpo, le sue buone intenzioni si infrangevano contro l’attrazione che provava per Alfredo.

Gliene parlò, ma si rendeva conto, mentre si confidava, dell’esagerazione contenuta nella motivazione, che diventava assai fragile di fronte all’età della figlia, 19 anni, della quale sapeva che aveva fatto già le sue prime esperienze di sesso, perché vivevano in simbiosi e lei non le aveva nascosto mai niente; si buttò dietro le spalle anni di stupida rinuncia e ricambiò con ardore il bacio passionale che lui le stava dando.

Sentì risvegliarsi in lei antichi piaceri soffocati per anni e, istintivamente, accostò il pube all’inguine finché avvertì la consistenza del grosso cazzo picchiarle sul ventre; si sentì sciogliere in orgasmi e chiuse gli occhi abbandonandosi alla libidine; Alfredo di esperienze ne aveva fatto lungo tutto il periodo dal divorzio e da sempre aveva parlato con chiarezza a Gianluigi, che aveva imparato ad apprezzare suo padre fino a desiderare le donne che si scopava.

In quella situazione, la sua libidine si alzò di livello; l’idea che una donna bella e desiderabile come lei avesse per quasi dieci anni rinunciato a scopare lo catturava come se avesse tra le mani una vergine da guidare al piacere, o almeno alla sua riscoperta; vide che, oltre al bagno e alla cucina, c’erano due porte, presumibilmente una per lei e l’altra per Roberta; la spinse dolcemente verso la più vicina, ma lei aprì l’altra e si trovarono nella sua camera.

Mentre la spogliava, per uno strano gioco della mente, gli venne in mente quello che faceva l’ex moglie con la sua collezione di bambole; ebbe la sensazione di toccarla come lei toccava le più preziose, quelle di ceramica rivestite di abiti in tulle, seta e stoffe pregiate; lui apriva e sfilava a Livia i singoli capi con la stessa delicatezza, con lo stesso amore, quasi stesse spogliando un bambola preziosa; si vergognò un poco di se stesso ma si emozionò continuamente spogliandola

Baciava e leccava ogni brandello della pelle che appariva dai vestiti che cadevano; cominciò dal viso che percorse tutto con piccoli baci, lungo il profilo fino al mento, poi scivolò sul collo e sul seno; sentiva il cazzo pulsargli fremente mentre baciava le mammelle sode e ricche; sentiva che le vibrazioni si diramavano dall’uno all’altro come se si stimolassero continuamente mentre si eccitavano; le dita scivolavano sulla pelle di seta e sentiva di desiderarla oltre il lecito.

Quando le labbra sfiorarono i capezzoli, la sentì fremere in tutto il corpo e si lanciò a succhiarli come fosse l’ultima azione della vita; in piedi, piegato sul suo petto, in una posizione impossibile, non avrebbe retto a lungo se lei non si fosse seduta sul letto, si fosse rovesciata supina e avesse attirato la sua bocca sui capezzoli duri come chiodi; capì che l’emozione non era solo sua e, quasi naturalmente, andò a cercare con una mano il bordo della gonna e lo sollevò finché le sue dita incontrarono lo slip.

Spostatolo, sentì l’umido delle grandi labbra che colavano umori di orgasmo; scoprì che non era rasata e quasi si emozionò all’idea del bosco di peli naturali; quasi a forza, le sollevò la gonna, le sfilò lo slip e si fermò a guardare estasiato il pube di lei nero corvino per il pelo lasciato crescere curato e disegnato lungo l’inguine; si abbassò quasi d’istinto ad affondarci la bocca per sentirsi solleticare mento e lingua che si intrufolava alla ricerca del clitoride.

Lei un poco si vergognava; ormai aveva anche dimenticato cosa fosse un cunnilinguo; poi si abbandonò fiduciosa, accarezzò la testa fra le cosce e la guidò con piccoli tocchi a cercare il centro del piacere; lui sentì sotto la lingua il bocciolo delle piccole labbra, lo forzò e raggiunse il clitoride gonfio di desiderio; lo prese tra le labbra e succhiò come un poppante; lei soffocò quanto possibile i gemiti che le sgorgavano spontanei e si lasciò andare ad un potente orgasmo, emozione quasi dimenticata.

Prima di andare avanti…

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